PERCORSO DI COLLOQUIO E INDUZIONE

1^ SEDUTA

 

M: Parla di un tuo obiettivo.

 

V: Il lavoro. Non ho ben focalizzato cosa voglio fare. Di sicuro lavorare con gli altri.

 

M: Ti è mai capitato di lavorare dove ti sei sentita emozionata?

 

V: Sì con E., quando teniamo dei corsi.

 

M: Ma cosa ti piace veramente?

 

V: Vedere come si muove il gruppo. Mi coinvolge vedere, osservare le persone come arrivano e come vanno via cambiate. Mi piacerebbe fare ricerca su questo, ma nessuno mi pagherà mai per questo.

 

M: Cosa ti ha lasciato a livello personale osservare?

 

V: Mi piace vedere, osservare…

 

M: Qual è l’ultima esperienza che ti ha dato emozioni?

 

V: Mi emoziono tantissimo, spesso, nel vedere un film, parlare con un amico…

 

M: L’ultima volta che sei stata attiva, che non ti sei limitata ad osservare?

 

V: Tutte le volte che parlo con qualcuno che mi chiede aiuto, mi chiede consigli, qualcuno che seguo nella sua vita. Quando do, mi emoziono e mi sento al mio posto.

 

M: Ma se una persona venisse da te per il suo lavoro, cosa le diresti?

 

V: Quello che dico a me, di perseverare e puntare agli obiettivi.

 

M: Quali sono gli aggettivi tuoi?

 

V: Costanza – Pazienza – Precisione, quelli che assolutamente mi mancano.

 

M: E i tre che possiedi?

 

V: Istinto naturale nel parlare con gli altri.

 

M: Quali sono gli aggettivi che lo descrivono? Cosa fai quando sei con una persona che chiede aiuto?

V: Ascolto – Leggere tra le righe i suoi messaggi per aiutarla.

 

M: E se dovessi leggere tra le righe della tua vita cosa emerge di più?

 

V: Aiutare gli altri, ma non riesco a far coincidere questa qualità con il farmi pagare.

 

M: Tradurlo in un mestiere? Se ci riuscissi sarebbe il tuo mestiere? La famiglia di queste esperienze sarebbe aiutare gli altri?

 

V: Sì dare qualcosa agli altri. Mi sento appagata quando do qualcosa agli altri.

 

M: Se questo altro sei tu è un problema?

 

V: Il mio problema sono i soldi, se fosse per me non mi farei pagare.

 

M: Quindi tu non guardi l’orario, vai avanti ad oltranza?

 

V: Sì io già lo faccio, senza farmi pagare.

 

M: Quindi il tuo problema è tradurre una tua passione in un lavoro?

 

V: Sì.

 

M: Ma non ti sei mai fatta pagare?

 

V: Sì, quando faccio riflessologia, ma poi faccio tante altre cose con la persona e mi faccio pagare solo la riflessologia.

 

M: E se unissi tutte le tue competenze, fissando il numero degli incontri, una durata, lavorassi sulla persona e chiedessi una cifra alla persona per questo?

 

V: No.

 

M: Cos’è che non funziona?

 

V: Il farmi pagare per delle cose che non sono la mia vera competenza. Ho tanti diplomi, ho fatto tanti corsi, ma non sono psicologo, quindi non posso farmi pagare per questo.

 

M: Perché, pensi che siano strumenti da psicologo?

 

V: Sì.

 

M: E cos’è giusto farsi pagare, la riflessologia?

 

V: Sì, perché ho un diploma e lavoro a livello pratico. Per me è molto difficile chiedere dei soldi. So venderti di tutto, ho avuto un’erboristeria, ma faccio fatica con i soldi, ho un cattivo rapporto con i soldi.

 

M: Ti capisco, ma i soldi servono per vivere.

 

V: Lo so, perché così non sono indipendente, non del tutto.

M: Bene, vuoi alzarti in piedi? Trovati un punto di riferimento verso l’alto…ma non ricordo il tuo nome… (M. inizia a dondolare dolcemente V.).

 

V: V, voglia di vivere.

 

M: E’ tutto un programma…chi l’ha scelto?

 

V: Mia mamma, che voleva chiamarmi Eulalia…orrendo!

 

M: E tu a chi ti senti di assomigliare di più?

 

V: A mio padre, per come si muove, come è fatto…

 

M: E’ una somiglianza psicologica?

 

V: No, anche fisica.

 

M: Tre aggettivi che ti inquadrano quando pensi a te stessa.

 

V: Sognatrice – Cinica…

 

M: Cinica, rispetto a chi?

 

V: Alla vita.

 

M: (in tutto questo tempo non ha mai smesso di dondolare e far roteare dolcemente V) Allora Realismo…

 

V: No, mi sento più cinica.

 

M: E la terza?

 

V: Camaleontica, perché mi sento più persone…

 

M: Hai mai pensato come potrebbe essere per te un’esperienza di ipnosi?

 

V: Sì, come l’altra volta.

 

M: E come è stato?

 

V: Bello!

 

M: …ora concentrati su quel punto… e concentrati sul tuo respiro, che si farà, vedrai, calmo e regolare… e quando ti siederai sulla poltrona potrai scivolare come in un sonno rilassante… lasciati cullare da questo movimento piacevole… oscillante… e la tua mano sinistra diventa come di plastilina, e la tua mano sinistra disegna dei cerchi colorati nell’aria… che aprono le finestre alla tua fantasia…

… e il tuo braccio destro è pesante e rilassato… e il tuo braccio sinistro leggero… e fa dei disegni…

… nella tua mente un piacevole benessere… e puoi concentrarti sui tuoi piedi, sulle tue gambe, il tuo corpo può rilassarsi, lasciati andare piacevolmente, come prima di un sonno… e il tuo corpo diventa pesante…

… oppure puoi immaginarti come se il tuo corpo non avesse più peso e tu puoi scivolare in una dimensione in cui la tua mente creerà per te immagini potenti e positive… e tu potrai riposarti e rilassarti piacevolmente…

… per te è facile in questo momento lasciarti andare piacevolmente… scendere profondamente in te stessa… (M. accompagna V. a sedersi sulla poltrona e V. vi si abbandona piacevolmente)… e tu sei più attenta al tuo respiro… sei curiosa di questa nuova esperienza, che lascerà qualcosa in te… che potrai portare con te ogni volta che lo vorrai…

… e puoi seguire questa foglia che si muove nell’aria e si va a posare dolcemente per terra… e c’è in bosco e un prato dove tu puoi andare a sdraiarti sul prato… e vedere il cielo azzurro… lasciarti andare piacevolmente… e la tua mente crea immagini potenti e positive… immagini potenti e positive…

… e ti sembra di aver visto un sentiero che ti porta nel bosco… e tu lo segui e resti come incantata a guardare le foglie… e un passo dopo l’altro ti viene di camminare su questo sentiero… e man mano che cammini, scorgi degli alberi davanti a te… e ne vedi uno che ti piace… e ti viene voglia di abbracciarlo, di sentire la sua corteccia, la sua forza… e guardi le sue foglie in alto che si muovono… e i raggi di luce… e ti senti bene, tanto che puoi scendere ancora più profondamente dentro te stessa…

… e puoi sederti ai piedi di quest’albero e addormentarti per qualche minuto… e sognare di entrare in una stanza dove ti ritrovi come a casa tua, in uno spazio nuovo che racconta, però, molto di te, che ti appartiene…

… sei curiosa di guardare questa stanza e senti di poterti abbandonare in questa stanza magica e un po’ particolare…

… in questa stanza tu aiuti le persone… una stanza piena di energia catturata dal mondo esterno e portata da te in questa stanza…

… ma è una stanza realista, con anche le difficoltà della vita… di fare delle scelte… e lei ti racconta cose belle, utili per te… ti sentirai a tuo agio… e sei curiosa di guardare sulla scrivania… e di scorgere una penna, con la quale puoi scrivere quello che vuoi, le parole che ti riguardano, che ti suggerisce questa stanza… che ti suggerisce curiosità, voglia di fare…

… e in questo sonno ti puoi abbandonare piacevolmente, al punto di poter scoprire una tua passione in cui ti butti a capofitto… e ti crea un’emozione… ti senti emozionata di poter realizzare il tuo sogno… di poterlo afferrare e portare con te… riguarda te stessa e il tuo futuro… e tu sai di poterlo realizzare… e tu ti lasci incuriosire e cullare da questo momento in cui ti senti bene… questo sogno ti rappresenta… senti la forza del tuo sogno… il realismo del tuo sogno… e la possibilità di cambiare… la possibilità di cambiare… la possibilità di cambiare… come un camaleonte… e sei curiosa di andare e vedere come sarà questo sogno che si realizza… così curiosa che puoi decidere di avvicinarti a V., guardarla da vicino…

… vedi il suo cambiamento ora che V. ha realizzato il cambiamento della sua vita… i suoi sogni… le sue parole… e tu sei con lei e ti lasci portare da lei a vedere questo sogno che è realtà della vita… e ti lasci andare profondamente e piacevolmente a guardare questo sogno… e la consapevolezza che tu puoi cambiare e diventare come il tuo sogno…

… lascia che la tua mente viva questo sonno come un sogno… e quando riaprirai gli occhi potrai continuare a vivere il tuo sogno… e le cose intorno a te saranno diverse, perché tu sarai diversa…

… sarai la V. del tuo sogno… per te sarà facile, semplice lasciarti andare in questa esperienza di vita, in cui sognando realizzi le tue ambizioni… soprattutto sognando avvicini le persone… il sogno si realizza… per te è come un gioco… e tu puoi lasciarti andare come in un sonno… e scoprire curiosamente che le cose che hai sognato erano reali… e ti senti realizzata… e afferri piacevolmente tra le tue mani il saper fare le cose… l’avvicinare le persone…

… puoi rimanere nel tuo sogno per tutto il tempo che desideri, sapendo che quando riaprirai gli occhi potrai continuamente rivivere il tuo sogno… giocare… e potrai sognare la tua vita e rivivere il tuo sogno… e la tua mente realizzerà tutto questo per te… in modo piacevole e curioso… e tutto sarà così come tu vuoi… così come tu vuoi…

… ora puoi anche immaginare di ritrovarti ai piedi di quell’albero e di guardarlo ancora… e scoprire che ha un alone tutto intorno… e vedere che ha tanta energia, che ti ha trasmesso… è piacevole sentirsi così…

… e puoi immaginare di ridestarti e ritrovarti in quel bosco… e camminando ritorni al tuo prato… puoi guardare il cielo e lasciarti incantare dalle nuvole… e piacevolmente sentire il tuo sogno che vive con te… per te V…. e tu ti puoi abbandonare, curiosa di sapere come sarà facile per te, quando riaprirai gli occhi, vivere la realtà… di quanto la realtà sarà diversa… e ti stupisci… e ti abbandoni piacevolmente… completamente libera di trasformarti e di guardare il mondo completamente cambiato… e stupita di vedere te stessa diversa… stupita di te stessa… puoi sentirti nuovamente sdraiata in quel prato verde… e poi rialzarti… e camminare verso quella foglia… e poterti nuovamente ritrovare con te stessa…

… ora io conterò fino a 3 e tu V. potrai riaprire i tuoi occhi… 1… e vedere com’è bello scoprire tutto questo… 2… in perfetta armonia con te stessa, con la natura… 3… e con gli altri… con i tuoi tempi… con i tuoi tempi…

M: Come stai? Tutto bene?

 

V: Ok… il respiro… mi sento sempre affaticata nel respiro, invece respiravo senza accorgermi. Nella prima parte mi sono trovata per mano una bambina, che non mi ha lasciata mai, anche nella stanza, luminosissima. Ho cercato di non farmi distrarre da lei, cercavo do non girarmi a guardarla… mi sono spaventata per un attimo, perché non riuscivo a muovermi.

Quando mi hai detto “Ti sentirai a tuo agio” io stavo bagnando delle piante (cosa che non faccio mai), poi ho guardato la scrivania che mi hai indicato e ho visto delle foto… la penna che mi hai detto di prendere l’ho vista dopo e ho scritto “Ce l’hai fatta!”.

L’immagine dell’albero è stata bellissima, solo la bambina mi ha spiazzata. Forse ero io, volutamente non l’ho guardata, perché mi dicevo che non c’entrava.

 

M: Non c’entrava, ma te la sei portata dietro sempre.

 

V: Fino nella stanza quando ho visto le fotografie. Quando mi hai detto di guardarmi e di vedermi realizzata, ho pensato che quella V. era realizzata, ho pensato che quella me era indipendente, che non aveva bisogno degli altri, ma mi ha messo tristezza, malinconia… c’è differenza tra lei e quella che sono io. Vederla realizzata mi sembrava belo per l’aspetto materiale, ma dall’altra non ho voglia di essere un’altra cosa.

 

M: Questo è un aspetto particolare.

 

V: Le cose realizzate mi hanno messa a mio agio, ma non erano me, io sono molto più presente e più viva.

 

M: E’ indicativo questo. I. fatto che tu non hai ancora definito dei progetti nella tua vita può essere legato a questo. Sarebbe logico se non avessi dei numeri, ma hai un’intelligenza particolare.

 

V: Questa cosa mi spaventa perché ho intorno delle aspettative grandissime su di me e questo mi spaventa. Io voglio fare una vita normale, io mi percepisco più semplice e non mi riconosco tutte queste qualità particolari.

