Alla tua memoria,                                                                                

                                                                    papà

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RIASSUNTO

 

La malattia è un delicato momento di passaggio nella vita di un individuo. Richiede la ristrutturazione delle forme di essere e l'apertura di nuovi territori nelle relazioni con il mondo. Soltanto così si trovano le strade per un processo di cambiamento e si ripristina la speranza nel malato e nella sua famiglia.

La storia della medicina è ricca di esempi di guarigioni inspiegabili. Visti alla luce delle nuove ricerche in campo biologico, fisico, psicologico e delle scienze dell'informazione, essi testimoniano le possibilità creative e le risorse sorprendenti dell'organismo anche nelle situazioni più difficIli.

Spesso accade, al contrario, che la persona ammalata, il parente, il medico stesso si sentano intrappolati in una situazione in cui tutto sembra fuori controllo. La paura non è permessa, i pensieri scivolano con una velocità maggiore della capacità di riflettere, il presente è impregnato di un senso di nebulosa catastrofe cui non si riesce a sfuggire. Il corpo è lontano, quasi un nemico. Si vive con angoscia l'impossibilità di comunicare apertamente i propri sentimenti e le forme di solidarietà sembrano difficili.

L'esperienza acquisita nel campo della terapia relazionale evidenzia come il ripristino di una comunicazione efficiente permetta alla persona di riorganizzare le proprie forze e di cercare i mezzi d'espressione più adatti, sia nella sfera emotiva che in quella affettiva e in quella intellettuale. Ciò ha nel corpo una precisa risposta con il potenziamento della capacità immunologica e con il riequilibrio ormonale.

Tutto il lavoro ha per base una proposta di concezione ecologica dell'uomo e si sviluppa in due parti, una teorica ed una pratica.

Nella prima parte faccio un excursus sul cervello, sui concetti di stress e malattia, sul significato simbolico della malattia stessa e le metafore in essa contenute, concludendo con il concetto di complessità e comunicazione.

Nella seconda parte affronto l’anatomia e fisiologia del sistema limbico – ipotalamico e dei sistemi di regolazione dell’organismo (endocrino, nervoso, immunitario), che entrano a far parte attiva nel processo di guarigione dal cancro e dalle malattie in genere.

Infine porto l’esemplificazione pratica del trattamento di guarigione dal cancro, studiato ed elaborato dai dott. Carl e Stephanie Simonton, praticato da oltre 25 anni in Texas.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PREMESSA

 

Oggi, più di un tempo, si crede ai “poteri” della mente, alla sua capacità di modulazione con il soma nel formare un tutt’uno, una globalità mente – corpo indistinta, complessa, dove le informazioni hanno libero accesso in tutta la persona nella sua visione olistica di unità mente - corpo.

Nell’era contemporanea, psicologia, medicina, biologia si fondono, si intersecano, si comprendono per capire il complesso mondo dell’uomo.

L’uomo nasce, cresce, muore; in quest’arco avvengono “miracoli” di casi eccezionali, di sviluppi, di mutamenti, di cambiamenti, di evoluzioni, di malattie, di potenza, di salute, di amore, ecc…

Le Neuroscienze osservano che nel comportamento umano, sia nascosto che palese, il ruolo della mente è determinante; essa costruisce per l’uomo la realtà che lui stesso desidera, è partecipe dei suoi successi, come delle sue malattie.

Jung ricordava spesso che “…il futuro può essere previsto da chi ha il dono della veggenza, proprio perché è preparato con largo anticipo dall’inconscio…”.

Malattia e salute, vita e morte, sono in risposta al sistema complesso che appartiene alla persona, che ha con sé un portafoglio di possibilità illimitato, al fine di determinare le condizioni più favorevoli al proprio essere.

Purtroppo la malattia, oggi come sempre, ha un impatto non gradito; molti la considerano il lato notturno della vita; in questo mio elaborato la malattia è considerata la risposta che il complesso sistema dell’uomo ritiene inevitabile fronteggiare in quel preciso periodo di vita.

La malattia è sfida, è riconquista, è riorganizzazione del soma e della psiche dell’essere stupendo che è dentro di noi.

Il “cancro”, ovvero malattia del nostro tempo, viene qui di seguito trattato: si vuole considerare l’evento come un semplice malanno, con un inizio, una guarigione, un annullamento.

I principali ricercatori del XX secolo hanno esposto e presentato metodi di guarigione, di prevenzione, che affiancano la medicina, la farmacologia, la chemioterapia, ecc…

Essi ritengono che il paziente dev’essere considerato nella sua interezza e propongono un intervento che riguarda l’aspetto psicologico, che in particolare mira ad utilizzare il suo potenziale mentale.

In trance ipnotica è possibile influire, per mezzo della parola, sui vari siti della cascata ormonale, per modulare la risposta con una plasticità impossibile ad ottenersi con qualsiasi combinazione di farmaci.

Sono ormai incontrovertibili gli studi che mostrano una netta riduzione del dolore (associato al cancro), della nausea e del vomito (associati alla chemioterapia), nei pazienti trattati con tecniche di attivazione e sostegno della mente.

 

Introduzione alla malattia e concetto di guarigione

Ognuno partecipa in ogni momento al proprio stato di salute o di malattia.

E’ possibile mostrare alle persone malate di cancro o affette da altre malattie gravi come partecipare al processo di riacquisizione della salute. E alle persone che non sono malate come partecipare al processo per conservarla.

Il termine partecipare indica il ruolo vitale che ciascuno svolge nel determinare il proprio livello di salute. La maggior parte di noi dà per scontato che la guarigione sia qualcosa che ci viene fatto, che se abbiamo un problema di tipo medico la nostra responsabilità si limiti all'andare da un dottore che penserà a guarirci. In parte è così, ma solo in parte.

Con le nostre idee, i nostri sentimenti, il nostro atteggiamento verso la vita, oltre che più direttamente con l'esercizio fisico e la dieta, noi tutti partecipiamo a mantenerci o a ritornare sani. Inoltre, anche la reazione del nostro corpo alle cure mediche è influenzata dalle nostre idee sull'efficacia delle cure che riceviamo e dalla fiducia che nutriamo, verso i medici che ci curano.

Non si vuole affatto minimizzare il ruolo del medico e degli altri specialisti coinvolti in un trattamento, bensì descrivere quello che ciascuno può fare contemporaneamente al trattamento medico per riacquistare la salute, com’è suo diritto.

Capire che si può partecipare attivamente alla propria salute come alla propria malattia costituisce per tutti un primo importante passo verso la guarigione. Per molti pazienti è anzi il passo decisivo.

 Carl e Stephanie Simonton dirigono il Cancer Counseling and Research Center di Fort Worth, nel Texas. Carl, il direttore medico del centro, è un oncologo radiologo, un medico specializzato nel trattamento del cancro. Stephanie dirige il servizio psicologico ed è specializzata in psicologia.

La maggior parte dei pazienti, che vanno da loro da tutto il paese, hanno ricevuto una diagnosi di "incurabili" dai loro medici. In base alle statistiche nazionali sul cancro, possono aspettarsi in media un anno di vita.

Essi hanno notato però che i pazienti convinti che solo un trattamento medico li può aiutare (ma i dottori gli hanno detto che la medicina non può più far molto e che probabilmente non gli restano che pochi mesi di vita), si sentono condannati, impotenti e abbandonati, e di solito le aspettative dei medici si avverano. Quelli invece che mobilitano le proprie risorse personali e partecipano attivamente alla propria guarigione, possono vivere più a lungo del previsto modificando in modo significativo la qualità della loro vita.

Le idee e le tecniche descritte sono quelle che i Simonton utilizzano nel loro centro per insegnare ai pazienti come possono partecipare al processo dì ritornare a star bene e a vivere una vita ricca e soddisfacente.

 

Il punto di partenza: la “volontà di vivere”

Perché certi pazienti guariscono mentre altri muoiono, benché la diagnosi sia uguale? Carl incominciò ad interessarsi a questo problema quando stava finendo la specializzazione in oncologia presso la Scuola di Medicina dell'Università dell'Oregon. Aveva notato che certi pazienti, pur affermando che volevano vivere, di fatto il più delle volte si comportavano come se non volessero affatto vivere. C'erano malati di cancro ai polmoni che non volevano smettere di fumare, malati di cancro al fegato che non volevano limitare gli alcolici, e altri che non si presentavano regolarmente per ricevere il trattamento stabilito. In molti casi si trattava di persone la cui prognosi diceva che, se curati, potevano aspettarsi ancora parecchi anni di vita. Eppure, mentre continuavano a ripetere di avere tutti i motivi per continuare a vivere, questi pazienti mostravano un'apatia, uno stato di depressione, e un atteggiamento di rinuncia maggiori di quelli dimostrati da altri pazienti con una diagnosi di cancro terminale.

Tra questi ultimi c'era un piccolo gruppo di pazienti che erano stati dimessi dopo un trattamento minimo, con poche speranze che durassero fino alla prossima visita di controllo. Eppure, dopo anni, questi continuavano a presentarsi alla visita annuale o semestrale, in condizioni di salute soddisfacenti, smentendo inspiegabilmente ogni statistica.

Quando Carl chiedeva loro a che cosa era dovuto il loro buono stato di salute, otteneva spesso risposte tipo "Non posso morire finché mio figlio non si è laureato”, oppure, "Hanno troppo bisogno di me in ufficio", o “Devo prima risolvere la faccenda di mia figlia" . Tutte queste risposte avevano in comune la certezza da parte del paziente di poter esercitare qualche tipo di influenza sul decorso della malattia. La differenza fondamentale tra questi pazienti e quelli che non volevano collaborare risiedeva nell'atteggiamento nei confronti della malattia e nell'atteggiamento positivo verso la vita. I pazienti che continuavano a fare dei miglioramenti avevano, per un motivo o per l'altro, una maggiore "volontà di vivere". Questa scoperta ci affascinò moltissimo.

Stephanie, che si era formata come psicologa motivazionale, si occupava di individui dal rendimento eccezionale, quelle persone che sul lavoro sembravano destinate a raggiungere l'apice della carriera. Ne aveva studiato il comportamento, insegnando a soggetti dal rendimento normale i principi di tale comportamento. Sembrava dunque logico studiare con la stessa ottica anche i malati di cancro: cercare di capire che cosa avevano in comune quelli che presentavano, dei miglioramenti, e in che cosa differivano da quelli che non ne avevano.

Se la differenza tra il paziente che guarisce e quello che non guarisce consiste in parte nel diverso atteggiamento verso la malattia e nella fiducia di potere in qualche misura influire su di essa, allora come si poteva fare a modificare in quella direzione positiva l'atteggiamento e le convinzioni dei pazienti? Sarebbe stato possibile utilizzare delle tecniche mutuate dalla psicologia motivazionale per indurre e aumentare la "volontà di vivere"? Cominciarono nel 1969; studiando tutte le possibilità, provando le tecniche più disparate, come i gruppi di discussione, la terapia di gruppo, la meditazione, l'induzione di immagini mentali, il pensiero positivo, le tecniche motivazionali, i corsi di "sviluppo della mente" come il Silva Mind Control and Mind Dynamics, il biofeedback.

Dalle esperienze di biofeedback impararono che c'erano certe tecniche che permettevano ai soggetti di influire su processi fisici interni, come il ritmo cardiaco e la pressione sanguigna. Un aspetto importante dei biofeedback, la cosiddetta visualizzazione di immagini, ricorreva in molte delle tecniche che avevano studiato. Più studiavano il fenomeno, più li lasciava perplessi e affascinati.

In sostanza, il processo di visualizzazione di immagini comprendeva un periodo di rilassamento profondo durante il quale il paziente doveva visualizzare con la mente una meta o un risultato desiderati. Nel caso dei malati di cancro questo voleva dire che il paziente doveva cercare di visualizzare il cancro, il trattamento che lo distruggeva e, soprattutto, le difese naturali del proprio corpo che lo aiutavano a guarire. Dopo averne parlato a lungo con due eminenti studiosi di biofeedback, i dottori Joe Kamiya e Elmer Green della Menninger Clinic, decisero di adottare le tecniche di visualizzazione di immagini con i malati di cancro.

 

Il primo paziente: un esempio drammatico

Il primo paziente su cui provarono ad applicare le loro terapie ancora in abbozzo fu un uomo di sessantun anni, che era arrivato alla Scuola di medicina nel 1971, con una forma di cancro alla gola che portava una prognosi molto grave. Era molto debole, il suo peso era sceso da 59 chili a 44, riusciva a stento a inghiottire la saliva e aveva difficoltà a respirare. Aveva meno dei 5% di probabilità di vivere altri cinque anni. Anzi i medici della Scuola si erano posti seriamente il problema se valesse addirittura la pena sottoporlo a un trattamento, visto che con ogni probabilità la terapia sarebbe servita soltanto a farlo soffrire di più senza ridurre in modo significativo il suo cancro.

Carl decise di aiutare quest'uomo a partecipare attivamente al trattamento: era un caso che giustificava l'adozione di misure eccezionali. Incominciò la terapia spiegando al paziente che poteva influire egli stesso sul decorso della malattia. Quindi gli espose un programma di rilassamento e visualizzazione di immagini mentali basato sui loro studi. Il paziente doveva dedicargli ogni giorno tre periodi di cinque - quindici minuti (di mattino appena sveglio, di pomeriggio dopo mangiato, e di sera prima di dormire). Doveva ogni volta innanzitutto raccogliersi mettendosi a sedere tranquillo e concentrandosi sui muscoli del suo corpo, partendo dalla testa giù fino ai piedi, dicendo a ogni gruppo di muscoli di rilassarsi. Quindi, una volta rilassato, doveva immaginare di essere in un bel posto tranquillo (seduto sotto un albero, sulle sponde di un ruscello, dovunque gli venisse in mente, purché fosse un posto gradevole). A questo punto doveva visualizzare il suo cancro il più vividamente possibile, in qualunque forma gli venisse.

In seguito Carl invitò il paziente a visualizzare il proprio trattamento, le irradiazioni, come milioni e milioni di minuscoli proiettili di energia che andavano a colpire tutte le cellule che si trovavano sulla loro traiettoria, quelle sane come quelle del cancro. Siccome le cellule del cancro sono più deboli e più scoordinate di quelle normali, gli spiegò Carl, non sarebbero riuscite a rimarginarsi, e quindi sarebbero morte, mentre le cellule normali sarebbero sopravvissute.

Quindi invitò il paziente a farsi un'immagine mentale dell'ultimo passo, il più importante: i globuli bianchi che arrivavano in massa, circondavano le cellule dei cancro, raccoglievano e portavano via quelle morte e moribonde, e le espellevano dal corpo attraverso il fegato e i reni. Con gli occhi della mente il paziente doveva visualizzare il suo cancro che diminuiva di dimensione mentre la salute ritornava normale. Una volta completato l'esercizio, poteva alzarsi e andare a fare quello che aveva da fare per il resto della giornata.

I risultati superarono qualunque esperienza che Carl aveva fatto curando i malati di cancro a livello esclusivamente fisico. La terapia di irradiazione funzionò in modo eccezionale, senza quasi provocare reazioni negative sulla pelle né sulle membrane mucose della bocca e della gola. A metà trattamento il paziente fu in grado di riprendere a mangiare. Riacquistò forza e aumentò di peso. Progressivamente il tumore regredì e scomparve.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 - IL CERVELLO

Dal 1987 ad oggi i progressi scientifici nello studio dei cervello sono stati enormi. Discipline che un tempo erano separate e talvolta in polemica tra loro, come la neurologia, la psichiatria, la psicologia e la psicoanalisi, oggi si ritrovano nella casa comune delle Neuroscienze, ognuna con la propria identità ma anche ognuna consapevole della parzialità dei proprio approccio. A tutte la biologia ha offerto un solido retroterra di conoscenze a cui riferirsi. La genetica, in particolare con la completa decifrazione dei genoma umano annunciata nei febbraio 2001, ha aperto ulteriori varchi. Oggi lo studio del cervello procede a livello molecolare: si esplorano i meccanismi genetici che regolano la sua formazione e il suo sviluppo e si conoscono già piuttosto bene i meccanismi molecolari che stanno alla base dei suo funzionamento.

La comunità scientifica è talmente consapevole dell'importanza di queste ricerche, che l'ultima parte dei secolo da poco concluso, gli anni 1990 - 2000, è stata proclamata "Decennio del cervello”, slogan con cui si indicava un grande sforzo internazionale per compiere un salto qualitativo e quantitativo nelle neuroscienze. Un'impresa fondamentale per la conoscenza pura, per la biologia di base, ma anche di grande rilievo pratico e sociale.

Nell'uomo, dopo il fegato, il cervello è l'organo più massiccio. Cento miliardi di cellule nervose (neuroni) che comunicano attraverso centomila miliardi di connessioni. Attraverso questa foresta inestricabile passa il confine dell'attuale conoscenza scientifica. L'esplorazione è ai primi passi. Anche perché si tratta, in realtà, di una meta - esplorazione: il cervello esplora se stesso, un fenomeno esclusivamente umano, forse quello che meglio ci distingue dagli altri animali.

 

Neuroni e glia

Il cervello umano è formato da oltre 100 miliardi di neuroni, le cellule di peculiare organizzazione, che ne costituiscono i "mattoni". Benché abbiano la stessa organizzazione generale e lo stesso apparato biochimico di altre cellule, possiedono alcune caratteristiche uniche, grazie alle quali il cervello funziona in modo assai differente, per esempio, dal fegato.

 

 

 

 

 

 

 

 


Nessun neurone è identico ad un altro, ma in generale possiamo classificare le cellule nervose sulla base della loro forma e della loro posizione. La maggior parte dei neuroni è caratterizzato da tre regioni: il corpo cellulare, i dendriti e l'assone. Il corpo cellulare, spesso di forma sferica o piramidale, contiene il nucleo del neurone e il corredo biochimico necessario per la sintesi degli enzimi e di altre molecole essenziali per la vita della cellula. I dendriti sono sottili prolungamenti di forma tubolare che tendono a suddividersi più volte, formando cosi attorno al corpo cellulare una ramificazione, talvolta molto estesa. Essa costituisce per il neurone (a principale struttura fisica per la ricezione dei segnali in arrivo (afferenti). L'assone si estende viceversa a notevole distanza dal corpo cellulare e fornisce fibra nervosa lungo la quale i segnali in uscita (efferenti) possono viaggiare dal corpo cellulare verso altre parti dei cervello e dei sistema nervoso, anche molto distanti, associandosi spesso con altri prolungamenti a formare dei fasci nervosi. I neuroni che controllano la muscolatura volontaria inviano i loro assoni fuori del sistema nervoso centrale, attraverso i nervi motori vanno a prendere contatto con i muscoli stessi, attraverso grandi aree sinaptiche, le giunzioni neuromuscolari.

Il funzionamento del cervello dipende dal flusso di informazioni attraverso complessi circuiti formati da reti di neuroni. L'informazione viene trasferita da una cellula a un'altra in punti di contatto altamente specializzati: le sinapsi. Un neurone, tipicamente, può stabilire da 1000 a 10.000 sinapsi e può ricevere informazioni da centinaia o migliaia di altri neuroni. Nella maggior parte dei casi le sinapsi si formano fra l'assone di una cellula e un dendrite di un'altra, ma esistono anche altri tipi di giunzioni sinaptiche: fra assone e assone, fra dendrite e dendrite e fra assone e corpo cellulare.

Nella sua forma più tipica, la sinapsi è un punto di stretto contatto fra le membrane dei neuroni, dove la cellula "a monte", quando sia "eccitata", trasforma la sua attività elettrica in segnali chimici, i suoi neurotrasmettitori specifici, contenuti in vescicole, che sono riversati nel sottile spazio sinaptico. Il neurotrasmettitore attraversa in un tempo brevissimo lo spazio sinaptico e si lega a molecole specifiche (recettori) sulla membrana della cellula "a valle”, innescando una risposta locale. La sinapsi si comporta quindi come una specie di “interruttore", che regola la direzione del flusso di informazione. Esistono anche cellule nervose, che liberano neurotrasmettitori in fase gassosa (come l'ossido d'azoto). Questi diffondono nel tessuto circostante, attraversando le cellule e solo quelle che possiedono nel loro citoplasma le molecole capaci di recepirli sapranno rispondere. Alcune sinapsi sono eccitatorie, in quanto tendono a favorire l'attivazione dei neurone a valle, mentre altre sono inibitorie, cioè sono in grado di cancellare segnali che, altrimenti, solleciterebbero un neurone a produrre un impulso nervoso. Perché l'elemento “la valle" generi a sua volta una "scarica", cioè la produzione di impulsi nervosi, è spesso necessario che centinaia di sinapsi provenienti da cellule diverse siano attive allo stesso tempo e che l'eccitazione prevalga sull'inibizione. Nelle segnalazione "a staffetta" fra le cellule, i segnali vengono così modulati, integrati, messi a tacere, e la complessità della comunicazione nervosa aumenta a dismisura.

Sei neuroni sono i "mattoni" costitutivi dei cervello, non sono peraltro l'unico tipo di celIula presente in esso. Una densa rete di vasi sanguigni, per esempio, fornisce ossigeno e sostanze nutritive. Vi è anche un tessuto connettivo, in particolare nelle regioni superficiali. Nel sistema nervoso centrale una classe importante di cellule è costituita dalle cellule gliali: esse occupano, in sostanza, tutto lo spazio che, entro il sistema nervoso, non è occupato dai neuroni. La funzione di queste cellule gliali non ci è ancora dei tutto nota, ma sicuramente esse forniscono il sostegno strutturale e biochimico per la delicata rete di neuroni: metabolica dei neurone. Inoltre alcuni tipi di glia garantiscono, che gli impulsi nervosi corrano più velocemente negli assoni più grandi e di maggior lunghezza, formando attorno a questi assoni dei manicotti isolanti, la mielina. Anche nei contatti sinaptici, le cellule gliali sono molto importanti, poichè sigillano gli spazi esterni a queste, impedendo la diffusione non specifica dei neurotrasmettitori.

Nel suo complesso, lo studio dei neurone e dei suo ambiente cellulare rappresenta il nocciolo duro delle neuroscienze e la comprensione dei linguaggio fine delle cellule nervose costituisce una fondamentale "stele di Rosetta" per decifrare le attività mentali e tradurle in funzioni biologiche definite.

 

L’encefalo umano

L'encefalo, nel linguaggio colloquiale definito cervello, è la sede delle nostre attività cognitive (pensiero, memoria, percezione). In quest'organo avviene la rappresentazione dei mondo attinta con i cinque sensi (vista, udito, tatto, olfatto e gusto) e da qui partono i comandi motori che attivano i muscoli dando origine a ogni nostro comportamento. Ma questa è anche la sede delle emozioni. E sempre qui, tra la percezione e il movimento, vi è un enorme spazio per la creazione di immagini mentali e di ricordi: lo spazio dei pensiero.

 

 

 

 

 

 

 

 


L'encefalo umano pesa circa 1300 grammi, i suoi emisferi cerebrali sono enormemente sviluppati e presentano pieghe (circonvoluzioni e solchi) che ne aumentano ulteriormente volume e superficie.

L'encefalo è costituito da un numero astronomico di cellule, ma se non vi fosse un'organizzazione sarebbe il caos. Esistono corsie preferenziali (fasci di fibre nervose) che inesorabilmente collegano un'area a un'altra; vi è una rappresentazione delle parti dei corpo (mani, bocca, gambe) in distretti ben identificati della corteccia cerebrale e delle strutture sottocorticali (rappresentazione somatotopica).

