"L'IPNOSI: UNA CURA PER LA MENTECORPO"

 

Quanto potete leggere é formato da parti differenti che a mano a mano si vanno ad approfondire e specializzare nei contenuti come nella forma a voi ed al vostro interesse proseguire o fermarvi buona lettura.

 

 

Indice

Apertura

 

Primo approfondimento

 

Secondo approfondimento

 

Galleria dei riferimenti per autori sull'ipnosi

 

Galleria dei riferimenti per autori sul costruttivismo ed in generale

 

Lavoro completo sugli sviluppi del costruttivismo

 

E la mia voce ti accompagnerà senza pretese dolcemente ti condurra verso le tue conoscenze coem le tue esigenze facendo affiorare qua e la interessi passioni volontà assopite.

 

Apertura

"La più grande rivoluzione della nostra generazione è la scoperta che gli esseri umani, modificando l'atteggiamento interiore della loro mente, possono cambiare gli aspetti esteriori della loro vita."

William James.

 

Racconta una parabola che quando il dio ecologico (si può intendere il significato della parola ecologia come segue: ecos=casa, ambiente, logos=logica, coerenza cognitiva) guarda giù e vede la specie umana peccare contro la sua personale ecologia - o per cupidigia, o perchè prende scorciatoie, oppure perchè muove passi nell'ordine sbagliato - sospira, e "involontariamente" manda malattie psicosomatiche come cancro, allergie, cefalee essenziali ecc. Non serve a nulla spiegargli che l'offesa era di poco conto, che si è dipiaciuti e che non si ripeterà più.

E' inutile far sacrifici e porgere offerte. Il dio ecologico è incorruttibile, non lo si circuisce.

 

Gregory Bateson.

 

 

Troppo spesso siamo così presi dal ritmo della vita moderna da dimenticarci del nostro corpo e della nostra mente, se non per tornare a preoccuparcene solo nelle occasioni di grande piacere o grande dolore. Sebbene i nostri corpi non siano molto diversi da quelli dei nostri antenati, il mondo nel quale viviamo è straordinariamente diverso.

Visto il cambiamento continuo che ci circonda, il peso dei problemi personali e sociali, l'ansia, la varietà di scelte e decisioni da prendere, l'infinita varietà di stimoli, non c'è da sorprendersi se ci sentiamo sopraffatti e frustrati, quasi impotenti, come se stessimo perdendo qualcosa di veramente importante per la nostra vita.

La nostra civiltà ha sviluppato molti strumenti, attraverso scienza e tecnologia, per migliorare l'ambiente in cui viviamo. Oggi in poche ore si possono raggiungere i luoghi più lontani della terra, si ha a disposizione energia per gli usi più disparati; ma quanto si è fatto per creare un mondo dove si possa vivere nella salute, nella felicità e nell'armonia, in una parola a misura d'uomo?

Siamo ancora troppo all'oscuro delle dinamiche della nostra mente, per questo spesso essa si trova a fare cose che non vorremmo, e viviamo come guidati da parti di noi che spesso definiamo più forti di noi.

Difficilmente siamo in grado di rilassarci spontaneamente, se non attraverso il sonno, o sviluppare una buona concentrazione, senza essere distratti, o ancora ritrovare la giusta armonia nel nostro equilibrio interiore attraverso la meditazione e il nostro pensiero.

Eppure ci sono miriadi di momenti magici nella nostra vita, come la serenità di quella volta in cui ci siamo assopiti al sole vicino ad un ruscello, o il flusso della nostra attenzione nel coinvolgimento in qualche intensa attività, o ancora il senso di tenerezza ed amore che si può sentire quando siamo immersi nella natura abbracciando la persona amata.

Spesso questi momenti tanto desiderati rimangono solo dei ricordi lontani, ma la nostra mente trattiene tutte queste emozioni, le emozioni positive possono essere recuperate e divenire fonte di vita serena, mentre i nodi negativi possono essere sciolti, liberandoci così dalle malattie correlate allo stress, dall'ansia della tensione di un mondo in così rapida trasformazione. Padroneggiando l'arte dell'autoipnosi impariamo a riconoscere e ridurre la tensione, così facendo ci alleviamo di quel fastidio opprimente, aumentando così la nostra efficenza e accrescendo il nostro benessere.