 

M: Ma adesso che hai visto te realizzata, ti mette in una dimensione di fare quello che vuoi tu e non quello che vogliono gli altri?

 

V: Sì, mi ha sollevata, come avere un peso in meno il sapere di poter essere indipendente economicamente.

 

M: Come ti è sembrata l’ipnosi, come osservatrice esterna?

 

V: Stamattina pensavo di non riuscire a rilassarmi, invece mi ha sorpreso sentirmi leggera, il respiro leggero. Mi piace tantissimo lavorare con l’immaginazione. Mi è rimasta la sensazione di respiro non affaticato, anche adesso che sono sveglia e presente.

 

M: Magari si protrarrà più di quanto tu ti immagini o ti aspetti. Grazie.

 

V: Grazie a te.

 

 

2^ SEDUTA

 

M: Che cosa ti ha lasciato il lavoro dell’altra volta?

 

V: Mi è servito per riflettere su quello che mi hai detto, rispetto al pensare di non meritare dei soldi per le mie prestazioni professionali. Ci ho pensato spesso, anche se non ho avuto modo di sperimentarmi ancora su questo aspetto. E’ un concetto che è diventato veramente mio e ora noto la differenza.

 

M: E cosa ti sembra importante considerare rispetto a questi temi?

 

V: Ho lavorato un anno e mezzo in una farmacia e mi sono licenziata. Hanno ammazzato la mia autostima. Ho avuto tante soddisfazioni dai pazienti che ho trattato, ma i titolari insistevano sul fatto che non ero laureata, che non valevo nulla e mi hanno convinta di questo. Ancora lo sogno e mi emoziono negativamente.

Dopo questa esperienza non riesco più a pensare di poter lavorare per qualcuno, ho paura a lavorare per qualcuno, penso di non essere all’altezza. Ho fatto altri colloqui, ma sono sempre scappata terrorizzata. Mi chiamano, ma io non vado a cercare.

 

M: Perché ti chiamano?

 

V: Tutti mi cercano, mi apprezzano, ma io non mi propongo.

 

M: Ma tu pensi che sia colpa loro se non ti proponi più, che non c’è altro?

 

V: Sì, perché prima ero diversa, ho fatto un sacco do cose e mi stupisco, penso di non esserne più capace. Se penso che a 19 anni ho organizzato da sola una sfilata di moda cui hanno partecipato 400 invitati, mi stupisco di essere stata capace di farlo, adesso non lo saprei più fare. Ero intraprendente, ora non più. Ho avuto un negozio, ho tenuto testa a decine di rappresentanti con le loro aggressive tecniche di vendita, ma ora non ne sono più capace, mi spaventa.

 

M: C’è un momento particolare in cui c’è stata questa virata?

 

V: Mentre lavoravo in farmacia.

 

M: C’è qualcuno in particolare che pativi di più?

 

V: La donna titolare, non perdeva occasione di umiliarmi, più la gente mi cercava e più lei mi faceva sentire una nullità.

 

M: Questo è stato?

 

V: Un anno e mezzo fa.

 

M: E dopo?

 

V: Non ho più fatto nulla, ho un sacco di impegni, lavoro con una psicologa, ho clienti che mi cercano, alcuni clienti della farmacia, dopo un anno e mezzo, ancora mi telefonano e non prendono medicine senza il mio consiglio, ma io non ho più cercato un lavoro. Mi sento un po’ così, forse mi mancano gli stimoli giusti.

 

M: Ma sei motivata a lavorare in questo settore?

 

V: Tantissimo.

 

M: Quindi riprendendo il sogno di te che lavora in questo settore, come ti immagini?

 

V: Che lavoro e aiuto le persone.

 

M: Quando le persone ti cercavano, cosa volevano da te che non volevano dai farmacisti?

 

V: Il non sentirsi giudicati dall’alto della laurea del tale dottore. Poter parlare tranquillamente senza qualcuno che ti giudichi. A me piace lasciar parlare le persone, non giungo a conclusioni, cerco di vedere il punto di forza delle persone. Entrano da me con una faccia e escono con un’altra.

Le persone mi idealizzano troppo e il mio medico o dentista non crederebbero mai che le persone mi considerano forte, che contano su di me. Dal medico sono fragile, mi permetto il delirio per paura delle malattie. Sono stata ipocondriaca.

 

M: Da quando?

 

V: Da quando avevo circa 20 anni, ho toccato il fondo, ho preso le pagine gialle e mi sono cercata una psicoterapeuta.

 

M: Hai fatto psicoterapia o analisi?

V: Psicoterapia.

 

M: Avete fatto dei lavori rispetto alla tua famiglia?

 

V: Sì, ho una famiglia molto particolare.

 

M: E poi?

 

V: Ho risolto tante cose, dormo da sola, fino a 20 anni mi sono rifugiata tante volte nel letto con mia mamma, sono ipocondriaca gestibile, ma ho ancora problemi con gli uomini.

 

M: Ma sono riconducibili alla tua poca autostima, come nel lavoro?

 

V: No, con loro ho molta fiducia in me stessa, troppa, centrano col rapporto terribile che ho avuto con mio fratello. Ora li so riconoscere i miei problemi, ma certe volte vado comunque in tilt.

 

M: Te lo chiedo perché nell’ecologia della persona non puoi fare un lavoro avendo solo pochi elementi della persona, bisogna conoscere tutto della persona, ma rispondi solo se vuoi farlo.

 

V: Non c’è problema, voglio farlo. L’elemento cruciale della mia storia è mio fratello, abbandonato dalla mamma; ha visto cose terribili, come vedere suo padre puntare un coltello alla gola della sua mamma.

E’ più grande di me di 7 anni, me ne ha fatte di tutti i colori, ha riversato su di me tutte le cose che lui ha patito. Mi ha tenuta sotto controllo per tanto tempo, io piangevo sempre.

Poi ho improvvisamente smesso di piangere e ho iniziato ad impacchettare tutto quello che trovavo.

 

M: A quanti anni?

 

V: 7 anni.

 

M: Avevi qualche sensazione mentre lo facevi?

 

V: Il gusto di nascondere le cose; i miei cercavano le cose e non le trovavano. Poi ho inventato delle storie incredibili con le mie Barbie, Beautiful, in confronto, non è niente…

Ora lui è sposato e aspetta un figlio, ma per me non è in grado di essere né padre, né marito. Io ho fatto la mia strada e ho deciso che non volevo essere così come ero, voglio fare una vita sana, senza alibi per tutto quello che mi va storto.

Ho fatto psicoterapia, poi ho iniziato a fare tante cose, collaborazione con una psicologa, una quantità di corsi e poi la farmacia. Mi ha dato tanto a livello personale, ho scoperto di saper lavorare con le persone. Mi sento stupida nell’aver lasciato fare a me tutte quelle cose. Io le ho dato potere, non era lei che ce l’aveva.

 

M: Non sei tu che le hai dato potere, le hai solo dato modo di scoprire i tuoi punti deboli. Non puoi pensare di vedere questa esperienza come una sorta di catarsi, un qualcosa che ti possa servire, trovare una chiave d’accesso?

 

V: No, perché non riesco a reagire.

 

M: Nella tua vita hai avuto esperienze di confine, ma tu sai che tutte le esperienze hanno lasciato dei segni nel tuo cervello. L’intelligenza fa delle esperienze, sviluppa una causa, che ha una conseguenza e da lì rinasce. Forse sei in una fase di osservazione, di attesa. Tu, però, hai sviluppato una forma di intelligenza particolare e hai imparato che puoi aiutare le persone per aiutare te stessa. Mettiti nella condizione di poterti guardare dal di fuori e vedere te stessa che si apre ad un mondo diverso.

 

V: Creare azioni guardando me stessa.

 

M: Come le potresti spiegare queste azioni?

 

V: Accettare un colloquio, cercare delle occasioni di lavoro, attivarmi.

 

M: E per la vita?

 

V: Stessa cosa. Ho in mente un progetto sempre, ma devo essere tirata da qualcun altro per iniziare ad agire. Ho fortuna perché trovo sempre qualcuno che mi trascina.

 

M: Quindi agire e che altro?

 

V: Sento AGIRE come parola chiave, tramutare un pensiero in azione.

 

M: Questo è un suggerimento. Ma se ti mettessi nella condizione di voler tirare fuori il meglio dalla V. che c’è in te, come fai con le persone?

 

V: Sono egocentrica, sento già di dare il meglio.

 

M: Ma come lo descriveresti? Cosa tireresti fuori da V.?

 

V: Ho la sensazione di essere speciale perché mia madre mi ha riempito di questo, non ho bisogno d’altro.

 

M: Ma allora, se è vero, pensi che sia benefico per te lasciare ancora tutto così? Non è ancora il momento?

 

V: Finché resta nella mia mente è tutto perfetto; è quando passo all’azione che sento la possibilità di fallimento, ma non lo posso dire perché non l’ho sperimentato.

 

M: Ma anche la farmacia ha dato dei buoni frutti, solo che non hai ancora sperimentato.

 

V: Con gli uomini è ancora un disastro. Per me c’è una grande differenza tra la testa e la pancia; la pancia non la ascolto.

 

M: Ma la testa e la pancia sono diverse?

 

V: La testa vive bene dei progetti che però, poi, ho paura di sperimentare con la pancia, perché se una cosa diventa realizzabile poi mi tocca sperimentare la pancia. Testa e pancia non sono collegate. Comanda la testa.

 

M: E la pancia cos’ha da dire? Come si fa sentire?

 

V: Con il disagio. La sento poco perché mi controllo. Tanto con la farmacia, anche perché c’era il lavoro di mezzo.

 

M: Era la prima esperienza piena di lavoro?

 

V: Da dipendente e facevo il part – time. Nel mio negozio da erborista lavoravo di più. I miei hanno ceduto al mio licenziamento perché mi hanno vista stare male. Non so come ho potuto non reagire agli insulti. MI stupisce perché ho gestito da sola un negozio con molte più difficoltà. Ho perso, mi sono sentita perdente. Era la prima volta che non andavo d’accordo con qualcuno. Sono uscita sconfitta.

Invece nelle situazioni sentimentali tengo sotto controllo con strategie: uomini più giovani, che non mirino al matrimonio, persone facili da gestire; quindi la pancia non potrebbe mai venir fuori. Io non posso dipendere da un uomo, lui deve dipendere da me. Se sento che mi sto innamorando di una persona, ma c’è il pericolo di dover dipendere da lei, mi giro e non la guardo.

 

M: Quindi il consiglio migliore è di agire. Per te chi decide è la tua testa, che tiene sotto controllo le emozioni, ma tu sai che per agire ci si deve emozionare. C’è la componente di aiuto che porta emozioni. Su quale altre situazioni ti emozioni?

 

V: Tantissime, ma ora che ci penso, da sola: film, musica, teatro, danza, ma non riguarda un rapporto con un’altra persona. Mi emoziono a vedere altri che si emozionano, ma lo faccio sempre da sola.

 

M: Quindi ne hai molte, ma non le condividi.

 

V: Sì, anche perché ora sto molto bene da sola, ho dovuto imparare, ma ora sto bene.

E’ quando entra qualcuno che divento razionale, va in contrasto con l’aiutare gli altri, ma è diverso dal condividere un’emozione sentimentale che non riesco a gestire. Mi sento mille facce, sto bene con tutti dappertutto. Mi immagino come una trasformista mille facce, mille vestiti. Ho pensato che non andasse bene, ma sto bene ad essere mille cose, soprattutto con stranieri, con persone lontanissime da me. Sono stata con persone diversissime: un poliziotto, un “rocchettaro”, un ragazzo di chiesa.

 

M: Questo comportamento camaleontico come si rispecchia in te? In fondo la tua pancia si adatta.

 

V: Sì, ma non metto mai radici, quando mi stanco devo cambiare faccia. MI sento africana con gli africani e irlandese con gli irlandesi, ma non riesco a mettere radici con una persona e non so che lavoro fare, perché anche lì dovrei mettere radici. Lo sentivo anche da bambina.

 

M: Ma il tuo progetto di lavoro richiede una certa coerenza e quindi di entrare nei panni di qualcuno e restarci con dedizione.

 

V: Negli ultimi anni lì sono rimasta, in fondo, ed è lì che vorrei finire, nella naturopatia.

 

 

M: Proviamo a tradurre u percorso? L’altra volta ti andava bene? Ti ricordi?

 

V: Il prato, l’albero, lo studio, la bambina che non volevo, ma c’era, mi sono vista me realizzata, ma triste perché non ero io come sono adesso. Ho vissuto il lutto di separarsi da una parte di me che è scomoda, ma mi sta bene.

 

M: Cosa non vuoi perdere di te?

 

V: La capacità di rinascere e di essere sempre meglio, come la Fenice, il non arrendersi mai, quindi la forza di reiniziare di nuovo daccapo.

 

M: Questo potrebbe essere il momento di farlo di nuovo.

 

V: Ho fiducia che succederà ancora, ma mi sento ancora nella fase di deserto, attendo la luce.

 

M: E potrebbe essere il momento?

 

V: Sì, mi sento sempre pronta.