Il cervello, insieme con midollo spinale, tronco cerebrale, mesencefalo, diencefalo e cervelletto, costituisce il sistema nervoso centrale.

Esiste poi un sistema nervoso periferico costituito dai neuroni sensoriali e dai neuroni motori e dalle loro fibre.

A generare ulteriore ordine, la superficie degli emisferi - la neocorteccia, spessa 2 mm - è suddivisa in sei strati. Alcuni di essi ricevono segnali da strutture sottocorticali (talamo) o da altre aree della corteccia; altri strati inviano segnali fuori dalla corteccia, altri ancora trasmettono messaggi in senso orizzontale ad altre aree corticali.

I due emisferi cerebrali sono uniti da un'enorme connessione costituita da milioni di fibre nervose (corpo calloso) che consente il loro funzionamento integrato. I due emisferi svolgono funzioni leggermente differenti (lateralizzazione). Si sostiene ad esempio che il cervello sinistro sia predominante per il linguaggio e il discorso, e per la risoluzione di problemi, mentre quello destro eccelga nei compiti di tipo visivo. L'emisfero sinistro è molto più cosciente di quello destro.

Gli emisferi cerebrali, che nell'immaginario incarnano le sfere elevate dei pensiero, non sono il vertice di una gerarchia. Non esiste alcuna scala di valori tra aree, bensì una specializzazione e un'equa cooperazione (eterarchia). Lo dimostra la percezione visiva. Essa ha origine dalla parte nervosa dell'occhio, la retina; di qui raggiunge una struttura sottocorticale, il talamo, per poi proiettarsi verso la corteccia visiva. Ma, a sua volta, la corteccia visiva invia e riceve connessioni da altre parti della corteccia e comunica con il talamo visivo. Questo ritorno circolare di informazione è un principio organizzativo cui l'encefalo ricorre sistematicamente. In alcuni casi il cervello controlla addirittura la funzionalità degli organi di senso. Esiste, ad esempio, un artropodo marino, il Limulus, il cui cervello trasmette agli occhi segnali che aumentano anche di un milione di volte la loro sensibilità alla luce.

Gli studi sulla visione dimostrano elegantemente che nel cervello non avviene una riproduzione fotografica dei mondo. Piuttosto, il cervello ricostruisce a "proprio" modo, in decine di aree visive differenti ma dialoganti, le immagini che prima aveva scomposto in base al colore, alla forma, al movimento, allo sfondo. Una sincronizzazione dell'attività elettrica delle mappe (legame) sembra spiegare la coerenza percettiva finale.

Anche per generare il movimento è necessario il dialogo tra strutture cerebrali differenti. il comando per muovere i muscoli di una parte dei corpo ha origine nella corteccia motoria. Ma se la sua attività non fosse modulata dalla corteccia premotoria, dal cervelletto e dai gangli della base, implicati nell'equilibrio, nel l'apprendimento, nella coordinazione e memorizzazione dei movimenti, quest'ultimi sarebbero automatici, non orientati a uno scopo.

Altre strutture collocate sotto la corteccia (sottocorticali), di volume enormemente inferiore alla corteccia stessa, sono fors'anche più importanti, perché presiedono alla parte emozionale dei nostro comportamento e regolano le funzioni vitali (respirazione, battito cardiaco, temperatura corporea). Possiamo, per intenderci, avere una vita di relazione pressoché normale pur privi di un emisfero cerebrale, ma la nostra sopravvivenza sarebbe a rischio o fortemente menomata in seguito a una lesione a un piccolo nucleo dei tronco cerebrale o all'ipotalamo, aree al confronto minuscole.

La nostra sfera emozionale si gioca in una struttura ad anello - perciò definita sistema limbico - della corteccia, comprendente diverse aree. Tra esse l'ipotalamo. Tale struttura genera i ritmi che si alternano ogni giorno nell'organismo (ritmi circadiani) e regola la temperatura corporea. L'ipotalamo comunica mediante sostanze chimiche rilasciate nel sangue che, a distanza, regolano l'attività di altri organi. L'amigdala (una massa di nuclei nascosta nel lobo temporale), l'ippocampo, la circonvoluzione dei cingolo, il fornice (un voluminoso fascio di fibre nervose) sono altre strutture limbiche con cui la corteccia controlla le emozioni e origina la memoria.

Il sistema nervoso agisce ed è a sua volta modificato dal sistema endocrino, ovvero l'insieme di ghiandole che regolano il metabolismo dei nostro corpo, vale a dire ipofisi, ghiandole surrenali, ghiandole sessuali, tiroide. E' un sistema di controllo cosiddetto a retroazione, dove gli effetti si ripercuotono sulle cause. L'ipotalamo controlla l'ipofisi, la quale orchestra tutte le altre ghiandole endocrine, comprese quelle sessuali. Gli ormoni sessuali prodotti da quest'ultime creano di ritorno sottili differenze tra il cervello femminile e quello maschile. Sembra pertanto che gli uomini in media eseguano compiti di tipo spaziale meglio delle donne, siano più bravi nei test di ragionamento matematico e di orientamento lungo un percorso. Che siano inoltre più precisi nei test di abilità motoria, come la guida o la precisione di mira. Le donne prevarrebbero invece in prove che richiedono la rapida identificazione di somiglianze, avrebbero un linguaggio più fluido, e sarebbero più brave nel calcolo aritmetico e nella esecuzione di alcuni lavori manuali di precisione.

Aree corticali e aree sottocorticali; aree cognitive e aree emozionali; aree sensoriali e aree motorie. Tutte distinzioni che ci aiutano a descrivere il cervello. La realtà è però che tutte funzionano all'unisono in un concerto quasi sempre eseguito alla perfezione.

 

La coscienza

Il cervello umano è la sorgente di tutta la sapienza dei mondo. In un organo grande come un pompelmo, centinaia di miliardi di cellule nervose, i neuroni, e un numero mille volte superiore di collegamenti, interagiscono continuamente a formare una trama complessa, il "telaio incantato", secondo la metafora di un grande fisiologo, Charles Sherrington.

L'organizzazione scaturisce dalla comunicazione. I neuroni comunicano fra loro, liberando sostanze chimiche, i neurotrasmettitori, che dicono al neurone successivo: "Attìvati" oppure "Disattivati"... I fenomeni chimici si trasformano in fenomeni elettrici, e di nuovo in fenomeni chimici. E' una trasmissione in parallelo, dissimile da qualsiasi computer mai concepito: i segnali divergono e convergono senza sosta, accendendo gran parte dei cervello, "come se la Via Lattea iniziasse una danza cosmica".

Attraverso le complesse interazioni che il sistema nervoso centrale (encefalo, di cui il cervello è la parte anteriore più sviluppata e midollo spinale) stabilisce con gli organi di senso, con i muscoli, con i differenti organi dei corpo, si realizza il processo dell’integrazione fisiologica e comportamentale nell'ambiente.

Nel cervello si realizza un paradosso straordinario: fornisce all'individuo un senso di continuità e di coerenza, pur cambiando continuamente sia dal punto di vista anatomico, sia da quello funzionale. E' un cervello plastico, che cambia, si adatta, impara...

I grandi progressi delle neuroscienze hanno permesso negli ultimi tempi di indagare efficacemente tutte queste proprietà uniche dei cervello, ma anche di fare ipotesi sul funzionamento della fabbrica dei pensiero e sulla natura della coscienza, della rappresentazione privata dei mondo pubblico. Potremmo definire coscienza "la consapevolezza per un individuo di quello che gli sta attorno, dei suo sé, dei suoi pensieri e sentimenti", secondo le visioni attuali non si può scomporre in parti ed è differenziata in innumerevoli stati di coscienza possibili. Ad ognuno corrisponde a una combinazione unica di aree nervose attive in sincronia. La coscienza non è allora in un punto preciso dei nostro cervello: non esiste cioè alcun "teatro" fisso dove avviene la rappresentazione dei mondo e dei pensieri. Il segreto della coerenza con cui percepiamo e agiamo sul mondo sta nell'azione di numerosissimi gruppi di neuroni, che rimangono intrappolati in un'unica trama pur conservando la loro funzione. Secondo le teorie dei Premio Nobel Gerald Edelman le attività coscienti sono infatti dovute a gruppi di neuroni, che interagiscono in tempi brevissimi e formano un "nocciolo dinamico" Quando pensiamo il nostro cervello si modifica e, simile all'aurora boreale, il suo equilibrio si sposta a ogni pulsazione di cambiamento.

Il cervello è uno specchio dei mondo, uno specchio magico, che non riflette ma che ricostruisce la realtà, in funzione delle nostre necessità di adattamento all'ambiente. Il cervello è una macchina virtuale che crea modelli dei mondo (ciò che percepiamo e pensiamo), di noi stessi (ciò che crediamo di essere e ciò che vorremmo essere, o non vorremmo essere) e degli altri (la base di ogni nostra interazione sociale, la macchina per costruire bugie) Il cervello integra tutto questo con le nostre emozioni, i nostri istinti, mettendo il sale nella nostra vita.

Il cervello è simile in tutti gli uomini e nello stesso è unico per ciascuno, perché il risultato della sua storia (di quella che ha vissuto sin dalla vita fetale e di quella che ha lasciato ricordi ed esperienze) e della sua eredità genetica. Nessun magico elettricista ha lavorato per creare l'impressionante giungla di circuiti che compongono questo tuo organo straordinario. Un simile labirinto è il risultato di un programma generale, depositato nei geni, che viene profondamente modellato dall'ambiente durante lo sviluppo embrionale, dal corpo stesso, che dal sistema nervoso non prende solo ordini, ma che a sua volta nutre ed adegua, dal mondo dell'esperienza, dall'universo della cultura. A creare una regolarità rispetto al mondo e al corpo vi è la corteccia, che come una complessa trama spessa due millimetri costituisce i (mantello pieghettato che riveste gli emisferi cerebrali, e con le sue aree, mappe, gruppi di neuroni, è specializzata a rappresentare un frammento di realtà. E' qui che, dopo aver attraversato stazioni cerebrali intermedie, convergono i segnali sensoriali; ed è sempre da qui che partono i comandi motori; ma tra la sensazione e il movimento c'è il pensiero, elaborato nella corteccia associativa. Noi non abbiamo però solo corteccia cerebrale. Le aree profonde e antiche dei cervello costituiscono la parte emozionale della coscienza. Gruppi costituiti da poche migliaia di neuroni nei nuclei dei tronco cerebrale inviano una diffusa rete che modula miliardi di sinapsi nella corteccia, e che si attiva ogni volta che accade qualcosa di saliente... un rumore forte, un lampo improvviso. la parte emozionale è importante nella creazione della memoria e senza memoria non avresti coscienza. Ma - ci confermano le più avanzate teorie sul cervello la memoria non è archiviazione di informazioni. Piuttosto è attività, rielaborazione continua... presente ricordato. Ecco che il suono della mia voce, il gioco di luci sopra la tua testa sono vissuti, da te, da me, da tutti noi in modo diverso... percepire non è riprodurre fedelmente stimoli in arrivo, perché i segnali sensoriali modulano il nostro cervello, ed il cervello che assegna un significato ai messaggi provenienti dal mondo. Elaborare nuova informazione non significa accendere circuiti spenti: il cervello è sempre acceso, ha solo bisogno di essere sintonizzato. Il tuo cervello e la tua coscienza sono però immersi in un’immensità di segnali e senza le porte della percezione saresti sopraffatto dall'infinito.

 

La mente

Se da un lato è fondamentale comprendere quali siano le strutture e la fisiologia che caratterizza il cervello nella sua complessità e nella sua dinamicità, dall'altro è altrettanto importante comprenderne il suo più importante prodotto: il pensiero.

E’ ancora lontana anche se si è già iniziato il percorso, una precisa e completa integrazione tra le aree fisiologiche dei cervello e le funzioni della mente.

La mente risulta infatti essere un complesso sistema di adattamento che permette all'uomo di relazionarsi con l'ambiente in modo dinamico, di apprendere, di pensare, di memorizzare, di ricordare e di agire. Negli ultimi 20 anni la psicologia cognitivista ha creato, attraverso la ricerca scientifica, ipotesi e simulazioni per spiegarne la complessità.

Fondamentalmente si è individuata la grande capacità della mente di costruire modelli, ovvero non di duplicare una realtà esterna, ma di simularla in maniera non precisa, ma funzionale ai propri scopi. In questo modo possiamo dire che la mente attraverso il linguaggio costruisce, organizza e gestisce i modelli degli oggetti, delle azioni e degli ambienti che percepiamo. Per comprendere che cosa sia un modello basta che si pensi al normale significato che ha questa parola nei senso comune, quando costruiamo il modellino di un trenino elettrico facciamo la stessa operazione (almeno in senso figurato) che compie la nostra mente: quanto assomiglia un trenino ad un treno vero? Poco se analizziamo particolari e sfumature, molto se lo osserviamo da lontano muoversi in ambienti ricostruiti. insomma un modello è qualcosa che mantiene intatte alcune strutture percepite e relazioni tra gli elementi che compongono un qualunque oggetto.

La nostra mente non costruisce però un solo tipo di modello, in realtà ne abbiamo individuati almeno tre:

Þ   Il modello della realtà: ovvero il modello di tutto ciò che percepiamo indipendentemente da come sia veramente (ad esempio i colori non esistono nella realtà, ma sono la nostra interpretazione di particolari frequenze luminose).

Þ   Il modello di noi stessi: che costruiamo e modifichiamo negli anni e che consiste nelle cose che sappiamo di noi (i nostri gusti, la nostra autostima, il nostro corpo). Tale modello viene inserito, quasi come fosse un virus, all'interno di tutti gli altri modelli che costruiamo, dando quel meraviglioso fenomeno che chiamiamo autocoscienza (ovvero percepiamo, pensiamo e sappiamo di essere noi a farlo).

Þ   Il modello degli altri: anche questo non è un tipo di modello che impariamo a costruire immediatamente, ma è qualcosa che iniziamo a compiere dopo i 4 anni di età, ovvero quando non solo percepiamo gli altri ma incominciamo a pensare che cosa possano a loro volta pensare. Ad esempio, in una stanza facciamo entrare un bambino ed un'altra persona e mostriamo loro un oggetto. Ad un certo punto chiediamo alla persona di uscire e nascondiamo l'oggetto dentro un cassetto, quando la persona rientra, chiediamo al bambino, dove la persona pensi che sia l'oggetto ed il bambino ci indicherà il luogo nel quale lo ha visto porre. Questo avviene perché il bambino non è in grado di costruirsi il modello dell'altro e quindi di comprendere che, uscendo, non può aver visto dove abbiamo nascosto l'oggetto E' lo stesso concetto di un bambino che per nascondersi si copre il viso con le mani: se lui non vede, non possono vedere neppure gli altri.

Il pensiero cosciente di cui abbiamo elencato la principali caratteristiche (ovvero la capacità di costruire modelli non è l'unico processo che compie la nostra mente, sicuramente le emozioni sono un'altra importante funzione, nonché un'area di studio e di ricerca molto interessante.

 

Le emozioni

L'uomo non interagisce con l'ambiente solo con la razionalità, ma anche attraverso le emozioni.

L'emotività a volte rappresenta una scorciatoia per mettere in atto determinati comportamenti, ma in sintesi si presenta come un qualcosa che dà il sale alla nostra vita.

Partiamo dal presupposto che le emozioni hanno tante facce e sfumature e per comprenderle dobbiamo almeno dare alcune definizioni di uso scientifico.

li termine sensazione si riferisce all'aspetto fisico di un'emozione o anche ad antecedenti che la scatenano (come, ad esempio, la fame o il dolore possono irritarci o farci arrabbiare), mentre il termine sentimento si riferisce all'aspetto mentale di un'emozione.

Lo stato emotivo è invece la dinamica interna provata quando si vive un'emozione, includendo, sia gli aspetti fisici, sia quelli mentali. Gli stati emotivi non possono essere osservati direttamente dagli altri, ma possono essere intuiti attraverso una serie di segni e di comportamenti che l'individuo mette in atto (l'inflessione della voce, le espressioni facciali, la postura ed i movimenti dei corpo).

L'esperienza emotiva si riferisce invece a tutto ciò che percepiamo consciamente in rapporto al nostro stato emotivo. L'espressione emotiva si riferisce a ciò che viene rivelato agii altri, in rapporto al nostro stato emotivo, sia volontariamente, sia involontariamente.

Infine la definizione stato d'animo si riferisce a stati affettivi a lungo termine (la durata non è stata pienamente definita e si potrebbe valutare in un'ora come in giorni). Lo stato d'animo inoltre influenza più situazioni o stimoli indifferentemente, mentre l'emozione (che si ipotizza possa durare al massimo alcuni minuti) sembra essere specifica di singoli eventi od oggetti. Uno stato d'animo potrebbe anche scaturire dall'attivazione ripetuta di una stessa emozione.

Come (e tipologie di emozione non sono una sola cosa allo stesso le singole emozioni si differenziano le une dalle altre, lo psicologo Paul Ekmann individua le emozioni di base alle quali corrispondono espressioni dei volto, le altre emozioni sono invece derivate da queste, ovvero: la tristezza, la felicità, il disgusto, la paura, la rabbia e la sorpresa. In realtà, queste si presentano sostanzialmente come gruppi di emozioni che sono

denominate allo stesso modo dalle persone, ma che possono corrispondere, nelle loro sfumature ad emozioni anche sostanzialmente differenti.

Difficilmente le singole emozioni mantengono un reale grado di purezza nel loro manifestarsi, tanto che, a volte, sono difficili da interpretare, anche da noi stessi. Quando ci si sente felici, tristi, disgustati, ciò potrebbe dipendere anche dall'interpretazione razionale dell'evento che le ha causate; è infatti abbastanza frequente confondere un'emozione con un'altra, come d'altro canto la paura può, ad esempio, trasformarsi in attrazione, l'eccitazione sessuale in aggressione, il disgusto in divertimento e l'eccitazione fisica può intensificarle

Come ci dice io psicologo Antonio Damasio una prima distinzione operabile è tra emozioni primarie, emozioni secondarie ed emozioni pensate.

Le emozioni primarie, che dipendono da un'area profonda dei nostro cervello (il sistema libico), avvengono prima che operi il processo razionale, e quindi i livelli di coscienza. Si presentano come emozioni innate ovvero la cui attivazione sembra indipendente dal processo di comprensione (ci si può sentire eccitati, irritati o spaventati prima che il segnale arrivi alla corteccia e quindi il soggetto comprenda che cosa stia succedendo) e creano tipologie di risposta che potremmo definite quick and dirty ovvero con elevati margini di errore, ma caratterizzate da una grande velocità di reazione (possono ad esempio essere lo spavento, la sorpresa, la rabbia a creare azioni immediate senza che noi le si possa controllare). La seconda tipologia comprende quelle emozioni che avvengono quando esistono e sono attivate connessioni sistematiche tra le emozioni primarie e il processo di comprensione, ma dobbiamo comunque considerare che esiste una profonda differenza tra pensare ad un'emozione e sentire un'emozione.

Possiamo infatti individuare una terza tipologia di emozioni: tali emozioni enfatizzano le ragioni esplicite coinvolte nella loro generazione. La loro principale caratteristica è che sono generate dai sistema razionale e non semplicemente filtrate da questo (ad esempio un soggetto può, sapendo che qualcuno vuole limitarlo, arrabbiarsi). Questa tipologia di emozione è molto lenta nel crescere, in quanto si presenta come la conseguenza di un pensiero volontario.

Se consideriamo inoltre i vari aspetti che un'emozione, per quanto etichettata, può avere, ci troviamo con lo psicologo Paul Ekmann ad individuare diverse sfumature. Questo studioso ha infatti individuato, ad esempio, 60 tipi di espressione di rabbia che erano legate fondamentalmente ad espressioni dei viso, alcuni di questi tipi potevano presentarsi come un’interazione tra più tipologie di emozione. Alcune emozioni possono infatti interagire per alternanza, ovvero le emozioni si alternano in modo distinto, ma dando l'impressione generale di un'unica emozione (come ad esempio facevano i pittori impressionisti che, mettendo vicino puntini blu e puntini rossi, davano, a chi osserva, la percezione dei colore verde), altre per miscelamento (come potrebbe fare l'acqua calda che, miscelandosi con quella fredda, crea l'acqua tiepida). Ad esempio la malinconia inizia con un sentimento simile all'amore e si conclude con un sentimento di tristezza creata quindi da un’alternanza dei due stati, mentre la preoccupazione sembra crearsi con il mischiarsi di emozioni di paura e di interesse.

 

I sensi

La percezione avviene quando uno stimolo è registrato da uno o più dei nostri cinque sensi.

In realtà non elaboriamo tutti gli stimoli, ma solo quelli che superano la soglia percettiva, fattore legato all'intensità dello stimolo ed ai nostro livello di attenzione. L'intensità dello stimolo è misurata sulla base di differenti unità a seconda dei senso che coinvolge. (concentrazione per l'odore, decibel o frequenze per il suono, luminosità, saturazione e tono per il colore ... ). Tale intensità deve raggiungere una soglia oltre la quale diventa percepibile, soglia che è il punto nel quale si può individuare una differenza tra qualcosa e niente.

La percezione è comunque qualcosa di più che non la raccolta di dati dall'esterno, in realtà, qualunque sia il senso coinvolto, la nostra mente ricostruisce i dati raccolti e lavorando con le funzioni della memoria e dei linguaggio arriva non solo a percepire, ma anche a dargli un senso. Ad esempio lo scienziato David Marr arriva a definire quattro stadi della percezione visiva:

Þ   nel primo stadio la scena (oggetto e contesto) viene rappresentata in termini di contorni, linee, macchie ai quali vengono associati attributi relativi a orientamento, contrasto, lunghezza, larghezza, posizione e raggruppamento;

Þ   nel secondo stadio si individuano dati relativi alla profondità delle diverse superfici e l'unificazione dei due campi visivi (ovvero di ciò che è visto dai due occhi), si crea quindi un abbozzo di rappresentazione che si può definire di dimensione 2;

Þ   nel terzo stadio porta ad una descrizione strutturale dell'oggetto in tre dimensioni, definisce le dimensioni spaziali in modo centrato sull'oggetto stesso e crea una classificazione dell'oggetto sulla base di un catalogo di descrizioni presente nella memoria;

Þ   nel quarto ed ultimo stadio si raggiunge una descrizione semantica dell'oggetto, ovvero gli si attribuisce un significato. L'ipotesi, tratta dalla psicologia cognitivista, parte infatti dal presupposto che, come nella mente è contenuta la rappresentazione di un numero finito, ma estensibile ed ampio di parole, allo stesso mondo vi sia un ampio, ma finito insieme di rappresentazioni di azioni, di oggetti e di schemi di pensiero. Percepire significa quindi usare schemi di movimento oculare, presenti in memoria per anticiparli ed ipotizzare via, via che cosa si stia guardando. Tale fattore è dimostrato dal fatto che quando guardiamo dentro di noi, ovvero quando immaginiamo un oggetto ad occhi chiusi, le nostre pupille accennano al compimento degli stessi movimenti che compiono quando guardiamo un oggetto simile nella realtà.

