L'uomo di febbraio: facilitazione di una nuova identità in ipnoterapia. Milton Erickson

Sinora abbiamo posto in risalto che l'ipnoterapia comporta l'utilizzazione delle personali esperienze di vita del paziente e che le forme indirette di suggestione sono il mezzo con cui si evocano tali esperienze per operare il cambiamento terapeutico. Ma che cosa succede quando il paziente abbia subìto una grave deprivazione in qualche fondamentale esperienza di vita? Può il terapeuta fornirgliela vicariamente in qualche modo? I terapeuti non privi di sensibilità riconoscono da tempo il loro ruolo di genitori sostitutivi, che di fatto aiutano i loro pazienti a esperire modelli di vita e rapporti che sono andati perduti.


In questo capitolo finale esporremo qualche tipo di approccio usato da Erickson per dotare una paziente di un rapporto personale atto ad ancorarla a una più sicura realtà interiore intorno alla quale la donna potesse crearsi una nuova identità. t il caso di una giovane la cui grave deprivazione materna l'aveva portata a dubitare seriamente delle proprie capacità di madre. Attraverso una serie di regressioni d'età Erickson la visitò nelle sembianze dell' 'Uomo di febbraio': un tipo di affabile prozio che divenne amico e confidente sicuro. Un insieme di esperienze del genere la mise in grado di sviluppare un nuovo senso di fiducia in sé e di identità che la portò infine a un'esperienza rimuneratrice della maternità con i propri figli.


In realtà, nel corso della sua carriera, Erickson ha assunto il ruolo dell'Uomo di febbraio con molti pazienti. Tuttavia, in queste situazioni, i particolari del suo lavoro sono di tale complessità che egli non ha mai portato a termine nessuno dei suoi manoscritti sull'argomento. Il caso che segue costituisce pertanto una sintesi dei manoscritti originari di Erickson con i commenti di Rossi.


Invitiamo il lettore a indagare con noi alcuni degli approcci e dei temi insítí nel lavoro dell'Uomo di febbraio. In questo lavoro vi sono molti aspetti che sfuggono alla nostra comprensione. L'uso delle suggestioni indirette per l'integrazione dei ricordi ipnotici e di quelli della vita vissuta, al fine di creare una coerente realtà interiore, è un' arte che non si presta interamente all'analisi razionale. Cercheremo comunque di colmare qualche lacuna e di portare avanti l'opera, nella piena consapevolezza delle nostre manchevolezze e della necessità della creatività del lettore.


Seduta iniziale: un'ínfanzia triste

A metà della sua prima gravidanza, la moglie di un giovane dottore del nostro ospedale chiese assistenza psichiatrica a Erickson. Il suo problema era questo: pur essendo sposata felicemente e lieta d'essere incinta, temeva che le sue infelici esperienze infantili si riverberassero nell'atteggiamento che lei avrebbe tenuto verso il figlio. Dichiarò di avere "studiato troppa psicologia" e d'essersi resa conto della possibilità di sottoporre involontariamente il bambino a un trattamento iniquo, col risultato di un trauma psichico.


Spiegò d'essere stata una bambina decisamente non desiderata. La madre non aveva mai tempo per lei. Era affidata alle cure della sorella maggiore della madre, una zitella che, in cambio dell'ospitalità in casa, fungeva da bambinaia, massaia e donna tuttofare. Aveva passato quasi tutto il periodo prescolare nella propria cameretta, lasciata a se stessa, escogitando per conto proprio il modo di giocare e di intrattenersi. Ogni tanto, quando la madre dava un tè, la si chiamava per un momento per presentarla agli ospiti, si sentiva dire che era una bambina cara e graziosa, e veniva congedata. Altrimenti la madre, tra un i impegno sociale e l'altro, faceva un salto in camera sua per una visita breve e noncurante. Poi era stata mandata in un asilo speciale e in varie scuole private per l'istruzione elementare e secondaria, che veniva 'rafforzata' durante l'estate in vari campeggi. In quegli anni la madre "prendeva un po' di tempo dai pressanti impegni mondani e dai viaggi aH'estero" per vedere la figlia con la frequenza che era umanamente possibile'. Sostanzialmente lei e la madre rimasero due estranee.


Anche il padre era occupatissimo, completamente preso dai propri affari e quasi sempre in viaggio. Tuttavia nutriva per la figlia un affetto sincero e trovava spesso il tempo per portarla, sin da quando era una bimbetta, a pranzo fuori, al circo, al luna park e in altri memorabili luoghi di delizia. Le comperava i giocattoli e le regalava quanto le occorreva, in contrasto con le bambole 'terribilmente costose' di cui la madre la inondava, ma con le quali la zia non la lasciava giocare perché erano 'belle' e 'preziose'. Dalla madre aveva ricevuto "il meglio di ogni cosa", ma il padre le aveva sempre dato "tante piccole cose veramente graziose". A diciott'anni si era ribeflata all'idea di 'finire' gli studi e, con profondo dolore e risentimento della madre, aveva insistito perché la si iscrivesse a un'università statale. Il principale argomento della madre era il debito che la figlia aveva contratto con lei per averle 'praticamente rovinato' la linea con la sua nascita. Il padre, completamente dominato dalla moglie di cui tuttavia era molto innamorato, aveva appoggiato in segreto la decisione della figlia, e l'aveva assecondata e aiutata in ogni maniera possibile, cercando però di non trattarla con eccessiva indulgenza.


Il suo adattamento all'università era stato buono sotto il profilo scolastico, ma la giovane aveva l'impressione di non aver saputo sfruttare abbastanza le sue possibilità di vita sociale. AH'ínizio dell'ultimo anno aveva conosciuto un medico più vecchio di lei di cinque anni, che stava compiendo il periodo di internato, e se ne era innamorata. Un anno dopo lo aveva sposato. La madre ne era rimasta addolorata perché lo sposo non aveva una 'posizione sociale', ma il padre le aveva espresso in privato la propria approvazione.