 

M: …trova la tua posizione comoda, fissando un punto che ti ispiri, sopra di te, e puoi concentrarti sul tuo respiro e ritornare a quelle sensazioni che ti hanno guidato la volta passata, a ritrovare quelle sensazioni piacevoli… come se stessi guardando la tua vita, come se fossi già lì… e mentre fissi quel punto puoi chiudere gli occhi e pensare di poterti dedicare a te stessa… ai tuoi pensieri… alle sensazioni che provi… cullata dal tuo respiro, in una posizione comoda e confortevole, comoda anche per la tua mente…

… e tornare in quella dimensione, su quel prato, dove puoi piacevolmente lasciarti andare, come in un sonno… in un piacevole e profondo rilassamento… e sei curiosa di recuperare quell’esperienza e riguardare il cielo… e ad ogni respiro riconciliarti con te stessa… e perdere il contatto con il mondo reale, seguendo quelle nuvole… in un sonno profondo, perdendosi in quella dimensione, entrando e uscendo quando lo vuoi, ma nello stesso tempo di cadere in un sonno profondo… è come quando ti addormenti, la sensazione di abbandono e di profondo rilassamento, che ti permette di entrare in un sonno profondo, piacevole, perdere il contatto, dormire… piacevole… puoi entrare piacevolmente in un gioco in cui puoi entrare in un’altra persona e vivere un sogno, in cui con l’occhio della tua mente ti vivi come un’altra persona, un’altra donna e sei ansiosa di vedere cosa può succedere nella vita di quest’altra donna… e sei ansiosa e stupita di vedere dei dettagli in cui scopri che le assomigli, che come lei sei capace di portare avanti cose nuove nella tua vita… come quella donna… e sei curiosa di vedere come quella donna fa tante cose nella sua vita, piacevolmente, facilmente… e ai tuoi occhi piacevolmente si trasforma… e sei ansiosa di vedere cosa succede…

… e puoi entrare in un sonno ancora più profondo, che ti allontana da tutto e da tutti, e senti intorno a te un alone che ti protegge, come una cupola di vetro che ti protegge… e puoi abbandonarti ancora di più in questo piacevole benessere… e abbandonarti e ritrovare quella donna che stavi ad osservare prima, e vedere i gesti, e sentire le parole, e vedere come si muove e cosa dice…così somigliante a te che ti viene il dubbio che non sia tu… e curiosamente senti che vuole comunicare con te e stai a sentirla… è una voce piacevole e calorosa, che ti comunica delle cose…

… e in questa condizione in cui ti trovi, puoi lasciarti andare in un sonno molto profondo, abbandonandoti a questo sonno ancora una volta…

… e lontana quella voce ti suggerisce dolcemente un percorso da fare… sei curiosa, più che attenta, stupita di trovare in te quelle cose che lei ti suggerisce… e puoi scendere ancora più profondamente dentro di te… e ritrovare ancora il contatto con quella donna che ti assomiglia e ti rappresenta… e ti stupisci di vedere che quella donna è molto libera, in armonia, pur portando avanti tutte quelle cose, ed è molto libera perché aiutando gli altri ha saputo aiutare se stessa, ha saputo tirarti fuori da molte situazioni… e ti lasci catturare da quel suo modo di fare, dalle sue parole, dai suoi gesti e ti stupisci della sua pacatezza… e puoi abbandonarti tra le sue braccia, come cullata da lei… e ti senti sicura, tranquilla, molto tranquilla… e hai una sensazione piacevole d’essere libera nella tua vita, di poter percorrere molte strade, pur tornando sempre in te… e ti lasci piacevolmente stupire dalla sua presenza…

… e ancora una volta puoi chiudere gli occhi ed entrare più profondamente dentro te stessa, e perderti in te stessa, completamente e piacevolmente libera… la tua mente può liberarsi, vagare nel mondo, incuriosita, ma libera, raccogliendo tutto quello che ti serve… e sempre di più ti abbandoni a questa sensazione di libertà…

… ti stupisci di questa libertà e questa donna te lo sta comunicando, ed è sincera, ed è unica, è davanti a te e tu senti la tua forza e senti che ti appartiene… e la tua mente si abbandona e stacca completamente con il mondo esterno e rimane a contemplare quella stupenda sensazione di libertà…

… puoi vivere quel mondo, quello che questa donna ti ha descritto, un mondo di emozioni… e si alloggia in te… e si sprigiona da te questa piacevole sensazione di libertà… e tu ti lasci piacevolmente condurre a quel sentiero, ancora una volta, dove potrai trovare tutto ciò che desideri, tenendo presente come V. e questa persona appartengono alla stessa realtà… e sei curiosa di vedere come puoi unire tutte quelle parti di te che senti divise… e ogni cosa sembra prendere la strada giusta… e ti sembra di poter cancellare ogni cosa abbia mai turbato la tua vita… e lasciare la tua persona immacolata…

… e ancora una volta è più piacevole lasciarsi andare… e il tuo sonno ti guida e ti lascia il tempo di maturare… con i tuoi tempi, seguendo quelle immagini potenti e positive… e in questa dimensione puoi trovare tanta libertà e trovare un piacevole contatto con quelle parti di te, con la tua ragione… e scoprire che puoi andare d’accordo con loro… e ti stupisci di poter danzare con loro una danza piacevole e intensa, in cui ti puoi abbandonare… e perdere l’equilibrio… e cadere per terra… e perderti… e ritrovarti… e perderti… e ritrovarti… e ancora una volta girare velocemente su te stessa, fino a perdere il controllo…

… il tuo corpo conosce bene questa danza, ma la tua mente è la prima volta che la fa… e tu puoi lasciare che la tua mente inconscia faccia tutto questo per te… e che i tuoi pensieri si trasformino in azione… e tu sei libera, forte, determinata, soddisfatta, piacevolmente padrona della tua vita… e ti abbandoni ancora di più a questo momento che ti appartiene… tanto che puoi decidere di lasciare alla tua mente di prendersi tutto il tempo per elaborare tutto ciò… puoi decidere di tornare, con i tuoi tempi al tuo presente, con una grande sensazione di appagamento… con i tuoi tempi… quando lo desideri… sentendoti libera… dimenticando piacevolmente… sognando… ricordando solo le cose più importanti… e agire, come una danza… quando lo vuoi... quando lo vuoi… così…

 

V: Mi si è addormentato un braccio.

 

M: Tutto bene?

 

V: Sì.

 

M: E’ stato diverso dall’altra volta?

 

V: Sì, anticipavo tutto quello che mi dicevi, mi hai detto di guardare la donna e io già la guardavo, che mi parlava e io già lo sentivo. Mi sono di nuovo vista in quella stanza che innaffiavo delle piante (io non ne ho e non lo faccio mai), poi sono andata in un’altra stanza e c’erano delle persone e lei parlava a loro, poi si è rivolta a me, mi ha detto di seguire le mie sensazioni e io ho detto: “Eh già, è proprio lì il problema, se mi fido poi cosa succede?” e lei mi ha sorriso come dire “Fidati!”.

Ho visto due disegni appesi di cui mi sono completamente dimenticata fatti ad un corso di test proiettivi, che ho ma non so più dove sono. Mi ha colpito ricordarmene, li devo cercare.

Ogni tanto tento di ritornare in me perché ho paura di essere troppo giù, ma sono come pietrificata e allora torno giù e alla tua voce.

 

M: Cos’hai portato di diverso dall’altra induzione?

 

V: Era più profonda, ero più a mio agio, ho visto più cose e ti anticipavo, come se sapessi già muovermi all’interno dell’induzione.

 

M: Grazie.

 

V: Grazie a te.

 

 

3^ SEDUTA

 

M: C’è qualcosa che ti è rimasto dalla volta scorsa?

 

V: Sì, per la prima volta non ho avuto nessun imbarazzo a chiedere dei soldi ad una paziente ed è avvenuto senza che io ci pensassi in continuazione, è stato naturale e mi è sembrato giusto ma, al di là dell’essere riuscita a chiedere, ho una sensazione che qualcosa abbia lavorato dentro.

 

M: E’ un modo di porsi, per me chiedere dei soldi è un pezzo di vita, un modo per scambiarsi cose che, però, ha preso una connotazione negativa nella nostra società, in realtà è un punto di mediazione. Altre cose?

 

V: Una parola che mi è tornata spesso in questa settimana è legata al GIUDIZIO, legata anche alla farmacia; non avevo considerato come dovevo la paura del giudizio, di stare su quel gradino in alto dove mi hanno messa, soprattutto mia madre e di deludere le aspettative.

 

M: C’è qualcosa che in particolare temi dal giudizio degli altri?

 

V: Il non essere particolarmente brava, all’altezza. Le persone danno per scontato che io sia brava, io spesso non mi sperimento per non mettermi in gioco. E’ venuta fuori la paura degli altri e delle loro aspettative.

 

M: Ti è capitato qualche volta di esserti dovuta sottoporre al giudizio degli altri o è una sorta di protezione?

 

V: Protezione.

 

M: Ci sono delle cose che fai in cui sei sicura di quello che fai?

 

V: Quando lavoro da sola, con un a paziente, senza essere sotto il giudizio degli altri. Se c’è qualcuno che osserva, anche se non mi dà un giudizio negativo, mi mette a disagio. Anche in farmacia, quando dovevo vendere dei prodotti, se mi sentivo osservata dai titolari, mi sentivo a disagio. Se entravo nel box con un cliente, per fare iridologia, mi sentivo a mio agio.

 

M: Quand’è che sei con qualcuno?

 

V: Quando sono insieme con qualcuno che mi può giudicare sono proprio a disagio, ho paura del confronto.

 

M: Ma se poi sei superiore agli altri, ti vanti?

 

V: No, assolutamente.

 

M: Come puoi avere paura del confronto? Il confronto è unilaterale.

 

V: Io mi sento nella condizione di essere a disagio per colpa delle alte aspettative che gli altri hanno di me, perché se dovessi deludere le aspettative mi darebbe molto fastidio.

In effetti, non mi è mai capitato che qualcuno fosse deluso di me, però l’idea mi dà fastidio.

 

M: Se dovessi usare una parola diversa da paura? Perché se poi le cose cambiano tu le chiameresti sempre paura, prova a cambiare cornice già da ora e tira fuori una V. che è cambiata. Come la definiresti?

 

V: E’ difficile trovare una parola diversa da paura.

 

M: Ma cosa cambieresti di te?

 

V: Io non cambierei nulla del mio passato, né di me ora, solo vorrei sperimentarmi di più.

 

M: Come la definiresti una persona diversa?

 

V: Una che scende in campo.

 

M: E con quali aggettivi la definiresti?

 

V: Più sicura, meno riflessiva.

 

M: Mettilo in positivo, perché se no sei riflessiva, anche se cerchi di esserlo meno.

V: Disciplinata, perché io non ho regole, determinata.

 

M: Disciplina, determinazione, sicurezza, sembra la legge dei Marines.

 

V: In effetti quando ero piccola mia mamma mi diceva “Ti mando in collegio” e io ci speravo. L’idea di dovermi alzare ad un determinato orario fisso mi piaceva. A casa mia nessuno ha regole.

 

M: E quali regole ti daresti?

 

V: Iniziare una cosa e finirla, avere un orario nella mia giornata, perché io non ne ho.

 

M: Qui non c’entra la paura.

 

V: Sì, messa così non c’entra.

 

M: Non è questione di costanza.

 

V: Sì.

 

M: Hai già visto quali sono i vantaggi e gli svantaggi di avere delle regole?

V: E’ raggiungere un obiettivo, io parto spesso per viaggi con la mente o vado anche in pratica, ma poi se trovo altre strade io devio, cerco, cambio, trasformo. Ho fatto un test sul cercare l’eroe che c’è in me, gli archetipi; sono risultata un mago, questa sensazione di tutto e di niente.

 

M: Devi trovare un contesto in cui puoi essere questo, poi i contenuti ce li metti. Ma un mago ha paura secondo te?

 

V: Un mago quando ha paura trasforma le situazioni.

 

M: E tu cosa dovresti cambiare?

 

V: Io già lo faccio, cambiando le situazioni che non mi piacciono.

 

M: Ma è un evitare o un trasformare?

 

V: Tutti e due, io evito e poi trasformo.

 

M: Hai detto che questa cosa dei soldi è cambiata senza un tuo intervento diretto. Trovane un’altra. Potrebbe essere la costanza?

 

V: Come ho detto, l’azione, tramutare in azione le idee, riuscire a sperimentarmi creando l’azione. Ho pensato per molto tempo di andare via da Torino, ho provato, ho cercato la città, ci ho lavorato per due anni, poi non l’ho fatto. Quando la cosa diventa fattibile non la faccio. E’ venuta fuori la farmacia e non sono partita. Ho convinto me stessa e gli altri che sarei andata, avevo già trovato un’erboristeria dove lavorare, un ostello per dormire, poi quando tutto è diventato concreto… ecco quando le cose diventano concrete non le realizzo.

 

M: Non è che non realizzi, cambi. Quindi tu controlli bene il sogno, poi quando le cose diventano operativi non controlli più.

 

V: Non per tutto, ma per le cose molto grandi sì. Sto pensando al mago, mi ritrovo molto nella figura del mago. Una volta un ragazzo con cui uscivo mi ha detto che sono una che vende illusioni. L’ha detto per ferirmi, ma a me è piaciuto molto.

 

M: Cosa fa il mago oltre a trasformare?

 

V: L’idea di non poterlo raggiungere, perché quando stai per raggiungerlo si trasforma.