L'arte della concentrazione, attraverso l'uso mirato dell'ipnosi, ci insegna ad utilizzare il potere della nostra mente, solitamente distratta o svagata, riuscendo così a mettere a fuoco ciò che stiamo facendo assolvendo in modo ottimale ai nostri impegni.

Una volta raggiunto un rilassamento del corpo ed una stabile concentrazione possiamo impiegare l'autoipnosi per avere accesso alle nostre capacità creative, alle risorse interiori esprimendo in tal modo le nostre migliori potenzialità.

Tutto questo è possibile, basta sapersi avvicinare a se stessi, l'autoipnosi non è qualcosa che fai, è una risposta naturale che lasci accadere. Il rilassamento è ciò che rimane quando smetti di creare tensione dentro ed attorno a te stessa/o. Così la concentrazione che sviluppi con l'ipnosi è l'armonia tra le tue sensazioni, la tua conoscenza e la tua volontà, unità di tutte le forze creative.

L'ipnosi apre la mente dell'uomo ai più grandi misteri, l'eternità del tempo, l'infinità dello spazio, ci può dar modo di vivere in vita il nostro benessere, e permettere quello di chi ci sta vicino, senza doverci rifugiare in una dottrina, per mezzo della semplice e diretta vicinanza alla nostra intima "verità" che è presente nel nostro essere.

A tal fine il corso base di ipnosi, nuovo nel suo genere, e' nato per offrire degli strumenti pratici volti alla ricerca del proprio equilibrio psico-fisico, oltre che alla possibilità di applicarli agli altri.

Tale intento e' portato avanti da un lato attraverso tecniche di induzione ed auto-ipnosi, nella fusione tra la propria mente (pensieri) ed il proprio corpo (azioni) e' possibile trovare la giusta sintonia, e le tecniche suggerite divengono una personale modalità di avvicinare se stessi e gli altri.

Milton Erickson uno dei più grandi psico-terapeuti di questo secolo, quando gli si chiedeva come faceva a scegliere dove "portare" il paziente, raccontava una storiella di quando era giovane e viveva in una fattoria in campagna, senza altre fattorie nelle vicinanze. Presso la fattoria c'era un prato, dove giocava spesso con altri compagni della sua età. Un giorno vide un cavallo sconosciuto. Milton Erickson, incuriosito, si avvicinò, salì in groppa e spronò il cavallo, che si avviò sulla strada. Erickson non faceva nient'altro che tenerlo sulla strada, nel senso che ogni tanto il cavallo voleva andare a brucare un po' d'erba, oppure a bere un po' d'acqua, ma lui lo riconduceva sulla strada con leggeri colpi di redini. Quando il cavallo arrivava ad un bivio, prendeva con sicurezza una direzione, finché, alla fine, giunsero ad una fattoria, dalla quale uscì un uomo che gli disse: "E' mio questo cavallo! Come hai fatto a sapere che è mio? Io non ti conosco e tu me l'hai riportato fin qui.".

Ed Erickson disse: "Mah, io, in realtà, non sapevo che fosse tuo! Ho semplicemente riportato di tanto in tanto il cavallo sulla strada, é stato lui a condurmi fino qui!"

Una storia Zen narra che, nei monasteri orientali, dove i monaci dimorano e alla ricerca dell'illuminazione, i giovani discepoli spesso affliggono il maestro perseguitandolo sempre con le stesse domande: "Maestro, maestro, diteci qual'è la via dell'Illuminazione, come si fa a seguirla?... Almeno descriveteci l'esperienza dell'Illuminazione..."
Un giorno il maestro, non potendone più, disse: "Va bene, vi risponderò!" I discepoli, attentissimi, pendevano dalle sue labbra. "Bene... tutti voi conoscete sicuramente l'odore della rugiada al primo mattino." E tutti dissero: "Si, certo, Maestro!" "Bene, descrivetemelo a parole!" Tutti tacquero.


L'esperienza non può essere ridotta alle parole. Così l'ipnosi é un esperienza che va provata. In Perù, per esempio, esiste un rituale sciamanico che inizia con danze e canti che producono uno stato di coscienza alterato; poi si assumono degli allucinogeni, come, per esempio, l'ayauasca, una liana che ha due effetti: da un lato potenzia lo stato alterato di coscienza producendo vivide allucinazioni, dall'altro ha un effetto sul sistema immunitario e sul sistema endocrino, conducendo ad uno spostamento dell'equilibrio psicofisico.
Quindi, attraverso la trance, si genera uno stato di non-equilibrio dell'organismo, che è la porta verso un nuovo equilibrio, ipnosi ed autoipnosi (un modo diretto di comunicare a se stessi), lavorano sui nostri equilibri interiori.