Con questi precedenti la donna ora si chiedeva che tipo di madre sarebbe stata. La sua cultura psicologica l'aveva convinta che l'essere stata rifiutata dalla madre e la mancanza d'affetto di cui aveva sofferto quand'era bambina avrebbero avuto in qualche modo un'influenza sfavorevole sul suo atteggiamento verso il proprio bambino. Voleva sapere se sarebbe stato possibile esplorarle l'inconscio con l'ipnosi, sia per recare sollievo alle sue ansie sia per renderla consapevole delle sue manchevolezze perché potesse porvi rimedio. Chiese a Erickson di esaminare a fondo il suo problema e di fissarle un altro appuntamento quando si fosse sentito sicuro di poter far fronte ai suoi bisogni.


Seconda seduta: una catarsi spontanea

Nella seduta successiva la paziente era estremamente spaventata, angosciata, sull'orlo del pianto. Espresse in forma sconnessa la paura di nuocere al bambino, trascurarlo, prenderlo in antipatia. Temeva di sentirsene legata mani e piedi, d'essere eccessivamente ansiosa, di dedicargli un'attenzione sovracompensatrice, di farne un orrendo peso nella propria vita anziché un piacere, di perdere l'amore del marito, di non voler mai bene al figlio e così via.

 

Elaborò scarsamente su queste idee, ma in relazione a ogni possibile stadio dello sviluppo finale del bambino.

Pianse per tutta la seduta e, pur riconoscendo a livello intellettuale l'infondatezza delle proprie lacrime, dichiarò che il loro "forte carattere ossessivo" le stava causando insonnia, anoressia e gravi reazioni depressive che la terrorizzavano.

 

Se tentava di leggere o di ascoltare la radio, la pagina stampata o la trasmissione erano offuscate dai vividi, pressanti ricordi della sua infanzia infelice. Si rendeva conto del carattere esagerato, abnorme delle sue lacrime, ma si sentiva assolutamente incapace di trattenerle.

 

A parte queste innumerevoli ansie, non emerse molto sulla vera storia della paziente. La donna chiese piangendo se chi scrive la potesse aiutare, perché si sentiva sull'orlo di un collasso. Venne assicurata che si sarebbe messo a punto un piano terapeutico prima della prossima seduta.


Terza seduta: la trance interpolata, regressione d'età e amnesia

Nella seduta successiva la si rassicurò: era stato predisposto un programma elaborato, con il quale senza dubbio si sarebbero ottenuti i risultati per lei più soddisfacenti. Non era ancora possibile rivelarglielo, ma con l'ipnosi il suo inconscio se ne sarebbe fatta un'idea adeguata. A livello cosciente, le occorreva sapere soltanto che si sarebbe impiegata l'ipnosi e che, se lo avesse desiderato, si sarebbe potuto cominciare subito. Acconsentì con entusiasmo. In questa seduta si dedicarono circa cinque ore al suo training come soggetto ipnotico. Fu dato particolare risalto alla regressione d'età. La sua intelligenza e le sue ottime attitudini come soggetto ipnotico resero possibile l'elaborato training considerato necessario per la procedura programmata.


Durante il training, la si fece regredire più volte nel tempo, lentamente e con cautela, a situazioni del passato in cui chi scrive potesse inserirsi in qualche modo, direttamente o indirettamente, senza distorcerle. Così, la prima regressione fu alla seduta iniziale. Facendogliela rivivere fu possibile introdurvi con facilità un elemento nuovo che in realtà non rientrava nella situazione, ma che poteva accordarsi bene con essa. In sintonia con l'esperienza della paziente che stava rivivendo la seduta, chi scrive si limitò a osservare: "Mi consenta di interromperla per esporle un'idea che mi è venuta in mente proprio ora. Mi sembra che lei possa essere un buon soggetto ipnotico. Le rincrescerebbe chiudere gli occhi e dormire in ipnosi per qualche minuto, poi svegliarsi e continuare dal punto in cui l'ho interrotta? ". Fu inserita in tal modo una trance interpolata nel suo rivivere la prima seduta in cui non vi era stata ipnosi.


R: La prima trance ha l'effetto di dissociare la paziente dalla realtà circostante e di immetterla nel suo ambiente interiore. Quando interpoli una seconda trance nella prima la regressione della paziente all'interno di se stessa diventa ancor più profonda. La trance interpolata ha lo scopo fondamentale di distogliere ulteriormente la paziente dalla realtà esterna concomitante. E' particolarmente utile per la regressione d'età.


E: Sì, con la trance interpolata non occorre aiutare il suo ritiro dall'ambiente esterno. Quando lei tornerà alla realtà le riuscirà assai più difficile recuperare quella trance interpolata per la quale avrà un'amnesia persino in stato di trance.


R: Così la trance interpolata è un altro modo di provocare una amnesia ipnotica più profonda.


E: Nelle trance future la paziente avrà un'amnesia per la trance interpolata, ma dovrebbe ripassare per quest'ultima per avere il ricordo completo della prima trance in cui essa ebbe luogo. Durante la trance interpolata le diedi molte suggestioni positive di sostegno, che valsero a rinforzare tutti i valori positivi di quella seduta iniziale.


R: P, come una retroazione, in cui ciò che avviene dopo rinforza i valori positivi di ciò che è avvenuto prima.


E: Certo, e rinforza ciò che sta avvenendo ora per mezzo del ,passato' che ho trasferito nella seduta iniziale. Lavoro in tutte le direzioni. Nella vita quotidiana può accadere che persone sconosciute si incontrino e inizino una conversazione casuale scoprendo poi di avere qualcosa in comune nel loro passato: vacanze passate nella stessa località, provenienza dalla stessa regione o città, frequenza della stessa scuola. A volte sono liete di scoprire di avere in comune qualche conoscente e di poter condividere dei particolari più intimi della loro vita. Ora, hanno creato nel presente un saldo rapporto, interamente fondato sulle esperienze del passato.


R: Hanno creato un "mondo fenomenico in comune" (Rossi, 1972a) che ora condividono. Hanno costruito ponti associativi che ora li legano in un'amicizia. Si tratta di un comune, quotidiano processo di instaurazione di rapporti sociali: tu ora lo utilizzi per consolidare il tuo rapport con questa paziente. La trance interpolata è un modo di creare rapidamente una 'storia' positiva che rafforza le relazioni in atto.