 

M: Raggiungere chi?

 

V: Il mago, gli altri non lo raggiungono mai, non conclude mai.

 

M: Questo va bene, ti rispecchi in questo. Altre cose?

 

V: Questo di più.

 

M: E’ libero il mago?

 

V: Sì e no, perché è libero di trasformarsi, ma è anche schiavo delle sue trasformazioni. Libertà e schiavitù, dipende dall’esperienza del momento. L’archetipo rifiutato, quello del test, è l’orfano, il vittimista. Mi ci sono ritrovata molto.

 

M: Il mago, secondo te, teme il giudizio?

 

V: Non dovrebbe temerlo, ma io penso che se trasforma e si trasforma è per compiacere gli altri, quindi dipende dagli altri.

 

M: Compiacere gli altri è temere il giudizio?

 

V: Non proprio.

 

M: Io potrei compiacere un altro perché lo faccio felice e non c’entra il giudizio. Quindi cosa ti porti dietro? E’ l’orfano che teme il giudizio?

 

V: Mah…

M: In fondo ti senti mago ed è la cosa cui ambisci, ma ci sono aspetti che sono incongruenti rispetto al mago: la paura (se trasforma le cose la vince) e il giudizio. Quindi la parte di te che teme questo non è così reale.

 

V: In effetti io ho fatto tutto quello che ho voluto nella mia vita.

 

M: In realtà il mago è umile, perché non pensa di essere al di sopra di tutto e di tutti.

 

V: Ho creato in tutti e in me l’illusione di voler andare via, ma poi non l’ho fatto.

 

M: Un mago come giudicherebbe questo tuo fatto? Il mio mago la porterebbe come una strada che ho aperto agli altri, mi fa dire: “Io ti insegno come si fa”.

 

V: Sì, è bello questo.

 

M: Potresti fare anche tu questo?

 

V: Sì, io posso fare tutto, ma non ho sperimentato la paura di stare da sola in una città diversa dalla mia.

 

M: Ma cos’è cambiato se non sei andata lì?

 

V: Un mio insegnante mi ha detto: “Pensare una cosa e non farla, è come non pensarla”:

 

M: Nel mondo delle idee non è valido come concetto. Se tu stasera ti addormentassi e ti svegliassi domani mattina in un altro sogno e in un’altra vita, potresti continuare a vivere quella vita lì come vera e questa come sogno. Se succede questo nella tua mente tutto cambia. Il pensiero concreto pensa che questo è vero, ma si ferma a 10/12 anni. Le tribù che non sviluppano un pensiero astratto, vivono bene lo stesso, mentre noi viviamo nell’era di Matrix.

 

V: Mi ha colpito una cosa che hai detto alla conferenza, che si vive come in un videogioco.

 

M: Mettendo che tu sei un po’ in avanti nei tempi, come vedresti la tua professione, sganciata da tutti i luoghi comuni?

 

V: Proprio sganciata dal luoghi comuni, in una cosa creata da me, come quando lavoro da sola, io ho un mio modo di lavorare con i clienti, ma poi devo rientrare nella realtà, dove la società ci vuole con un diploma, una laurea. Io mi trovo spesso a fare l’esperienza che dovrebbe venire dopo e poi tornare indietro, tipo dover prendere il diploma che non ho preso, quando già so lavorare. E’ come se mi mancasse una gamba, ma posso camminare con una gamba sola. Una volta mi accanivo a chiedermi perché, perché ho mille facce, ora non mi chiedo più perché. La società però, spesso, mi taglia le gambe e quando mi confronto con qualcosa, me ne manca un pezzo. Se non hai un diploma, non sei nessuno e questo mi pesa tantissimo, nell’ambito del lavoro soprattutto. Però a me non piace buttarmi nella mischia a far vedere che sono brava. Non accetto che devo prendere un diploma, se no non sono brava.

 

M: Io sono d’accordo con te, sono contento che il Counsellor possa farlo anche una persona senza alcun diploma.

 

V: Il mio ragazzo mi pressa sotto questo aspetto, mi chiede come posso fare un lavoro senza aver preso un diploma. Mi fanno sentire presuntuosa. Ma perché devo essere brava solo se ho preso un pezzo di carta?

 

M: Nella relazione d’aiuto non è necessario aver studiato cose specifiche, ma aver sperimentato, perché poter aiutare una persona con l’esperienza di chi ha provato la sofferenza è vincente.

 

V: Già, il fatto che io con i tre anni di scuola professionale… ho fatto un esame di francese spettacolare, senza conoscere il francese, mi fa rendere conto che ho una grande esperienza e che non è servito un diploma per essere stimata o chiamata per le mie qualità, anche dalla mia amica psicologa. Devo fare queste cose per chi mi sta intorno, non per me. Non sono come gli altri, ma a volte vorrei esserlo per sentire meno peso; le regole sociali mi pesano tutte, ma cerco di adeguarmi con difficoltà. Non voglio essere diversa a tutti i costi, ma mi piace esserlo.

 

M: Dato che il nostro intervento prevede l’ipnosi, e tu conosci già le modalità, hai delle curiosità che vorresti sperimentare? Ipnosi regressiva, fisiologica, psicologica?

 

V: Conosco quello che ho fatto con te.

 

M: Preferisci una parte attiva, dove tu parli, o dove ti guido io, come le altre volte? Questo per venire incontro alle tue curiosità.

 

V: Mi piace quello che abbiamo fatto l’altra volta, dove tu mi conduci e che mi è successo di anticipare quello che mi dicevi.

 

M: Ok, c’è qualche modalità per cui tu vai più facilmente in trance?

 

V: Come l’altra volta va bene.

 

M: Sei comoda?

 

V: Sì.

 

M: Vuoi partire da un punto di riferimento?

 

V: Come vuoi.

 

M: Ok… allora fissa un punto che ti piace e senti le sensazioni del tuo corpo che salgono dai tuoi piedi… le tue gambe… e puoi sentire il tuo respiro, e mentre fai tutti quei movimenti che ti fanno sentire più comoda e a tuo agio, puoi sentire il battito del tuo cuore… e quando senti che quel punto diventa superflui, puoi chiudere gli occhi… e sentire come il tuo corpo può scivolare in un piacevole stato di rilassamento… e puoi sentire i rumori che provengono dall’esterno… e sentirli sempre più lontani… e lasciar passare tutte le sensazioni e farti incuriosire…

… e la mia voce sarà per te un modo curioso di vedere la tua mente che sviluppa un pensiero, che realizza quell’idea che quella volta si è realizzata piacevolmente… e mentre fai questo puoi sentire le sensazioni del tuo corpo e senti che tutto si sposta, piacevolmente… e puoi cadere come in un sonno e seguire nella tua mente quella sensazione piacevole in cui ti sei lasciata andare… piacevolmente… e puoi rivivere le cose in cui sei già andata tante volte, rivivere quelle sensazioni che conosci bene, che ti sono famigliari, tanto da concederti un momento in cui guardare l’orizzonte e vedere un paesaggio che si staglia contro il cielo, di un colore molto bello, come fatto con i pastelli… e farti catturare da queste immagini molto belle… e così, piacevolmente libera puoi farti guidare dalla tua fantasia e sentire il tuo corpo leggero, così leggero… e lasciare il tuo corpo pesante su questa sedia e levitare con il tuo corpo nell’aria, piacevolmente incuriosita di come ti puoi spostare da un luogo all’altro, come in quelle immagini che scorrono veloci, così veloci che non riesci neanche a vederle e ti disvelano un mondo nuovo, consapevole di poter sviluppare una storia dentro un’altra storia, piacevolmente…

… e puoi scendere ancora più profondamente dentro te stessa… dentro… laggiù dove si formano i pensieri… e c’è una calma… e tutto è rallentato, tutto molto rallentato… e ti incuriosisce poter vivere questa dimensione diversa… e laggiù dove si formano i pensieri tutto rallenta… e le immagini sono potenti e positive… e le sensazioni sono particolari… e c’è una piacevole armonia, lì, in quel posto, solo per te… solo lì…tutto quanto si ferma e tu rimani incantata e sorpresa che ci sia un punto nelle tua mente dove tutto si ferma, dove il tempo può fermarsi…

… e le sensazioni… e le emozioni… sono tutte intorno a te… e tu puoi sentirle, sentire la corporeità, passare da una all’altra come in un gioco infinito, come un caleidoscopio… le immagini… i colori… la luce… e tu puoi lasciarti avvolgere dalla luce, dai colori… e sentire una forte sensazione di benessere… la luce… i colori…

… come quando dormi e prendi i contenuti della tua realtà interna… e entri in quella dimensione profonda, dimensione di piacevole senso di smarrimento, come le cose che intorno a te rimangono in sospeso… e possono fermarsi in attesa di essere pensate, vissute, passare da una all’altra…

… tutto un mondo strano passa davanti ai tuoi occhi… e tu sei stupita… e quel mondo che hai sognato tante volte può realizzarsi… e sei ancora più curiosa di poter intraprendere quella strada, quel sentiero, qualcosa che hai vissuto… una sensazione ben precisa che quello che hai pensato si può realizzare… è tutto normale… agisci delle cose nuove… e il tuo pensiero è veloce, così veloce che ti permette di allontanarti, libera di trovarti ancora una volta in quel punto preciso dove si generano le parole… e i pensieri… e stai a guardare in attesa di raccogliere un nuovo pensiero… salire su questo pensiero e lanciarti con questo pensiero… e correre libera, lontano… così, stranamente si trasforma in un’esperienza concreta, con le tue mani ti sembra di modellare degli oggetti… trasformare le tue idee in qualcosa di concreto, con la bella sensazione di averle create…

… e le tue parole possono descrivere questi oggetti… e la tua mente può mettere in ordine questi oggetti, questi pensieri… e ti stupisci di come questi pensieri stanno bene insieme, uno vicino all’altro… e li senti tuoi…

… per ogni idea che ti dai, in fondo, ti permetti una nuova esperienza, puoi piacevolmente distrarti giocando con quei pensieri, quelle forme… e rimani così divertita, a giocare con i tuoi pensieri… e potere così piacevolmente confonderti… e scendere ancora di più dentro te stessa, lasciando piacevolmente questo mondo, creando oggetti, pensieri da creare… e tu resti curiosa a guardare questo mondo intorno a te… rimani incuriosita, rimani come assopita curiosamente sui tuoi pensieri, piacevolmente… e così rimani a contemplare ancora quelle sensazioni positive, come quella volta che hai provato un piacevole senso di smarrimento…

… tante cose sono venute alla tua mente ed è stato positivo per te poterti stupire che quel disordine fosse una sorta di ordine… e la tua idea sulla vita fosse qualcosa di concreto, di realizzato… e ti sei sentita tranquilla, realizzata… e hai sentito con forza che avevi trovato quell’ordine che cercavi… e anche se questo è successo dopo, sai di poterti fidare ed affidare ai tuoi pensieri, che se ti lasciano stupita ed incuriosita, ti danno la possibilità di trovare un nuovo ordine nei tuoi pensieri, fare una nuova esperienza… e poter vivere meglio questa nuova esperienza… e rimanere come a contemplare come questa sensazione ti è stata di grande aiuto… e sei compiaciuta di aver creato un contributo che ti permette di dare aiuto ad altre persone…

… si sta chiarendo ogni cosa nella tua mente, lasciandoti appagata, sicuramente più tranquilla di poter affrontare il tuo mondo, la tua realtà, con tutti i suoi pesi e le sue misure, così come la guardi e la rappresenti…

… in questo mondo è più facile capire perché i tuoi pensieri vanno d’accordo, creando quell’armonia che non per questo lo fa meno concreto, meno agito di tanti altri…

… è un momento che puoi vivere ed assaporare solo se ti dai fiducia, quello spazio e quella libertà che tante volte hai cercato… in questo modo ti puoi concedere di nuovo del tempo… scendere più profondamente in questa esperienza, come in un piacevole sonno, convinta che tutto ciò che passa nella tua mente, passa forse con tempi diversi da quelli che tutti si aspettano, ma passa con un senso di magia…

… tu ti puoi lasciare guidare piacevolmente da questa idea della magia, dall’idea di questo mondo che si trasforma continuamente, velocemente, che puoi quasi dominare con la tua fantasia, quasi come se potessi volare nell’aria veloce e leggera… nella tua mente un grande senso di libertà, pur sapendo di dover mettere i piedi per terra… puoi concederti di volare lontano con la fantasia, perché la tua mente vola lontano… e poi tutto diventa concreto, puoi mettere i piedi per terra per un attimo… e poi sei leggera, puoi volare…

… è bello potersi concedere tutto questo, come se fosse infinito, senza confini, liberamente, completamente libera… così… completamente libera per tutto il tempo che desideri… puoi lasciarti guidare dalle ali della fantasia… puoi vederti in posti diversi, in momenti diversi, con persone diverse…

… è la libertà della tua mente di allontanarti da tutto ciò che ti disturba… e rimanere in sintonia con i tuoi pensieri, le immagini potenti e positive, l’armonia che si disegna con dei colori vivi, precisi… e per te è come una scoperta, una piacevole scoperta che ti guida a vivere ancora più piacevolmente questa esperienza, perché è la tua esperienza a scendere più profondamente dove si formano le parole… e sapere già quella che si formerà dopo… e puoi fare lo stesso con i tuoi pensieri… e così ti guardi intorno… quel luogo si muta, si trasforma, quell’immagine che ti incuriosisce puoi portarla con te… e ci stanno le cose che ti incuriosiscono, come il colore verde, il calore del tuo corpo, una nota musicale, il sol… guarda queste tre parole, ti incantano, puoi lasciarti incuriosire dal colore verde, il calore, quella nota musicale, il sol… ogni cosa può generare… ti lasci coinvolgere piacevolmente, come per cercare una risposta…

… così rimani in questa condizione che sai che è tra il sonno e la veglia, una dimensione unica in cui tutto torna facile, semplice, tutto torna in armonia… e lì puoi trovare nuove risposte a vecchie domande… e la curiosità e lo stupore condiscono la tua fantasia… le tue parole, i tuoi gesti, le parole che ti guidano…

… così puoi pensare di tornare, consapevole di come il tempo sia stato modellato dalla tua mente, portando con te tutto quello che di importante la tua mente ti ha voluto dare… così… piacevolmente… con i tuoi tempi… ricordandoti di portare con te le cose importanti… completamente libera, in perfetta armonia con te stessa, la natura, le persone che ti circondano…potendo rimanere in questo stato di trance… come in un gioco… entrando e uscendo dalla trance (segnale post ipnotico)… sapendo che puoi entrare nel mondo in due modi… uno, quello conosciuto… l’altro il tuo mondo, che si sperimenta con i tuoi pensieri… e si concretizza con le tue azioni…

… così, quando lo vorrai… con i tuoi tempi… in perfetta armonia… curiosa… coinvolta dai tuoi pensieri… ed entrare ed uscire dalla trance tutte le volte che lo vuoi (segnale post ipnotico)… usando i tuoi pensieri in modo curioso, creativo… così… quando lo vuoi… questo mondo è il tuo mondo…

 

M: Tutto ok?