 

Le forme dell’intelligenza

Sappiamo che in genere ciò che intendiamo comunemente come intelligenza è legata alla capacità di sviluppare un pensiero cognitivo complesso, ovvero di gestire diverse variabili contemporaneamente. La memoria a breve termine, ovvero quella di lavoro in cui avvengono i processi dei pensiero cosciente, è limitata, ma alcuni soggetti riescono a gestirla meglio ed altri peggio, alcuni utilizzano contemporaneamente un maggior numero di variabili rispetto ad altri. Le diverse ricerche condotte ci dicono che in genere un soggetto che riesce bene in un tipo di test tende a riuscire bene anche in tipologie differenti di "esercizi mentali” tanto da aver influenzato le modalità di accesso a molte università americane e ad aziende, i test sul quoziente intellettivo sono infatti sempre più diffusi in questi ambiti.

Nelle società occidentali si attribuiscono pesi diversi ai fattori genetici e ambientali, nel determinare il quoziente intellettivo: ovvero il 70% della nostra intelligenza dipende da fattori genetici e solo il 30% da fattori ambientali. Inoltre, soggetti con un basso quoziente intellettivo non sembrano ottenere miglioramenti significativi anche in seguito a modificazioni dell'ambiente circostante o all'applicazione di particolare tecniche di apprendimento, insomma se vi sono piccoli miglioramenti questi tendono ad essere solo temporanei ed in seguito si ripristina il quoziente intellettivo iniziale.

Di qualunque natura sia il meccanismo che regola l'intelligenza, dobbiamo comunque supporre che non vi sia una sola forma di intelligenza, ma al contrario che più che una specifica azione della mente questa possa coincidere con una capacità più ampia di gestione delle risorse (dei pensiero razionale, delle emozioni o dei processi della decisione) in funzione dell'ambiente al quale l'organismo debba adattarsi: l'eccessivo o lo scarso impiego di risorse ad un particolare compito è comunque segno di una scarsa capacità a gestire le proprie risorse mentali.

2 – stress e malattia

 

Lo stress

Il termine “stress” è in genere utilizzato in riferimento ai fattori che suscitano risposte soggettive di ansia. L'ansia, derivata da stimoli stressanti (stressor), si manifesta spesso con risposte disadattative individuali a livello fisiologico, comportamentale e cognitivo che ostacolano la prestazione. Ma accanto alle situazioni potenzialmente pericolose, l'intensità della reazione soggettiva allo stressor dipende anche da fattori di personalità, che orientano l'interpretazione cognitiva della situazione. Per tale ragione ciò che risulta molto stressante per una persona può non esserlo per un'altra.

L'individuo, fin dalle fasi prenatali, è sollecitato a reagire alle stimolazioni psicofisiche (positive o negative) e si allena, inconsapevolmente, a modalità di reazione di tipo autotensivo allo scopo di realizzare l'adattamento più adeguato all'ambiente. La sindrome generale di adattamento indica precisamente il quadro relativo alle varie manifestazioni che appaiono in un soggetto esposto a uno stress (uno stimolo che lo induce a reagire). Si riconoscono tre fasi: allarme, resistenza ed esaurimento.

  1. La prima fase, di allarme, è caratterizzata dalla comparsa di alterazioni a carico del sistema nervoso simpatico e, contemporaneamente, dalla diminuzione delle difese generali dell'organismo (sistema immunitario). Si determinano modificazioni a livello dei vari sistemi (muscolare, cardiocircolatorio, gastrointestinale e ormonale) e si predispone l'organismo all'azione. In particolare, il sistema responsabile della regolazione dello stato di vigilanza dell'individuo è la formazione reticolare ascendente (FRA), una fitta rete di strutture nervose posta nel tronco dell'encefalo. La FRA è in collegamento con tutti i fasci ascendenti (sensibilità esterocettiva, propriocettiva, enterocettiva) e può, per questo, registrare tutte le informazioni in arrivo dalla periferia; raccogliendo tali stimolazioni e inviandole, sotto forma di segnale aspecifico, ai centri superiori (talamo, ipotalamo, corteccia) può predisporre l'organismo in stato di allerta (attivazione del sistema simpatico). Quando lo stimolo specifico raggiungerà, tramite i fascicoli afferenti, l'arca corticale appropriata, sarà possibile identificarlo, connotarlo e reagire rapidamente. La FRA è inoltre connessa, sia direttamente sia indirettamente, all'ipotalamo e, attraverso di esso, può intervenire sia sugli aspetti emozionati sia, grazie ai legami con l'ipofisi, sui processi di regolazione autonoma del sistema endocrino.
  2. Superata questa prima fase critica subentra una seconda fase, di resistenza, durante la quale l'organismo si adatta alla nuova situazione, ripristinando livelli di difesa normali. La sua durata può dipendere dall'intensità dell'agente stressante, stressor, cui si è sottoposti e da altre variabili legate alle condizioni fisiche e psichiche generali (come il tipo di dieta, il ritmo sonno - veglia, il clima, l'uso di sostanze, ecc.) del soggetto, stressed.
  3. Superati certi livelli, alla fase di resistenza subentra una terza fase, di esaurimento, in cui 10 difese generali sono nuovamente a livelli molto bassi e, se non intervengono meccanismi di recupero o se l'agente stressante continua ad agire, l'organismo può approdare a condizioni di stanchezza o di tensione, di malattia o, addirittura, alla morte.

Inoltre lo stress può provenire sia da eventi negativi, che da esperienze piacevoli e rappresenta, per questo, un fenomeno inevitabile e, entro certi limiti, una funzione di adattamento importantissima per la sopravvivenza della specie: livelli ottimali di stress influiscono sul grado di stabilità dell'organismo e sul livello efficace della prestazione. Se questi livelli vengono superati, il grado di attivazione diventa eccessivo e si assiste a uno stato di agitazione che porta a un completo sconvolgimento delle azioni. Analogamente, la totale assenza dì stimolazioni o l'intensa e prolungata esperienza di deprivazione sensoriale (inazione e carenza relazionale) provocano un aumento dei livelli di stress fino a esperienze soggettive di vera e propria angoscia. Relativamente al valore soggettivo dello stimolo stressogeno, è stato evidenziato che, oltre gli stimoli fisici, anche quelli di natura psicologica o sociale possono agire da agenti stressogeni e per questo, nella realtà quotidiana, l'individuo vive una condizione cronica di sovrastimolazione.

Le risposte di allarme e adattamento non si esauriscono, perché gli stimoli sono molti e ripetuti nel tempo, mentre si esaurisce l'energia adattativa dell'organismo: ciò causa danni a livello del soma come anche a livello psichico. E poiché le strutture nervose mediano le risposte comportamentali e fisiologiche, alterazioni di uno o dell'altra causano reazioni che investono tutto l'organismo, il quale, in seguito alla ripetuta attuazione di determinate risposte toniche (piccola ampiezza e durata prolungata), può non essere più in grado di ripristinare l'equilibrio funzionale, anche quando lo stimolo stressogeno, che imponeva quel tipo di risposta, viene a mancare.

L'abilità ad affrontare situazioni stressanti, può essere sviluppata attraverso tecniche specifiche: problem – solving, rilassamento, immaginazione, controllo dei pensieri, desensibilizzazione sistematica, visione di filmati, role - playing, esposizione graduale in vivo, simulazione della situazione stressante.

Un livello eccessivo di ansia, combinato con sensazioni di scarso autocontrollo, crea vissuti negativi di inadeguatezza e sfiducia nelle personali capacità. Un livello moderato di ansia e la percezione di essere in grado di controllare la situazione possono invece tradursi in un incremento dell'arousal dell'organismo, con effetti utili per la quotidianità.

La definizione dei termini principali collegati allo stress consente una migliore comprensione del significato dei diversi fenomeni e delle loro interazioni.

Spielberger distingue fra ansia di stato e ansia di tratto. L'ansia di stato è una condizione dell'organismo transitoria e fluttuante nel tempo, mentre l'ansia di tratto è una caratteristica relativamente stabile e duratura di personalità, una predisposizione generale a rispondere a un'ampia gamma di situazioni con un alto livello di ansia di stato. L'ansia di stato è molto specifica e temporanea, in quanto riferita a percezioni soggettive di apprensione, paura e tensione che si accompagnano all'aumento dell'arousal fisiologico in precise circostanze. L'ansia di stato è condizionata dall'ansia di tratto: un soggetto con elevata ansia di tratto tende a vivere una grande varietà di situazioni come allarmanti e a rispondervi con alti livelli di ansia di stato.

Inoltre, soggetti che si percepiscono capaci di conseguire il successo con elevata self - efficacy e che sono soddisfatti della propria prestazione, dimostrano bassi livelli di ansia di tratto competitiva. Viceversa, a bassi livelli di autostima tendono ad associarsi alti livelli di ansia di tratto e frequenti preoccupazioni relativamente alla prestazione.

Lo stress può essere considerato proprio come questo intero processo associato all'emergere dell'ansia di stato; esso si verifica in seguito alla percezione di un sostanziale disequilibrio fra le richieste situazionali e le capacità personali di risposta, in circostanze vissute soggettivamente come incerte e importanti. L'aumento dell'incertezza e dell'importanza del risultato determineranno una maggiore paura. La percezione di pericolo sarà anche in relazione alle caratteristiche di personalità individuali (ansia di tratto) e delle esperienze precedenti.

 

Il legame tra stress e malattia

Esiste un chiaro legame tra stress e malattia, un legame così forte che è possibile prevedere l'eventualità della malattia sulla base della quantità di stress presente nella vita di una persona. Le prime ricerche per dimostrare che le emozioni possono provocare le malattie vennero intraprese da Hans Selye all'Università di Praga negli anni Venti. Recenti studi condotti sia sugli uomini che sugli animali da laboratorio hanno confermato i risultati di Selye e hanno anche incominciato a chiarire i processi fisiologici attraverso i quali le risposte emotive allo stress possono produrre una suscettibilità alla malattia. Questi reperti rivestono un'importanza critica per i malati di cancro, in quanto indicano come gli effetti di uno stress emotivo possano inibire il sistema immunitario, paralizzando così le difese naturali dell'organismo contro il cancro e altre malattie.

Misure dello stress e previsione della malattia

Da anni i medici hanno notato che ci sono maggiori probabilità di ammalarsi dopo che si sono verificati eventi fortemente stressanti. Molti medici hanno osservato che dopo una grave crisi emotiva tra i loro pazienti si registrava un aumento non solo delle malattie solitamente considerate influenzate dalle emozioni, come ulcere, pressione alta, disturbi cardiaci, emicrania, ma anche delle malattie infettive, dei dolori di schiena, e persino degli incidenti.

Il dottor Thomas H. Holmes dell'University of Washington School of Medicine e i suoi collaboratori si sono assunti il compito di valicare scientificamente queste osservazioni personali. Essi elaborarono uno strumento atto a misurare oggettivamente la quantità di stress o di turbamento emotivo nella vita delle persone. Il dottor Holmes e il dottor Rahe misero a punto una scala che assegnava agli eventi stressanti un valore numerico. Il totale numerico di tutti gli eventi stressanti della vita di una persona indicava la quantità di stress a cui quella persona era sottoposta. La loro scala è riprodotta nella Tavola

 

SCALA DI RIADATTAMENTO SOCIALE

 

Evento                                                                                                                Valore

 


Morte del coniuge                                                                                               100

Divorzio                                                                                                                    73

Separazione                                                                                                           65

Reclusione in carcere                                                                                         63

Morte di in familiare stretto                                                                                                  63

Incidente o malattia del soggetto                                                                                       53

Matrimonio                                                                                                              50

Licenziamento                                                                                                       47

Riconciliazione con il coniuge                                                                            45

Pensionamento                                                                                                     45

Cambiamento dello stato di salute di un familiare                                        44

Gravidanza                                                                                                              40

Problemi sessuali                                                                                                39

Aumento della famiglia                                                                                        39

Riorganizzazione del lavoro                                                                                39

Cambiamento delle condizioni economiche                                                  38

Morte di un amico intimo                                                                                     37

Cambiamento radicale del tipo di lavoro                                                                     36

Cambiamento del numero di discussioni con il coniuge                            36

Ipoteca o mutuo superiore ai 10 mila dollari                                                  31

Scadenza del diritto di cancellare un'ipoteca o un prestito                          30

Cambiamento delle responsabilità sul lavoro                                               29

Figlio o figlia che se ne vanno di casa                                                             29

Problemi con i parenti acquisiti                                                                         29

Realizzare qualcosa di eccezionale                                                                  28

Coniuge che incomincia o smette di lavorare                                                26

Inizio o fine degli studi                                                                                         26

Cambiamento delle condizioni di vita                                                               25

Revisione delle abitudini personali                                                                  24

Problemi col datore di lavoro                                                                              23

Cambiamento degli orari o condizioni di lavoro                                                         20

Cambiamento di residenza                                                                                20

Cambiamento di scuola                                                                                      20

Cambiamento delle abitudini ricreative                                                           19

Cambiamento delle attività religiose                                                                19

Cambiamento delle attività mondane                                                              18

Ipoteca o mutuo inferiore a 10 mila dollari                                                      17

Cambiamento delle abitudini del sonno                                                                     16

Cambiamento nel numero delle riunioni di famiglia                                     15

Cambiamento delle abitudini alimentari                                                                     15

Vacanze                                                                                                                  13

Feste di Natale                                                                                                      12

Infrazioni di piccola portata                                                                                 11

 

La scala comprende eventi che tutti consideriamo stressanti, come la morte del coniuge, il divorzio, la perdita del lavoro, e altre esperienze dolorose. La cosa interessante è che comprende anche avvenimenti come il matrimonio, la gravidanza e la realizzazione di qualcosa di notevole, che di solito si considerano esperienze gradite. Anche queste però sono esperienze che possono richiedere un cambiamento di abitudini, del modo di porci in rapporto con gli altri, o della nostra immagine di noi stessi. Possono essere esperienze positive, ma richiedono nondimeno un notevole lavoro di introspezione e possono addirittura far venire a galla conflitti emotivi irrisolti. La chiave è la necessità di adattarsi a un cambiamento, non importa se in direzione positiva o negativa.

Utilizzando queste misure oggettive della quantità di cambiamenti osservabili nella vita della gente, Holmes e i suoi collaboratori riuscirono a predire il verificarsi di malattie con un alto livello di precisione statistica. Il 49% dei soggetti che avevano totalizzato punteggi di 300 e più punti nell'arco di dodici mesi riferirono di avere contratto qualche malattia durante il periodo di osservazione, mentre nel medesimo periodo solo il 9% dei soggetti che avevano totalizzato punteggi inferiori ai 200 punti della scala risultò ammalarsi. Un altro studio della durata di dodici mesi indicò che i soggetti con punteggio totale compreso nel terzo superiore dei punteggi rilevati si ammalavano 90 volte su cento di più dei soggetti con punteggio compreso nel terzo inferiore.

L'uso di questa scala consente di predire le probabilità di malattia in base al numero di eventi stressanti accaduti a una persona, ma non permette di predire come ciascun individuo reagirà a situazioni di stress.

E' chiaro che il significato di un evento, sia pure un evento stressante, viene interpretato in modo diverso dalle diverse persone. La perdita del posto di lavoro all'età di vent'anni è di solito meno stressante che a cinquanta.

Tutti gli avvenimenti elencati nella scala: poiché tutti comportano un cambiamento, tutti produrranno una certa misura di stress; ma la misura varia a seconda dell'individuo.

A volte lo stress si accumula al punto che l'individuo non è più in grado di farvi fronte e si ammala. Ma di solito la relazione tra stress e capacità di fronteggiarlo è più complessi. Nella loro analisi delle ragioni per cui lo stress può portare alla malattia.

La spiegazione, ci sembra di capire, sta nel fatto che l'atto stesso di far fronte a uno stress può abbassare la resistenza alle malattie.        

 

In che modo lo stress aumenta la suscettibilità alle malattie

Il mondo medico ha impiegato molto tempo a riconoscere il ruolo dello stress nel determinare la malattia. Questo è in parte dovuto alla formazione fisicistica dei medici in generale: i malanni fisici sono prodotti da cause fisiche e vanno trattati con rimedi fisici. Quello che mancava agli studi citati per renderli meglio accetti agli ambienti medici è l'individuazione di uno specifico meccanismo fisiologico attraverso il quale gli stati emotivi contribuirebbero all'insorgere della malattia. La descrizione appunto di un meccanismo del genere incomincia a emergere da recenti studi sugli effetti dello stress cronico. Ma per meglio capire i risultati di questi studi, può essere utile sapere qualche cosa di più sulla fisiologia dello stress.

Il sistema nervoso dell'uomo è il prodotto di milioni di anni di evoluzione. Per gran parte dell'esistenza dell'uomo sulla terra le richieste a cui è stato sottoposto il sistema nervoso sono state molto diverse da quelle a cui siamo sottoposti noi oggi dalla civiltà moderna. Nelle società umane primitive la sopravvivenza richiedeva che l'uomo fosse in grado di identificare immediatamente un pericolo e di decidere immediatamente se combattere o fuggire. ll nostro sistema nervoso è conformato appunto per questo tipo di mobilitazione: quando c'è un pericolo esterno, il nostro corpo riceve immediatamente l'istruzione (attraverso una modificazione dell'equilibrio ormonale e dell'energia nervosa) o di combattere o di fuggire.

Invece la vita del mondo moderno richiede che s’inibiscano continuamente questa reazione combattimento o fuga.

Il nostro corpo è fatto in modo che i momenti di stress, seguiti da una reazione fisica come il combattimento o la fuga, non riescano troppo nocivi. Quando invece la risposta fisiologica allo stress non viene scaricata (a causa delle conseguenze a livello sociale del combattimento o della fuga) allora si ha un effetto negativo che è cumulativo. E’ lo stress cronico, uno stress che rimane dentro nel corpo invece di scaricarsi. E lo stress cronico svolge un ruolo significativo, come da più parti si tende a riconoscere, in molte malattie.

Spesso lo stress cronico provoca uno squilibrio ormonale. Poiché gli ormoni svolgono un ruolo decisivo nel regolare le funzioni dell'organismo, tali squilibri possono portare all'ipertensione (pressione alta) e finire per danneggiare i reni. A sua volta il deterioramento dei reni può portare a una grave ipertensione, che accentuerà lo squilibrio ormonale.

Inoltre, queste modificazioni ormonali possono produrre lacerazioni nelle pareti delle arterie. Il corpo ripara tali lacerazioni accumulando placche di colesterolo, che sono tessuti analoghi alle cicatrici. Troppe di queste placche finiscono per indurire le arterie, e si ha quindi l'arteriosclerosi. Questa a sua volta costringe il cuore a pompare più forte per far circolare il sangue, aumentando ancor più la pressione arteriosa. Quando l'arteriosclerosi raggiunge uno stadio avanzato, diminuisce la quantità di sangue e quindi di ossigeno che arriva al cervello, al punto che può verificarsi una trombosi coronarica. Le placche di colesterolo possono anche bloccare le maggiori arterie intorno al cuore, facendo morire parte del muscolo cardiaco, e provocando alla fine un attacco cardiaco. Normalmente l'organismo cercherebbe di trovare un adattamento, ma sotto stress cronico i meccanismi destinati a ridurre lo squilibrio ormonale sono bloccati. Lo squilibrio permane, dando luogo a un circolo vizioso sempre più grave e fatale.

C'è un altro effetto che interessa particolarmente il malato di cancro. Lo stress cronico inibisce il sistema immunitario che è preposto al riassorbimento e alla distruzione delle cellule cancerose e dei microorganismi estranei. Il punto importante è il seguente: le condizioni fisiche che vengono prodotte dallo stress, sono praticamente identiche alle condizioni in cui le cellule anomale riescono a riprodursi e a diffondersi fino a diventare un tumore maligno. Non sorprende quindi che spesso i malati di cancro abbiano il sistema immunitario indebolito.

La funzione linfocitaria, che costituisce una misura critica della potenza del sistema immunitario, risulta significativamente depressa nei soggetti che avevano perduto il coniuge. Il sistema immunitario costituisce una potente difesa contro il riprodursi delle cellule cancerose, la prova che una perdita sul piano affettivo può inibire in parte il sistema immunitario rappresenta un'importante indicazione circa le cause del cancro.

L'ipotalamo è la parte del cervello ritenuta più direttamente associata alle emozioni: altra prova molto importante per la ricerca delle cause del cancro.

 

Coscienza, ipotalamo e sistema endocrino

Franz Alexander, maestro mondiale di medicina psicosomatica e fisiologia del corpo, riconosceva che lo stress mentale interagiva in qualche modo con l’ipotalamo, il quale stimolava il sistema endocrino, attraverso la ghiandola pituitaria e la tiroide – parte del sistema endocrino che produce ormoni che regolano il metabolismo e la crescita.

L’ipotalamo era il ponte tra la psiche e il soma e forse, sosteneva Alexander, la sede della stessa coscienza.

Walter Cannon, medico e fisiologo, ha osservato e studiato nelle piantagioni di canna da zucchero del North Queensland, la “morte vudu” (per paura), dovuta ad un’intensa e prolungata esposizione allo stress emotivo di credersi sotto l’incantesimo di uno stregone.

La causa fisiologica effettiva era costituita da un'iperattivazione del sistema nervoso simpatico. Cannon riteneva che la morte vudu fosse possibile soltanto a causa della “profonda ignoranza e insicurezza" di popolazioni primitive che vivevano "in un mondo popolato di fantasmi".

In uno studio più recente relativo al problema della "morte rapida e improvvisa durante uno stress psicologico" nella nostra stessa società, Engel giunse a una conclusione simile attribuendo la morte a "rapidi spostamenti tra effetti cardiovascolari simpatici e parasimpatici“. Engel pensava che questo "schema di emergenza biologica" diventasse fatale quando l'individuo si sentiva incapace di far fronte alla situazione e aveva perso ogni speranza che sarebbe intervenuto un qualche mutamento o aiuto da qualunque altra fonte. In una recente rassegna di questi problemi.

Halm descrive nel modo seguente la relazione tra la morte vudu, il sistema nervoso vegetativo e la scelta di guaritori indigeni:

“…Lex (1974) spiega sia la patogenesi della morte vudu sia la terapia basata sul rituale in termini di tre stadi di sintonizzazione tra processi simpatici e parasimpatici del sistema nervoso vegetativo. La “suggestione” penetra oltre la soglia abbassata del giudizio analitico per realizzare ciò che viene suggerito. Lex spiega anche che la richiesta comune di sistemi medici tradizionali è legata al fatto che i guaritori hanno già sofferto le condizioni di malattia che vengono a curare: la loro precedente malattia dà a questi guaritori una conoscenza di prima mano e una sensibilità ai capricci del sistema nervoso vegetativo…”

Il Sistema Nervoso Vegetativo con le sue due branche, il gran simpatico (che attiva il ritmo cardiaco, la respirazione, la pressione del sangue, la tensione, ecc.) ed il parasimpatico (con effetti generalmente rilassanti, opposti a quelli del gran simpatico è uno dei principali sistemi di comunicazione mente – corpo e dell’effetto placebo nella malattia e nel corso della guarigione.

 

La guarigione del cuore e della mente: le emozioni positive di Norman Cousins

Atteggiamenti negativi, quindi, possono condurre alla malattia e alla morte attraverso l'azione regolatrice della mente sui sistemi autonomo, endocrino e immunitario. Una disposizione positiva della mente può avere un effetto salutare nella guarigione delle malattie più gravi.