Protezione del rapport: suggestione indiretta e possibilità contigenti

Venne poi fatta regredire a un ricevimento di un medico che stava compiendo l'intemato, al quale avevano partecipato molti ex allievi di Erickson. Nel processo di regressione le fu data la suggestione che lo avrebbe potuto incontrare in quella occasione o che qualcuno avrebbe potuto nominarlo; ciò sarebbe avvenuto con certezza allorché qualcuno le si fosse avvicinato attirando la sua attenzione e le avesse premuto delicatamente il polso. All'accadere di questo fatto imprevisto lei avrebbe potuto dare una piena risposta alla pressione sul polso e reagire in conformità al presentarsi di qualsiasi bisogno derivante dalla situazione. Questa suggestione aveva principalmente lo scopo di íntrodurre uno spunto fisico che permettesse l'immediata induzione di uno stato di trance in qualsiasi momento, persino mentre la paziente stava rivivendo eventi passati che avevano avuto luogo assai prima che ella incontrasse Erickson. Furono indotte varie regressioni del genere, favorite dalle particolari informazioni che erano state fornite in privato dal marito. Vennero utilizzate per condizionarla all'induzione di trance in qualsiasi insieme di circostanze psicologiche.


E: Con questo procedimento stavo predisponendo la protezione del rapport. Una volta, alla Clark University, feci regredire un soggetto all'età di 10 anni. Regredendo spiegò che stava facendo una commissione: doveva comperare una pagnotta per la madre. Tutti potemmo vedere il terrore sul suo volto, perché egli non conosceva nessuno in quella stanza (dove lo si stava ipnotizzando come adulto). Passai quattro ore e mezzo terribili nel tentativo di riprendere il rapport con lui perché il soggetto aveva paura di me, come aveva paura di chiunque altro. Ne trassi l'ammaestramento che per l'avvenire avrei dovuto avere un modo secondario per stabilire il rapport con il soggetto, per esempio toccargli un polso. P- un gesto, per altri versi privo di significato, che richiama l'attenzione. Difficilmente il soggetto riesce a incorporarlo nel modello di comportamento dell'età alla quale è regredito.


R: Non dicesti direttamente alla paziente che la pressione sul suo braccio era un segnale perché entrasse in trance o perché prestasse attenzione alle suggestioni che le stavi dando.

E: Se glielo avessi detto direttamente, avrebbe potuto rifiutarlo. Perciò lo inserii in una cornice indiretta di possibilità contingenti; si sarebbe potuto dare il caso che mi incontrasse. Qualcuno le si sarebbe avvicinato; lei avrebbe potuto rispondere appieno alla pressione sul polso e reagire in conformità al presentarsi di qualsiasi bisogno derivante dalla situazione. Si tratta di espressioni (le parole in corsivo) assai vaghe. Non vi è in esse né richiesta né minaccia, e quindi non c'è alcun bisogno di resistervi o di respingerle.


R: Nella vita quotidiana in genere non rifiutiamo le possibilità indefinite. Al contrario, possibilità e contingenze suscitano di solito in noi un senso di stupore, di riflessione e di attesa. Le possibilità danno in realtà l'avvio dentro di noi a pressioni di ricerca inconscia che può far scattare utili processi inconsci. Dicendo: "Qualsiasi bisogno derivante dalla situazione", si coprono tutte le possibilità, compresa qualsiasi suggestione si dia alla paziente. In questo modo le si dà la forma più generica di suggestione indiretta.


E: Una forma estremamente generica che la paziente può colmare con il suo specifico modo di vedere.


L'interpolazione di nuove esperienze di vita: l'Uomo di febbraio

La paziente venne istruita a porre in atto nel modo migliore ampie regressioni, che avevano semplicemente lo scopo di creare lo sfondo e la situazione generale per l'interpolazione di nuove risposte comportamentali. La si fece regredire a situazioni del passato e quello schema di riferimento fu impiegato unicamente come background nel quale poter interpolare il nuovo comportamento ipnotico. Quando fu completato il training sufficiente a ottenere delle buone risposte, la paziente fu fatta regredire all'infanzia, all'età di quattro anni. Fu scelto il mese di febbraio perché era quello del suo compleanno. Venne orientata alla stanza di soggiorno della sua infanzia, in atto di passeggiarvi semplicemente. Passeggiava spesso in soggiorno. Poiché lo stato di regressione era limitato a quell'atto, esso avrebbe costituito solo uno schema di riferimento. Si sarebbe potuto arrestare la passeggiata e inserire in quell'ambiente un nuovo comportamento senza alterare o falsificare la situazione. Così il nuovo comportamento che vi veniva ímmesso avrebbe potuto essere riferito, sotto l'aspetto temporale, agli eventi del periodo al quale la paziente era regredita.


Quando si destò sonnambulicamente in questo stato regredito, fu salutata da Erickson con queste parole: "Ciao piccola. Sei la bambina del tuo papà? Io sono un amico del tuo papà e lo sto aspettando perché mi deve parlare. Ieri mi ha detto che un giorno ti ha portato un regalo che ti è piaciuto molto. Anch'io voglio bene al tuo papà. NE ha detto che presto sarà il tuo compleanno e scommetto che ti farà un regalo bellissimo". Seguì un silenzio in cui Erickson, con fare apparentemente distratto, apriva e chiudeva con colpi secchi il suo orologio a doppia cassa, senza fare alcun altro tentativo di farla conversare né di attirare la sua attenzione. La paziente dapprima lo guardò, poi prese a interessarsi dell'orologio: allora Erickson se lo portò all'orecchío e disse che faceva un bellissimo 'tic-tac'.


E: "Ciao, piccola" le assegna un ruolo ipnotico.

R: In quel primo istante in cui lei apre gli occhi in trance sonnambulica tu rinforzi immediatamente la regressione d'età in modo che non vi siano dubbi al riguardo. Ti vedrà come dottor Erickson o come qualche persona del suo passato a lei sconosciuta? Il modo in cui la saluti la orienta nel passato.


E: E nel suo passato c'è stato qualcuno che le ha parlato proprio così.


R: Attiri opportunamente la sua attenzione giocando con l'orologio. 2 quello che ci vuole per una bambina di quattro anni; non ti inserisci in una forma diretta o esigente. Ti comporti proprio come si sarebbe comportata una persona in visita a casa sua quando lei era bambina.