 

V: Cado sempre verso destra. Sto bene. Sono stata condizionata da Matrix, ho avuto visioni strane. Quando mi hai detto di visualizzare i pensieri li vedevo come se arrivassero da fuori e stavano lì, poi hai detto di usarli, uno alla volta, allora li mettevo dentro e quando hai detto concreti io li ho visti di creta e mi sono detta: “Cosa ci faccio?”. Tu hai detto di dare una forma e sono diventati mani, ma sapevano di poco così, allora ho allungato l’altra mano e la creta si è avvolta alla mano in una stretta piacevole e mi veniva da ridere.

Poi mi hai detto che mo sarei realizzata, non importa quando, ed è una cosa che volevo sentirmi dire, mi hai dato risposte a cose che volevo sentire e mi sono sentita davvero leggera e libera.

All’inizio mi hai detto che potevo muovermi e io già mi muovevo, ero in un mercato e poi ero al mare, nella mia casa da piccola ed era bello.

Di tutto mi colpisce che mi sento libera e sola nel mio viaggio, ma accompagnata, quando tu mi suggerisci delle cose e queste accadono o io le anticipo, sono sola e con te. E’ come quelle maschere virtuali dove vedi delle cose che sai che sono finte, ma ti sembrano vere.

Il colore verde mi ha colpito perché è un colore che mi riporta alla concentrazione e alla razionalità, per questo è un colore che non mi piace, ma vederlo come un prato me l’ha reso più bello.

Ho pensato alla nota, non realizzavo subitocce nota era, poi le ho dette in scala ed è una nota che si distacca dalle altre.

 

M: Ho usato la trilogia di Rol, mi è venuto così, lui abbinava colore verde, calore e nota sol. Il sol è l’unica nota composta da tre lettere e per questo, ascoltando pronunciarla si distacca dalle altre.

 

V: Ho avuto la sensazione che non fosse la realtà di tutti, ma la mia, non in bianco e nero, ma a colori e ho avuto la bellissima sensazione di non essere io sbagliata, il mio mondo è a colori, ma gli altri, con il loro mondo in bianco e nero e non mi sono sentita a disagio.

E’ la mia prima esperienza con l’ipnosi e sono riuscita a capire dove va a lavorare, prima non mi era chiaro, lavora anche quando tu esci da questa stanza, è come un pensiero che tu vai a mettere, poi resta e lavora.

 

M: Grazie.

 

V: Grazie a te.




 

 

 

 

 

4^ SEDUTA

 

M: C’è qualche novità rispetto al lavoro fatto?

 

V: Non molto, però ho pensato, rispetto all’ipnosi, che mi sento più preparata a fare ipnosi regressiva. Ne ho parlato con la mia amica psicologa e mi ha consigliato di farlo.

Pensavo di aver superato tante cose, ma in realtà sono sempre andata avanti, non indietro a rivedere il mio passato, ora mi sento pronta anche a regredire.

 

M: Andare indietro vorrebbe dire tornare indietro nella tua storia, non ad ipotetiche vite precedenti?

 

V: No, nella mia storia.

 

M: C’è qualcosa in particolare?

 

V: Io ho pochissimi ricordi, delle scuole elementari non ricordo niente, compagni, maestre, era il periodo di mio fratello, quindi ho rimosso. Ricordo bene la casa del mare, Torino, no.

 

M: Le medie le ricordi?

 

V: Ma, niente della 1 – 2 – 3 elementare, forse qualcosa della 4 – 5, ma pochissimo. Prima delle elementari niente, vivo solo dei racconti dei miei. Ho un ricordo nitidissimo, uno solo, che mi ha segnato tantissimo. Nel portone di casa mia, vecchissima, appartiene alla mia famiglia da generazioni, ricordo mio fratello che ha scritto sul muro, non so a 5 – 6 o 7 anni, “C. AMA V.” E’ un’immagine vividissima, mi ha scioccata, si vede ancora, cancellata e ricancellata, scritta con il gesso arancione e mi stupisce, era una frase che non capivo, mi ricordo l’espressione di mio fratello mentre la scriveva. Altro, no.

 

M: A te cosa interesserebbe ricavare da quest’esperienza?

 

V: E. la psicologa dice che io sono ancora molto arrabbiata con gli uomini; io dico di no, ma riconosco che vivo come quella che da vittima diventa carnefice. Punisco tantissimo e certe cose le uso proprio come arma. Credo di aver perdonato, ma questa cosa c’è, mi sento terribile in questa cosa, cerco di contenere, ma non è così.

 

M: In prospettiva cosa vorresti dalla tua vita affettiva?

 

V: Riuscire a non sentirmi più un oggetto, so di non esserlo, ma, di fatto, io ho quella sensazione.

 

M: Nel rapporto affettivo in generale?

V: Vorrei sentirmi in un rapporto prioritario, dove non potrò più usare quest’arma a doppio taglio; sono convinta che non mi sposerò mai e mi piacerebbe costruire qualcosa di duraturo, un rapporto paritario con un uomo, non qualcuno da sottomettere. Ho trovato tantissimi uomini che mi hanno voluto tanto bene e io non voglio più far pagare loro quello che io ho vissuto.

 

M: Non hai mai provato a vivere momenti diversi, sentimenti diversi, con una prospettiva diversa?

 

V: No.

 

M: Come descriveresti la qualità dei tuoi sentimenti?

 

V: Penso che sia una qualità buona, ma non dovrebbe passare attraverso il sesso. Non è così sempre, all’inizio mi do completamente, tutta; appena la persona è in mio possesso chiudo le porte. Quando sono i primi 4 – 5 – 6 mesi do il meglio di me stessa, ho un buon livello d’innamoramento, poi basta. Non c’è ritorno, basta. Negli ultimi anni ho provato a cambiare le cose, ma con scarso successo.

 

M: Quindi quell’aspetto lì con gli altri non lo vivi.

 

V: Lo vivo: “Io do qualcosa a te, tu dai qualcosa a me”. Mio fratello era: “Io ti do attenzioni, tu in cambio mi dai qualcosa”: Così io ragiono con gli uomini, a me sembra che sia così per il sesso. Non ho avuto una persona che mi ha usata e poi scaricata, l’ho sempre fatto prima io, però la vivo come forma di ricatto morale: “Io ti do affetto, tu mi dai sesso”. Faccio in modo di non rimanere sola in casa con un uomo, perché non pensi di poter fare sesso con me.

 

M: Quindi non è per dare piacere. E le carezze, le coccole, l’aspetto cenestesico?

 

V: No, perché da un certo punto in poi mi sento ricattata dal punto di vista del sesso. Ho tanti amici uomini con cui condivido cose incredibili, ma niente di più. Il mio fidanzato è geloso degli uomini che sono miei amici.

 

M: E allora perché tieni il tuo fidanzato, se è come gli altri?

V: Mah, io vivo bene anche da sola, non ho paura. Mi pesa il giudizio delle persone che pensano che io non mi sposerò mai o non avrò figli. Ci ho giocato per un po’ su questa cosa, mi piaceva fare il personaggio, ora mi dà fastidio, mi pesa.

 

M: Quindi non ti sta bene essere così.

 

V: No, in questa relazione mi sto sforzando di cambiare, me ne sarei già andata, cerco di starci dentro.

 

M: Se dovessi seguire il tuo istinto, cosa faresti? Staresti ancora con lui?

 

V: Secondo il mio istinto l’avrei lasciato già da mesi, ma sono stanca, soprattutto di ricominciare daccapo un’altra relazione. Per me non esiste l’Amore, ma soddisfazione reciproca di bisogni, non amore tra uomo e donna, ma in senso generale.

 

M: Che cosa cambia tra uomo e donna e tra amici? Gli amici non possono provare amore? E’ una cosa reciproca? Quindi anche per il tuo compagno non l’hai mai fatto.

 

V: No, io non vedo che ci sia una terza cosa in questione che tiene unite le persone, “Io ti amo e ti salvo con il mio amore…”, non ci credo.

 

M: E’ un contenitore, sono d’accordo, ma il tuo compagno ti riconosce; perché sta con te?

 

V: Sta con me come tutti gli altri, perché sono irraggiungibile; è una cosa che li tiene legati a me tantissimo, non per il sesso, anzi, il sesso lo do poco, è uno strumento di potere.

 

M: IL tuo corpo ti dà piacere, la sensualità fine a te stessa?

 

V: No, non mi dà piacere, né con uomini, né da sola. Ci sono altre cose che mi danno piacere.

 

M: Quali?

 

V: Leggere un libro…

 

M: E’ un piacere intellettuale.

 

V: Allora sono tutti intellettuali.

 

M: Neanche la cucina?

 

V: Sì, il cibo sì, sono bravissima.

 

M: Solo per te o anche per gli altri?

 

V: Anche per gli altri.

 

M: Senti che il tuo compagno dà qualcosa per avere da te qualcosa?

 

V: Sì, loro si sentono accusati di essere dei violentatori sessuali e io so che non è così, ma io li faccio diventare così, fanno attenzione a come parlano, a cosa fanno.

 

M: Allora è così anche per i tuoi amici, a parte il sesso, sono egoisti anche loro, vengono da te perché gli dai qualcosa, per esempio il mangiare?

 

V: Sì, però io non mi metto mai nella condizione di dipendere da te, per qualunque cosa.

 

M: Non vai a debito, vai a credito.

 

V: Io sono convinta che se mi succede qualcosa ho un sacco di persone pronte ad aiutarmi, perché io non mi metto mai in condizione di essere in debito.

 

M: Quindi anche il tuo ragazzo ti chiede di più di quanto non chiedi tu?

 

V: Sì.

 

M: E non ti è mai capitato di avere un debito con qualcuno?

 

V: Forse, da giovane, quando non stavo bene emotivamente, ho avuto bisogno, ma della psicologa che pagavo, quindi ho già estinto.

 

M: Facciamo finta che tu abbia un grande debito con il tuo ragazzo.

 

V: Non riesco ad immaginarlo.

 

M: di tempo: si prodiga per te; di denaro: ti presta dei soldi, ecc.

 

V: Non riesco, mi sento soffocata e stretta.

 

M: Fai finta che sia per i tuoi genitori, per esempio, gli devi molto: in che modo pensi di dover ricambiare?

 

V: Non ci riesco, mi spaventa la cosa.

 

M: Se ti dice: “Sposami”.

 

V: No, mi fa paura, io devo avere una scelta, una via di fuga.

 

M: Mettiamo proprio che devi restituire un grande favore.

 

V: Se sono soldi glieli rendo, se è affetto siamo già a posto.

 

M: Quindi c’è già uno scambio, non è una cosa peccaminosa.


V: Sì, c’è scambio, ma se lui pensa, normalmente di dover avere un momento di intimità con me si mette in condizione di essere in punizione e castigo.

 

M: Quindi non stai bene.

 

V: Sì, infatti spreco un sacco di energie per evitare le situazioni. Non c’è nulla di positivo in questo. Vorrei cambiare questa cosa, non mi piace fare questo gioco, mi ha stancata, Ma già il sesso creerebbe un legame più profondo e per me non va.

Ho conosciuto il mio vero papà ed io ho fatto di tutto per non creare un legame, io non dovevo dipendere da lui, né lui da me.

Ho provato ad immaginare un sesso vissuto in un certo modo, profondo, bello, non saprei come muovermi.

 

M: Non ci hai mai provato?

 

V: No, mi hanno insegnato che il sesso è dare qualcosa e ricevere qualcosa.

 

M: Non ti sei mai lasciata andare? E’ una forma di trance.

