lunedì, novembre 03, 2003

SEMPLICEMENTE LA TERAPIA DEL SENSO COMUNE.

Eppure ci lavoro ogni giorno, mi sembra quasi banale poter affermare con
semplicità il valore della normalità in terapia, di quanto spesso ci capiti
da terapeuti di aiutare casualmente gli altri attraverso un semplice lavoro
di senso comune condiviso. Ciò che voglio dire, da terapeuta, psicoterapeuta
per la precisione, è che la terapia è molto più vicina al senso comune
condiviso di quanto non sia creduta, ritengo che ci si spinga a trovere
chissà quali recondite risposte teoriche in fatti terapeutici che sono al
contrario semplici, anzi banali.
Aiutare gli altri sembra più entrare nel loro mondo con la nostra
intelligenza, osservare la loro vita, analizzarla curiosamente, senza
riuscire a dar giudizio, stupiti magari, ma senza malizia ne doppi fini,
realmente incuriositi di quell’intelligenza che ha cercato soluzioni e le ha
trovate, magari con evidenti difficoltà, dimostrando tutti i limiti di una
lucidità ora offuscata, ora scoraggiata, ora disattesa. Com’è complesso il
temperamento umano, abitudini, comportamenti, conoscenze, sensibilità, tutto
sembra intrecciarsi in un groviglio insormontabile, ecco che quindi ti metti
a seguire ora questo ora quel ragionamento, ogni tanto scopri una logica
latente, sottesa a quella vita, altre volte più semplicemente vedi una
persona trascinata dagli eventi che non avrebbe potuto comportarsi meglio di
quanto ha fatto.
E’ il rispetto per quei tentativi che riesci ad avere, il rispetto per
quelle risposte anche se così limitate e circonstanziali, il rispetto per un
intelligenza che ha reagito correttamente pur perdendosi e facedo cadere la
persona nelle confusione, come nel panico o nel più totale smarrimento.
Fino a che si è giovani è facile dare ed avere risposte valide, è facile
l’adattamento, si è forti e reattivi, ogni ostacolo mostra punti deboli, lo
si può aggredire e venirne a capo. Con gli anni la freschezza se ne va ed i
primi acciacchi ci fanno sentire la fallibilità della vita, risulta sempre
più pesante stringere le spalle farsi forza e proseguire.
Non per questo ci si arrende, piuttosto sono i tempi di reazione che si
modificano, il tipo di risposte che sembrano cambiare, si scopre il buon
senso che tante volte ci ha dato una mano senza che ne fossimo consapevoli.
La terapia lavora per la ricerca del buon senso, del cambiamento di
prospettive, è una comprensione / condivisione della vita che si impone, che
si presenta e ci conquista trovando csualmente nuove risposte a vecchie
domande.
Mi chiedo spesso cosa sia mai terapeutico in ciò che faccio da terapeuta
quando induco cambiamenti in una persona, la risposta però non mi arriva,
probabilmente non esiste neppure, è forse addirittura tempo perso cercare
una regolarità nei cambiamenti, più semplicemente i cambiamenti sono la
quintessenza casuale dell’irregolarità, alle volte rappresentano addirittura
ciò che di più sbagliato avremmo preso in considerazione, razionalmente
parlando.
Mi accorgo in questo stesso momento di non riuscire a dare una spiegazione
al valore del senso comune condiviso nella terapia, se non constatandone i
risultati, mi rimetto dunque alla semplicità con cui molto spesso ed in modo
assolutamente casuale ci troviamo ad aiutare gli altri senza che ci fosse
stata chiesta alcuna prestazione in merito, o senza renderci conto del
risultato ottenuto.
Le persone cambiano a loro insaputa, o meglio all’insaputa di una parte di
loro che li tratteneva inconsapevolmente in empasse.
Parlare confrontarsi, come rider e o disperarsi costituisce un percorso in
cui ci si ritrova in un senso comune che ci dà la forza di reagire,
cambiare, comprendere megli i limiti e le possibilità che ci sono offerte, e
quando ciò accade è un po’ come ritrovarsi, ritrovare la stada di casa,
riconoscere e i posti e le persone e non essere più soli, non essere più
alla ricerca affannosa di un qualcosa di così poco chiaro.
Per rimanere nell’idea di semplicià mi sembra costruttivo dire che non c’è
risposta migliore ai problemi della vita che non passi attraverso la nostra
creatività, è li che possiamo veramente abbassare la nostra martellante
critica e darci tempo e spazio per reagire, cambiare è permettersi in modo
acritico di entrare a far parte del senso comune condiviso con l’altro, e
tutto ancor più semplicemente è da sempre riassunto in un atto d’amore verso
se stessi, gli altri, il mondo.
Fare terapia al momento non mi sembra altro che fare, o permetter di fare,
un “semplice e banale” atto d’amore verso se stessi, gli altri o il mondo,
essere terapeuti è in ogni caso saper abbassare la critica, il pregiudizio e
condividere col l’altro la sorte del momento.

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