La pressione sul polso come segnale non verbale per metasuggestioni di orientamento dello stato sonnambulico


Dopo qualche minuto le si diede la suggestione che forse le sarebbe piaciuto fare scattare l'apertura della cassa o ascoltare l'orologio. Mosse timidamente il capo in segno di assenso e tese la mano. Prendendole il polso come per aiutarla, Erickson le porse l'orologio. La paziente lo guardò e ci giocò. Le si diede allora la suggestione che, se lo avesse ascoltato per un momento, le sarebbe venuto sonno. Seguì l'osservazione che tra poco Erickson sarebbe dovuto andare a casa, ma che un giorno o l'altro sarebbe tornato e, se lei lo avesse desiderato, avrebbe portato l'orologio perché potesse aprirlo e chiuderlo, e ascoltarlo.


La paziente annuì di nuovo con il capo e la mano con cui teneva l'orologio le fu guidata verso l'orecchio. Le fu premuto leggermente il polso e le furono date suggestioni di trance, accompagnate dalla suggestione che Erickson sarebbe tornato ancora, forse l'estate prossima, e forse lei lo avrebbe riconosciuto.


E: Era necessario che io me ne andassi da casa sua. Posi termine all'interpolazione di quell'esperienza di vita con un'opportuna pressione sul polso (cioè guidandole verso l'orecchio la mano con cui teneva l'orologio) e dandole la suggestione che ascoltandolo le sarebbe venuto sonno.


R: Farla addormentare è un comportamento che bene si addice a una bambina di quattro anni che ascolta il ticchettio dell'orologio, e il suo sonno ti permise di andartene. Ti permise anche di darle la suggestione postipnotica che forse l'avresti rivista l'estate prossima e che forse ti avrebbe riconosciuto. Sono possibilità appropriate alla sua età perché un bambino di quattro anni può non riconoscere un amico dopo un anno. Ma perché le desti il segnale del rapport premendole il polso quando aggiungesti queste suggestioni?


E: Benché fosse in una trance sonnambulica, sarebbe stata necessaria un'ulteriore ipnosi per alterare quello stato al fine di indurre altri fenomeni.


R: Capisco. Persino durante lo stato di sonnambulismo occorre uno speciale rapport per mandare a effetto suggestioni importanti. La pressione del polso è un segnale di orientamento alle metasuggestioni che userai per guidare lo stato di sonnambulismo; la avverte che sono in arrivo suggestioni importanti. Ho avuto delle difficoltà lavorando con qualche soggetto talmente ostinato durante la trance sonnambulica che a mala pena riuscivo ogni tanto a intervenire nel discorso. Come bambini egocentrici questi soggetti prendevano subito in mano la situazione e vivevano esternamente un'esperienza interiore senza che io riuscissi a mettermi in contatto con loro. Può essere un'ottima cosa ai fini di una catarsi, ma non consente al terapeuta di interpolare nuove esperienze come stai facendo qui.


E: Ci vuole un altro schema di riferimento ipnotico per orientarla a ricevere suggestioni importanti senza definirlo come tale e senza modificare il mio ruolo di persona estranea, amica di papà.


R: Tipicamente, nella classica regressione d'età ci si limita a far rivivere un'esperíenza di vita del passato. Si fa assegnamento sulla catarsi, o processo di desensibilizzazione, come mezzo terapeutico per risolvere emozioni represse di traumi della vita.


E: In questo modo non si aggiunge nulla, mentre qui io sto aggiungendo qualcosa al passato.


R: A questo mira tutto il tuo procedimento. Tu la fai regredire per instaurare uno schema di riferimento nel quale poter interpolare esperienze di vita terapeutiche. Aggiungi nuove esperienze al cumulo dei suoi ricordi; aggiungi nuovi elementi sul contatto umano che in realtà le mancavano.


E: Possiamo far credere a qualcosa che non esiste se lo ripetiamo abbastanza spesso. Ecco perché ho dovuto procurarle molte esperienze con me, in veste di Uomo di febbraio. Do realtà a una cosa inesistente.


R: Che diventa 'reale' come realtà interiore. Con questo approccio riesci a modificare il sistema di credenze della paziente: non puoi cambiarle veramente il passato, ma puoi cambiare quello che lei crede circa il proprio passato.


E: Possiamo cambiare credenze e valori. Non si tratta di credere a menzogne, quanto piuttosto di scoprire più cose. I pazienti credono alla loro realtà limitata sino a quando ne ne scoprono una più ampia.


R: Mi chiedo se la "scoperta di una realtà più ampia" si possa equiparare alla creazione di una consapevolezza nuova. Tuttavia, qui resta un interrogativo fondamentale. Tu stai veramente (1) aggiungendo qualcosa di nuovo alla personalità, oppure (2) semplicemente aiutando la paziente a scoprire e a esperire uno schema naturale, intrinseco di contatto umano (il rapporto archetipico figlio-genitore) di cui aveva un enorme bisogno e che desiderava ardentemente? La teoria dell'utilizzazione darebbe rilievo alla seconda alternativa; tu stai strutturando circostanze che le consentano di suscitare e utilizzare modelli comportamentali intrinseci (specifici del genere umano) che devono esprimersi per avere uno sviluppo normale. Ma aggiungi certamente un nuovo contenuto nella cornice di questo comportamento intrinseco.


La prosecuzione delle esperienze con l'Uomo di lebbraio: convalida
della realtà storica dell'esperienza avuta in regressione d'età

Si permise poi alla paziente di trascorrere circa un quarto d'ora in

profondo sonno ipnotico. Questo sonno rappresentò l'intervallo di

tempo in cui potevano aver luogo la mia partenza e infine il mio ritorno (secondo le suggestioni che le erano state date). Le fu di nuovo premuto delicatamente il polso con la suggestione che sarebbe stata meglio in giardino, perché i fiori stavano sbocciando per la prima volta dall'epoca del suo compleanno, lo scorso inverno, e forse sarebbe tornato l'amico di papà. In ogni caso avrebbe potuto aprire ben bene gli occhi per vedere i fiori. La paziente li spalancò e chiaramente gioì delle proprie allucinazioni visive mentre chi scrive, standole alle spalle, la salutò con queste parole: "Ciao piccola. Ti ricordi di me?". Lei si voltò, lo guardò attentamente, sorrise e disse: "Sei l'amico di papà". Le fu risposto: "E io ricordo il tuo nome. Ti chiami R.". In questo modo Erickson si inserii stabilmente nel suo passato come una figura effettiva senza violarne o distorcerne le realtà, ma unicamente aggiungendovi qualcosa con un semplice processo di associazione temporale. Fu quindi iniziata una conversazione casuale a livello infantile sui fiori rossi, rosa e gialli (lei diceva che erano tulipani), quindi la paziente chiese a Erickson se avesse l'orologio e tutto si svolse sostanzialmente allo stesso modo di prima. Furono create molte altre situazioni simili perché l'intrusione di Erickson nel suo passato potesse avvenire senza infirmare lo stato di regressione. Le si fornì un'estesa esperienza con l'Uomo di febbraio, una figura che si radicò sempre più nella storia della sua vita.