 

V: Per me è tutto, meno che trance. Ho anche pensato di essere lesbica, per vagliare tutte le possibilità, ma non è così, non è proprio una situazione che mi identifica.

 

M: Mi sta bene tutto quello che hai mi detto, ma l’unico elemento che non comprendo è il non voler provare piacere fisico; strano rapporto verso il tuo corpo, come se non ti concedessi il piacere di qualcosa. Tutto il resto è armonia, amore per gli altri: cibo, amici, ecc.

 

V: Riconosco che a me piace il gioco della seduzione, ti do tante occasioni per apprezzarmi, ma vendo illusioni.

 

M: Va bene, ma non va bene vendere illusioni a te stessa. Ci sono innamorati a distanza che giocano a distanza, via e-mail, al telefono, e stanno bene.

 

V: Ma io non sono per i giochi di parole, messaggi…

 

M: E come seduci, allora?

 

V: Sguardi, atteggiamenti, ma non così espliciti, e non per e-mail.

 

M: Sono sicuramente collegate queste esperienze ed è corretto pensare che abbiano delle origini.

 

V: Io ho pensato a queste cose, non c’è stato abuso sessuale, violenza fisica, ma una violenza di ricatto morale da parte di un fratello, con un legame di sangue, prima di sapere che non era mio fratello. Mi sarei risparmiata un sacco di sofferenza. Io capisco che lui è stato abbandonato da sua mamma e sono arrivata io con mia mamma e lui ne è rimasto traumatizzato, ma io ho pagato per questo, perché pur di essere accettata, come sorella, avrei fatto di tutto.

 

M: Quanti anni avevi?

 

V: 5, 7, non so bene. Lui era adolescente, nel pieno della sua crisi. Poi questa cosa di non poter dire niente, per non essere punita. Io piangevo e gridavo e i miei non sopportavano questo, e lui godeva a vedermi picchiare a causa sua.

 

M: Lui cosa ha perso?

 

V: La mamma, ha visto cose terribili, amanti della mamma, ha vissuto dai vicini, veniva sgridato. Mi chiudeva nelle stanze, mi minacciava con il coltello; non mi ha mai fatto niente, realmente, ma io ci ho guadagnato paura del buio, paura di stare da sola. Ho superato tutto, meno questa piccola, enorme cosa.

 

M: Se dovessi inquadrarla in modo diverso, come soluzione, come immagini che potrebbe essere vissuta la tua vita, liberandoti da questo problema, non avendo più questo problema?

 

V: Faccio difficoltà perché vedermi appagata, in un legame più profondo con una persona, mi fa vedere un ritorno negativo, di legame che non lascia libera, non potrei più vivere senza di lui e per me, questo, non va; dipendenza non mi va.

 

M: Ma, in fondo, tutti siamo dipendenti da qualcuno.

 

V: Sì, una dipendenza ce l’ho, con mia madre e non fisica, ma emotiva. Se devo pensare alla sua morte mi sento morire, sola, persa. Se muore mia madre mi sento orfana, perché mio padre non è mio padre, mio fratello non è mio fratello. Ecco è l’unica persona con cui ho un legame profondo, è l’unica persona che veramente mi comprende fino in fondo, per tutto quello che sono, il mio stare a casa, le mie scelte. Spero di avere la forza di superarlo, penso che ce la farò.

Quando ho un rapporto fisico con il mio fidanzato, provo a dire: “Ora mi lascio andare”, ma penso: “E dopo, cosa succede? Non riuscirò più a stare senza di lui?”. E quindi rimango perfettamente anestetizzata. E’ triste, io mi immagino con u figlio, ma ripetendo la storia di mia madre, senza un padre vicino. Io per anni ho pensato a me e mia madre come una famiglia, mio padre e mio fratello un’altra famiglia. C’è stato un periodo in cui lei ha avuto un esaurimento nervoso, voleva andarsene di casa e io le dicevo: “Mica mi lascerai con loro? Mi porti con te vero?”, senza sapere ancora che loro non erano la mia famiglia. Io sono sempre stata alla ricerca di prove di non essere figlia di mio padre. In solaio ho trovato il braccialetto della mia nascita con il cognome di mia madre, non di mio padre, che mi ha riconosciuta a tre anni; quindi ho sempre avuto dei dubbi.

 

M: Senz’altro hai delle esperienze che si sono fissate in un certo modo, comportamenti, il modello di tua madre rispetto alla famiglia è difficile cambiarlo, anche se puoi. Puoi darti un ruolo che richiami un modello diverso ma, sotto, gli altri modelli lavoreranno. Sicuramente il bisogno che tu hai di tua mamma è reciproco e questo è funzionale a non decidere di andare via.

 

V: Ma io non voglio andare via!

 

M: Ma tua mamma ha paura che tu te ne vada.

 

V: Per lei nessun fidanzato va bene. Lei non ha fatto una scelta d’amore, ha fatto la scelta di salvare due famiglie. Non riuscirei a stare con un uomo che non mi consideri la parte forte della famiglia.

Nella mia famiglia hanno sempre comandato le donne. Mio padre non gestisce niente, soldi, ecc. Fa tutto mia madre.

 

M: Ok, per oggi basta così, grazie.

 

V: Grazie a te.

 

 

5^ SEDUTA

 

M: Hai ancora pensato a quello che abbiamo fatto?

 

V: Ieri ho pensato una cosa, andando a trovare un mio carissimo amico A., buddista. Ero arrabbiatissima e parlando con lui mi sono resa conto di alcune cose che mi hanno fatta stare molto male, ma mi hanno resa più consapevole. Se non sto andando avanti in questo lavoro è perché vivo pensando di poter sfruttare questa mia dote naturale che tutti mi riconoscono, senza far niente; ma se non mi muovo, non andrò più avanti di così. E’ duro ammetterlo, ma è così. Fare questa professione è strano perché è lei che ha scelto me, non io lei. Tutti mi dicono che sono brava, che ho una dote e che devo per forza fare questo. E’ l’essere al centro dell’attenzione che, in realtà, mi gratifica. Ho questa dote, mi dico perché non sfruttarla e farla diventare un lavoro, ma non è così. Se la faccio tanto per fare, funziona; quando la voglio tramutare in un lavoro, non funziona e sono sempre ferma lì. Ho realizzato che non ho voglia di fare altro perché non è comodo. E’ inutile lamentarsi che gli altri riescono, sfondano, se non faccio niente non è sfortuna, è perché non mi muovo. Mi creo l’alibi di darmi centomila strade da percorrere, così non ne percorro nessuna.

Non sono più nel mondo dell’illusione, ma neanche dall’altra parte. Mi sono accorta che “me la tiro” tantissimo quando faccio qualcosa che mi riesce bene, mi monto la testa. Faccio le cose per cui poi mi devono per forza dire brava! E me lo dico da sola. Ho assistito mia cugina all’ospedale che ha avuto un aborto spontaneo e mi sono stancata tantissimo, ero fusa, ma contenta perché continuavo a dire che se non ci fossi stata io con lei, come avrebbe fatto da sola? Mi vado a cercare le situazioni peggiori per poi potermi dire brava da sola e vantarmi di quello che faccio e di come sono brava.

 

M: Se dovessi controbilanciare questa parte così seria e dura con te stessa, con una parte più dolce, comprensiva e coccolarti, cosa faresti?

V: Non lo farei, perché mi sono coccolata per 29 anni, ora mi dico che è ora di alzarmi e di darmi una mossa.

 

M: Ma è stata una parte importante per te, anche se è motivo di vanto.

 

V: Io mi dedico agli altri perché mi viene dal cuore, però poi me ne vanto e questo non mi va.

 

M: Ma è umano. Abbiamo il riconoscimento nell’aiutare gli altri e a farli stare bene, ma siamo pagati per fare questo.

 

V: Ma è questo che non mi va.

 

M: Devi prendere una decisione: o lo fai per lavoro o per volontariato, ma sempre te ne fai un vanto; anche i missionari si vantano perché quello che fanno, lo fanno per Dio, ma è una proiezione di loro stessi e quindi sono gratificati da questo. E’ normale vantarsi di una cosa fatta bene: Se ti pagano non avrai più bisogno di vantarti, perché hai fatto un lavoro. E’ giusto che tu chieda una contropartita per un mondo fatto di idee, sogni, pensieri

 

V: Io capisco questo discorso, ma io voglio fare questo lavoro senza sbattermi per farlo.

 

M: Se organizzi queste tue doti, troverai di essere molto efficace, ma è bene che tu lo decida.

 

V: Mi hanno chiamata in un posto bellissimo, una beauty farm, ho iniziato benissimo, poi però la cosa di nuovo non è partita e mi chiedo se è colpa mia.

 

M: Ma cosa hai fatto perché fosse colpa tua?

 

V: Non mi va di dover sempre trovare una spiegazione del perché continuo a trovare mille occasioni e nessuna si realizza. Mi dicono che è il mio karma, sono stufa marcia anche del karma.

Mi ribello al sistema, al fatto che devo essere sempre schiava del razionalizzare ogni cosa, di darmi spiegazioni. I è sempre andato bene ragionare così, ora non più.

 

M: Questo è bene, se stai reagendo in modo diverso dal solito. E’ da chiarire la tua questione lavorativa, se ti organizzi bene deve funzionare.

 

V: Probabilmente sbaglio qualcosa, se no funzionerebbe.

 

M: Tu sbagli a non volerti prendere il peso della responsabilità di chiedere soldi. E’ una forma di protezione; se fallisci non importa, tanto non ti sei fatta pagare.

 

V: Sono cresciuta con il concetto che il bene è gratuito.

 

M: Non in una società di consumi, solo se vai in Africa e fai volontariato, ma sei comunque mantenuta.

 

V: Mia mamma mi ha ricordato che a 7 anni ho visto una suora laica che faceva volontariato e ho detto: “Questo è il lavoro che voglio fare io”. A 15 anni ho voluto fare volontariato con ragazze madri, tossicodipendenti, malate di AIDS,volevo fare questo e l’ho fatto, ma mi hanno recuperata dopo due giorni con la febbre a 40°, stanchissima, era troppo per l’età che avevo.

Io devo sempre dare, dare, ma quando chiedo dei soldi non mi torna.

 

M: Credo che puoi concludere con ottimismo il pianificare il tuo lavoro. E’ giusto che questo discorso lo trasformi, con convinzione, pur partendo da lì, dal volontariato. Se decidi che vivi qui, fai un lavoro che ti permetta di mantenerti nella tua vita, se no sei fuori gioco e finiresti per dover essere aiutata tu. Se no, vai in Africa. Se ti dai una professione formalizzata e decisa, non devi sentirti una che ha perso tempo fino ad ora. La tua è una testa che ha un po’ la “Sindrome di Leonardo”, che comincia mille cose e non ne conclude nessuna, ma è diverso dal dire: “Sono fallita, non riesco a fare nulla”. Metti le briglie alla tua mente e formalizza una nuova figura professionale, ad es., che ti darà modo di entrare in un circolo che ti legittima ad aiutare gli altri, facendo anche tutte le altre cose della vita: mangiare, leggere, andare al cinema…

Devi darti tempo, ma decidere che devi fare qualcosa, credendoci e non voltandoti più indietro.

 

V: Ho scelto anni fa di non voltarmi indietro, ma avanti ci sono mille strade. E’ stato importante accettare che mi sono seduta a guardare e sono arrabbiata.

 

M: Ma la nostra mente apprende e sviluppa l’intelligenza a balzi. La nostra vita non è teologica, non ha un fine. Ti dò un consiglio tecnico: non pretendere che la tua intelligenza abbia un fine. O glielo dai, o va per conto suo. Sedersi è un punto di consapevolezza; quando ti siedi stai già crescendo, sei pronta per fare un altro balzo. La nostra mente tende a complessificarsi, nonostante si cerchi di economizzare; ma la sua complessità è tale che diventa poi saggezza, pur partendo da livelli di economia.

Il fatto che tu abbia questo balzo in preparazione, ti porterà a far luce sul perché hai dovuto prenderti tutto questo tempo, per decidere di complessificarsi e, quindi, di dover fare qualcosa di costruttivo. Il salto ti appagherà di questo. Tutto quello che ti sei concessa, come modello di “fannulloneria”, ti darà l’occasione di fare un balzo ancora più grande. Tu fai un mestiere che ha in sé una gran difficoltà ad emergere, perché non è codificato. Lavorare con gli altri vuoi dire esserci ma esserci, per molti, è perdere tempo. Strutturati perché tutto quello che hai fatto e hai atteso, ti possa ripagare molto bene. In fondo, in tutto questo tempo, ti sei preparata a fare questo balzo.

 

V: Ma io non so a che cosa credere.

 

M: Datti tempo e poi gli darai un titolo. La relazione non la puoi imbastire, improvvisare. E’ un processo complesso, raffinato la relazione cambia continuamente. Non c’è un percorso prestabilito da farsi, tanto devi lasciare al caso. E’ corretto che tu ti arrabbi ogni volta che non arrivi da qualche parte, che qualcuno ti dice che è il tuo karma, ma in fondo è un discorso di scelta che farai, se qui nel mondo moderno o là, in Africa, come volontaria. Puoi aiutare le persone sia qui che là, basta che decidi dove vuoi fare qualcosa. Là fai molto di più nel numero, qui molto di più nella qualità.

La complessità deve accettarsi anche in queste formule. Qui è legittimo fare del bene e farsi pagare.