 

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Primo approfondimento.

L'universo, o la realtà, nacque esattamente il giorno della nostra nascita, le due nascite avvennero allo stesso posto, nello stesso momento. C'é un mondo per ogni nascere, e il non nascere non ha nulla di personale, significa semplicemente che il mondo non c'è. Nascere senza trovare un mondo non è possibile, non si è mai visto un essere ritrovarsi senza mondo alla nascita, il che induce a credere che siamo noi stessi a portare la realtà che vi si trova, e che non rimarrà nulla di ciò che si conosce nel momento che ci allontaneremo da questa terra, come molti temono.

Ora la suggestione della vita, alla vita, inizia attraverso quel sottile confine che è la nostra pelle, una pelle che ci divide dal mondo, ci separa definendoci. Rimangono così fondamentali quei punti di contatto e comunicazione col mondo esterno, alcuni astratti come i pensieri, altri come la bocca concreti, evidenti e continuamente presenti con gli altri e per gli altri.

«Conoscere la conoscenza - scrivono Maturana e Varela - si scontra chiaramente col nostro stesso essere. Conoscere la conoscenza non significa seguire l'andamento di un albero, con un saldo punto di partenza che cresce gradualmente fino a raggiungere tutto quello che c'è da conoscere. Somiglia di più alla situazione del ragazzo ritratto in La galleria delle stampe di Escher. Il quadro che egli guarda, gradualmente e impercettibilmente, si trasforma nella città in cui si trova la galleria! Non sappiamo dove situare il punto di partenza: fuori o dentro? La città o la mente del ragazzo? Il riconoscimento di questa circolarità conoscitiva non costituisce tuttavia un problema per la comprensione del fenomeno della conoscenza, ma in realtà fissa il punto di partenza che permette la sua spiegazione scientifica».

Per l'uomo nacque allora la consapevolezza del sapere, e si delineò l'inscindibilità del problema della conoscenza da quello della conoscenza della conoscenza.

L'esigenza di conoscere la conoscenza segna alle radici lo sviluppo del pensiero umano e diventa sempre più urgente e inevitabile nel momento in cui la scienza assume a proprio oggetto di indagine gli stessi punti ciechi della nostra conoscenza: sappiamo di sapere, ma non sappiamo di non sapere.

Un'epistemologia sperimentale è anzitutto - secondo le intenzioni che furono già di Jean Piaget, uno dei suoi più autorevoli ideatori - un'epistemologia genetica e il suo problema centrale diviene quello dell'elaborazione di una storia naturale della conoscenza e quindi di una storia naturale del soggetto.

L'individuazione del rapporto fra biologia e conoscenza quale perno di ogni indagine sulla natura dei processi cognitivi; dal punto di vista epistemologico, nella collocazione del problema della conoscenza nel cuore stesso del problema della vita. All'interno di una tradizione che ha precedenti illustri - da Henri Poincaré a Jean Piaget e a Heinz von Foerster - il punto di partenza e il filo conduttore dell'intera indagine di Maturana e Varela consistono nel riconoscimento e nell'assunzione della circolarità inestricabile fra azione ed esperienza o, in altri termini, del fatto che ogni azione è conoscenza e ogni conoscenza è azione. Nessuna conoscenza si basa soltanto sulle percezioni, perché ogni conoscenza è sempre accompagnata da schemi di azioni. Così le ricerche sviluppate da Maturana e Varela a partire da questi presupposti conducono in continuazione a «rendersi conto che il fenomeno della conoscenza non può essere concepito come se esistessero «fatti» od «oggetti» esterni a noi che uno prende e si mette in testa. L'esperienza di qualcosa là fuori è convalidata in modo particolare dalla struttura umana che rende possibile la «cosa» che emerge dalla descrizione».