E: Nella seduta iniziale ero venuto a sapere che la casa in cui abitava da bambina aveva un gran giardino, pieno di fiori rossi, rosa e gialli. Volli convalidare ulteriormente gli aspetti storici dell'esperienza fingendo di non ricordare chiaramente la mia visita precedente. Con quanta chiarezza ricordiamo un'esperienza dell'anno prima? Di due anni prima? Di quattro anni prima? Introdussi anche dei punti di vista mutevoli. Quando la bambina cresce, la sua visione delle cose cambia. Le dicevo: "La prima bambola che hai avuto era proprio carina". "Ti ricordi con quanto entusiasmo sei andata per la prima volta al circo?". Potevo fare alla ragazzina di dieci o dodici anni osservazioni di questo genere sulla bambina di sei anni.


R: Tra le esperienze di trance ai vari livelli d'età gettavi dei ponti associativi che davano realtà storica alle visite che le facevi.


La suggestione postipnotica indiretta

Infine fu fatta entrare in una trance profonda e le furono date ampie suggestioni postipnotiche perché avesse una completa amnesia per tutto ciò che era avvenuto mentre era in ipnosi e perché continuasse a collaborare. Le fu premuto leggermente il polso e le fu detto: "Ora lei ha eseguito il suo compito. Voglio che entri in una profonda trance in questo momento. Voglio che assapori un buon riposo. Voglio che al risveglio si senta ristorata, a suo agio nella sensazione d'essere perfettamente desta, pronta a iniziare le attività di una nuova giornata".


E: L'ultima suggestione, "pronta a iniziare le attività di una nuova giornata", implica che la paziente sarà pronta a compiere dell'altro lavoro; siamo soltanto agli inizi.


R: Ecco in che modo implichi anche un'amnesia postipnotica senza dirle direttamente che non avrebbe ricordato. Poi avresti potuto farla entrare di nuovo in trance per un'altra esperienza con l'Uomo di febbraio.


Il tempo occorrente per il lavoro ipnotico

Nelle sedute successive, che di solito duravano più ore, si seguì essenzialmente lo stesso procedimento.


E: Dovevo avere a disposizione più ore per farle avere un'esperíenza con l'Uomo di febbraio a un dato livello d'età, poi lasciarla riposare e farle avere un'altra esperienza a un livello d'età diverso. Il tempo può essere dilatato e compresso, ma è pur sempre necessaria una certa quantità di tempo reale per compiere un lavoro accurato. Dapprima non sappiamo quali siano le vere capacità del paziente: abbiamo bisogno di tempo per esplorarle.


L'integrazione di ricordi ipnotici e della vita reale: creazione di una coerente realtà interiore


Su questo modello furono condotte numerose sedute ipnoterapeutiche. La paziente venne fatta regredire a più periodi diversi della propria vita, di solito in progressione cronologica, badando che la situazione creata non risultasse in contrasto con le effettive realtà del passato. Per esempio una volta, dopo essere regredita all'età di nove anni, la paziente manifestò un profondo stupore quando, aprendo gli occhi, vide Erickson. La si interrogò con circospezione e si venne a sapere che stava effettuando la sua prima visita a un lontano parente, dal quale era arrivata proprio la sera precedente. Con qualche domanda Erickson riuscì a ottenere informazioni sufficienti a orientarlo sulla situazione e poté dichiarare d'essere un amico di affari di quel parente. In tal modo gettò le indispensabili fondamenta della propria successiva ubiquità nelle esperienze di vita della paziente. A farle accettare tale ubiquità contribuì la circostanza che entrambi i genitori si recavano continuamente in viaggio, spesso senza preavviso, e avevano innumerevoli conoscenti e amici. Era quindi facile immaginare che ne avesse anche Erickson, come 'amico di papà'. Era anche molto importante il fatto che l'Uomo di febbraio conoscesse varie città in cui la paziente era stata e che, al pari di lei, avesse studiato psicologia: tutto ciò fornì un ampio background che le permise di accettarlo senza discutere. Con la prosecuzione del procedimento si ridussero al minimo gli espedienti tecnici per ottenere un comportamento responsivo e si riuscì a porre in atto nel giro di un'ora una dozzina di stati regrediti. Furono tutti utilizzati per ottenere dalla paziente un resoconto su cose e atteggiamenti del periodo al quale l'aveva riportata la regressione, come pure su ciò che allora lei si attendeva o prevedeva. Gli eventi previsti servirono egregiamente a Erickson per dirigere gli stati di regressione verso periodi più 'sicuri'. Tuttavia occorreva fare attenzione perché non sempre le previsioni si avveravano. Spesso però la 'visita' era dedicata al racconto di quanto era successo dopo l'ultima 'visita', cioè dopo la regressione precedente. La paziente imparò a considerare Erickson un ospite assiduo e un amico fidato, a cui poter raccontare ogni segreto, gioia e dolore, e con cui condividere speranze, timori, dubbi, desideri e progetti.


Di quando in quando era necessario indurre un'ampia amnesia, che cancellasse varie 'visite', e farla regredire a un'età precedente per riesaminare più a fondo un periodo già preso parzialmente in considerazione. Poteva accadere che qualche improvviso mutamento della sua vita, non previsto in una precedente regressione d'età, si fosse consolidato prima del periodo della regressione successiva, creando in tal modo una situazione in contrasto con cognizioni ormai radicate. In questi casi si eliminava con suggestioni di amnesia l'ultima regressione d'età e si induceva una nuova regressione, a un'epoca precedente, per permettere l'acquisizione di dati pertinenti.