 

V: Nel pensare al lavoro e guardandomi intorno, non credo nella struttura di chi fa qualcosa per gli altri. La gente si salva perché si vuole salvare, non perché c’è l’assistente sociale p l’educatore. Neanche le associazioni, è gente non realizzata nella sua vita. E non voglio entrare neanche nel meccanismo perverso dell’università. Mi piacerebbe fare Psicologia, ma non mi va il sistema. Non mi piace appartenere a questi sistemi.

 

M: Se non accetti un sistema, te ne crei un altro tuo.

 

V: Io penso di costruire una casa enorme dove chi passa prende. Non mi ritrovo ad appartenere a nulla e questo mi spaventa.

 

M: Aiutati a gestire la tua complessità, che è importante per la tua salute mentale e fisica.

Se gestisci è perché conosci certe dinamiche del tuo pensiero. E’ legittimo che ti dai il tempo perché qualcosa emerga. Puoi anche farti un corso per conto tuo, ma non sempre trovi quello che manca a te. Se c’è qualcuno che ti guida è meglio per te. Completarti con qualcuno concreto, pratico, capace a fare l’ABC, ti aiuta a concretizzare le tue cose.

 

V: Non mi piace pensare di entrare nel meccanismo freddo dell’università. Io in tutto quello che faccio devo trovare qualcosa che mi dia qualcosa.

 

M: Se vai da uno psicologo e gli dici che la mente ha dei meccanismi magici che ci permettono di funzionare, ti dice che non è così, che tutto va come nel suo manuale. Nella nostra scuola abbiamo cercato di codificare un nostro modello, che non fosse il modello comune.

Non puoi tornare indietro, ma preparati a fare un balzo (la conoscenza obbliga); nell’attesa trovati qualcosa che ti aiuti a prepararti il balzo.

Alla prossima volta, grazie.

 

V: Grazie a te.

 

 

6^ SEDUTA

 

M: Ti è venuto in mente qualcosa nel frattempo?

 

V: No, ho ragionato sul discorso fatto ultimamente.

 

M: Come mai hai preso in considerazione di leggere libri sull’argomento?

 

V: Perché credevo che le idee che avevo fossero solo mie e invece, parlando con te, ho scoperto che c’è qualcuno che ne ha parlato e gli ha dato un nome.

 

M: Va bene formalizzare i pensieri e anche organizzare la tua intelligenza.

 

V: la frase “Gestire la tua complessità” mi ha colpita molto e voglio lavorarci.

 

M: Qualcuno si spaventa di questi discorsi e torna indietro, non è necessario a tutti i costi contare le stelle se questo ti fa venire l’angoscia.

 

V: A me, invece, spaventa tornare indietro. E’ un arrendersi alle paure, mettersi troppo in discussione e averne paura. Io è da tanto tempo che penso a queste cose, ma non avevano un nome. C’è da andare avanti organizzandomi, però.

 

M: Non c’è un titolo che possa reggere quest’idea, ma c’è un metodo, il tuo metodo. L’importante che vada bene per te. Certe persone per lungo tempo lasciano assopito il tutto, poi quando si risvegliano scoprono che questo discorso era solo addormentato in loro. Uno che non riesce ad utilizzare la propria intelligenza nella propria vita, si annoia. Ci sono donne e uomini che, a volte, hanno strabilianti abilità, ma spesso le usano nella relazione in maniera manipolativa.

 

V: Mi capita di ascoltare amici che ho che non vedono l’evidenza; io comprendo un concetto e lo faccio mio e, quando faccio una cosa, lo metto in pratica, ci penso, mentre spesso le persone sono consapevoli di muoversi in maniera pessima, ma rimangono invischiate e non riescono a togliersi di lì. Una volta che capisci una cosa, non è più facile restare lì, che tornare indietro?

 

M: No, perché rimani in qualcosa che conosci già, piuttosto che rischiare l’ignoto. E’ la paura di rimanere soli. Sono tante le persone che piuttosto che rimanere sole accettano qualunque compromesso. La solitudine, per chi è a terra, è un’angoscia, cambi una situazione solo se c’è qualcun altro che sostituisce la perdita; le persone diventano minimaliste pur di non perdere, affettivamente parlando, un qualunque legame. Tu hai sviluppato una grande indipendenza come risorsa, ma non proiettarla sugli altri. I bisogni non possono essere addomesticati, i desideri, sì. E poi ti frega l’abitudine, è un equivoco esistenziale: con le abitudini vivi, senza muori, ma paradossalmente con le abitudini muori, senza vivi.

 

V: Spesso è una situazione di rimanere fermi lì, senza voler cambiare. Mi danno sui nervi le persone che sono così, che non si muovono, anche se hanno le risorse per farlo.

 

M: La tendenza delle persone è di non cambiare, per non rischiare, ma c’è anche una difficoltà a leggere la complessità delle persone. Non mi libero di una persona perché così, indirettamente, rimango legato a qualcos’altro. Se risolvo un problema, poi l’altra persona cosa fa? Ci sono ragioni per non cambiare e dare alla persona i suoi tempi.

 

V: Sì, devo capire che ho i miei tempi e anche gli altri li hanno: ho anche un’avversione verso i rituali.

 

M: Perché i rituali ti tolgono libertà nel momento in cui appartieni al rituale e il rituale ti appartiene.

 

V: Io non capisco perché, per arrivare a Dio devo passare attraverso intermediari. Se Dio esiste devo arrivarci da me, trovarlo dentro di me.

 

M: Ma così neghi la gerarchia. E chi ti dice che stai trovando la strada giusta?

 

V: Vado per prove ed esperimento. Non accetto i rituali di qualunque religione. La religione non ha più un posto nella mia vita, Dio non so più dove metterlo.

M: Mi è difficile scindere l’esperienza umana da quella divina. Per me Dio è una proiezione della mente umana, è qualcosa che ci serve, sono i presupposti per il mondo in cui viviamo. Se limito tutto all’idea di me, chi mi dice se sono nel giusto? Se dico che è Dio che lo dice, sono sicuramente nel giusto. Questa è la morale comune, per questo sono nate le religioni e le gerarchie.

 

V: Ma hanno fatto degli errori enormi e, nonostante questo, continuano a farlo.

 

M: Il problema grosso è di chi perde la guerra, la religione cristiana non ha mai perso, in fondo, quindi è legittimata a fare qualunque cosa. Più la chiesa è rigida, più la Chiesa è rigida, più mantiene questa posizione di potere. Oggi non sei nessuno se fai il sacerdote, non hai un riconoscimento collettivo, ne hai più se fai il medico o lo psicologo.

 

V: Io mi ritengo fortunata perché nell’età della mia crisi, quando avevo l’ipocondria, ho vissuto in una religione proibitiva, che non ti permetteva nulla, sono riuscita ad uscire da questo meccanismo di forte potere.

 

M: Il modello del Costruttivismo ha la sua forza nel fatto che ti responsabilizza della tua vita e, quindi, ti rende libero. La solitudine implica la responsabilità della decisione. Il Costruttivismo dà un vincolo che è anche libertà.

 

V: Io invece mi sento sola nel momento in cui dipendo da qualcosa o da qualcuno. Io basto a me stessa.

 

M: E questa cosa come la legheresti al non poter essere pagata per la tua competenza? Una delle forze maggiori, per la massa, è guadagnare per essere indipendente. Perciò non vuoi guadagnare perché così rimani dipendente da qualcuno.

 

V: IO non voglio dipendere dai soldi.

 

M: Ma non sarebbe meglio scegliersi una dipendenza e accettarla, che non averne una qualunque che poi ti limita in tutto quello che fai?

 

V: E’ vero che comunque dipendiamo sempre da qualcuno o da qualcosa.

 

M: C’è un limite entro al quale il bisogno diventa una necessità e quindi non può aspettare come il desiderio.

 

V: E’ vero, anche perché poi ci sono cose senza le quali non posso proprio stare.

 

M: Quindi non accettare denaro è un falso problema; il vero problema dov’è?

V: Forse il fatto che mi sono buttata molto nella mia vita, ma non ho risolto niente.

 

M: Mah, mi suona come una scusa.

 

V: In effetti, sì, quindi non saprei.

 

M: C’è una dimensione di come viene vissuto il potere? Come sei controllata, anche se non vuoi? Ad es. la passione per le scarpe: qual è l’elemento forte che ti controlla e che ha potere su di te?

 

V: Le scarpe le vivo proprio come Doroty nella fiaba del Mago di Oz; lei ha delle scarpette rosse e, quando batte i tacchi, loro la riportano sulla strada di casa…

 

M: Ma qui, quale essenza c’è? E’ molto magico?

 

V: Sì, qui tutto può accadere, c’è tanta magia, quindi avere le scarpe, come nella fiaba è poter sempre tornare a casa. E poi i piedi, come simbolismo sessuale, forse, non ci ho mai pensato.

 

M: Dovessi pensare alla cosa di cui più difficilmente riusciresti a privarti, quale sarebbe? Di cosa meno puoi fare a meno, tra cose e situazioni tra quello che per te conta?

 

V: Non parlando di soldi, ma di cose posso fare a meno di tutto, anche le scarpe. Ho anche pensato di farmele da sola. In termini di persone, mia mamma. 

 

M: Io ci pensavo da un po’, ma in fondo tu cosa stai facendo per lei?

 

V: Tanto! Noi esistiamo l’una per l’altra, senza mio padre e mio fratello.

 

M: Sì, ma se lei resta il soggetto principale? Il legame con tua madre è una dipendenza. Se tu guadagni puoi lasciarla. Potere è una scelta e quindi tradisci. Non devi (necessità), puoi, quindi paradossalmente o lavorate insieme (lei diventa ad es. la cassiera del tuo centro), o non potete staccarvi. Non hai più bisogno di corsi per permetterti questo. La tua intelligenza cognitiva, brillante, non la puoi fregare più di tanto.

 

V: Infatti mia madre è dentro tutte le mie cose.

 

M: Forse il counselling può essere l’anello mancante, che ordina la tua competenza, ma prima di questo devi ricollocare tua madre nella tua vita.

 

V:E come? Mia madre ha un potere enorme su di me.

 

M: Ma questa è una delega, non è responsabilità. Come puoi ricollocare questa relazione che ti permetta di sviluppare la tua intelligenza? Come la ricollochi per darti la libertà di mettere da parte i falsi problemi (il guadagno) e concentrarti sulle tue competenze?

 

V: Io ho anche pensato di sposarmi, fare un figlio, per farla morire contenta e poi, quando non c’è più, mi libero di tutto, marito e figlio (per assurdo).

 

M: è una grande complessità. O accetti questa dipendenza così com’è e vai avanti, o ricollochi tua madre. La tua intelligenza non si accontenta, ma è anche un problema perché, in termini di modalità. La tua mente egoista pensa a dove mettere adesso tua madre. Lei guarda il mondo con i tuoi occhi, per questo ti fa fare tutto quello che vuoi.

 

V: Lei non mi ha mai vietato niente, se avesse avuto i soldi mi avrebbe fatto fare qualunque cosa.

 

M: Sì, ma questa dimensione dei soldi mi ha colpito molto, lei è così pulita dentro che, anche se avesse fatto tanti soldi, non sarebbe stata soddisfatta, non li avrebbe usati per sé.

 

V: Ma rispetto a mia mamma, davvero non so cosa fare. Sarebbe più facile se fosse una mamma oppressiva: E’ un legame subdolo, mi lascia tanta libertà e mi sento legatissima; non saprei cosa combattere.

 

M: Molte persone muoiono, per lasciare libero l’altro.

 

V: Infatti io ho molta paura di questo, non so cosa farei senza di lei. A 18 anni mi ha mandata in America da sola,quindi se ci fosse qualcosa di evidente da combattere sarebbe davvero più facile.

Io penso che quando morirà forse partirò da lì per fare la mia vita. Per questo sto cercando di prepararmi, per cercare di cadere in piedi, quando succederà.

 

M: Anche se avesse piccoli vizi, non fosse perfetta, non sarebbe poi un grosso problema, non te la cambierebbe. Cos’è che non puoi fare oggi, che potrebbe mettere in crisi tua mamma? Se no non ha motivo di morire, perché tu possa fare le cose che vuoi.

 

V: Lei non può stare senza di me, vive con i miei occhi, io mi prendo cura di lei attraverso la mia totale condivisione, anche dei miei fallimenti, per lavorare insieme contro i fallimenti.

 

M: Quindi non prendere i soldi è un falso problema, è altro che tiene vivo il tuo legame, la tua dipendenza con tua madre.

 

V: Lei è stata molto coraggiosa, mi ha avuta da un uomo sposato, l’hanno mandata via da casa e lei è andata via orgogliosa, ostentando la sua pancia e orgogliosa di avere me, che sono il suo orgoglio.

Ma con me sconta anche, sconta una pena per quello che ha fatto, perché io sono fuori dei canoni e per questo non mi realizzo. E il mio non realizzarmi è scontare una pena, per lei e per me.

 

M: I disegni della vita sono più ampi. Fino a che c’è una persona cui tieni, spesso ti trattieni dall’essere te stesso. Quando diventi te stesso, a volte, ne paghi le conseguenze; ogni conoscenza ti obbliga e, quando la applichi nella vita, ne paghi un prezzo. Quindi tutto quello che non stai facendo, nel momento che comincerai a farlo, avrà un impatto su di te molteplice; alcuni aspetti miglioreranno, altri peggioreranno. In fondo avrai dei cambiamenti. Alla fine la tua intelligenza, se le chiedi, ti dà. Non è il destino che aggiusta tutto, ma la tua intelligenza.