Ogni cosa detta è detta da qualcuno, von Foerster formalizzò tale idea in un articolo che inviò a Piaget quale omaggio per il suo ottantesimo compleanno, nel 1977, rendendo così visibile la convergenza degli itinerari epistemologici dei Centre International d'Epistémologie Génétique (diretto appunto da Piaget) e del Biological Computer Laboratory (diretto dallo stesso von Foerster). Gli oggetti, simboli di autocomportamenti è il titolo di quell'articolo famoso, che già da sé riassume il senso dell'intera questione.

Intesa quale azione effettiva, la conoscenza è ciò che consente a un essere vivente «di continuare la sua esistenza in un determinato ambiente toccando con mano il suo mondo»

Lo stesso funzionamento del sistema nervoso non può essere compreso facendo astrazione dalle radici organiche e dal suo operare all'interno dell'essere vivente.

In altri termini, ciò che fa la specificità dell'organizzazione di un essere vivente è il fatto che l'essere e l'agire di un'unità autopoietica sono inseparabili.

Ogni cosa, ogni oggetto, ogni unità è sempre individuata attraverso un atto di distinzione che separa ciò che viene individuato da uno sfondo. Queste distinzioni sono sempre opera di un osservatore e quindi possono variare, e come conseguenza della variazione un'unità può essere vista in termini differenti.

Ma quando esamineremo più da vicino in che modo arriviamo a conoscere questo mondo, ci scontreremo sempre con il fatto che non possiamo separare la storia delle nostre azioni (biologiche e sociali) da come ci appare questo mondo. Questa cosa è tanto ovvia e vicina da essere la più difficile da vedere.

 

L'ipnosi e le sue ricerche stanno scardinando i presupposti della medicina classica che vedono separati la mente ed il corpo degli individui. Ma non solo l'ipnosi mette in crisi il modello positivista, nell'ambito della medicina la disciplina che più di tutte ha aperto una breccia nella visione uomo-macchina è la PNEI, cioè la Psico Neuro Endocrino Immunologia; si tratta di una disciplina che studia le relazioni tra il sistema nervoso, il sistema endocrino, il sistema immunitario e il comportamento. Ciò che si sta scoprendo, con alcune migliaia di anni di ritardo rispetto ad altre culture, è che l'organismo è un'unità, un'unità fatta di parti, dove esiste un linguaggio comune; si è infatti visto, per esempio, che i linfociti, che hanno la funzione di difenderci da aggressioni esterne e dalla produzione di tumori, parlano continuamente con il cervello e il sistema nervoso, a sua a volta, parla continuamente con i linfociti.

 

 

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Secondo approfondimento

 

Se vi spingete a leggere le pagine seguenti entrate nel nocciolo del concetto costruttivista e comprenderete meglio l'idea di realtà inventata del costruttivismo radicale!

Data la relativa difficoltà del lavoro seguente di Heinz von Foerster, per avere spiegazioni semplificate sul costruttivismo e sulla cibernetica potete accedere direttamente a questa pagina:

 

Lavoro completo sugli sviluppi del costruttivismo

altrimenti buona lettura:

" Epistemologia delle cose viventi." di Heinz von Foerster. (Observing sistem. Sistemi che osservano. Astrolabio

 

1. L'ambiente viene esperito come residenza di oggetti immobili, in movimento o mutevoli.

Per quanto ovvia questa proposizione possa apparire a prima vista, ripensandoci potrebbero nascere dei dubbi sul significato del termine 'oggetto mutevole'. Si intende il cambiamento di aspetto del medesimo oggetto, come quando si fa ruotare un cubo, o quando una persona si volta, e noi presupponiamo che si tratti dello stesso oggetto (cubo, persona, ecc.)? Oppure, quando si vede crescere un albero, o si incontra un ex compagno di scuola dopo dieci o vent'anni, essi sono diversi, sono gli stessi, o sono diversi in un senso e gli stessi in un altro? O quando Circe trasforma gli uomini in animali, o quando un amico viene colpito da un colpo apoplettico, in queste metamorfosi che cos'è invariante, e che cosa invece cambia? Dagli studi di Piaget e di altri, sappiamo che 'la costanza dell' oggetto' è una delle molte abilità cognitive che vengono acquisite nel corso della prima infanzia. e di conseguenza vanno soggette a influenze linguistiche ossia culturali. Ne segue che per dare un senso a termini come 'invarianti biologici', 'universali culturali', ecc., bisogna innanzi tutto stabilire le proprietà logiche dell'invarianza e del cambiamento. Risulterà evidente che queste proprietà non sono proprietà degli oggetti, ma piuttosto di descrizioni (rappresentazioni) In effetti, come si vedrà sono gli ' oggetti ' a dovere la loro esistenza alle proprietà delle rappresentazioni.