R: Cercavi con molta attenzione e in larga misura di integrare ricordi ipnotici e ricordi reali, in modo da fonderli in una coerente realtà interiore. Ciò assicurava il permanere dei nuovi atteggiamenti che andavi promuovendo in lei. Se vi fosse stata contraddizione e mancanza di coerenza tra i ricordi ipnotici e quelli reali, i processi autocorrettivi che stavano avvenendo nell'inconscio


avrebbero avuto la tendenza a eliminare gradualmente le suggestioni ipnotiche come intrusioni estranee. Può essere questo il motivo per il quale molto lavoro ipnotico ha avuto in passato un effetto soltanto temporaneo o parziale. Le suggestioni dirette date al paziente mentre si trova in stato di profondo sonnambulismo non vengono programmate nella mente in modo rigido, una volta per tutte. La mente umana è un processo dinamico che si corregge, si modifica e si riformula in continuazione. Le incoerenze sono elaborate in maniera soddisfacente o sono espresse come 'problemi' (complessi, nevrosi, sintomi psicosomatici, ecc.). Quindi non c'è nulla di magico o misterioso nell'efficacia del tuo approccio: esso si basa su un accuratissimo e approfondito lavoro di integrazione dei ricordi reali nell'esperienza ipnotica.


La promozione degli atteggiamenti terapeutici: una terapia delle prospettive esistenziali: sogni e ipnosi


La costante e continua esperienza d'essere rifiutata dalla madre offriva molte occasioni per la riorganizzazione delle emozioni e delle cognizioni della paziente. Procedendo in questo modo Erickson assunse un ruolo ispirato ad amicizia, comprensione, interessamento e obiettività, che gli dava la possibilità di chiederle come avrebbe potuto valutare in seguito una data esperienza. Così, esprimendo il proprio dolore per la rottura di una bambolina di porcellana di poco prezzo che le aveva dato il padre e che le stava molto a cuore, la paziente poté dichiarare che, quando fosse cresciuta e diventata madre a sua volta e la sua bambina avesse rotto una bambola, si sarebbe resa conto che in ciò non vi era nulla di 'spaventosamente grave', ma avrebbe saputo che cosa provava la sua bambina. Così pure considerava un'esperienza completamente e profondamente distruttiva la sua caduta durante un ballo negli anni dell'adolescenza. Tuttavia fu pronta a capire l'osservazione di Erickson: certo, era giusto che nel presente la giudicasse come tale, ma al tempo stesso doveva capire che in futuro avrebbe potuto considerarla come un fatto secondario, assolutamente senza importanza, forse persino divertente. Si esaminò la sua prima infatuazione giovanile, il fatto d'essere stata piantata dal ragazzo e il suo enorme bisogno di capire se stessa in relazione a quell'evento. Si parlò anche della sua decisione di continuare gli studi, di entrare all'università, della scelta della facoltà, delle sue lotte scolastiche e della sua limitata vita di società. L'incontro con l'uomo che era diventato suo marito, i dubbi e le incertezze nei suoi confronti, il fidanzamento infine deciso e l'atteggiamento tenuto dalla madre verso di lui, verso il matrimonio e in seguito verso la sua gravidanza, tutto ciò fu narrato a Erickson con dovizia di particolari in racconti 'in contemporanea' di quanto le stava succedendo. Le furono anche fatti rivivere e discutere con l'Uomo di febbraio molti altri casi in cui era stata rifiutata, trascurata o delusa dalla madre e dal padre. Anche ricordi reali felici furono rivissuti e integrati con ricordi ipnotici per ottenere una loro ampia fusione.


R: Ormai, ogni qual volta si fosse trovata in una situazione traumatíca della vita, la paziente avrebbe potuto discuterla con l'amico del padre, l'Uomo di febbraio. Di fatto in quei momenti diventavi un terapeuta. P, una faccenda curiosa: tu, il suo attuale terapeuta, diventavi il terapeuta del suo passato e l'aiutavi a superare le situazioni difficili della sua vita a mano a mano che si presentavano. Ho notato qualcosa di simile nei sogni. Certi pazienti sembrano rivivere i loro sogni, ma correggono gli aspetti traumatici del loro passato con le loro prospettive adulte del presente (Rossi, 1972a; 19730. Ecco un'altra indicazione dell'aspetto autocorrettivo della psiche, che ha in atto un processo ininterrotto di riformulazione e risintesi di se stessa per conseguire uno schema di funzionamento più integrato. Tu utilizzi e promuovi questo aspetto risintetizzante della funzionalità psichica con il tuo ruolo di Uomo di febbraio. Fai con l'ipnosi ciò che avviene spesso in modo naturale durante i sogni.


E: Sì. [Ricorda qualche suo sogno in cui l'adulto dottor Erickson osservò se stesso bambino (Erickson, 1965a)]. I sogni ci offrono l'occasione di rivivere eventi passati e valutarli criticamente secondo una prospettiva adulta.


R: I sogni sono processi autoterapeutici che aiutano la mente a correggersi e a integrarsi. Credo anche che nei sogni si operi la sintesi di nuove realtà fenomenologiche che diventano la base di nuovi modelli di identità e di comportamento (Rossi, 1971; 1972a, b; 1973a, b, c).


Un'inversione di alcune realtà: approfondimento dello schema di riferimento terapeutico


Verso la fine di quest'ampio riassestamento dei suoi atteggiamenti nei confronti del passato fu rievocato un nuovo ricordo: la sua segreta risoluzione, anni prima, di avere un'anestesia ipnotica se si fosse sposata


e avesse dovuto partorire. Mentre riconsiderava ora questa possibilità, ricevette dalla madre una lettera di preavviso con la richiesta di non usare mai la parola 'nonna': insomma, un rifiuto del bambino prima ancora che nascesse. Questa lettera accrebbe di nuovo le ansie e le paure della paziente.


Per affrontarle fu introdotta una variante nel nostro procedimento ipnotico: dapprima si indusse un'amnesia generale per tutto il lavoro ipnotico effettuato in precedenza, quindi la si invitò di nuovo a parlare delle sue ansie e paure. Come v'era da attendersi, in questo stato la paziente fece un racconto simile a quello in cui aveva esposto i propri problemi prima di iniziare l'ipnoterapia.