Nell'attuale cultura americana, nessuno meglio di Norman Cousins ha saputo illustrare questa verità con esempi vivi e ben documentati, tratti dalla sua stessa vita. Cousins iniziò all'età di dieci anni la sua personale esperienza della guarigione psicofisica, quando, per una diagnosi errata, fu mandato per sei mesi in un sanatorio per tubercolotici. I pazienti erano abbandonati a se stessi e alle proprie risorse personali, e lui, assieme ad alcuni suoi compagni, trovò la via per un atteggiamento positivo, ciò che Cousins descrive nel modo seguente:

“…La cosa più interessante per me di quella esperienza infantile era che i pazienti si dividevano da sé in due gruppi: quelli che avevano fiducia che avrebbero scacciato il male e sarebbero stati in grado di riprendere una vita normale, e quelli che si rassegnavano a una malattia prolungata e anche fatale. Quelli tra noi che condividevano la visione ottimistica divennero buoni amici. si lasciarono coinvolgere in attività creative ed ebbero ben poco a che fare con i pazienti che si erano rassegnati al peggio. Quando all'ospedale arrivavano dei nuovi ricoverati, noi facevamo del nostro meglio per far proseliti fra loro prima che la brigata triste si mettesse all'opera. Non potevo fare a meno di restare impressionato dal fatto che i ragazzi del mio gruppo avevano una percentuale di risultati “dimesso guarito” di gran lunga più alta che non i ragazzi dell'altro gruppo. Anche all'età di dieci anni ero condizionato a filosofare; mi resi conto così della forza della mente nel vincere la malattia. La lezione che appresi allora sul valore della speranza giocò un ruolo importante nella mia completa guarigione, da adulto, e nei sentimenti che ho nutrito da allora riguardo al valore della vita…”.

La guarigione di Cousins, accuratamente documentata, da una grave malattia collagena di tipo artritico reumatoide dei tessuti connettivi (diagnosticata come spondilite anchilosante), da lui ottenuta curandosi con abbondanti dosi positive di buon umore (essenzialmente nella forma dei vecchi film muti dei fratelli Marx e di vecchie puntate di Candid Camera di Allen Funt), sta diventando parte di un nuovo folclore del superamento delle malattie.

La sua più recente guarigione da un attacco cardiaco che implicava non solo l'infarto del miocardio, ma anche l'insufficienza cardiaca di tipo congestizio, è stata studiata a fondo da quattro cardiologi e medici più strettamente interessati al caso. Tra i fattori che essi descrivono come significativi nell'atteggiamento autoterapeutico di Cousins, vi sono:

1) L'assenza di panico di fronte ai sintomi ovviamente gravi del suo attacco cardiaco. (Questo panico è parte della sindrome emotiva che uccide le vittime di morte vudu).

2) La sua incrollabile fiducia nella capacità del suo organismo di utilizzare la propria saggezza per facilitare la guarigione.

3) Un irrefrenabile buon umore e un'allegria che hanno creato un clima di guarigione, propizio per lui stesso come pure per tutto il personale medico dell'ospedale.

4) L'aver pienamente condiviso la responsabilità della propria guarigione stabilendo una stretta cooperazione con i propri medici.

5) L'aver concentrato i propri interessi sulla creatività e su mete molto significative che hanno reso la guarigione degna di essere conquistata e la vita degna di essere vissuta.

Cousins ha riassunto le sue esperienze personali di guarigione sottolineando il fatto che atteggiamenti e stati emotivi positivi possono influire sull'attività biochimica dell'organismo per agevolare il ringiovanimento e la salute. Atteggiamenti e stati emotivi positivi sono l'essenza del benessere e dell'effetto placebo: “Il placebo è il dottore dentro di noi ".

 

Rapporto con l’effetto placebo al 55%

Nello stesso tempo in cui i primi esponenti della medicina psicosomatica raccoglievano le testimonianze aneddotiche sulla guarigione psicofisica delle quali si è parlato sopra, si conducevano degli studi a “doppio – cieco”, più oggettivi scientificamente, sul dolore clinico. (Negli studi a doppio cieco né i medici né i pazienti sanno chi è che riceve un medicamento reale e chi invece un inerte placebo).

L'analisi di Beecher e la sua rassegna di 15 ricerche a doppio cieco giungevano alla conclusione che il 35% dei pazienti, affetti da un’ampia varietà di sofferenze postoperatorie, aveva trovato un sollievo significativo con dei placebo (medicamenti inerti o “pillole di zucchero“). In una rassegna più recente vengono confermate queste conclusioni sulla base di undici ulteriori ricerche a doppio cieco nelle quali è stato riscontrato che il 36% dei pazienti aveva ricevuto almeno il 50% di sollievo dal dolore grazie ai placebo. Dunque le ricerche cliniche più accuratamente controllate sull'effetto placebo negli esseri umani riscontrano coerentemente che circa un terzo dei pazienti riceve più del 50% di sollievo. In circostanze appropriate il placebo, inerte sotto il profilo medico, è in qualche modo in grado di promuovere fiducia e buone aspettative a livello psicologico. Ciò raggiunge e mette in moto quei meccanismi veri e propri di guarigione psicofisica che alcuni oggi chiamano I’”effetto placebo”.

L'effetto placebo non è limitato al sollievo dal dolore. Si è riscontrato infatti che è un fattore di guarigione psicofisica in tutte le malattie sotto elencate (dall'1 al 3), nelle procedure terapeutiche (dal 4 al 6) e anche nell'attesa di ricevere un aiuto (7),

  1. Ipertensione, stress, sofferenza cardiaca, conta delle cellule ematiche, emicranie, dilatazione della pupilla (che interessano il sistema nervoso autonomo);
  2. Secrezione di adrenalina, diabete, ulcere, secrezione e motilità gastrica, coliti, contraccettivi orali, dolori mestruali, tirotossicosi (che interessano il sistema endocrino);
  3. Raffreddore comune, febbre, vaccini, asma, sclerosi multipla, artrite reumatoide, verruche, cancro (che interessano il sistema immunitario);
  4. Interventi chirurgici (per es., per l'angina pectoris);
  5. Uso di strumenti scientifici di biofeedback e congegni medici di qualunque specie;
  6. Trattamenti psicologici come il condizionamento (desensibilizzazione sistematica) e forse ogni forma di psicoterapia;
  7. Prendere un appuntamento per una visita medica.

L'effetto placebo, la cui esistenza è stata provata attraverso una gamma così ampia di problemi e modalità di trattamento terapeutico, dev'essere un vero e proprio ingrediente generale in tutte le situazioni cliniche.

Evans ha studiato i dati relativi alle ricerche a doppio cieco sulla analgesia farmacologica, dato che erano questi gli esempi più numerosi e più accuratamente controllati della ricerca sperimentale. l'efficacia di un analgesico non noto viene determinata calcolando un indice di efficacia farmacologica. Per tutti i farmaci analgesici considerati, esiste un grado di effetto placebo, costante in modo notevole, che si aggira sulla media del 55% del loro effetto terapeutico.

Come dire che, mentre la morfina ha ovviamente effetti analgesici più potenti dell'aspirina, il 55% circa della potenza di ciascuna è un effetto placebo. Ecco come Evans lo descrive :

“…In altre parole, l'efficacia di un placebo confrontata con dosi standard di diversi farmaci analgesici in situazioni di ricerca a doppio cieco sembra essere relativamente costante. Questa davvero è una caratteristica piuttosto notevole e rara per qualsiasi agente terapeutico! L'efficacia del placebo è proporzionale all'efficacia manifesta del fattore analgesico attivo.

Vale la pena di notare che questo 56% di rapporto di efficacia non è limitato al confronto del placebo con farmaci analgesici. Esso è stato riscontrato anche nelle ricerche a doppio cieco sulle tecniche di trattamento non farmacologico dell'insonnia (58% su 13 ricerche) e nelle ricerche su farmaci psicotropici per il trattamento della depressione, come i triciclici (59% su 93 ricerche passate in rassegna da Morris e Beck, 1974) e il litio (62% su 13 ricerche studiate nel lavoro di Marini, Sheard, Bridges e Wagner, 1976). Sembra, dunque, che l'efficacia del placebo sia il 55/60% dell'efficacia dei preparati attivi, e ciò indipendentemente dalla potenza di questi ultimi…”

Da queste scoperte consegue che ci può essere un 55% di effetto placebo in molte procedure di guarigione, se non in tutte. Tale grado costante dell'effetto placebo fa pensare anche che ci sia un comune meccanismo o processo sottostante che spiega la comunicazione mente - corpo e la guarigione psicofisica, indipendentemente dalla natura del problema, dei sintomi o della malattia.

Evans ha studiato, inoltre, i tre fattori che mediano l’effetto placebo da fattori verbali e non verbali di aspettativa:

  1. la suggestione (o ipnosi);
  2. la riduzione dell'ansia;
  3. l'aspettativa prodotta da sistemi di credenze culturali o mediche.

Nel passato si partiva dal presupposto che placebo e suggestione fossero in sostanza la stessa specie di fenomeno. Tuttavia, la sorprendente conclusione, tratta da una varietà di ricerche sperimentali ben controllate, che hanno posto a confronto l'effetto placebo con la suggestione ipnotica, è che tra loro non esiste alcuna correlazione o rapporto. In condizioni sperimentali di laboratorio la suggestione ipnotica e l'effetto placebo sembravano funzionare per mezzo di meccanismi diversi o a diversi livelli di risposta. Un modo per comprendere tale differenza consiste nel dire che la responsività ipnotica è una dote specifica e innata che comporta la capacità di accedere ai propri schemi di comunicazione mente - corpo, o di mutarli, soltanto attraverso l'impiego della suggestione psicologica. L'effetto placebo, per contro, è una forma di comunicazione mente-corpo più generale e automatica che utilizza i metodi di cura della medicina per ridurre l'ansia e facilitare la guarigione schierando in campo contro la malattia potenti aspettative culturali e cieca fiducia nei confronti del metodo di cura. Altri ricercatori, che studieremo da presso nel prossimo capitolo, credono che, anche se l'effetto ipnotico e quello placebo sembrano diversi per il modo in cui vengono facilitati a livello socioculturale, sono in realtà delle modalità essenzialmente simili di attività mentale creativa a livello psicobiologico, dove vengono mediate dall'emisfero cerebrale destro del paziente.

La costanza di questo effetto di guarigione in tante condizioni diverse fa pensare che esso sia mediato da un meccanismo comune o da un vincolo di comunicazione tra la mente e l'organismo.

Il sistema limbico - ipotalamico del cervello, per ora, è il maggior connettore tra mente e corpo, anzi è un canale unico di comunicazione psicofisiologica tra le aspettative e i processi creativi della mente e la fisiologia emotiva del corpo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3 – MALATTIE E LORO SIGNIFICATI SIMBOLICI

 

Infezione = un conflitto divenuto materiale

Due tipi di conflitti Autoconflitto  ed Eteroconflitto.

Chi tende alle infezioni e alle infiammazioni, è una persona che cerca di evitare i conflitti. Quando si è colpiti da una malattia infettiva, bisognerebbe porsi queste domande:

  1. Quale conflitto non vedo nella mia vita?
  2. Quale conflitto cerco di sfuggire?
  3. Quale conflitto non confesso a me stesso?

Per individuare il tema del conflitto, bisognerebbe considerare attentamente il simbolismo dell'organo o della parte colpita del corpo.

 

Allergia = aggressività divenuta materia

L'allergico dovrebbe porsi queste domande:

  1. Perché non consento alla mia aggressività di manifestarsi, ma la costringo a lavorare silenziosamente ai danni del corpo?
  2. Di quali ambienti di vita ho tanta paura da evitarli?
  3. A quali temi si riferiscono le mie allergie? Sessualità, smanie (voglie), aggressività, riproduzione, sporco nel senso dell'ambiente buio di vita?
  4. Fino a che punto mi servo della mia allergia per manipolare chi mi vive accanto?
  5. Come va col mio amore, con la mia capacità di evitare odi e rancori?

 

Respirazione = assimilazione della vita

Nel caso di malattie che abbiano a che fare con la respirazione, ci si

dovrebbero porre queste domande:

  1. Che cosa mi impedisce il respiro?
  2. Che cosa non voglio accettare?
  3. Che cosa non voglio dare?
  4. Con che cosa non voglio entrare in contatto?
  5. Ho paura di fare un passo verso una nuova libertà?

Asma

Domande che l'asmatico dovrebbe porsi:

  1. In quali campi voglio prendere senza dare?
  2. Posso confessarmi consapevolmente le mie aggressività, e quali possibilità ho di manifestarle?
  3. In che rapporto sono col conflitto "dominio/sottomissione"?
  4. Quali campi e ambienti di vita rifiuto?
  5. Riesco ad avvertire qualcosa della paura che si cela dietro al mio modo di fare valutazioni?
  6. Che cosa cerco di evitare, che cosa considero sporco, infimo, non nobile?

Non dimenticare: ogni volta che si ha la sensazione di strettezza, si tratta di paura! L'unico rimedio contro la paura è l'apertura. E questa la si ottiene lasciando passare ciò che si era sempre evitato!

 

Disturbi di stomaco e digestivi
Chi soffre di disturbi di stomaco e della digestione dovrebbe porsi queste domande:

  1. Che cosa non posso o non voglio inghiottire?
  2. Butto giù cose che non vorrei inghiottire?
  3. In che rapporto sono coi miei sentimenti?
  4. Di che cosa ne ho abbastanza?
  5. Che ne è della mia aggressività?
  6. Come risolvo i miei conflitti?
  7. Esiste in me la nostalgia repressa di un paradiso infantile senza conflitti, in cui vengo soltanto amato e coccolato senza la necessità di mordere me stesso?
 
Malattie epatiche

Il malato di fegato dovrebbe porsi le seguenti domande:

  1. In quali campi ho perduto la capacità di valutare correttamente?
  2. Dove non sono più capace di distinguere tra quello che riesco a tollerare e quello che per me è "velenoso"?
  3. Dove faccio degli eccessi, dove mi espando in maniera esagerata?
  4. Mi preoccupo della mia " religione", del mio rapporto con l'origine, oppure la molteplicità mi impedisce di vedere l'unità? Nella mia vita le considerazioni religiose e filosofiche hanno forse un ruolo troppo modesto?
  5. Manco di fiducia?

Malattie degli occhi
Chi ha problemi con gli occhi e con la vista, dovrebbe per prima cosa rinunciare per un giorno ai suoi occhiali o alle sue lenti a contatto e vivere consapevolmente la situazione di vita chiara e onesta che si è venuta a creare. Dopo questa giornata preparate un protocollo in cui descrivete diligentemente e sinceramente il modo in cui avete visto e vissuto il mondo, quello che avete e non avete potuto fare, gli impedimenti che avete avuto e come ve la siete cavata con l'ambiente circostante. Un simile protocollo dovrebbe fornire materiale a sufficienza per imparare a conoscere meglio il proprio modo di vedere il mondo e se stessi. Ponetevi poi anche queste domande:

  1. Che cosa non voglio vedere?
  2. Il mio egocentrismo mi impedisce di conoscere me stesso?
  3. Evito di riconoscere me stesso nei fatti che mi capitano?
  4. Ho paura di vedere le cose nella loro realtà?
  5. Mi servo della vista per capir meglio le cose?
  6. Posso sopportare di vedere le cose come realmente sono?
  7. Da quale aspetto del mio essere distolgo volentieri lo sguardo?

Malattie delle orecchie
Chi ha problemi con le orecchie o con l'udito, farebbe bene a porsi queste domande:

  1. Perché non sono disponibile a prestare orecchio a qualcuno?
  2. A chi o a che cosa non voglio ubbidire?
  3. I due poli egocentrismo e modestia sono in equilibrio in me?

Mal di testa
Quando si ha mal di testa o emicrania bisognerebbe porsi queste domande:

  1. Per che cosa mi sto rompendo la testa?
  2. In me alto e basso sono ancora in contatto nel modo giusto?
  3. Cerco troppo freneticamente di salire in alto (ambizione)?
  4. Sono un testone e cerco di sfondare con la testa i muri?
  5. Cerco di sostituire l'azione col pensiero?
  6. Sono onesto nei confronti della mia problematica sessuale?
  7. Perché trasporto l'orgasmo in testa?

Malattie della pelle
Quando si hanno problemi alla pelle ed eruzioni, ci si dovrebbe porre queste domande:

  1. Mi isolo molto?
  2. Come va la mia capacità di contatto?
  3. Dietro al mio atteggiamento riservato si cela forse un desiderio represso di vicinanza?
  4. Cosa vuole spezzare i confini, per rendersi visibile? (sessualità, impulsi, passione, aggressività, entusiasmo).
  5. Che cosa mi prude in realtà?
  6. Mi sono volutamente troppo isolato?

Malattie renali
Quando ci sono problemi coi reni, bisognerebbe porsi queste domande:

  1. Quali problemi ho nei rapporti col prossimo?
  2. Tendo a fissarmi nella proiezione e a ritenere che i difetti del mio partner siano problemi soltanto suoi?
  3. Trascuro di scoprire me stesso in tutti i comportamenti del mio partner?
  4. Resto legato a vecchi problemi e impedisco in questo modo il flusso dell'evoluzione?
  5. A quale presa di coscienza vuole in realtà indurmi il mio calcolo renale?

Disturbi alla vescica
I disturbi alla vescica suscitano queste domande:

  1. A quali problematiche resto legato, sebbene siano superate e aspettino solo di essere eliminate?
  2. Dove metto me stesso sotto pressione, proiettando questa pressione su altri (esame, capoufficio)?
  3. Da quali problemi ormai vecchi dovrei liberarmi?
  4. Su che cosa verso le mie lacrime?

Malattie cardiache
Chi ha disturbi e malattie cardiache dovrebbe porsi queste domande:

  1. In me testa e cuore, ragione e sentimenti sono in equilibrio armonico?
  2. Vivo e amo con tutto il cuore o soltanto con metà del mio cuore?
  3. Do spazio sufficiente ai miei sentimenti e ho il coraggio di manifestarli?
  4. La mia vita va avanti seguendo un ritmo vivace o la costringo a regole troppo rigide?
  5. Nella mia vita c'è ancora carburante ed esplosivo?
  6. Do ascolto al mio cuore?

Disturbi del sonno
L'insonnia dovrebbe costituire lo spunto per porsi queste domande:

  1. Fino a che punto sono dipendente da potere, controllo, intelletto e osservazione?
  2. So abbandonarmi?
  3. Come vanno in me la capacità di dedizione e la fiducia?
  4. Mi preoccupo del lato notturno della mia anima?
  5. Come è grande la mia paura della morte? Mi sono confrontato a sufficienza con questo tema?

Un eccessivo bisogno di sonno suscita queste domande:

  1. Rifuggo dall'attività, dalla responsabilità e dalla presa di coscienza?
  2. Vivo nel mondo dei sogni e ho paura di destarmi alla realtà?

 

Elenco delle corrispondenze fisiche degli organi e delle parti del corpo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 4 - LA MALATTIA E LA METAFORA

 

Intorno al regno della malattia sono state costruite fantasie punitive o sentimentali, modi in cui la malattia viene usata come figura o come metafora.

Ma la malattia non è una metafora, a differenza di ciò che consciamente ed inconsciamente tutti noi crediamo.

La malattia è quella situazione dell’esistenza umana dove si evidenzia il modo più sano di essere malati, liberandoci da pensieri metaforici che ostacolano il nostro divenire.

Tuttavia è quasi impossibile prendere residenza nel regno dello star male, senza essere influenzati dalle impressionanti metafore, con le quali è stato tratteggiato.

Nella poetica di Aristotele “La Metafora consiste nell’attribuire ad una cosa il nome che è proprio di un’altra”.

Le malattie sono sempre state usate come metafore per rafforzare le polemiche contro la corruzione o l'ingiustizia di una società. Le metafore tradizionali riflettono soprattutto una maniera di essere violenti; in confronto alle moderne, sono relativamente generiche. Shakespeare fa molte variazioni su una metafora tipo, un'infezione del "corpo politico”, senza fare distinzioni tra un contagio, un'infezione, una piaga, un ascesso, un'ulcera o quello che oggi chiameremmo un tumore. Ai fini dell'invettiva esistono solo due tipi di malattia: quella dolorosa ma curabile e quella verosimilmente mortale. Ci sono malattie che passano come esempi della malattia in genere; nessuna di esse ha una sua logica caratteristica. Le immagini della malattia vengono impiegate per esprimere preoccupazioni sull'ordine sociale e la salute è cosa di cui tutti sono presumibilmente a conoscenza. Queste metafore non esprimono l'idea moderna di una specifica malattia dominante, nella quale ciò che è in gioco è la salute in quanto tale.

Le malattie dominanti come la tbc e il cancro sono più specificamente polemiche. A esse si ricorre per proporre nuovi parametri della salute individuale e per esprimere, in forma critica, un senso d'insoddisfazione per la società in generale. A differenza delle metafore elisabettiane - che lamentano qualche aberrazione generale o calamità pubblica la quale, per conseguenza, si riversa sui singoli individui, le moderne suggeriscono uno squilibrio, profondo tra individuo e società quest'ultima concepita come nemica del primo. Le metafore della malattia vengono insomma usate per accusare la società di essere non squilibrata ma repressiva. Compaiono, regolarmente nella retorica romantica che oppone il cuore alla mente, la spontaneità alla ragione, la natura all'artificio, la campagna alla città.

Quando, all'inizio dell'Ottocento, venne inventato come cura per la tbc il trasferimento in climi migliori, furono proposte le destinazioni più contraddittorie: il Sud, le montagne, i deserti, le isole; la loro stessa diversità indica ciò che hanno in comune, ossia il rifiuto della città. Nella Traviata appena Alfredo conquista l'amore di Violetta, la convince ad abbandonare la malvagia e malsana Parigi per la salubre campagna e immediatamente lei riacquista la salute. E la rinuncia di violetta alla felicità coincide con la partenza dalla campagna e il ritorno in città, dove il suo destino è segnato, la tbc ritorna e la morte è inevitabile.

La metafora del cancro allarga, il tema del rifiuto della città. Prima dì essere considerata un ambiente letteralmente cancerogeno, la città era vista come un vero e proprio cancro, un luogo di crescita anormale, innaturale. In La città vivente (1958), Frank Lloyd Wright paragonava la città dei tempi antichi, organismo sano (La città allora non era maligna) a quella moderna. “Guardare lo spaccato della pianta di una qualunque grande città è come guardare la sezione di un tumore fibroso”.

Le metafore della malattia diventano sempre più virulente, insensate, demagogiche.

Le fantasie ispirate dalla tbc nel secolo scorso, e oggi dal cancro, sono reazioni a una malattia considerata intrattabile e, capricciosa - cioè non compresa – in un'epoca in cui la premessa fondamentale della medicina è che tutte le malattie si possono curare. Una tale malattia è misteriosa per definizione. Quando non se ne conosceva la causa e l'assistenza medica continuava a essere del tutto inefficace, la tbc era ritenuta il furto insidioso e implacabile di una vita. Adesso è invece il cancro la malattia che non bussa prima di entrare; è il cancro che ricopre il ruolo della malattia vista come, invasione spietata e segreta, ruolo che conserverà fin quando la sua eziologia non sarà chiara come oggi quella della tbc e il suo trattamento egualmente efficace.