E' a questo fine che vengono formulate le seguenti quattro proposizioni.

 

2. Le proprietà logiche dell'invarianza ' e del ' cambiamento ' sono proprietà delle rappresentazioni. Se si trascura questo fatto, ne derivano conseguenze paradossali.

Si citano due paradossi che nascono quando i concetti di ' invarianza ' e di ' cambiamento ' vengono definiti in un vuoto contestuale; ciò mostra la necessità di una formalizzazione delle rappresentazioni.

 

3. Si formalizzano le rappresentazioni R, S. riguardanti due insiemi di variabili X e T rispettivamente chiamate a titolo di prova le prime ' entità ' e le seconde ' istanti '.

Qui si aggira la difficoltà che consiste nell'iniziare a parlare di qualcosa che solo in seguito acquista senso così da permetterci di parlarne, etichettando a titolo di prova due insiemi di variabili ancora indefinite con nomi altamente significativi, cioé ' entità ' e ' istanti ' che solo in seguito verranno giustificati. Questa apparente deviazione dal rigore formale è stata fatta come concessione alla chiarezza. Anche eliminando i nomi significativi attribuiti a questi insiemi di variabili, il ragionamento non cambia. Grazie a questa proposizione, si possono formulare espressioni che stanno per rappresentazioni confrontabili. Ciò ci permette di aggirare l'evidente difficoltà di confrontare una mela con se stessa prima e dopo averla sbucciata. Non è difficile, tuttavia, confrontare la mela sbucciata cosi come la si vede adesso con la mela non sbucciata come la si ricorda da un momento precedente. Col concetto di confronto tuttavia si introduce un'operazione ' computo ' sulle rappresentazioni, che richiede un'analisi più approfondite.

Questa viene svolta nella proposizione successiva. Da qui in avanti il termine ' computo ' verrà applicato costantemente a qualsiasi operazione (non necessariamente numerica) che trasformi, modifichi, ordini, riordini, ecc., sia simboli (in senso ' astratto ') sia le loro manifestazioni fisiche (in senso ' concreto '). Faremo ciò per favorire la consapevolezza della realizzabilità di tali operazioni nell'organizzazione strutturale e funzionale tanto del tessuto nervoso (sviluppatosi da solo) quanto di macchine (costruite dall'uomo).

 

4. Si considerino le relazioni 'Rel' tra rappresentazioni, R e S.

A motivo delle proprietà strutturali delle rappresentazioni, i computi necessari a confermare o a negare l'equivalenza tra rappresentazioni non sono affatto banali. In realtà, se si seguono passo passo gli itinerari computazionali percorsi per stabilire l'equivalenza, gli ' oggetti ' e gli ' eventi ' risultano essere conseguenze di rami computazionali che corrispondono a processi di astrazione e memorizzazione.

 

5. Gli oggetti e gli eventi non sono esperienze primitive. Oggetti ed eventi sono rappresentazioni di relazioni.

Poiché gli ' oggetti ' e gli ' eventi ' non sono esperienze primarie e quindi non possono ambire a uno status assoluto (oggettivo), le loro reciproche relazioni, che costituiscono l'ambiente ', sono una questione puramente personale i cui vincoli sono fattori anatomici o culturali. In più il postulato di una realtà esterna 'oggettiva' svanisce per lasciare il posto a una realtà che viene determinata dalle modalità dei computi interni.

 