 

V: Nella solitudine, la vera sfida è la famiglia, è stare nella famiglia.

 

M: Quando il tuo egoismo ha il sopravvento, la famiglia si spacca.

 

V: spesso è il sacrificio di una sola persona che porta avanti una famiglia.

 

M: Quando uno ha un modello, un imprinting, non può annullarlo. Le implicazioni sono molteplici, complesse e, spesso, subisci l’implicito che c’è dietro. Per questo, per assurdo, dovresti fare qualcosa con tua madre, lavorare con lei; per cambiare il modello che non ti permette di fare quello che vuoi, ma che accontenti lei e te.

Il lavoro che abbiamo fatto insieme produrrà sicuramente qualcosa, avrà i suoi tempi, non avverrà tutto magicamente ma, come nel gioco del domino, movendo dei tasselli, se ne muoveranno anche altri che tu non vorresti muovere.

In fondo in un cambiamento prendi delle cose, ma ne lasci altre. Quando ci pensi tanto tempo al “colpo del secolo”, poi il colpo ti riesce alla grande. In questa dimensione la tua mente ha previsto il danno e non l’ha accettato. Per ora stai ferma perché stai aspettando il momento giusto, ma quando ti muoverai, ti muoverai alla grande e troverai una soluzione per tutte e due.

Se sai leggere i tuoi limiti, ti circondi di persone che funzionano, che ti bilanciano.

L’intelligenza è sempre in funzione, quindi, se una cosa non funziona è perché non era il nostro bene maggiore. In fondo noi ci vogliamo bene.

Per ora terminiamo qua, se non hai altre cose da dire. Grazie.

 

V: Va bene così, grazie a te. 

 

 

 

 

 

 

 

6^ SEDUTA

 

M: Hai qualche idea in mente?

 

V: No, ho avuto una settimana superimpegnata. Nel posto dove ho iniziato a lavorare c’è stata un’esplosione di gente. Da un giorno di appuntamenti sono passata a tre, tutti mi cercano.

 

M: Proviamo a lavorare sulle parole chiave, per un’induzione (flow chart). Sono parole di riferimento che ti richiamano emozioni, pensieri, situazioni, in due momenti: uno che chiamiamo STATO PROBLEMA attuale, del momento e uno che chiamiamo STATO DESIDERATO, come espressione positiva di cosa vorresti realizzare, come vorresti che fosse. Le parole sono libere associazioni tra loro. Crea un vocabolario di parole riferite alla tua esperienza, che possono essere utilizzate con la trance. Poi potremo usarle anche in una seconda fase con la linea del tempo, o un flusso, successivamente (V. scrive).

 

V: Ho terminato lo Stato problema.

 

M: Trova una posizione comoda e cerchiamo di staccare con l’esperienza negativa… Puoi fissare un punto verso l’alto e porre attenzione al tuo respiro e sentire come si fa calmo e regolare… puoi decidere di chiudere gli occhi e di concederti quelle sensazioni di quando ti rilassi e sentire come il tuo respiro sia sincrono con il battito del tuo cuore… e tu ti permetti di scivolare in un piacevole sonno ristoratore, godendo di questo momento, sentendo che il tuo corpo si adatta con dei piccoli movimenti, per assecondare questo rilassamento… come in un sonno ristoratore che ti fa staccare con la realtà esterna e rimanere con te stessa, con la mente completamente libera, con un piacevole senso di abbandono, allontanandoti dal mondo esterno, dal canto degli uccellini e immaginare di poterti sdraiare su quel prato verde e pensare di poter chiudere ancora una volta gli occhi… permettendo alla tua mente di sognare ancora, in quella situazione in cui ti rilassi e ti ritrovi dentro te stessa a trovare le parole giuste per descrivere ciò che desideri raggiungere nella tua vita, come in un sonno… e puoi abbandonare tutte le tue resistenze e scendere in un sonno, lasciando che la tua mente lavori per te, fiduciosa che la tua mente troverà per te le parole giuste di quello che vuoi raggiungere…

…Ti senti rilassata e libera, profondamente libera… e quelle parole riecheggiano nella tua mente… e sarà facile per te recuperarle, come quella piacevole sensazione di appagamento che ottieni ogni volta che fai le cose che desideri, le cose che ti piacciono…

… In questa condizione, lasciando che la tua mente lavori per te, ti trovi come in un sonno… come in un sonno…

 

V: Esce dalla trance.

 

M: Tutto ok?

V: Sì.

 

M: Quando vuoi scrivi le parole che ti sono venute per raggiungere il tuo stato desiderato.


V: Scrive. Ho terminato.

 

M: Riprendi un attimo il primo foglio e metti un numero in ogni casella, che ti permetta di creare un filo conduttore tra le parole che hai scritto. Fallo anche per lo stato desiderato, in modo da creare un percorso.

 

V: Descrive i suoi percorsi. INCISTANZA – INDECISIONE.

 

M: Ci sono dei momenti in cui ti senti decisa nella tua vita?

 

V: Sono decisa su ciò che non mi piace, rispetto a quello che mi piace.

 

M: Quindi l’indecisione è rispetto a quello che vuoi nella vita?

 

V: Sì.

 

M: Quando sei al fondo, come ti tiri su?

 

V: Io parto sempre da una nuova idea e ricomincio con l’incostanza e l’indecisione.

 

M: Quindi la nuova idea è il trampolino di lancio per l’indecisione?E come arrivi all’incostanza e indecisione? L’ultima volta che hai avuto una nuova idea cosa è successo?

 

V: Ricomincio il percorso.

 

M: Sì, ma cos’è che la nuova idea ha o non ha per riportarti lì?

 

V: Non riesco a realizzarla. Questa volta sembra che vada meglio delle mie aspettative, ma io mi preparo che sarà un episodio, mi preparo più strade per questo.

 

M: Ma è sempre successo?

 

V: Sì, io inizio sempre con massimo splendore, funziona per un po’ e poi si sgonfia come una bolla di sapone.

 

M: Parli di costanza e indecisione, ma in realtà le idee le hai e partono. E poi non dipende da te se le persone non tornano.

 

V: Sì, ma non m’impegno, non mi sbatto più di tanto perché le cose vadano bene.

M: Ora prendi lo stato desiderato. Hai già provato questo percorso?

 

V: Adesso, ma sono preparata a che le cose non funzionano.

 

M: Come incostanza e indecisione?

 

V: Sì, perché credo di non saper fare delle cose.

 

M: Sì, ma è strano, hai delle buone intenzioni.

 

V: Sì, ma poi sono incostante, incapace, non ho volontà, sono troppo scocciata già al pensiero che dovrò sbattermi per vedere tutte quelle persone, sono giornate pazzesche.

 

M: Ma perché lo fai?

 

V: Mah, ho pensato che quello che mi manca è il concetto di felicità; non posso essere felice, come dal lato sessuale, non posso provare piacere, mi fa paura. Un percorso così bello che mi fa paura. Mi vedo come se fossi così lontana da questo. Ho così paura di essere felice…

 

M: Ma perché non pensi di meritarla, o perché è difficile da raggiungere?

 

V: Io faccio fatica a pensarmi realizzata; le persone intorno a me non mi vedono realizzata.

 

M: Ma tu preferisci stare lì non realizzata o andartene pur di raggiungere la felicità?

 

V: Razionalmente vorrei andarmene.

 

M: Ma chi vorresti lasciare?

 

V: I miei parenti, in primis. Io sono inconcludente.

 

M: Ma ti sta bene?

 

V: No.

 

M: Sei convinta di questo?

 

V: Sì, sono convinta.

 

M: Ma non lo fai per paura di deludere tua mamma?

 

V: NO, ho fatto questo salto ultimamente. Dopo tutto quello che succede, la colpa è sempre mia, perché io sono la ribelle che fa sì che le cose vadano come non devono andare. Questo ultimo fine settimana sono stata da una parte, non sono entrata nei discorsi dei miei parenti. Ho capito questa lezione.

 

M: Quindi sta cambiando qualcosa.

 

V: Sì, ho parlato anche con mia mamma, non ho più voglia di questo accanirmi per l’unione, per la famiglia; è un’utopia, parlo troppo, mi espongo e poi la colpa è sempre mia. Anche quando mi succede qualcosa di bello devo sempre raccontare tutto in famiglia e poi, se non realizzo, devo rendere conto del mio fallimento. Così ho imparato a stare zitta. Devo iniziare a vivere la mia vita senza più condividere con qualcuno. Ma l’idea di essere felice e realizzata è bella, ma io non ci credo, non mi ci vedo.

 

M: Ma hai fiducia nelle parti tue più inconsce, che ti aiuteranno quando ci saranno le condizioni perché le cose si realizzeranno?

 

V: No, io non mi sottovaluto come persona, non sottovaluto le mie decisioni, ma non ho fiducia in me stessa, neanche delle scelte amorose, non ci credo neanche più io.

 

M: Ci sono delle contraddizioni di cui ti rendi conto anche tu. Io sono convinto che ci saranno i tempi e i modi per realizzare; devi avere fiducia. Perché non pensi di arrivare allo stato desiderato?

 

V: Io non ho fiducia in me stessa.

 

M: Quando vuoi le risorse le trovi, ma in che modo potresti darti una chance, evitando di dirti “Non ho fiducia in me stessa”?

 

V: Io non ho fiducia delle mie scelte.

 

M: Ma chi decide, scusa?

 

V: Io.

 

M: Allora le decisioni dipendono dagli altri…

 

V: No, è il mio difetto di voler condividere per forza con gli altri.

 

M: Prova ad accollarti una certa fiducia in te stessa, se te ne potessi dare.

 

V: Me ne posso dare.

 

M: Quindi pensi di potercela fare.

 

V: Sì, quando ho iniziato il nuovo lavoro mi sono detta: incontrerò persone che non mi conoscono e riuscirò al meglio. Ogni volta che esco dal mio studio la soddisfazione è incredibile, perché alle persone piaccio già da subito. Le titolari sono entusiaste ed io so di essere brava.

 

M: Ma non puoi dare le tue condizioni per non prenderti la pelle?

 

V: Sì, l’ho già fatto.

 

M: E ti sta bene?

 

V: Sì.

 

M: E ai titolari va bene?

 

V: Sì.

 

M: Allora va bene così, sentiti soddisfatta.

 

V: Sì, ma so già che non durerà.

 

M: Non darti di nuovo dei limitatori negativi.

 

V: Ma questo percorso è un po’ rigido.

 

M: Metti tra parentesi le parole che sono troppo rigide per te.

 

V: PRECISIONE

 

M: Rispetto a questo lavoro nuovo, se dovessi declinarlo in quell’ottica lì, come ti vedi?

 

V: Bene.

 

M: E’ quello che desideri? Può andare bene?

 

V: Sì.

 

M: Allora puoi lasciare indietro quelle profezie negative che ti condizionano?

 

V: Sì, anzi, ho pensato, perché non potrebbero arrivare 1000 – 2000 persone?

 

M: Sì, puoi stare in questo pensiero?

 

V: Sì, ma non riesco a fare le cose che mi vengono richieste, il volantino di pubblicità mi pesa, non ho voglia, ho altro di meglio da fare.

 

M: Perché tu nel volantino non credi? E’ sempre il problema della libertà. Non puoi darti un obiettivo di un piccolo sacrificio per avere un grande vantaggio?

 

V: Sì.

 

M: Allora qual è la parte del tuo inconscio che non vuole? Quella che non vuole essere felice?

 

V: Io sono stata abituata ad avere tutto, troppo. Non mi hanno mai detto scegli: vuoi questo o quel gioco? Me li hanno sempre comprati tutti e due, quindi non ho mai dovuto preoccuparmi di scegliere. Non so come ci si guadagna le cose.

 

M: Ma sai che se nei rapporti interpersonali non ti guadagni la fiducia non funziona.

 

V: Solo una zia “generalessa” mi ha costretta a delle scelte.

M: Allora sei riconoscente a lei.

 

V: Sì, penso che è necessario per me, a volte, avere un punto fermo.

 

M: E come potresti essere come tua zia in questo lavoro?

 

V: Oggi il volantino si fa e basta! Un minuto meno di ozio e uno in più di volantino

 

M: Che puoi portare anche da altre parti e lo farai.

 

V: Devo.

 

M: No, trasforma il devo in qualcos’altro.

 

V: Ma poi quando mi costringo a fare una cosa sono soddisfatta.

 

M: Ora smettiamo, ma il foglio dello stato desiderato lo porti a casa, quello dello stato problema non te lo do più. Ora è chiaro che ci sarebbe da lavorare con le parti, non più con me, ma con le tue parti, un percorso che ti servirà per te e per il lavoro che farai. Un percorso che ti costruisci tu per te, io suggerirò delle cose, ma proverai tu.

 

V: Sì, ma io lo sto vivendo così.

 

M: Nel frattempo prova ad usare questo “generale” per arrivare a questo piacere, questa piacevolezza. Ripercorri quel percorso anche più volte, per poter poi lavorare con le tue parti, perché queste parti non entrino in conflitto, anche se vogliono il tuo bene.