Benché il disorientamento prodotto dalla malattia si collochi sullo sfondo di nuove speranze, la malattia stessa (la tbc un tempo, il cancro adesso) suscita anche paure assolutamente antiquate. Qualunque malattia che sia considerata misteriosa e temuta in modo sufficientemente intenso, sarà sentita come moralmente, se non letteralmente, contagiosa. Per questo a un numero sorprendentemente alto di persone malate di cancro accade di essere evitate da parenti e amici e di diventare oggetto di misure per sfuggire al contagio da parte dei membri della propria famiglia, quasi che il cancro fosse una malattia infettiva come la tbc. Il contatto con una persona afflitta da una malattia che consideriamo una malevolenza misteriosa viene inevitabilmente sentito come una trasgressione; peggio ancora, come la violazione di un tabù. Persino i nomi di queste malattie sembrano avere un potere magico. In Armance (1827) di Stendhal, la madre dell'eroe si rifiuta di dire tubercolosi perché, pronunciando questa parola, teme di affrettare il corso della malattia del figlio. E Karl Menninger ha osservato (in L'equilibrio vitale) che “la stessa parola cancro sembra aver ucciso certi pazienti che non avrebbero ceduto (con tanta rapidità) al tumore maligno di cui soffrivano”. Si cita questa osservazione in appoggio alle pietà anti - intellettuali e alle compassioni superficiali sin troppo diffuse nella medicina e nella psichiatria contemporanea.

Fin quando una particolare malattia viene trattata come un predatore diabolico e invincibile, e non come una semplice malattia, quasi tutte le persone affette non potranno che demoralizzarsi apprendendo di quale male soffrono. La soluzione non consiste dunque nel non dire più ai pazienti la verità, ma nel rettificare la loro idea della malattia, nel demistificarla.

Quando, non molti decenni or sono, l'apprendere che si aveva la tbc era come udire una sentenza di morte - allo stesso modo in cui oggi, nell'immaginazione popolare, equivale a morte il cancro - era frequente che si nascondesse l'identità della malattia ai tubercolotici e, dopo la loro morte, ai figli. E anche con i pazienti informati della loro malattia, i medici e i familiari erano restii a parlare liberamente. “A parole non vengo a sapere niente di preciso” scriveva Kafka a un amico nell'aprile 1924 dal sanatorio dove sarebbe morto due mesi dopo “perché, nel trattare della tisi, ognuno usa espressioni timide, evasive, con gli occhi fissi.”

Poiché avere un cancro può essere uno scandalo tale da mettere a repentaglio la vita amorosa, le speranze di promozione e persino il lavoro di una persona, coloro che sanno di averlo tendono a essere estremamente riservati, se non addirittura reticenti, sulla propria malattia.

Soprattutto oggi è diventato difficile per la società industriale avanzata adattarsi al cancro e, in particolar modo, alla morte.

La morte oggi è ritenuta un evento oltraggioso, insensato e la malattia, che viene largamente considerata sinonimo di morte, è sentita come qualcosa che bisogna nascondere, che deve essere gestita da pochi, chiusa fra le mura di casa.

A causa delle innumerevoli fioriture metaforiche che hanno, reso il cancro sinonimo del male, contrarre il cancro è stato esperito da molti come qualcosa di vergognoso, dunque da nascondere, e anche come qualcosa di ingiusto, un tradimento commesso dal proprio corpo. “Perché proprio a me?", esclama con amarezza il malato di cancro. Con l'Aids, la vergogna è legata a un'imputazione di colpa e il motivo dello scandalo, non è, affatto difficile, da, comprendere. Pochi, in questo caso, si chiedono "Perché proprio a me?”. La maggior parte delle persone con l'Aids, a eccezione di quelle che vivono nell'Africa sub-sahariana, sanno (o credono di sapere) come l'hanno contratta. Non è un'afflizione misteriosa che sembra colpire in modo casuale. Anzi, finora contrarre l'Aids vuol dire proprio rivelare, nella maggioranza dei casi, di appartenere, a un certo “gruppo a rischio", a una comunità di paria. La malattia rende esplicita un'identità che avrebbe potuto rimanere nascosta ai vicini, ai colleghi, ai familiari, agli amici. Essa conferma un'identità, tanto che, per il gruppo a rischio più duramente colpito, da principio, negli Stati Uniti, gli omosessuali maschi, non ha rappresentato solamente un'esperienza che ha isolato e ha esposto i malati alla persecuzione, ma ha pure contribuito a creare un senso di comunità.

Anche contrarre il cancro è, a volte inteso come una colpa per avere ceduto a un comportamento “pericoloso”: gli alcolizzati con il cancro all'esofago e i fumatori con il cancro ai polmoni sono puniti per aver vissuto in maniera malsana (a differenza di coloro che invece sono obbligati a fare lavori pericolosi; come l'operaio di una fabbrica petrolchimica che viene colpito da cancro alla vescica). In misura sempre crescente si ricercano collegamenti tra i principali organi, o apparati, e le pratiche specifiche che la gente dovrebbe abbandonare: si pensi alle recenti congetture che associano il cancro al colori e quello, al seno a diete ricche di grassi animali. Ma le abitudini poco sane associate al cancro, o ad altre malattie (anche le cardiopatie, finora poco, colpevolizzate, sono già ampiamente considerate come il prezzo da pagare per gli eccessi commessi nella dieta e nello “stile di vita”) sono il risultato di una mancanza di volontà o di prudenza, oppure di una dipendenza da prodotti chimici il cui uso è legalmente consentito (sebbene siano molto dannosi).

 

Il corpo e la metafora

Il corpo, in primis, è oggetto di metafora. Molte sono le immagini prese a prestito dalle altre arti e dalla tecnologia, soprattutto dall'architettura. Alcune metafore non contribuiscono alla chiarificazione del loro oggetto: è il caso dell'idea poetica del, corpo come tempio, espressa da san Paolo. Altre hanno una notevole risonanza scientifica, per esempio quella del corpo come fabbrica (un ' immagine del funzionamento del corpo all'insegna della salute) e quella del corpo come fortezza, metafora. che prefigura, invece un eventuale catastrofe. L'immagine della fortezza ha una lunga genealogia prescientifica, in cui la malattia stessa finisce per essere una metafora della condizione mortale, della fragilità umana e della vulnerabilità. John Donne, nel suo grande ciclo di "arie" in prosa sulla malattia, Devotions upon Emergent Occasions  scritte quando pensava di morire, descrive la malattia come un nemico che invade, che cinge d'assedio il corpo - fortezza:

“Badiamo alla salute, al cibo e alle bevande, all'aria che respiriamo, all'esercizio fisico; tagliamo e levighiamo ciascuna pietra che va a finire in questo edificio; e così la nostra salute è un'opera che richiede tempo e regolarità Eppure, in un solo istante, un cannone può abbattere tutto, rovesciare tutto e tutto distruggere. Una malattia imprevista dal nostro zelo, insospettata nonostante la nostra scrupolosità”.

Alcuni organi sono più deboli di altri: John Donne parla del cervello e del fegato e della loro capacità di sopportare l'assedio di una febbre “innaturale” o “ribelle” che invece “farebbe scoppiare il cuore, come una mina, in un attimo”. Nelle immagini di Donne è la malattia che invade. Si può dire che il pensiero, medico moderno abbia invece inizio là dove la rozza metafora militare si precisa con l'introduzione di un nuovo tipo di indagine, presente nella patologia cellulare di Virchow, e di una nozione più chiara del fatto che le malattie sono provocate da organismi specifici, identificabili e visibili (con l'aiuto del microscopio). Da quando l'invasore non è stato più, identificato con la malattia ma con il microrganismo che la provoca, la medicina ha davvero cominciato a -essere efficace e le metafore militari, hanno assunto nuova credibilità e precisione. Da allora, le metafore militari hanno ispirato, in misura crescente la descrizione, in tutti i suoi aspetti, della patologia medica. La malattia è vista come un'invasione da parte di organismi estranei a cui il corpo reagisce con operazioni militari sue proprie, quali la mobilitazione delle, “difese” immunologiche, mentre i farmaci sono considerati "aggressivi" come si riscontra nel linguaggio della maggior parte delle chemioterapie.

La metafora militare nella sua versione più rozza sopravvive nel sistema pubblico di educazione sanitaria, dove la malattia viene comunemente descritta in termini di invasione della società e gli sforzi per ridurre, la mortalità di una data malattia sono chiamati lotta, battaglia, guerra. Le metafore militari di vengono preponderanti all'inizio del secolo, con le campagne predisposte durante la Prima guerra mondiale per educare la popolazione a difendersi dalla sifilide e poi, dopo la guerra, dalla tubercolosi  Un esempio, tratto dalla campagna contro la tubercolosi condotta in Italia negli anni Venti, è costituito dal manifesto, chiamato “Guerra alle mosche”, che illustra gli effetti letali delle malattie portate da questo insetto. Qui le mosche sono raffigurate come una squadriglia aerea nemica che sgancia bombe mortali su una popolazione inerme. Sulle bombe sono leggibili alcune scritte. In una “Microbi”. In un'altra “Germi della tisi”. In, un'altra. semplicemente “Malattia”. Uno scheletro incappucciato e coperto da un nero mantello cavalca la mosca cocchiera. In un altro manifesto, «Con queste armi sconfiggeremo la tubercolosi», la figura della morte è inchiodata al muro da spade, ciascuna delle quali porta una scritta che indica un modo per combattere la tubercolosi. Su una lama è scritto “Pulizia”; sulle altre “Sole”, “Aria”, “Riposo”, “Cibo sano”, “Igiene” (naturalmente nessuna di queste armi era di una qualche importanza. Ciò che sconfigge, o per meglio dire guarisce, la tubercolosi sono gli antibiotici che furono scoperti solo una ventina d'anni dopo, negli anni Quaranta).

Là dove un tempo era il medico che conduceva il suo bellum contra morbum, la guerra contro la malattia è subentrata oggi l'intera società. In verità, la trasformazione della guerra in pretesto, di mobilitazione ideologica di massa ha reso utile l'uso del concetto di guerra come metafora per tutte quelle campagne per il progresso i cui obiettivi vengono descritti nei termini della sconfitta di un "nemico" Abbiamo avuto guerre contro la povertà, oggi sostituite dalla "guerra alla droga", e guerre contro malattie specifiche, come il cancro. L'abuso della metafora militare sembra inevitabile in una società capitalistica, una società che riduce ogni giorno di più la portata e la credibilità degli appelli a principi etici e nella quale si ritiene insensato non assoggettare le proprie azioni al calcolo dell'interesse individuale e del profitto. Fare la guerra è una delle poche attività che non si è tenuti a valutare “in modo realistico”, vale a dire con l'occhio rivolto al costo e al risultato pratico. In, regime di guerra totale, il costo è illimitato, sconsiderato, poiché la guerra è definita come un'emergenza in cui nessun sacrificio è eccessivo. Ma le guerre contro le malattie non sono solo appelli rivolti affinché si adoperi un maggiore zelo e si investa più denaro nella ricerca. Questa metafora induce a rappresentare le malattie particolarmente temute come un “alieno”, alla stregua dei nemici nella guerra moderna. Il passo che dalla demonizzazione della malattia porta all'attribuzione della colpa al paziente è inevitabile, poco importa se i pazienti sono pensati come vittime. Il termine vittima suggerisce quello di innocenza. E l'innocenza, per l'inesorabile logica che regola tutti i termini di relazione, rinvia alla colpa.

 

La tbc, il cancro e la metafora

La tbc è vista come malattia di un organo i polmoni, il cancro come malattia che può manifestarsi in qualsiasi organo ed estendersi a tutto il corpo.

La tbc è vista come malattia di contrasti estremi. candido pallore e rosse vampe, iperattività che s'alterna a languore.

Il suo corso spasmodico viene illustrato da quello, che è considerato il sintomo prototipo della tbc, la tosse. Il paziente, è scosso da accessi di tosse, poi si affloscia, riprende fiato, respira normalmente; e tossisce di nuovo. Il cancro è una malattia di crescita (a volte visibile; più tipicamente interna), di una crescita anormale, e alla lunga mortale, che è insieme misurata, incessante costante. Benché ci possano essere periodi in cui la crescita del tumore si ferma (remissioni), il cancro non produce contrasti simili agli ossimori comportamentali - attività febbrile, rassegnazione appassionata - che si ritengono tipici della tbc. Il tubercolotico è pallido solo una parte del tempo, mentre il pallore del malato di cancro è immutabile.

La tbc rende il corpo trasparente. La radiografia, cioè lo strumento diagnostico abituale, permette a una persona di vedere, forse per la prima volta, il proprio interno: di diventare trasparente a se stesso. Mentre si ritiene che la tbc sia, sin dalle prime fasi, ricca dì sintomi visibili (deperimento graduale, accessi di tosse, languore, febbre) e si possa rivelare, improvvisamente e drammaticamente il sangue su fazzoletto), i principali sintomi del cancro sono ritenuti, tipicamente, invisibili: sino alle ultime fasi quando è ormai troppo tardi. La malattia, che viene spesso scoperta per caso o nel corso di un normale controllo medico, può anche essere in una fase molto avanzata senza rivelare sintomi riconoscibili

Si credeva un tempo - e si continua a credere - che la tbc produca periodi di euforia, di grande appetito, di desiderio sessuale esacerbato.

Si crede invece che il cancro paralizzi la vitalità, faccia del mangiare un tormento, smorzi il desiderio. La tbc veniva ritenuta un afrodisiaco, che conferisse straordinari poteri di seduzione. Il cancro è invece ritenuto de - sessualizzante. Ma è tipico della tbc che molti dei suoi sintomi siano ingannevoli - vitalità che deriva da indebolimento, guance rosse che sembrano un segno di salute ma sono dovute alla febbre - e un'esplosione improvvisa di vitalità può, essere segno di morte imminente; il cancro ha soltanto sintomi sinceri.

Benché il corso di entrambe le malattie tenda al deperimento, il perdere peso per la tbc è visto come qualcosa di molto differente dal perderlo per un cancro. Con la tbc una persona viene “consumata”, bruciata. Con il cancro il paziente viene “invaso” da cellule estranee che si moltiplicano causando atrofia o blocco deIle funzioni corporali. il malato di cancro “avvizzisce” o “si restringe”.

La tbc è una malattia del tempo: accelera la vita, le dà risalto, la spiritualizza. In inglese come in francese e in italiano la consunzione è “galoppante”. Il cancro procede più a fasi che a passi; è “terminale”. Agisce lentamente, insidiosamente; il tipico eufemismo  nei necrologi è che il tale è “morto dopo lunga malattia”. Ogni descrizione del cancro pone l'accento sulla sua lentezza, e tale è stato il suo primo uso metaforico. “La loro parola si insinua, come un cancro” e tra i più antichi usi figurativi c'è il cancro come metafora di “ozio” e “pigrizia”.

Metaforicamente il cancro non è tanto una malattia temporale, ma una malattia o una patologia spaziale. Le sue metafore principali hanno riferimenti topografici (il cancro “si estende”, o “prolifera” o “si diffonde”; i tumori vengono “asportati”con interventi chirurgici) e la sua conseguenza più temuta, dopo la morte, è la mutilazione o l'amputazione di una parte del corpo.

La tbc è spesso immaginata come malattia della miseria e delle privazioni: indumenti lisi, corpi emaciati, stanze non riscaldate, cattive condizioni igieniche, alimentazione inadeguata.

Il cancro è viceversa una malattia della classe media una malattia associata all'opulenza e agli eccessi. I paesi ricchi  hanno le percentuali più alte di malati di cancro, e si ritiene che la crescente incidenza della malattia derivi in parte da una dieta ricca di grassi e di proteine e dagli effluvi, tossici di quell'economia industriale che crea appunto l'opulenza. Si identifica il trattamento della tbc con la stimolazione dell'appetito, quello del cancro con la nausea e la perdita dell'appetito. I sottonutriti che si nutrono purtroppo inutilmente, i supernutriti che non riescono a mangiare.

La tbc è considerata relativamente indolore. Il cancro é considerato, invariabilmente, fonte di sofferenze tormentose. La tbc assicura, si crede, una morte serena, mentre la morte di cancro è clamorosamente orrenda. Per oltre cento anni là tbc è stata la maniera preferita di dare alla morte un significato una malattia, edificante, raffinata.

Mentre la tbc assume qualità attribuite ai polmoni, che sono parti superiori, spiritualizzate del corpo, il cancro colpisce notoriamente parti (il colon, la vescica, il retto, il seno, la cervice, la prostata, i testicoli) di cui è imbarazzante riconoscere l'esistenza. L'avere un tumore provoca in genere un senso di vergogna, ma nella gerarchia degli organi del corpo, il cancro ai polmoni è ritenuto meno vergognoso di quello rettale. Una malattia dei polmoni è metaforicamente, una malattia dell'anima. Il cancro, potendo colpire ovunque, è una malattia del corpo. Lungi dal rivelare qualcosa di spirituale, rivela che il corpo è, sin troppo sciaguratamente, soltanto il corpo.

Queste fantasie fioriscono perché tbc e cancro sono considerate assai più che malattie di solito (almeno in passato) mortali.

 

L’immaginario nella malattia e nella guarigione

L’approccio che, sviluppato dai Simonton, era stato in seguito delineato più specificamente dai loro collaboratori Jeanne Achterberg e Frank Lawlis, fa notare delle differenze fra le immagini dei pazienti destinati a ottenere buoni risultati e quelle di coloro che non avrebbero dato esiti soddisfacenti. Tali differenze erano evidenti in elementi pittorici quali le dimensioni del cancro, l'aggressività delle cellule bianche e il modo in cui veniva simboleggiata la terapia.

Tali tecniche di esplorazione dell'inconscio attraverso i disegni sono state per molti decenni oggetto delle ricerche di Susan Bach, un'allieva di Carl Jung, di Gregg Furth e di altri.

Il colore ha un significato simbolico e, dai disegni, si può spesso facilmente desumere le sequenze temporali di passato, presente e futuro. Le associazioni di simboli spesso non sono meno complesse e rivelatrici dei sogni. Già nel 1933 Jung aveva interpretato un sogno propostogli da un medico il quale non gli aveva fornito alcuna informazione sul paziente:

“…Qualcuno dietro di me continuava a farmi domande sulla lubrificazione di un determinato macchinario. Si consigliava di usare il latte come lubrificante. lo ritenevo che il fango fosse migliore. Poi fu prosciugato uno stagno e in mezzo al fango furono trovati due animali morti. Uno era un piccolo mastodonte, l'altro non me lo ricordo…”

In base a questo sogno, Jung diagnosticò una ritenzione di fluidi cerebrospinali dovuta con ogni probabilità a un tumore. La sua interpretazione si basava su due considerazioni: in latino per indicare il muco, che in un certo senso può essere considerato una specie di fango corporeo, si usava la parola “pituita”, mentre “mastodonte” deriva da due parole greche che significano “petto” e “denti”. Ne dedusse che l'immagine del mastodonte simboleggiava i corpi mammillari, delle strutture a forma di mammella che si trovano in fondo al terzo ventricolo, uno “stagno” di fluidi cerebrospinali alla base del cervello. L'interpretazione di Jung si rivelò corretta ed è brillantemente esposta da Russell Lockhart, psicologo ricercatore dell'UCLA, nel suo articolo intitolato “Raffigurazione del cancro nel mito e nel sogno”. Quando gli fu chiesto in che modo fosse giunto a quella conclusione, Jung rispose:

“…Se affermassi che il sogno è un sintomo organico ne nascerebbe una tale discussione che finirei per essere accusato del più terribile oscurantismo... Quando parlo di modelli archetipi, chi è a conoscenza di queste cose capisce quello che voglio dire, ma chi non ne sa nulla pensa: “Quest'uomo deve essere matto, parla di mastodonti e delle loro differenze rispetto ai serpenti e ai cavalli”. Bisognerebbe che vi impartissi lezioni di simbologia per almeno due anni perché voi riusciate ad apprezzare il valore delle mie affermazioni…”

Lockhart concluse che “Gli organi e i processi del corpo hanno la capacità di stimolare la produzione di immagini psichiche ricche di significato e in relazione con la localizzazione e il tipo di disturbo fisico”.

Probabilmente la parte malata invia dei messaggi elettrici e/o chimici al cervello e la mente li trasforma in immagini. Così come la salamandra non può sviluppare un nuovo arto se sono state recise le innervazioni a esso relative, noi non possiamo ricevere i messaggi del corpo se il nostro sistema nervoso è danneggiato o se la nostra mente è chiusa alla comunicazione cosciente tra psiche e soma.

Per interpretare correttamente i sogni, è spesso necessario avere una grande conoscenza del linguaggio e della mitologia. Come Jung, anch'io credo che nella mente siano contenute le esperienze di tutte le vite precedenti. Ecco perché può accadere di sognare in una lingua che a livello cosciente è del tutto sconosciuta, oppure in un linguaggio universale fatto di simboli dei quali, nello stato di veglia, non si e in grado di individuare il significato. I disegni sono più facili da interpretare perché in essi il simbolismo è più semplice, più vicino alla vita di tutti i giorni e può essere indirizzato a illustrare un tema specifico.

Si propone ai pazienti di eseguire dei disegni che rappresentino la terapia, la malattia e le cellule bianche che eliminano il male. Per ottenere delle immagini provenienti dall'inconscio e non dirette a illustrare un argomento specifico, si a ogni paziente di eseguire almeno un disegno supplementare che rappresenti una scena di sua scelta. Inoltre, a seconda del tipo di conflitto esistente, si può chiedere di fare un autoritratto che mostri il paziente al lavoro, in famiglia, in sala operatoria o in altre situazioni.

Uno dei conflitti che si incontrano più spesso riguarda l'atteggiamento del paziente nei confronti della terapia. A livello conscio o intellettuale egli tende perlopiù a considerare positivamente il trattamento, ma inconsciamente può ritenerlo un veleno. In questo caso c'è una sola cosa da fare: se il paziente sente di essere avvelenato, bisogna interrompere la terapia. Tuttavia, se attraverso un disegno ci si rende conto che il paziente oppone resistenza al trattamento, si può cercare di cambiare quel tipo di approccio. Si può lavorare sulla resistenza a livello cosciente, riprogrammando l'inconscio attraverso la visualizzazione di una terapia con esito positivo.

Analizzare ogni disegno insieme con il paziente: i disegni sono un modo splendido di permettere alle persone di aprirsi e di parlare di cose che altrimenti terrebbero nascoste. Sono i pazienti che fanno i disegni, e rappresentando sul foglio bianco i loro atteggiamenti e conflitti producono il materiale che possiamo vedere e discutere insieme. Non ha importanza che il paziente abbia assistito alle mie conferenze né che conosca la tecnica delle rappresentazioni attraverso i disegni.

L'inconscio è un pozzo di simboli e trova sempre maniere nuove per rivelare qualche elemento del materiale rimosso in esso raccolto.

Susan Bach ha utilizzato questa tecnica per più di trent'anni, lavorando molto negli ospedali per bambini dove l'uso del disegno è ampiamente stimolato. Il suo lavoro ha provato che vi sono modi specifici e ricorrenti attraverso i quali vengono rappresentate certe malattie. Così scrive in proposito:

“Queste comunicazioni non verbali espresse in un idioma personalissimo sono un veicolo per lasciar trasparire la condizione somatica e psicologica dell'individuo. Dal punto di vista somatico, i disegni mettono in evidenza eventi del passato che possono rivelarsi importanti ai fini della anamnesi, della diagnosi precoce e della prognosi. Dal punto di vista psicologico, ci permettono di osservare quello che succede ed è successo nel profondo della mente, per esempio i traumi del passato, e mettono in luce i modi attraverso i quali il paziente esprime le sue speranze, paure e presentimenti. Inoltre i disegni permettono di gettare un ponte fra il medico, il paziente, la famiglia e il mondo circostante. Il loro significato, con le sue implicazioni, può rappresentare una guida nell'assistenza al paziente in condizioni critiche, permettendo di avvicinarsi il più possibile alla sua natura essenziale, sia che il malato si trovi sulla via della guarigione o sia ormai giunto alla conclusione del suo ciclo vitale.