Poi fu indotta una nuova trance in cui l'amnesia le fu tolta e venne fatta regredire a una settimana prima dell'arrivo della lettera della madre. In questo stato di ipnosi le fu chiesto di ricordare tutte le visite che le aveva fatto per anni l'amico di papà, le chiacchierate e le discussioni avute con lui. Mentre ricordava queste numerose visite e le conversazioni cui avevano dato luogo, le si diede la suggestione di esaminare le sue piccole preoccupazioni presenti alla luce di tutti quei precedenti, considerati nel loro insieme. Il fatto di porre in correlazione queste sue idee malinconiche con il passato come lo vedeva adesso originò in lei un insight e una comprensione sorprendenti, e una sensazione di benessere emotivo.


Avendo ristabilito i nuovi atteggiamenti ottenuti con il lavoro ipnotico, Erickson riportò la paziente in stato di regressione al periodo immediatamente successivo all'arrivo della lettera materna. Dopo avere espresso qualche assennata opinione sul problema della madre, le chiese di reagire come avrebbe fatto se non avesse inserito nel suo modo di pensare "tutto quello che sapeva del suo passato". Le disse di riflettere ad alta voce all'effettiva possibilità di ampliare queste sue reazioni, sino a farsi cogliere da paure e ansie esagerate, semplicemente per "mancanza di comprensione nel suo modo di pensare", e la sollecitò a esternare tali ansie "in via congetturale". La paziente allora le espresse verbalmente con le parole che, secondo lei, avrebbe potuto usare se "non avesse pensato in modo intelligente". Quest'ipotetico resoconto fu identico a quello reso originariamente, proprio prima che avesse inizio la terapia, e alla narrazione fatta in completa amnesia di tutto il lavoro ipnoterapeutico. Ma fu presentato, appunto, come un resoconto 'ipotetico', assolutamente diverso dalla nuova realtà della sua vita emotiva, la quale ora includeva i nuovi schemi di riferimento che la paziente aveva sviluppato con I'Uomo di febbraio.


Allo stesso modo furono utilizzati successivi stati di regressione. Le 'congetture' della paziente circa la possibilità di esagerare i propri timori

originarono ogni volta racconti simili a quello iniziale, fatto prima dell'ipnoterapia. Queste congetture erano sempre in netto contrasto con i suoi 'veri atteggiamenti' sviluppati con l'aiuto dell'amico di papà, l'Uomo di febbraio. Ormai lei attingeva ampiamente alla sua 'vera' storia passata, con tutte le esperienze con l'amico di papà che vi erano state interpolate. Durante questo periodo emerse una parte enorme della sua storia passata chiaramente attinente al suo intero problema attuale. Con il protrarsi di questo tipo di attività, la paziente sviluppò degli insigbt considerevolmente correttivi.


R: Ecco una svolta ingegnosa: quella che in origine era una realtà penosa diventa ora il 'resoconto ipotetico', mentre i nuovi atteggiamenti introdotti dall'ipnosi diventano la realtà stabile. Ossia, la paziente ora accoglie la più ampia disposizione a comprendere, acquisita grazie all'Uomo di febbraio, come la sua 'vera' visione delle cose, mentre considera il suo comportamento precedente come un semplice resoconto ipotetico sulla brutta situazione in cui si sarebbe potuta trovare se "non avesse pensato in modo intelligente". Con questo procedimento la si può aiutare a integrare lo schema di riferimento dell'Uomo di febbraio a un livello anche più profondo. Ed è proprio ciò che avviene, perché la paziente è già in stato di ipnosi profonda quando avverte questo capovolgimento di realtà.


Il termine della terapia: integrazione finale cosciente di tutto il lavoro compiuto in trance


Infine, a mano a mano che progrediva in questo senso, la paziente prese a parlare con sempre maggior frequenza, mentre era in trance, dell'anestesia ipnotica per il suo parto. Venne rassicurata che, con il passare dei mesi di gravidanza, ogni sua ansia sarebbe stata con assoluta certezza compresa esaurientemente e senza traumi, divenendo in tal modo una esperienza risolta e lasciando il posto alla consapevolezza che avrebbe comunque incontrato qualcuno che le avrebbe insegnato a capire felicemente se stessa. Poiché la paziente era in regressione d'età, era implicito il riferimento a Erickson come alla persona che lei avrebbe incontrato in futuro. In questo modo avrebbe ricevuto un training per diventare un ottimo soggetto ipnotico e quindi avrebbe potuto porre in atto la decisione presa al college di effettuare il parto in ipnosi.


La terapia ebbe fine in modo piuttosto semplice. La paziente fu fatta regredire al momento in cui si stava preparando a compiere la sua prima


visita nello studio di Erickson, il quale le assicurò - sempre nel ruolo dell'amico di papà - che il viaggio sarebbe pienamente riuscito in moltissimi aspetti, assai più di quanti lei potesse attendersi. Poi la scena venne spostata allo studio e la paziente fu sbalordita al trovarvi Worno di febbraio. Anche Erickson si mostrò sbalordito! La presenza di lui la sconcertava: disse che era venuta a trovare il dottor Erickson. La si assicurò che lo avrebbe visto e che egli sarebbe venuto incontro a tutti i suoi desideri, ma lei prima avrebbe dovuto dormire profondamente per qualche minuto. Durante questa trance fu impiegata una mezz'ora per darle le istruzioni affinché, dopo il risveglio, ricordasse in ordine cronologico, a partire dalla prima, ogni sua esperienza di trance, con tutti gli insight e i modi di vedere sino alla data attuale, quale risultava dal giornale che si trovava sulla scrivania. Alla conclusione della seduta le si disse di dedicare lietamente qualche giorno al riesame dei propri ricordi, con la certezza che avrebbe capito, ricordato e accettato, in modo pienamente adattívo, tutto il passato. Quanto all'anestesia ipnotica, ci poteva contare, ma i particolari sarebbero stati messi a punto nella prossima seduta.


R: Vi fu così una sommatoria per l'integrazione finale cosciente di tutta la sua terapia. Ora la paziente sa che tu hai assunto il ruolo dell'Uomo di febbraio, hai ribaltato le sue realtà e così via. Eppure ciò non pregiudica l'efficacia dei nuovi atteggiamenti e schemi di riferimento che lei ha messo a punto con il tuo aiuto. Come mai? Perché, dopo i tuoi tentativi incredibilmente complessi di creare un nuovo schema di riferimento, integrarlo, approfondirlo, termini la terapia scoprendo completamente le tue carte?