6. Sotto il profilo operazionale il computo di una determinata relazione è una rappresentazione di tale relazione.

Qui si fanno contemporaneamente due passi di importanza critica per l'intera discussione svolta in queste note. Il primo consiste nell'attribuire a un computo il significato di una rappresentazione; il secondo nell'introdurre qui, per la prima volta, delle ' recursioni '. Parlando di recursione si intende dire che a un certo punto si prende come argomento di una certa funzione la funzione stessa. Nella proposizione 6, a cui qui ci si riferisce ciò avviene quando si prende nuovamente come rappresentazione il computo di una relazione tra rappresentazioni. Può darsi che prendere un computo come rappresentazione di una relazione non dia adito a difficoltà concettuali (metafora adeguata potrebbe esserne la scheda perforata di un programma per calcolatore che controlli i computi relativi a una certa relazione); potrebbe tuttavia sembrare che l'adozione di espressioni ricorsive possa aprire la porta a tutta una serie di trabocchetti logici. Esistono tuttavia modi per evitare simili trabocchetti. Uno di questi, per esempio, potrebbe consistere nell'escogitare una notazione che tenga conto dell'ordine delle rappresentazioni: la ' rappresentazione di una rappresentazione di una rappresentazione ', ad esempio, potrebbe essere considerata come una rappresentazione del terzo ordine, R (3). Lo stesso varrebbe per relazioni di ordine superiore, n: Rel('). Una volta introdotto il concetto di rappresentazioni di ordine superiore, ne vengono definite le manifestazioni fisiche. Poiché rappresentazioni e relazioni sono computi, le loro manifestazioni sono dei ' calcolatori specializzati ' chiamati rispettivamente ' rappresentatori ' e ' relatori '. La distinzione tra i vari livelli di computo viene conservata riferendosi a tali strutture come a rappresentatori (relatori) dell'ennesimo ordine. Con questi concetti si apre la via alla possibilità di introdurre il concetto di ' organismo '.

 

7. L'organismo vivente è un relatore del terzo ordine. che computa le relazioni che conservano l'integrità dell'organismo stesso.

Tutta la potenza delle espressioni ricorsive viene ora applicata a una definizione ricorsiva dell'organismo vivente, proposta da H. R. Maturana e in seguito sviluppata dallo stesso autore in collaborazione con F. Varela nel concetto di ' autopoiesi.

Come diretta conseguenza di tale formalismo e dei concetti formulati nelle proposizioni precedenti adesso è possibile spiegare l'interazione tra la rappresentazione interna che l'organismo ha di se stesso e quella di un altro organismo. Ciò dà origine a una teoria della comunicazione basata su un ' linguaggio ' puramente connotativo viene adesso decritta nell ottava proposizione.

 

8. Un formalismo necessario e sufficiente per una teoria della comunicazione non deve contenere simboli primari che rappresentino entità comunicabili (communicabilia), ad esempio simboli, parole, messaggi, ecc.

Se a prima vista questa proposizione può sembrare sconcertante, riflettendovi sopra potrà divenire evidente che se una teoria della comunicazione presuppone delle entità comunicabili al fine di dimostrare la possibilità della comunicazione, si rende colpevole di circolarità. Il computo delle espressioni ricorsive aggira questa difficoltà, e la potenza di tali espressioni viene esemplificata dal pronome personale riflessivo (infinitamente ricorsivo) ' Io ' Ovviamente è da un certo tempo che si conosce la magia semantica di simili recursioni infinite, come dimostra la frase: ' Io sono colui che sono '.

 

 

9. Le rappresentazioni (descrizioni) terminali fatte da un organismo si manifestano nei suoi movimenti; ne segue che la struttura logica della descrizione deriva dalla struttura logica dei movimenti.

Si mostra che i due aspetti fondamentali della struttura logica delle descrizioni, cioè il loro senso (affermazione o negazione) e il loro valore di verità (vero o falso) risiedono nella struttura logica del movimento: ' avvicinamento ' e ' allontanamento ' si riferiscono al primo aspetto, mentre ' funzionamento ' o ' malfunzionamento ' del riflesso condizionato si riferiscono al secondo.

E' ora possibile formulare una descrizione precisa del concetto di 'informazione' associato a una frase. Quello di ' informazione ' è un concetto relativo che assume un significato solo quando viene posto in relazione con la struttura cognitiva dell'osservatore della frase stessa (il' ricevente ').

 

10. L'informazione associata a una descrizione dipende dalla capacità delI'osservatore di ricavare inferenze dalla descrizione stessa.

La logica classica distingue due forme di influenza: deduttiva e induttiva. Mentre in linea di principio è possibile operare inferenze deduttive infallibili (' necessità '), sempre in linea di principio è impossibile operare inferenze induttive infallibili (' caso '). Ne segue che quelli di ' caso ' e ' necessità ' sono concetti che non si applicano al mondo, ma ai nostri tentativi di crearlo (di crearne una descrizione).

 

11. L'ambiente non contiene informazioni; I'ambiente è quello che è.

 

12. Torna alla proposizione numero 1.

 

 

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