Potremmo infine chiederci come mai queste immagini spontanee riflettano, analogamente ai sogni, la situazione complessiva dell'essere umano. Dopo decenni di lavoro, sono giunta alla conclusione che nelle immagini dei disegni spontanei e dei sogni si manifesta la luce di quella che ho definito “conoscenza interiore Forse una nuova dimensione si sta aprendo davanti a noi…”

La psicologa Joan Kellogg, utilizzando il suo metodo, ha dimostrato che i pazienti possono rivelare molti dati del loro inconscio eseguendo dei mandala, cioè delle immagini simboliche di forma circolare derivanti da antiche tradizioni indiane che rappresentano l'unità del tutto o l'interezza della vita di una persona. Si tratta di riempire una circonferenza con immagini o disegni geometrici colorati che vengono successivamente interpretati nel dialogo con il guaritore o il terapeuta.

 

Concentrare la mente sulla guarigione

Le tecniche di base per contattare l'inconscio e sfruttarne i poteri facevano parte della normale istruzione nell'ambito di molte culture, in particolar modo in Oriente e nelle società tribali preindustriali. In Occidente tali metodi sono stati quasi del tutto abbandonati a favore di procedimenti logici basati sul leggere, scrivere e far di conto, in una visione che enfatizza l'intervento umano sul mondo esterno. Negli ultimi vent'anni però si è assistito a una nuova ondata di interesse verso la cultura orientale in concomitanza con una tendenza diffusa fra gli psicologi a stimolare nell'ambito della professione medica le ricerche sulle possibilità di addestrare la mente a determinare la guarigione e favorire la buona salute.

Fra le varie tecniche psicologiche applicabili alle malattie fisiche, quella di maggior successo e più largamente utilizzata è la tecnica della visualizzazione.

Per praticare queste tecniche basta avere a disposizione un ambiente tranquillo e un amico oppure un registratore. Il rilassamento, l'ipnosi, la meditazione e la visualizzazione saranno trattati separatamente, ma in realtà essi sono parte dello stesso processo ed è sufficiente praticarli un po' per rendersene conto.

 

Il rilassamento

RiIassarsi non significa addormentarsi davanti alla televisione o passare una piacevole serata con gli amici. Il tipo di rilassamento è un rallentamento dell'attività mentale e un allontanamento del corpo e della mente dagli stimoli esterni, un modo per “cancellare dalla lavagna” tutte le preoccupazioni mondane e prepararsi a stabilire un contatto con gli strati più profondi della mente. L'obiettivo è entrare in uno stato di trance piena di luce, lo stato alfa, così chiamato perché caratterizzato a livello del cervello dalle onde alfa, che hanno una frequenza fra gli otto e i dodici cicli al secondo e si manifestano appunto nel rilassamento profondo. Produrre questo stato è il primo passo. dell'ipnosi, del biofeedback, della meditazione yoga e di altre forme di esplorazione mentale.

Ci sono molti metodi per rilassarsi, per lo più abbastanza simili tra loro.

C'è qualche differenza tra un metodo e l'altro. Secondo il dottor Ainslie Meares di Melbourne, le istruzioni verbali, anche all'inizio, tendono a stimolare troppo il pensiero logico. Meares riporta i casi di parecchie rilevanti regressioni del cancro ottenute usando un metodo rilassante non verbale basato su suoni rassicuranti e sul tocco gentile del terapeuta. Egli ritiene inoltre che per avere i migliori risultati il paziente debba superare una situazione che procuri un minimo di disagio, come stare seduto su uno sgabello basso o su una sedia con lo schienale diritto. Il tocco guaritore è certamente molto importante se il paziente può riceverlo regolarmente, ma vi sono anche altri metodi di rilassamento che permettono di raggiungere risultati eccellenti.

Non bisogna scoraggiarsi se le tecniche di rilassamento all'inizio sembrano difficili. Forse il rilassamento e la meditazione sono particolarmente difficili per gli americani. Essendo costantemente bombardati da pubblicità, rumore, violenza, messaggi di ogni genere da parte dei mass media, troviamo difficile stare tranquilli e inattivi anche per pochi minuti. Abbiamo creato una barriera intorno a noi per bloccare questo diluvio e con questo procedimento abbiamo bloccato anche i sentimenti. Per questo la calma può farci paura: ci dà di nuovo il tempo di pensare e sentire.

 

La meditazione

Qualcuno ha affermato che pregare vuol dire parlare mentre meditare significa ascoltare. In effetti però la meditazione è un metodo con il quale possiamo smettere per un po' di dare ascolto ai messaggi ansiogeni e alle distrazioni della vita di tutti i giorni per entrare in contatto con altre cose, come i nostri pensieri e sentimenti più profondi, i prodotti della mente inconscia, la pace della pura coscienza e la consapevolezza spirituale.

Se tutto ciò significasse soltanto ascoltare, la meditazione sarebbe un processo del tutto passivo, ma in essa c'è un elemento che possiamo definire attivo, pur non intendendo il termine nel modo tradizionale. La meditazione è un modo di focalizzare l'attenzione della mente su una condizione di consapevolezza rilassata che, essendo meno soggetta alle distrazioni del solito sulle cose che veramente ci interessano, per esempio sul immagini di guarigione.

Ci sono molti modi per ottenere questo risultato. Alcuni consigliano di focalizzare l'attenzione su parole o suoni simbolici (i mantra) oppure su un'unica immagine, come la fiamma di una candela o un mandala. Altri pongono l'accento sul flusso e riflusso del respiro o sul trattenere con dolcezza la mente dal seguire i pensieri che increspano la sua superficie. Lo scopo di ogni metodo è però lo stesso: un vuoto profondo e rilassato o una trance che rafforzi la mente liberandola dal suo abituale tumulto con la pratica e una buona guida, la meditazione, può provocare esperienze sbalorditive di illuminazione e unione con il cosmo, ma in principio i cambiamenti sono lievi e sottili.

La scienza occidentale ha appena iniziato a occuparsi degli effetti della meditazione e della visualizza ione sulla malattia anche se, il rapporto fra il cervello, le ghiandole endocrine e il sistema immunitario è con ogni probabilità la chiave per la comprensione di tali effetti. L'indagine, condotta al Veterans Administration Hospital in California, ha dimostrato che una regolare pratica dello yoga e della meditazione incrementa del 100% la presenza nel sangue di tre ormoni molto importanti per il sistema immunitario.

E’ stato dimostrato che una pratica regolare della meditazione e delle visualizzazioni dirette all'autoguarigione incrementa la risposta delle cellule bianche del sangue e l'efficienza della risposta ormonale a un test standardizzato sullo stress fisico che si effettua immergendo un braccio in acqua ghiacciata. I soggetti con alle spalle una pratica di meditazione sopportavano la sofferenza molto meglio degli altri e due terzi di essi erano in grado di smettere immediatamente di sanguinare dopo un'analisi del sangue, semplicemente concentrando la mente sulla vena dopo che l'ago era stato estratto.

Tutte le ricerche svolte fino a oggi indicano che la lotta per il potere, con le sue ansie costanti, tiene in continua attività il sistema nervoso simpatico, cioè quello che determina l'eccitazione, mentre il sistema parasimpatico, che è calmante, smette di esercitare le sue funzioni. La risposta adrenalinica di lotta o fuga diventa una condizione costante e il corpo perde la capacità di reagire ad altre sollecitazioni come quelle provocate da una malattia.

 

Visualizzazione e ipnosi

L'antropologo Claude Lévi - Strauss ha rilevato che gran parte della medicina popolare nel mondo si basa sulla “manipolazione psicologica dell'organo malato” attraverso un'immagine estremamente vivida indotta nella mente del paziente in uno stato di profonda trance. Anche Carl e Stephanie Simonton hanno adottato tecniche di questo genere apprese al Silva Mind Control, avendo capito che attraverso il biofeedback è più semplice stabilire una comunicazione con il corpo utilizzando le immagini che cercando di influenzare direttamente una determinata funzione o un organo. Una donna per esempio imparò a controllare una pericolosa irregolarità del battito cardiaco dipingendo una ragazzina ondeggiante su un'altalena con perfetta ritmicità.

Essi descrissero l'esperienza vissuta assistendo un paziente nella sua lotta contro il dolore provocato da un cancro diffuso nella zona pelvica. Dopo averlo ipnotizzato, gli dissero di cercare nel suo cervello la zona dove si trovavano le valvole per il controllo dell'afflusso di sangue nel corpo e di chiudere quella che permetteva al sangue di raggiungere il suo tumore. Il paziente diede la risposta desiderata e il volume del tumore diminuì di tre quarti. Il dolore sparì e invece di morire il paziente migliorò e fu dimesso dall'ospedale. In seguito morì a causa di complicazioni intervenute nel corso di un intervento chirurgico e i dottori rilevarono che le sue metastasi diffuse erano scomparse e il tumore che aveva avuto le dimensioni di un pompelmo era diventato piccolo come una palla da golf.

La visualizzazione trae vantaggio da quella che potrebbe essere considerata una “debolezza” del corpo: l'incapacità di distinguere fra una vivace esperienza mentale e un reale fatto fisico. Lo psicologo Charles Garfield ha effettuato un'indagine su soggetti sopravvissuti al cancro al centro medico dell'Università della California, a San Francisco, e ha rilevato che la maggior parte di essi erano in grado di entrare in stati mentali tali da rendere i loro corpi capaci di prestazioni straordinarie come quelle degli atleti. Garfield ha osservato notevoli analogie tra i comportamenti dei pazienti che sopravvivono al cancro e i metodi utilizzati dai campioni sovietici e dell'Europa Orientale che negli ultimi decenni hanno ottenuto eccezionali successi nelle competizioni olimpiche.

Gli allenatori dell'Europa Orientale spesso fanno distendere gli atleti ad ascoltare musica rilassante, in modo particolare i larghi movimenti della musica strumentale barocca con il loro ritmico accompagnamento di base in chiave di basso di circa sessanta battute al minuto. Dopo qualche minuto di ascolto, il battito cardiaco si sincronizza con la musica, determinando un profondo rilassamento. A quel punto l'atleta visualizza con pienezza di colori e in completo dettaglio una performance vincente. Questa operazione viene ripetuta più volte finché l'evento reale si realizza come semplice copia del fenomeno visualizzato. Ricercatori sovietici hanno affermato che gli atleti che utilizzano tre quarti del loro tempo per l'allenamento mentale ottengono risultati migliori di quelli che preferiscono impegnarsi di più nella preparazione fisica.

Nonostante la preferenza dei russi per la musica barocca, vi sono parecchi altri tipi di musica adatti per questo scopo, come la musica classica, ma anche dolci ballate e musica religiosa di qualsiasi epoca o cultura. Sono efficaci anche le registrazioni di suoni della natura, come quello prodotto dalle onde del mare, il canto degli uccelli o un rumore bianco come quello di una cascata. L'importante è che i suoni non abbiano un effetto stimolante ma calmante e che siano di gradimento per la persona che li ascolta.

Anche se può essere di grande aiuto, però, la musica non è strettamente necessaria per la visualizzazione. Con l'aumento della capacità di concentrazione si diventa capaci di visualizzare in ogni posto, persino in metropolitana. Spesso il rumore ambientale può intrecciarsi con l'immaginario o con la suggestione ipnotica e costituire un aiuto per andare in profondità. L'unico requisito perché la visualizzazione sia efficace è lo sviluppo dell'immaginazione.

Non tutte le persone sono “visive” allo stesso modo e vi sono diverse tecniche per la visualizzazione e l'ipnosi.

Poiché gli ammalati di cancro hanno spesso avuto grandi difficoltà nel corso della vita ad amare se stessi, per loro è difficile provare lo stesso sentimento in termini di autodifesa.

 

Il processo psicologico della malattia

I casi citati sono rappresentativi dei conflitti che i nostri pazienti hanno vissuto nei mesi precedenti all'insorgere della malattia. In base alla nostra esperienza e a quella di altri, si possono individuare cinque momenti di un processo psicologico che sovente precede l'insorgere del cancro

 

  1. Esperienze infantili che portano alla decisione di essere un certo tipo di persona. Tutti ricordiamo il momento in cui da bambini, quando i nostri genitori facevano qualcosa che non ci piaceva, abbiamo giurato a noi stessi : «Quando sarò grande non sarò mai come loro.» Oppure il momento in cui, quando un nostro coetaneo o un adulto faceva qualcosa che ammiravamo molto, ci siamo ripromessi di cercare di emularli. Molte di queste decisioni infantili sono positive e hanno un effetto  complessivamente benefico sulla vita. Molte  non lo sono. In taluni casi, si tratta di decisioni prese in seguito a un'esperienza traumatica o comunque dolorosa. Se un bambino vede che i suoi genitori litigano continuamente con violenza, per esempio, potrebbe decidere che esprimere l'ostilità è una cosa brutta. Di conseguenza si imporrà la regola di mostrarsi sempre buono, gradito e allegro, qualunque sentimento provi in realtà. La decisione che l'unico modo per essere amati o approvati in famiglia è di essere un certo tipo di persona, può essere portata avanti per tutta la vita, anche quando impone un grave stress. Oppure un bambino decide che è responsabile dei sentimenti di quanti lo circondano, che quando gli altri sono infelici o tristi, tocca a lui aiutarli a sentirsi meglio. Probabilmente questo tipo di decisione è la migliore che un bambino possa prendere in quel momento, in quanto gli consente di superare situazioni difficili. Tuttavia nella vita adulta queste decisioni di adattamento possono non risultare più adeguate, in quanto le circostanze della vita non sono più le stesse di quando fu presa quella decisione. Quello che ci interessa qui e che certe decisioni prese durante l'infanzia limitano le risorse che mettono l'individuo in grado di far fronte a uno stress. Una volta adulti, queste decisioni infantili sono in gran parte cadute nell'inconscio. Gli stessi modi di dire sono ormai stati ripetuti così tante volte che si perde la coscienza di aver mai compiuto una scelta. Queste scelte, però, se non vengono cambiate, diventano le regole del gioco della vita per ciascuno di noi. Ogni bisogno da soddisfare, ogni problema da risolvere viene gestito nell'ambito di queste scelte limitative compiute durante l'infanzia.  Di solito si tende a pensare che siamo come siamo perché "siamo fatti così". Ma se viene portata a livello di coscienza la storia delle nostre scelte, queste si possono cambiare.
  2. L'individuo viene fatto segno di un insieme di eventi stressanti. Le ricerche sperimentali al pari della nostra esperienza indicano come spesso il cancro sia preceduto da eventi di una certa gravità, sovente da una serie di stress che si susseguono in un periodo di tempo relativamente breve. Gli stress decisivi che abbiamo potuto individuare sono quelli che mettono in pericolo l'identità personale. Questi possono comprendere la morte del coniuge o della persona amata, il pensionamento, la perdita di un ruolo significativo.
  3. Questi stress creano un problema che l'individuo non sa come affrontare. Non sono tanto gli stress a creare il problema, ma l'incapacità a far fronte agli stress in base alle "regole" su come l'individuo deve agire e al ruolo che ha deciso di assumere in un momento precoce della vita. Quando un uomo che non sa concedersi di avere rapporti di intimità, e quindi trova il significato della sua vita principalmente nel lavoro, è costretto ad andare in pensione, non ha gli strumenti per far fronte a quello stress. La donna il cui senso di identità è legato principalmente al marito, non riesce a farcela quando scopre che questi ha un'amante.
  4. L'individuo non vede come si potrebbero modificare le regole su come deve agire e quindi si sente in trappola e impotente a risolvere il problema. Siccome la decisione inconscia sul "modo giusto" di essere costituisce una parte significativa della loro personalità, queste persone possono non vedere che è possibile un cambiamento o possono addirittura vivere un eventuale cambiamento come una perdita di identità. La persona  si sentiva smarrita e incapace di risolvere o di controllare i problemi della propria vita, e quindi portata a "darsi per vinta". Si sentiva, mesi prima della diagnosi di cancro, una "vittima" perché incapace di modificare la propria vita in una direzione che avrebbe risolto li problema o ridotto lo stress. La vita era qualcosa che succedeva, senza che essa la potesse controllare. Era "paziente” invece che “attore”.
  5. L'individuo prende le distanze dal problema, e diviene statico, immutabile, rigido. Quando manca la speranza, allora l'individuo non fa che "girare in tondo» senza mai la prospettiva di arrivare, da qualche parte. In superficie può sembrare che ce la stia facendo, ma, dentro, la vita ha perduto ogni significato, salvo quello di mantenere in piedi le convenzioni. A questo punto, una grave malattia, o la morte, rappresenta allora una soluzione, una via d'uscita, oppure un modo di rimandare il problema. I Simonton ricordano di aver avuto questa sequenza di pensieri, mentre altri non ne sono coscienti. I più tuttavia ricordano di essersi sentiti importanti o disperati alcuni mesi prima dell’insorgere della malattia. Questo processo non è la causa del cancro, ma piuttosto permette al cancro di svilupparsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5 - COMPLESSITA’ E COMUNICAZIONE

 

In questi ultimi anni il prof. Pier Mario Biava, medico del lavoro, si interessa da anni di cancerogenesi ambientale e relazioni che intercorrono tra differenziazione cellulare e cancro, con altri studiosi quali Gell - Mann, Lane, Villamira, Watts, Morelli, Parsi di Ladrone. Hanno approfondito le ricerche sulla cellula e il suo contrario, la “complessità”, giungendo ad evidenziare forme di comunicazione esistenti tra cellule, ambiente interno, essere vivente, ambiente esterno e suo impatto, quindi: salute, malattia,  cancro.

Hanno approfondito lo studio della biologia vedendola sotto l’ottica della complessità e relativa comunicazione.

La complessità va vissuta, va conosciuta, va dominata, cavalcandola e vivendo in toto il rapporto mente – corpo – ambiente interno ed esterno e relativo benessere o disagio.

Noi viviamo nel mondo, ci modifichiamo e trasformiamo l'energia indifferenziata in energia differenziata; viviamo per rendere cosciente l'universo.

In qualche modo, tutto ciò che non si differenzia ha perduto il suo Senso, ed entra quindi in contatto con una delle reazioni più arcaiche dell'energia vitale: la moltiplicazione. Se non ci differenziamo ci moltiplichiamo; se non ci differenziamo diventiamo un processo proliferativo molto simile al cancro.

Di tanto in tanto tutte le scienze vengono influenzate, talvolta in misura notevole, da concetti e metodi importati da altre scienze. Questo è vero soprattutto per la statistica, il cui compito consiste nello sviluppare tecniche e idee in grado di attribuire significato a dati ricavati da tutti gli ambiti scientifici. Negli ultimi decenni dalla ricerca condotta nel campo della chimica, della fisica della materia condensata, della biologia teoretica, dell'informatica e, di recente, delle scienze sociali è emerso un nuovo paradigma scientifico: il paradigma della complessità.

I fenomeni complessi sono caratterizzati da una serie di entità che interagiscono l'una con l'altra. Ogni evento interattivo implica in genere un numero relativamente basso di entità, e quali entità interagiscano l'una con l'altra dipende da una sorta di struttura reticolare sottostante. In seguito a queste interazioni, alcune proprietà di un'entità possono cambiare, compresa la sua posizione nella struttura reticolare e le modalità di interazione. Se le interazioni sono locali, gli oggetti di interesse nei fenomeni complessi sono però in genere globali, funzione di un modello di eventi interattivi che rimane relativamente stabile su una scala temporale molto più ampia rispetto a quella degli eventi stessi dell'interazione. Di frequente questi modelli meta - stabili di interazione si auto -organizzano, e le strutture e persino la funzionalità che ne risultano possono spesso essere descritte in un linguaggio che non contiene riferimenti alle entità sottostanti e alle loro interazioni. In quel caso i modelli vengono definiti emergenti, e lo studio dell'auto - organizzazione e dell'emergenza costituisce l'obiettivo primario della ricerca sulla complessità. Di norma l'emergenza è guidata da una combinazione di retroazioni positive e negative: le retroazioni positive amplificano le fluttuazioni al livello delle interazioni locali fra le entità facendo emergere caratteristiche globali, a livello di sistema, mentre le retroazioni negative stabilizzano queste caratteristiche, rendendole resistenti ad altre interferenze a livello locale per un periodo di tempo più lungo. Tali processi tendono a mostrare proprietà dinamiche come multipli possibili stati meta - stabili, ovvero punti di biforcazione nei quali il processo "sceglie" fra questi stati e "congela" lo stato meta-stabile che effettivamente si presenta.

I modelli impiegati per studiare i fenomeni complessi hanno una struttura simile a quella che ho appena descritto per i fenomeni stessi. Essi specificano un insieme di entità, organizzate a seconda di determinate strutture di posizione e regole di interazione fra le entità che specificano sia l'ordine di interazione sia i cambiamenti nelle proprietà delle entità e nella struttura di posizione che derivano dalle interazioni. Di solito, anche se non sempre, nella specificazione delle regole di interazione vi è una componente stocastica. Gli oggetti di interesse deduttivo nel modello sono definiti nei termini di una funzione delle storie di interazione, che a loro volta dipendono dalle proprietà dell'entità e dalle regole di interazione. Le funzioni di interesse in genere sono globali, nel senso che dipendono dall'insieme di tutte le entità presenti nel modello e rappresentano fenomeni emergenti all'interno del modello.

                                  

Esempio di sistema complesso presente in natura              

 

Le formiche tropicali

Le orde delle formiche distruttrici mostrano uno fra i comportamenti più sconcertanti che si possano osservare in natura. Nell'arco di poche ore, migliaia di formiche abbandonano le loro tane e formano sciami o colonne con il preciso scopo di procacciare cibo per la colonia. Questi stuoli sono in grado di setacciare un'area di oltre 1000 metri quadrati in un unico giorno.

In questo caso sono particolarmente interessanti la forma dello sciame e il processo attraverso il quale lo sciame si struttura. Specie diverse di formiche distruttrici danno luogo a sciami di forma differente. Gli sciami di E. burchelli possono contenere fino a duecentomila individui.

Il sistema d'assalto è composto da un fronte, un folto tappeto di formiche che si estende per circa un metro alle spalle del bordo d'attacco dello sciame, e da un sistema molto ampio di [ ... ] code [dietro al fronte]. Queste code, lungo le quali le formiche si spingono verso la parte anteriore dello sciame e ritornano con le prede, formano dei caratteristici occhielli che si rimpiccioliscono in prossimità del fronte d'assalto e diventano sempre più grandi e meno frequenti a mano a mano che ci si allontana da esso. L'ampio occhiello terminale conduce a una coda con un unico principio [di solito una linea pressoché diritta] che costituisce un tramite permanente tra [ ... ] il fronte d'assalto e la [colonia] .

Gli sciami di E. hamatum, invece, sono formati da un'unica lunga colonna con qualche ramificazione in corrispondenza di angoli compresi tra i 30° e i 90°.