E: Perché può darsi che abbia fatto qualche errore e che ne abbia fatti anche lei. Vogliamo essere sicuri che tutti gli errori vengano corretti.


R: Non temi di distruggere il tuo lavoro terapeutico perché l'hai realmente aiutata a costruire nuovi schemi di riferimento e modi di capire che hanno modificato terapeuticamente la sua vita emotiva. C'è un netto contrasto fra questo caso clinico e quelli in cui preferisci mantenere un'amnesia per tutto il lavoro ipnoterapeutico. Che differenza c'è?


E: Per alcune personalità l'amnesia è necessaria, per altre no. Lo si capisce con l'esperienza clinica.


R: I pazienti che a tuo giudizio hanno nei confronti della terapia atteggiamenti consci distruttivi possono far meglio con un'amnesia.

E: In realtà a questa paziente fu lasciata una certa amnesia per le emozioni negative che provava verso la madre. Con la mia ultima suggestione la invitavo a "dedicare lietamente qualche giorno al riesame dei propri ricordi, con la certezza che avrebbe capito, ricordato e accettato, in modo adattivo, tutto il passato". Ciò le precludeva qualsiasi regressione nelle ansie e negli affetti catastroficamente negativi che avvertiva prima della terapia.


Il training per l'analgesia ostetrica: esame catamnestico dopo due anni

Qualche giorno dopo, nella seduta successiva, la paziente si disse interessata soprattutto a riflettere sul proprio parto in ipnosi. Dopo averne discusso a lungo con il marito, il quale per lo più si limitava ad ascoltare, aveva deciso per l'analgesia, se fosse stato possibile ottenerla. Disse che avrebbe desiderato provare nel parto sensazioni simili a quelle che provava da bambina inghiottendo una ciliegia intera o un pezzetto di ghiaccio, di cui seguiva tranquillamente e con interesse la discesa verso l'esofago. Le sarebbe piaciuto sentire allo stesso modo le contrazioni delle doglie, seguire la discesa del bambino lungo il canale del parto, avvertirvi un senso di distensione. Voleva avere tutte queste sensazioni senza quella del dolore. Quando si parlò della possibilità di una episiotomia, disse che avrebbe voluto avvertire senza dolore la sensazione del taglio e poi quella della sutura. Quando le si chiese se volesse provare in qualche momento un po' di dolore, tanto per averne l'idea, rispose: 'T dolore non dovrebbe entrare per nulla nella nascita di un bambino, che è una cosa meravigliosa. Ma ci hanno insegnato a credere nel dolore. Io voglio avere il bambino come sarebbe giusto averlo. Non voglio che la mia attenzione sia distratta, anche un solo minuto, dal pensiero del dolore". Pertanto, per venire incontro ai suoi desideri, le fu insegnato ad avere un'an-inesía ipnotica completa. (Di solito si adotta un procedimento per gradi: dall'intorpidimento all'analgesía, all'anestesia). Poiché in questo caso l'obiettivo principale era l'analgesia, fu indotta un'ampia anestesia, che fu poi trasformata sistematicamente in analgesia. (t dubbio che tale trasformazione sia riuscita completamente, ma in questo modo fu possibile esaudire i desideri della paziente e l'eventuale anestesia residua non fece che integrare l'efficacia dell'analgesia).


Quando fu sufficientemente istruita per superare i vari test clinici di analgesia, fu sottoposta a un training estensivo per lo sviluppo di una profonda trance sonnambulica postipnotica "con un'analgesia dello stesso tipo e grado di quella che aveva appreso poco prima", in modo di non aver bisogno, al momento del travaglio, di alcun ulteríore contatto con Erickson. Fu anche aggiunto che, al termine del travaglio, si sarebbe ridestata con il pieno e immediato ricordo dell'intera esperienza. Poi, tornata nella sua stanza, si sarebbe addormentata per un paio d'ore in un sonno tranquillo e ristoratore, al termine del quale il suo soggiorno in ospedale sarebbe stato quanto mai gradevole, rallegrato da lieti progetti per l'avvenire.


Circa sette settimane dopo il parto, la paziente venne a far visita a Erickson col marito e il neonato. Disse che, giunta in ospedale, era entrata in una trance sonnambulica. Il marito assisté al travaglio e al parto. Ella aveva parlato liberamente con lui e con l'ostetrico, descrivendo loro con molto interesse le contrazioni delle doglie. Si era accorta che le stavano praticando un'episiotomia e aveva visto la testa del bambino affiorare dal canale del parto, la sua fuoriuscita completa e la sutura dell'episiotomia - tutto senza provar dolore. L'espulsione della placenta provocò da parte sua la domanda se vi fosse un gemello perché ne "sentiva scendere un altro". Quando le dissero di che cosa si trattava, riuscì a ridere del proprio errore. Contò i punti di sutura e chiese al medico se non avesse 'barato' somministrandole localmente un anestetico, giacché sentiva l'ago, ma con un intorpidimento indolore simile al torpore che si avverte nella guancia dopo l'anestesia locale, dal dentista. Fu sollevata quando le si rispose che non era stata praticata alcuna anestesia locale.


Le fu presentato il bambino, lo guardò attentamente e chiese il permesso di svegliarsi. Aveva ricevuto l'istruzione d'essere pienamente in rapport con il marito e l'ostetrico, e di fare quanto fosse stato necessario per far fronte alla situazione. Pertanto, ignorando come stessero le cose, aveva badato a sopperire all'esigenza di adeguarsi alla situazione assicurandosi che essa non presentasse controindicazioni al suo risveglio. Guardò di nuovo attentamente il neonato. Poi, dopo aver detto al marito che ricordava completamente l'esperienza del parto e che tutto era avvenuto secondo i propri desideri, dichiarò improvvisamente di aver sonno. Prima di uscire dalla sala parto era già profondamente addormentata e dormì per un'ora e mezza. Il suo soggiorno in ospedale fu felicissimo.


Un paio d'anni dopo annunciò a Erickson che stava aspettando un altro figlio e gli chiese se potesse esserle impartito "un corso di aggiornamento, per sicurezza". A sopperire ai suoi bisogni bastò una sola seduta di circa tre ore, buona parte delle quali furono impiegate per acquisire informazioni sui suoi adattamenti che furono trovati eccellenti sotto ogni aspetto.

 

 
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