Come si formano gli sciami? Chiaramente, in questo caso non esiste un'intelligenza organizzatrice: lo sciame è un esempio di auto - organizzazione. Le singole formiche vengono reclutate negli sciami per mezzo di una scia chimica, prodotta dai feromoni depositati sul suolo da altre formiche. Via, via che lo sciame aumenta, la scia di feromoni diviene sempre più intensa e perciò più attraente per le altre formiche, almeno fino a quando lo sciame si satura e diviene fisicamente impossibile che altre formiche seguano il profumo lasciato da quelle appartenenti alla colonia. In questo caso osserviamo sia una retroazione positiva (a mano a mano che nuove formiche si uniscono allo sciame depositano feromoni e rendono lo sciame più attraente per altre formiche), sia una negativa (la saturazione spaziale della colonia nel nido e nelle zone più densamente occupate dello sciame). La direzione che lo sciame assume può inizialmente essere determinata a caso, ma via, via che le formiche ritornano al nido con le prede, depositando feromoni lungo il percorso, lo sciarne tende a spostarsi nelle aree in cui si trovano le prede.

Che cosa determina la forma caratteristica dello sciame? In particolare, perché gli sciami di E. burchelli ed E. hamatum sono tanto diversi? Vi sono più spiegazioni possibili. Una di esse ipotizza che sia il "corredo di istruzioni" inscritto nel codice genetico di ogni formica a determinare la risposta ai feromoni. La quantità di feromoni che ciascuna formica deposita lungo il percorso di andata e ritorno e le caratteristiche fisiche dei feromoni interessati possono variare a seconda della specie, in modo da determinare la forma dello sciame che emerge dalle interazioni fra le singole formiche attraverso i feromoni Un'altra possibilità, più interessante, è che l'ambiente in cui le formiche cacciano possa interagire con il "corredo di istruzioni genetico” determinando la forma caratteristica dello sciame. In effetti, le formiche E. burchelli si cibano in genere di artropodi che sono piuttosto comuni, ma disseminati nello spazio, mentre le E. hamatum inseguono colonie di insetti sociali che sono relativamente rare, ma offrono un'alta concentrazione di prede in uno spazio ristretto.

Gli studiosi delle formiche sono riusciti a dimostrare sperimentalmente che l'ipotesi dell'interazione con l'ambiente è in effetti corretta. Quando la preda è distribuita in concentrazioni locali elevate ma sparse, le formiche E. burchelli formano colonne molto simili a quelle caratteristiche delle E. hamaturi Così l'evoluzione sembra seguire un algoritmo di ricerca che produce soluzioni di auto - organizzazione diverse a seconda dei diversi tipi di problemi di ricerca. Ai matematici e agli statistici potrebbe essere utile scoprire come si è arrivati a questo risultatati. Per comprendere meglio il rapporto tra formiche, feromoni, distribuzione della preda, costituzione e forma dello sciame occorre costruire un modello del processo.

 

Un modello per la formazione delle colonie di formiche distruttrici

In questo modello tutte le interazioni tra le formiche sono indirette, mediate dai feromoni che esse depositano mentre si muovono. Perciò la rete che descrive quali formiche interagiscono con quali altre formiche non può essere descritta a priori: per mezzo delle interazioni con l'ambiente, una formica "interagisce" con tutte le altre che attraversano le stesse aree da essa visitate. L'ambiente spaziale sul quale avvengono tali interazioni indirette presenta una struttura molto ordinata.

Lo scopo dell'analisi consiste nel comprendere se il modello è in grado di produrre sciami con le forme caratteristiche di quelli di E. burchelli ed E. hamatum. Deneubourg et al.  affermano che, con la stessa serie di valori di parametri cui vengono ragionevolmente attribuiti dati osservazionali e sperimentali, gli sciami caratteristici di entrambe le specie emergono in simulazioni di modelli a seconda della distribuzione delle prede nella zona.

Naturalmente è molto difficile sviluppare (e in seguito applicare) una misura di somiglianza per le forme degli sciami. Si tratta di un problema tipico che sorge con i modelli e le strutture globali emergenti. Come la maggior parte degli ideatori di modelli della complessità, Deneubourg e i suoi collaboratori non tentano di compiere un'analisi formale della forma dello sciame, ma si basano sui dati visivi e sui nostri riconoscitori oculari innati di schemi per verificare la somiglianza. E’ interessante chiedersi se gli statistici riuscirebbero ad escogitare un procedimento migliore.

 

Modelli della complessità e modelli statistici: un breve confronto

Sotto diversi, ovvi aspetti i modelli di complessità sono simili ai modelli statistici. In particolare, entrambe le classi di modelli sono costituite da famiglie parametrizzate dì modelli di probabilità, ed entrambe mirano ad estrapolare deduzioni sui fenomeni del mondo reale. Ma ci sono anche numerosi aspetti per i quali questi modelli sono molto diversi.

In primo luogo, gli oggetti osservabili nei modelli statistici sono, generalmente, delle variabili; nei modelli della complessità, invece, sono entità, o agenti, che interagiscono l'uno con l'altro. L'orientamento dei modelli della complessità verso le entità non può essere messo troppo in rilievo, come ribadirò nel prossimo paragrafo in cui tratterò l'applicazione delle idee di complessità in contesti statistici e data - analitici.

In secondo luogo, i modelli della complessità sono studiati per analizzare una particolare classe di fenomeni: l'emergenza e l'auto - organizzazione. Perciò, gli obiettivi d’interesse deduttivo sono fenomeni a livello globale che, di norma, richiedono un linguaggio descrittivo totalmente diverso da quello appropriato alle entità a livello locale dalle cui interazioni vengono generati. In statistica gli oggetti d’interesse deduttivo sono o variabili osservabili, con il medesimo statuto ontologico delle variabili osservabili utilizzate per formulare previsioni su di loro, o parametri, che sono generalmente significativi solo nella misura in cui possono essere interpretati nei termini delle variabili osservabili alle quali sono associati per mezzo di modelli statistici. L'emergenza, l'auto-organizzazione e persino la distinzione fra strutture di livello globale e locale sono concetti non significativi nei contesti in cui virtualmente tutti i modelli statistici sono impiegati.

In terzo luogo, i modelli della complessità sono non lineari e la caratteristica che li rende tali è quella di avere delle retroazioni positive amplificanti. La maggior parte dei modelli statistici "esordisce" con una struttura lineare e aggiunge caratteristiche non lineari un gradino per volta, quando le descrizioni lineari non offrono il livello di precisione richiesto. Anche allora, un approccio tipico ad un'analisi non lineare avviene per mezzo di approssimazioni lineari locali, che nella maggior parte dei problemi della complessità non offre risultati utili, quando esistono. Né le retroazioni positive amplificanti giocano un ruolo nei modelli statistici standard.

La quarta e ultima differenza che mi preme mettere in evidenza è strettamente connessa alla terza. In generale, ciò che è interessante nei fenomeni complessi riguarda il non equilibrio, la dinamica non stazionaria. Come ama sottolineare John Holland, l'inventore dell'algoritmo genetico e uno dei pionieri nella ricerca sulla complessità, i sistemi complessi "reali'' si stabilizzano solo quando muoiono. Finora i metodi basati sui modelli statistici non hanno riscosso molto successo quando sono stati applicati a problemi che implicavano un non equilibrio, una dinamica non stazionaria. Tuttavia, negli ultimi dieci anni, i teorici della complessità hanno dimostrato quanti interessanti problemi di biologia, chimica, fisica e scienze sociali presupponga proprio questo tipo di dinamica. Le teorie e i metodi della deduzione sarebbero di grande aiuto nell'affrontare tali problemi.

 

Psicologia culturale, comunicazione e complessità

 

Del comunicare e dell'interagire tra sistemi

Le teorie classiche della comunicazione presumono che questa avvenga tra un emittente e un destinatario/ricevente, attraverso un canale in cui, normalmente, è anche presente del rumore che può inficiare la precisione della comunicazione stessa. Già nelle teorie classiche si prevede, come rimedio al “rumore”, il ricorso alla ridondanza.

Queste teorie presumono anche l'alternanza di emissioni e ricezioni tra gli "attori” della comunicazione, la quale, dunque, avrebbe luogo attraverso emissioni e ricezioni alternate e darebbe origine a eventuali interazioni significative che condurrebbero a un comportamento più o meno intenzionale, secondo lo schema delle trasmissioni monocanale (del tipo "passo, passo, passo ... passo e chiudo" _, _, _, _ …).

 

Successivi approfondimenti hanno portato al concetto di "feedback", o retroazione, che implica un'influenza determinante del risultato dell'interazione sul comportamento successivo dell'emittente/ricevente e, ovviamente, del ricevente/emittente. La cosa può anche essere vista come il recupero di una parte del messaggio emesso per "aggiustare il tiro" della comunicazione (non a caso si parla di "tiro": i primi esperimenti sono stati effettuati per mettere a punto centrali di tiro durante la seconda guerra mondiale).

La Psicologia culturale ha recentemente messo in evidenza il ruolo della cultura, delle tradizioni e delle emozioni nella dinamica dei processi di comunicazione e interazione tra individui e gruppi di individui.

Si preferisce parlare di "interazione", in quanto tale termine risulta più ampio e adatto a rappresentare ciò che avviene tra sistemi che comunicano e, più in generale, interagiscono.

Con "interazione" s’intende tutto ciò che avviene tra sistemi, incluso quello che (intenzionalmente o meno) precede, accompagna e segue la comunicazione. Più precisamente, per quanto concerne sistemi viventi al di sopra di un certo livello di complessità, s’intende dire che l'emissione di un messaggio, la sua ricezione e interazione, e il comportamento conseguente trovano il loro senso soltanto nel contesto culturale, tradizionale ed emotivo in cui l'ammirazione si colloca.

Tutto questo non va inteso soltanto come una serie di processi sequenziali che s’intercalano nel tempo, ma come qualcosa in cui un feedback da parte del cosiddetto "destinatario/ricevente" è già presente prima ancora che 1`ernittente" inizi la sua comunicazione. Quest'ultimo si trova, infatti, in un contesto, che può avere ben compreso o meno, ma che comunque condiziona già, non solo quello che sta per fare, ma anche la disposizione preliminare dei suoi pensieri e delle sue intenzioni.

Naturalmente le azioni si svolgono nel tempo, ma il gioco delle interazioni psicologiche non tiene necessariamente conto in modo rettilineo della scansione dei tempi cronometrici, ed è importante considerare questo fatto.

L'interazione può quindi essere presente molto prima che "emittente” e "destinatario" inizino a comunicare nel senso classico del termine. Quando gli "attori” di un’interazione s’incontrano, posto che l’incontro sia casuale e pertanto inatteso, essi comunque  entreranno in contatto in un “teatro” che ha già, per l'uno e per l'altro, la sua storia, la sua cultura, le sue regole e il suo «significato". Tutto questo sarà o meno noto a entrambi, nello stesso modo e con accezioni uguali o simili, oppure in modi diversi. Nel caso che l'incontro tra gli "attori" sia programmato o comunque atteso, gli "attori" stessi inizieranno a prepararsi, consciamente o meno, molto prima, e vi arriveranno con proprie attese e disegni che troveranno o meno conferma. Disegni e attese sono di norma contenuti e previsti in mappe che gli "attori" possiedono come corredo genetico/culturale.

In tutto questo intervengono in maniera potente e determinante le emozioni, che possono anche essere interpretate come scorciatoie percettive, interpretative e comportamentali, risultato di evoluzione genetica e culturale, spesso difficili da conoscere e da gestire, e che tuttavia guidano l'interpretazione del contesto e il comportamento degli "attori". Ovviamente una parte determinante è costituita dal complicato gioco delle esigenze e dei bisogni, di ogni ordine e livello, noti o meno agli "attori", e dal loro desiderio di soddisfarli.

L'interazione si svilupperà quindi secondo una dinamica complessa in cui giocano le esigenze e i bisogni, le attese e le previsioni, la storia, la cultura, le tradizioni e le emozioni, inclusi i valori e le credenze.

 

Individualità ed identità

L'essere "sistema" implica possedere alcune caratteristiche proprie della definizione generale di "sistema" e specifiche di quel sistema che viene preso in considerazione, caratteristiche che pertanto individuano il sistema in oggetto ed eventualmente, più in generale, tutta una popolazione di sistemi simili. Tali caratteristiche rappresentano l'individualità e l'identità del sistema ed eventualmente, in modo più estensivo e meno definito, tutta una classe di sistemi consimili (specie, razze, gruppi sociali ...).

Inoltre, è tipico dei sistemi viventi (e una causa prima potrebbe trovarsi nella necessità di prolungare la propria esistenza che, in un intervallo da zero a infinito, potrebbe essere pericolosamente vicina allo zero, alla morte termodinamica)      ricercare e “nutrirsi” di varietà, scambiare materia, comunicazione ed energia con l'ambiente circostante; e una concomitante causa/effetto potrebbe consistere nell'evoluzione e nell'emergenza di nuove caratteristiche tendenzialmente sempre più orientate in tal senso.

Accade così che i sistemi viventi tendano a conservare la propria identità mediante meccanismi che evitano, respingono o inattivano ciò che entra in loro senza passare attraverso processi di digestione, assorbimento e assimilazione. Questi meccanismi operano in modo tale da consentire che le inevitabili e desiderate variazioni nell'ambiente e nel sistema (sia l'ambiente che il sistema dopo saranno diversi da prima) possano avvenire senza che il sistema stesso perda la sua identità.

Tutto questo significa che:

Þ   non si conoscono modi di mantenere la propria identità che non partano dalle caratteristiche proprie dei sistemi;

Þ   quanto di nuovo e di diverso viene introdotto in un sistema cambierà la propria identità e il proprio significato a seconda dei processi cui sarà sottoposto all'entrata nel sistema stesso;

Þ   tutti i processi di cui sopra si situano in contesti che interagiscono e subiscono modificazioni durante i processi stessi.

Esistono parallelismi significativi tra ciò che noi chiamiamo bios e quello che viene definito psiche; probabilmente, tali parallelismi vanno ricondotti alla continuità e interdipendenza tra l'uno e l'altra, essendo la psiche, sotto l'aspetto delle scienze naturali, semplicemente un prodotto del bios, in modo simile a quanto il bios può essere ritenuto una conseguenza del mondo fisico.

Quanto detto può rendere ragione del funzionamento di buona parte delle leggi fisiche anche per la materia vivente, nonché delle analogie sopra ricordate tra comportamenti biologici e psicologici.

Bisogna inoltre aggiungere che, per meglio comprendere-i comportamenti ai vari livelli, è necessario tenere conto delle proprietà emergenti dai sistemi a mano a mano che aumenta la loro complessità.

 

Proprietà costanti e proprietà emergenti

Se un sistema ha una storia può possedere anche una memoria: gene e meme sono, per quanto riguarda la materia vivente, i luoghi dove queste memorie vengono conservate. Meccanismi complessi presiedono poi alla trasmissione delle memorie e all’esecutività delle istruzioni in esse contenute. In tal modo, quanto viene appreso si trasmette alle generazioni successive di ogni forma vivente (dai più semplici micro ai più complessi macro - sistemi e, naturalmente, a tutte le componenti dei sistemi complessi), pur con mutazioni che rendono evolutiva la storia di individui e gruppi. L'evoluzione avviene pertanto con ritmi diversi a seconda delle componenti: per esempio nella specie umana, come del resto nelle altre consimili, esiste un'evoluzione delle cellule che può avvenire anche durante la vita di un singolo individuo e dare luogo a mutazioni, ed esiste una mutazione della specie che richiede generazioni di individui della specie stessa.

Se accettiamo l'interpretazione evoluzionistica, di qualunque tipo essa sia, possiamo dire che nel corso dell'evoluzione delle specie si notano proprietà costanti, che contraddistinguono gli esemplari "ortodossi", e proprietà emergenti da un'evoluzione.

Stabilire a quale livello evolutivo emerga una proprietà è questione assai delicata, anche perché il concetto stesso di "emergenza" presuppone una qualche componente di mistero. In assenza di componenti misteriose non avremmo, infatti, bisogno di ricorrere al termine "emergenza", poiché potremmo definire la caratteristica mediante una descrizione diretta, particolareggiata e "oggettiva", così come le impronte sulla sabbia cessano di essere un "indice" del passaggio di qualcuno, se si è in grado di scorgere questo qualcuno.

A tale riguardo Murray Gell - Mann (in un dialogo avvenuto a Venezia il 9 aprile del 2000), sostiene che non sarebbe comunque conveniente tentare di descrivere un fenomeno emergente in termini particolareggiati, e porta l'esempio di un terremoto, definibile come proprietà emergente dalla complessità terrestre. In questo caso, come in altri, sarebbe un compito assai lungo e complicato, e praticamente impossibile, descrivere l'evento partendo dai quark e dai vari modi in cui si aggregano e interagiscono sino a provocare un terremoto, mentre il termine "emergenza" riesce a descrivere in maniera sintetica e comprensibile l'evento.

E allora, se gli storni possiedono la proprietà, emersa dalla loro evoluzione, di "costruire" memi, anche i batteri potrebbero possedere questa proprietà e costruire memi, pur se si fatica a immaginare da che cosa siano costituiti i memi in una colonia di batteri.

Quanto alle foreste poi, sono cosi complesse che di memi potrebbero averne parecchi: dipende dalla “grana", dal livello di risoluzione con cui si osservano i fenomeni. Certamente una foresta può essere considerata un sistema di sistemi, un grande sistema complesso, dove al variare di qualcosa seguono variazioni di qualcos'altro, in una catena molto complessa, dove il tempo va considerato anche come il tempo delle interazioni, con il prima e il dopo che giocano ruoli sfumati, quanto meno perché parzialmente o del tutto ignoti.

Tornando alla Psicologia culturale è interessante notare come, nel corso dello sviluppo della cultura umana, si siano alternati momenti in cui è prevalsa la necessità di conservare la propria identità e momenti in cui è stata possibile una maggiore apertura dei singoli e delle collettività; momenti in cui è necessario ancorarsi a convinzioni e proprietà costanti per conservare la propria identità (evidentemente minacciata) e momenti in cui è possibile evolvere, cambiare, mutare e lasciare emergere nuove e misteriose (almeno fino a quando non saranno del tutto chiarite) caratteristiche.

Episteme e divenire, il tentativo di consolidare una spiegazione e l'accettazione del mutamento. Il terrore del divenire e il rimedio dell'episteme, ma c'è sempre un costo da pagare.

Nella civiltà occidentale, dalla Grecia classica a oggi, questo costo è stato pagato principalmente con la rimozione delle emozioni, relegate in un limbo, lontano dalla produttività, dall'organizzazione.

Esiste però un'intelligenza emotiva, che rappresenta un utilissimo corredo ereditario, modificabile con l'apprendimento e che, ove ben gestita, consente una comunicazione e un’interazione assai più profonde e intense.

 

Emozioni, cultura, comunicazione e complessità

Le emozioni sono oggi interpretate in termini di "scorciatoia comportamentale" inserita evolutivamente nel patrimonio genetico per risparmiare tempo e fatica nel reagire a stimoli e situazioni.

Come tutte le scorciatoie, hanno i loro difetti e possono essere fonte di errori: per questo è importante inserire anche le emozioni, con pieno diritto, tra le cose che possono essere oggetto di conoscenza e di apprendimento.

L'ipotesi del "gene comunicativo" sostiene che la comunicazione emozionale è basata su forme innate di comunicazione: produzione di comportamenti da parte di un emittente e risposte pre – programmate da parte del ricevente. Comportamenti e risposte pre – programmate sono geneticamente codificate sia nell’emittente che nel ricevente. E’ importante rilevare che, nonostante la determinazione genetica della comunicazione emozionale, questa si verifica solo a livello di relazione comunicativa; l’istruzione contenuta in modo virtuale nei geni può divenire reale solo nel contesto di un’interazione comunicativa.

E’ anche interessante notare che non è necessario che gli individui coinvolti siano geneticamente affini per trarre vantaggio dalla loro interazione e che la selezione evolutiva avviene al livello dell'interazione stessa.

Il nostro comportamento è fondamentalmente determinato dalle emozioni: la gioia che si prova in presenza del bello, la paura di ciò che ci può nuocere, l'amore e il desiderio, il disprezzo e l'orrore.

La curiosità, che ci porta a indagare e ad apprendere il senso della bellezza, che ci induce a produrre sculture e teoremi, tutto questo e altro ancora nasce dall'incontro tra i viventi e il loro mondo, viene trasmesso geneticamente, evolve attraverso mutazioni ed è condizionato dall'apprendimento, dai contesti culturali e dalle tradizioni.

Dovemmo fare non poca fatica per intenderci, per contestualizzare le nostre comunicazioni e superare le complesse barriere della cultura e delle tradizioni che si ponevano come filtri potenti delle nostre interazioni.

 

L’incomunicabilità psicotica: il cancro come patologia della significazione

L'utilizzo delle terapie convenzionali in campo oncologico ha dimostrato numerosi limiti connessi all'uso di agenti estremamente tossici. Pertanto, una delle strade più promettenti e interessanti della ricerca in tale settore è quella relativa al controllo della moltiplicazione cellulare con sostanze che non hanno come obiettivo principale la distruzione del tumore bensì la riconduzione del processo nell'ambito della normale fisiologia.

La maggior parte delle ricerche in questa direzione viene svolta ancora secondo un'ottica riduzionista, che in questo momento storico caratterizza la ricerca scientifica in campo biologico e biomolecolare.

Ora, sebbene si debba riconoscere che il riduzionismo in ambito scientifico, compreso quello della medicina e della biologia, ha contribuito in modo impressionante allo sviluppo delle nostre conoscenze, pur tuttavia occorre ammettere che nella comprensione approfondita del cancro esso dimostra alcuni limiti insiti nel suo stesso paradigma.

Per comprendere più a fondo i problemi del cancro occorre dunque modificare parzialmente la visione riduzionista integrandola in altri paradigmi scientifici.

 

Le ricerche biomediche

All'inizio degli anni ottanta, lo studio del rapporto tra cancerogeni, mutageni e teratogeni, evidenziava come sperimentalmente gli agenti cancerogeni, somministrati durante la gravidanza, avessero effetti diversi a seconda del periodo in cui agivano: tali effetti si manifestavano come aumento delle malformazioni se gli agenti venivano somministrati durante il periodo dell'organogenesi, e come aumento del numero di tumori nella prole quando agivano nei periodi in cui la formazione di organi e apparati era terminata.

Tali dati stavano a indicare che il cancro poteva essere visto come una deviazione dal normale sviluppo, suscettibile di controllo da parte di regolatori della differenziazione cellulare.

Infatti, durante il differenziamento embrionario si formano tessuti e organi malformati, ma pur sempre costituiti da cellule differenziate: in altre parole le mutazioni, che costituiscono l'evento iniziale del processo di cancerogenesi, si esprimono come malformazioni, ma non come trasformazioni maligne delle cellule.

Nel periodo dell'organogenesi debbono esistere dei regolatori che impediscono, in ultima analisi, la moltiplicazione indefinita delle cellule, tipica dello sviluppo tumorale, caratterizzandole in senso specifico.

I risultati derivati da esperimenti, evidenziarono che esistono sostanze fisiologiche prodotte durante l'organogenesi in grado di inibire la crescita tumorale.

Nei mammiferi tali regolatori erano però presenti nella mucosa dell'utero gravido e nella placenta in formazione, mentre nelle specie ovipare erano reperibili direttamente negli embrioni.

Ciò significa che l'utero gravido e la placenta nei mammiferi costituiscono un organo di controllo fondamentale per la regolazione, il differenziamento e la crescita embrionale, laddove gli embrioni di ovipari possiedono già tutte le informazioni per il loro completo sviluppo.

Al termine della differenziazione cellulare solo una piccola percentuale del genoma è realmente espressa in ogni cellula e le proteine sintetizzate sono specifiche per quel tipo di cellula.

I geni repressi e non utilizzati nelle cellule differenziate, non sono distrutti o mutati, ma conservano la potenzialità di essere nuovamente espressi.

La regolazione genica nel corso del differenziamento embrionario è un evento molto complesso che avviene sotto il controllo di specifici network di sostanze regolatrici con meccanismi di feedback a più livelli.

Esiste un continuo controllo dinamico dell'espressione genica. Il gene, infatti, non è più visto come entità autonoma e indipendente, che controlla la sintesi proteica; esso, a sua volta, è sotto il controllo diretto e indiretto delle proteine sintetizzate.

Certamente le interazioni fra geni e proteine, cosi come le relazioni interattive fra nucleo e citoplasma, citoplasma e microambiente, durante l'organogenesi sono così numerose da costituire un meraviglioso esempio di complessità.

L'embrione rappresenta un modello di sistema adattativo complesso.

Di fatto l'embrione:

1)    è un network costituito da numerose cellule che agiscono in parallelo;

2)    ha diversi livelli di organizzazione che sono costantemente tenuti sotto controllo e riadattati;

3)    ha un'implicita predizione codificata nei suoi geni;

4)    è in continua trasformazione ed è caratterizzato dall'emergere di continui elementi di novità.

Sulla base di tali considerazioni si era fin dall'inizio pensato che le sostanze in grado di inibire la crescita tumorale presenti nell'embrione dovessero agire come regolatori dell'espressione genica.

Il rallentamento della crescita tumorale era dovuto all'attivazione dell'anti - oncogene p53, il quale ha il ruolo fondamentale di "controllore del genoma". Infatti il p53 controlla i danni genetici, attivando una serie di altri geni in grado di riparare le mutazioni che con grande frequenza avvengono nelle cellule del nostro organismo. Quando però le mutazioni sono troppo numerose e complesse e le riparazioni difficili da effettuare, il p53 attiva i meccanismi di morte cellulare programmata (apoptosi).

In ogni caso l'attivazione dell'anti - oncogene p53 segna il destino della cellula: questa smette comunque di moltiplicarsi in modo indefinito (come fa la cellula tumorale) e rientra nell'alveo della normale fisiologia o va incontro alla morte.

I sistemi di controllo (necessariamente molto rigidi per permettere la vita) utilizzati dall'embrione per riparare i danni al genoma si basavano proprio sull'attivazione del p53. Pertanto il p53 è stato anche definito "guardian of the baby"  in quanto gene soppressore delle malformazioni. Tuttavia, quando lo stress dell'embrione è molto severo e le mutazioni si verificano in grande numero, il p53 non è più in grado di riparare i danni e pertanto causa l'apoptosi di tutte le cellule (aborto). Questi processi avvengono anche nelle cellule tumorali quando il p53 è attivato. In questo senso le cellule tumorali sono simili alle cellule embrionali mutate. D'altra parte, le cellule tumorali hanno gli stessi antigeni delle cellule embrionali.

Si sta verificando quali network differenziativi siano in grado di far compiere alla cellula il cammino inverso da tumorale a cellula normale.

 

Dal riduzionismo alla complessità

Nelle cellule tumorali sono contemporaneamente presenti più alterazioni. E’ stato  dimostrato che per dare luogo alla malignità ne occorrono almeno quattro; ma questo avviene in vitro e con alcuni tipi di cellule. Nella realtà clinica il cancro rappresenta una serie di malattie più complesse, in cui in generale si sono avute molteplici e differenti alterazioni a carico del genoma: possono essere attivati geni embrionari, disattivati durante il differenziamento cellulare (proto - oncogeni), i quali, oltre che essere attivati, possono essere mutati (oncogeni); oppure possono essere disattivati geni oncorepressori (come il p53), i quali possono essere mutati (svolgendo in questo caso una funzione opposta, cioè favorente la moltiplicazione). A seguito di queste alterazioni le cellule producono fattori di crescita e/o disattivano i segnali di interruzione della crescita. Il risultato è che le cellule continuano a moltiplicarsi e non rispondono più ai segnali di freno, diventando così immortali. Ciò che più probabilmente avviene nelle cellule tumorali è che, a seguito delle alterazioni del genoma, viene cancellato in parte o totalmente il programma della differenziazione cellulare. Le cellule assumono così una configurazione genica simile a quella presente nell'embrione nelle fasi di moltiplicazione cellulare. Si tratta di cellule in cui è stato attivato il programma della moltiplicazione (attivazione di proto - oncogeni o oncogeni), ma in cui mancano gli stimoli di differenziazione successiva. L'individuo che si ammala di cancro ha consumato durante la sua vita tutti i fattori di regolazione in suo possesso, impiegati nella correzione degli errori cui il genoma va incontro in conseguenza dell'esposizione a diversi agenti cancerogeni e mutageni. Mancando di tali fattori, l'individuo non è più in grado di correggere le alterazioni successive, che portano alla malignità. Occorre a questo punto fornirgli le sostanze in grado di differenziare le cellule tumorali. Tali sostanze si trovano in natura, ma solo in un momento preciso della vita: quando la vita stessa si forma. A livello embrionario, infatti, esiste tutto il repertorio di molecole (fattori di trascrizione del DNA) in grado di regolare tutti i geni che conducono una cellula indifferenziata, totipotente, alla completa differenziazione. Si deve inoltre sottolineare che per regolare cellule che hanno perso una parte o tutto il programma del differenziamento non bastano poche molecole, ma occorre utilizzare specifici network differenziativi.

Al di fuori degli stadi di differenziazione, durante le fasi di moltiplicazione cellulare dell'embrione, non vi sono sostanze in grado di rallentare la crescita tumorale. Infatti, gli stessi esperimenti in vitro effettuati con sostanze presenti nella morula non hanno dimostrato alcun effetto sulla curva di crescita dei vari tipi di tumore. Ciò ovviamente è molto importante e va tenuto presente: per avere degli effetti sulle cellule tumorali non è possibile prendere un embrione di oviparo in un qualsiasi momento; occorre invece prelevarlo durante uno degli stadi di differenziazione.

La vita è un costante flusso di molecole e di energia,  in cui risultano importanti, da un punto di vista informativo, la struttura del contesto, la forma, le dimensioni, la composizione qualitativa e quantitativa della rete, piuttosto che la singola molecola. Una singola molecola fornisce un'informazione assai modesta, soprattutto quando ciò che si deve riscrivere è un programma informativo. Inoltre bisogna tener presente che in certi casi il cambiamento di un singolo punto della rete può avere ripercussioni molto importanti sull'insieme della rete stessa. Bisogna tener presente il problema nella sua complessità. Risulta pertanto indispensabile riferirsi ad altri paradigmi scientifici, il cui oggetto di studio è rappresentato dalle relazioni, dai contesti, dai rapporti che intercorrono fra diverse entità. Il paradigma scientifico che ha come finalità la ricerca delle relazioni fra diverse entità e i contesti in cui agiscono è quello della complessità. D'altra parte, proprio dallo studio dei sistemi adattativi complessi sono scaturiti modelli del differenziamento embrionario molto interessanti, che interpretano in modo illuminante il comportamento biologico di realtà complesse come l'embrione.

Le cellule, nella loro comunicazione, sono in,grado di significare i messaggi. Questa affermazione deve essere intesa non in senso metaforico, bensì in senso letterale, Di fatto, la completa differenziazione coincide con l'acquisizione da parte della cellula di un ottimo codice genetico, costituito da una giusta entropia, che garantisce la varietà dei messaggi, e da una giusta ridondanza, che ne assicura l'affidabilità. Nell'organismo sviluppato le diverse cellule e i sottosistemi che lo compongono utilizzano il genoma come codice di significazione, cioè come sistema che consente di trasmettere e conservare l’informazione.

La cellula cancerosa, rappresenta un sottosistema, sviluppatosi nell'organismo, in cui il codice di significazione è cambiato rispetto a quello con cui tutte le altre cellule differenziate dell'organismo comunicano. E’ un codice legato a una delle possibili configurazioni del genoma degli stadi indifferenziati embrionari, appartenente a un sistema complesso adattativo (l'embrione) in cui il messaggio di fondo significativo è "organizzare la vita”.

Volendo precisare meglio questo concetto, occorre tener presente che la cellula cancerosa si trova immersa nello stesso microambiente delle altre cellule adulte differenziate, riceve gli stessi stimoli ed è a contatto con le stesse molecole; eppure si comporta in modo assolutamente diverso rispetto alle altre.

Ciò avviene proprio perché il codice genetico interpreta tutte le informazioni che gli arrivano dall'ambiente nell'unico modo che gli è noto: porta la cellula a una continua moltiplicazione. Infatti il codice della cellula tumorale, simile a quello presente nell'embrione durante le fasi di moltiplicazione, è in grado di interpretare una parte delle informazioni per l'esecuzione del programma della vita, ma non è in grado di completare l'intero programma. Per configurare in modo diverso il genoma e differenziare la cellula sono necessarie nuove cascate di regolatori.

C'è stato un blocco nel programma di sviluppo, un disaccoppiamento tra momento della moltiplicazione e momento della differenziazione. Il codice genetico della cellula cancerosa, dopo avere assunto in seguito a numerose alterazioni dovute a molteplici cause (cancerogeni chimici, infezioni virali ecc.) una delle configurazioni presenti negli stadi embrionari, non è più in grado di darsi una configurazione diversa, simile a quella adulta differenziata, perché non trova più nel microambiente della persona adulta ammalata informazioni utili per continuare nel suo programma di sviluppo. Queste informazioni esistono, come ho cercato di dimostrare nelle mie ricerche, nell'embrione, ma solo in corrispondenza degli stadi di differenziazione e non durante le fasi di moltiplicazione. In assenza di tali informazioni la cellula tumorale interpreta tutti i messaggi che le arrivano dall'ambiente nell'unico modo possibile: organizza la moltiplicazione perché questo le suggerisce il suo codice. E come un programma di un computer che va in loop: ricicla le stesse informazioni. La cellula tumorale evolve così come entità autonoma: solo il contatto con il suo microambiente embrionario, o meglio con gli stadi di differenziazione embrionaria, potrebbe ristabilire la comunicazione con  tutte le altre cellule differenziate dell'organismo.

L'esempio di livello di complessità più elevato presente nella vita si ha nei mammiferi proprio durante la gravidanza, quando due esseri collaborano per rinnovare la vita stessa. Ho già accennato al fatto che nella decidua gravida e nella placenta sono presenti sostanze in grado di bloccare la crescita tumorale. Orbene, ciò avviene perché nell'utero gravido si producono piccole molecole in grado di indurre l'apoptosi delle cellule che deviano dal normale sviluppo, come sono le cellule tumorali. Infatti ulteriori ricerche, effettuate nel nostro laboratorio, hanno dimostrato che nell'utero gravido di mammiferi può essere isolata una frazione di 5 kDalton, contenente poche molecole, in grado di inibire o rallentare in modo molto significativo la crescita di varie linee tumorali umane in vitro. Detta frazione è presente nella mucosa dell'utero gravido già dall'inizio della gastrulazione e si mantiene per tutto il periodo del differenziamento cellulare. La madre, poco dopo l'avvio della gravidanza, inizia a produrre piccole molecole in grado di distinguere la moltiplicazione normale da quella patologica: si deve infatti precisare che tali molecole sono innocue per le cellule normali (sui fibroblasti normali non rallentano minimamente la curva di crescita rispetto ai controlli), mentre inducono l'apoptosi delle cellule tumorali (sarebbe questo uno dei meccanismi responsabili dell'arresto o del rallentamento delle curve di crescita di differenti tumori umani: infatti alcuni test utilizzati MI lo studio dell'apoptosi indicano un notevole incremento dei fenomeno nelle cellule tumorali trattate). Con l'inizio della gravidanza, la madre comincia a monitorare il microambiente attorno all'embrione e interviene nel momento in cui un clone cellulare ne mette a rischio la vita, eliminando il clone pericoloso. La frazione di 5 kDalton è stata pertanto denominata "Life - Protecting Factor”, a indicare un meraviglioso dialogo che avviene in ogni istante tra madre e feto, in cui i significanti sono rappresentati dalle tracce di molecole anziché dalle onde sonore, ma vengono chiaramente comunicati. Noi non siamo in grado di cogliere questa comunicazione, che avviene a tutti i livelli nell'universo, perché abbiamo un limite intrinseco, la nostra mente, la quale è in grado di cogliere solo certe realtà e non altre.

 

Il rapporto mente - corpo

Noi viviamo nel mondo, ci modifichiamo e siamo lì per trasformare un'energia indifferenziata in energia differenziata; viviamo per rendere cosciente l'universo. Se ci identifichiamo totalmente con la sabbia del mandala, con l'effimero, il Senso viene oscurato e l'universo si riconosce, e come tale viene riconosciuto, soltanto quale luogo del riduzionismo e del meccanicismo.

In qualche modo, tutto ciò che non si differenzia ha perduto il suo Senso, ed entra quindi in contatto con una delle reazioni più arcaiche dell'energia vitale: la moltiplicazione. Se non ci differenziamo ci moltiplichiamo; se non ci differenziamo diventiamo un processo proliferativo molto simile al cancro.

La riflessione sull'embrione è una rifessione antica e determinante, che il pensiero scientifico ha messo sullo sfondo; e qui si dovrebbe parlare di quello che è il mistero dei misteri del corpo, e che si può riassumere in questa domanda: che cosa fa si che uno zigote, anziché diventare una cellula che sì moltiplica all'infinito come una cellula cancerosa, continui a differenziarsi?

Il nostro corpo diviene, perché in esso c'è un'immagine che istante per istante gli ricorda che deve diventare quella forma, quella specifica, unica, irripetibile forma umana che ognuno di noi è.

La forma umana, come riassunto della filogenesi, assomiglia al mondo animale perché possiede nervi, muscoli, ossa e vasi sanguigni; ma nell'uomo accade qualcosa di diverso, come raccontano quasi tutte le genesi delle tradizioni. Per creare l'uomo è necessaria una materia più sottile, quella del soffio del pensiero biblico. Soffio che è il Ruach del pensiero ebraico, la psiche dei greci, l'anemos senza il quale la materia sarebbe privata del suo bene più prezioso e più profondamente nascosto: la coscienza. Così la coscienza è l'oro dell'alchimista, il Senso, senza il quale non potremmo differenziarci.

C'è una differenza sostanziale tra l'embrione dell'animale e quello dell'uomo. il primo ha scarse capacità differenziative ed evolutive, il secondo è in grado di aprire la porta della consapevolezza alla materia vivente. Solo l'uomo può consacrare il mondo: non nel senso di migliorarlo, ma di riconoscerlo, e di riunificare coscienza e materia in una nuova funzione che è lì per nascere.

Non dobbiamo dimenticare che ognuno di noi non è nato ma, come hanno ricordato tutti i saggi, sta nascendo, viene partorito in questo stesso istante. Tutta l'evoluzione porta all'uomo, e il cranio dell'uomo è quell'uovo cosmico, “l’uovo filosofico" dove le forze primordiali (gli dèi) possono partorire l'evoluzione della coscienza.

Se questa evoluzione si arresta, sarà una materia che cessa di evolversi, uguale a se stessa e a - finalistica che, in un riflesso arcaico paleovitale, continuerà ad accrescersi e a moltiplicarsi all'infinito, proprio come la cellula cancerosa.

Mentre noi abbiamo colmato la nostra coscienza con l'idea che il mondo interiore andasse riempito, e non sapevamo né pensare né accettare il vuoto al punto da diventare totalmente stranieri a noi stessi, incapaci di stare da soli, il taoismo riteneva che il Vuoto fosse l'inizio della via del tao. Questa constatazione presenta alcuni riscontri pratici: moltissimi psichiatri ritengono che, quando una persona va da loro e dice di sentirsi depressa, triste o vuota, la prima cosa da fare sia prescriverle uno psicofarmaco, mentre in tutte le tradizioni quando un uomo incontra il vuoto si dice che la via inizia.

Così il grande saggio chassidico Lubawich riteneva che le lacrime utili all'evoluzione fossero le lacrime senza motivo. Nella nostra cultura, invece, se una persona va dal medico e dice di piangere senza motivo, per prima cosa si cerca di curarla.

Ma questa, in fondo, sarebbe l'ultima cosa da fare: ci dimentichiamo che ogni funzione del corpo è un evento ricco di senso che rappresenta tutto il cosmo. Le lacrime sono una cosmologia, ogni lacrima è diversa dall'altra: la lacrima di rabbia ha una composizione chimica diversa da quella del pianto d'abbandono, da quella legata a un lutto e così via. C'è una chimica che si diversifica istante per istante, a seconda di come ci rapportiamo con le emozioni, con la nostra immagine, con l'immagine del nostro corpo. A seconda di come guardo il mondo, io divento il mondo e il mondo diventa me. Quindi lo sguardo che gettiamo sul cancro, è uno sguardo che rimanda a un embrione: Biava pensa al cancro come a un embrione che non si va differenziando. Come se l'embrione avesse perduto, la sua immagine preziosa, fosse stato cacciato dal paradiso; come se la cellula avesse perduto il suo Eden, la sua possibilità di vivere un eterno presente e di evolvere verso la consapevolezza.

Se si legge la storia del paziente canceroso con un occhio "un po' più largo", ci si accorge di come il cancro passi attorno ad alcune metafore fondamentali; le cellule comunicano fra loro con linguaggi identici ai nostri linguaggi psichici. L'unica cosa assente nella comunicazione tra cellule è il linguaggio razionale, perché le cellule non sono razionali.

Noi diventiamo il cibo che mangiamo, le emozioni che sentiamo, i pensieri che pensiamo, e tutto questo alla fine è un gioco di molecole.

Quando seguiamo la via della differenziazione, è come se il cervello portasse la materia vivente a raggiungere livelli di coscienza che le sono in qualche modo consoni, ma che non è detto ci sia dato di incontrare e di trovare.

Il paziente canceroso evidenzia che il suo immaginario è dominato dall'idea della perdita di creatività.

C'è un momento in cui il paziente si allontana dall'energia vitale ed è come se retrocedesse, con una rappresentazione mirabile, a livelli larvali. Larvali nel senso dell'ermafrodito, nel senso che il processo non è più quello dell'embrione, cioè la via della differenziazione, ma è la via della proliferazione continua e costante.

Sono frequenti i sogni in cui il paziente si sente chiuso in una specie di gabbia le cui sbarre si restringono sempre più, fino a svegliarsi in preda al panico. In altri casi i sogni sono ricchi di immagini dominate dallo spazio chiuso, dall'assenza di vie di uscita, dal senso di sconfitta nei confronti di animali che assalgono, dal disorientamento, dall'ineluttabilità.

In qualche modo il cancro si potrebbe rappresentare come un panico cellulare, cioè come il tentativo disperato della materia vivente di reagire di fronte a una morte psichica, a una morte affettiva, emotiva, a uno spegnersi dell'immaginario. Nel vissuto profondo di chi si ammala di cancro, c'è l'idea di annullare l'evento emotivo, di andare in qualche modo a collocarsi in una prateria, in uno spazio in cui non ci siano più il dolore, l'emozione e la vita.

Quando noi andiamo a toccare la materia malata, dovremmo tener presente che il corpo ha già pensato alla soluzione. La proliferazione cellulare è la paradossale reazione materiale della cellula che ha perduto il Senso, cioè il suo nucleo organizzatore. Dovremmo riflettere su che cosa può ridare il Senso alla nostra vita, su quello che possiamo fare per riaprire le porte all'evoluzione e quindi alla coscienza. Dobbiamo imparare nuovamente a “contemplare" noi stessi; ma la contemplazione è pura osservazione, senza giudizio, senza paragone e senza pensieri. In effetti, non siamo più capaci di osservarci senza esprimere giudizi e, quindi, senza sensi di colpa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 - IL SISTEMA LIMBICO - IPOTALAMICO

 

Il sistema limbico è costituito in parte di corteccia cerebrale e in parte di diencefalo. Il termine limbico non è preciso e viene usato in modo diverso da diversi autori. Strutturalmente esso è costituito da: (1) alcune aree corticali cerebrali, inclusa la circonvoluzione del cingolo localizzata nella superficie interna della scissura interemisferica, appena sotto al corpo calloso, e l'ippocampo; (2) vari nuclei tra cui quelli anteriori del talamo e i nuclei dell'abenula dell'epitalamo; (3) parte dei gangli basali; (4) l'ipotalamo, in particolare i corpi mamillari; (5) la corteccia olfattoria e (6) le vie di connessione tra le varie aree corticali e i gangli della base (come per esempio il fornice).

Il sistema limbico controlla l'affettività, le risposte vegetative indotte dalle emozioni, il tono dell'umore e la percezione delle sensazioni piacevoli o dolorose.

Per il sistema limbico le afferenze più importanti sono quelle olfattorie. L'odore del cibo stimola il centro della fame nell'ipotalamo. Nei cani, nei gatti e in altre specie animali la percezione olfattoria dei feromoni, che sono delle molecole rilasciate nell'aria, ha un’importanza fondamentale nella riproduzione poiché determina l'attrazione tra specie analoghe, ma di sesso differente.

Lesioni del sistema limbico possono provocare appetito vorace (bulimia), disinibizione sessuale, eccessiva docilità nei confronti di stimoli ambientali che richiederebbero uno stato d'allerta o di difesa. Poiché l'ippocampo è parte del lobo temporale, una sua lesione determina un danno della memoria. L'ippocampo e la corteccia circostante sono fondamentali nel passaggio dell'informazione dalla memoria a breve a quella a lungo termine: la porzione di corteccia immediatamente circostante l'ippocampo è costituita da quelle cellule che subiscono una trasformazione della loro fisionomia calcio‑indotta, per rinforzare la traccia mnestica.

 

L’Ipotalamo

L'ipotalamo è la porzione inferiore del diencefalo e contiene numerosi piccoli nuclei e tratti nervosi. Il nucleo più importante è quello dei corpi mamillari, due rigonfiamenti siti ventralmente al diencefalo. Essi sono coinvolti nei riflessi olfattori e nelle reazioni emozionali in risposta a stimoli olfattivi. Un gambo imbutiforme, l'infundibolo, si estende dal pavimento dell'ipotalamo, connettendosi con la ghiandola ipofisaria posteriore o neuroipofisi. L'ipotalamo ha un ruolo importante nel controllo del sistema endocrino poiché regola la secrezione ormonale dell'ipofisi che modula funzioni come il metabolismo, la riproduzione, le risposte allo stress e la diuresi. Fibre afferenti che terminano nell'ipotalamo conducono stimoli provenienti da: (1) organi; (2) recettori gustativi della lingua; (3) sistema limbico (coinvolto nell'olfatto); (4) particolari aree cutanee come i capezzoli e i genitali esterni; (5) corteccia prefrontale che conduce, attraverso il talamo, informazioni inerenti il tono dell'umore. Fibre efferenti si estendono dall'ipotalamo al tronco cerebrale e al midollo spinale dove entrano in contatto sinaptico con i neuroni vegetativi. Altre fibre si estendono attraverso l'infundibolo alla porzione posteriore dell'ipofisi; alcune giungono ai nuclei trigeminali e facciali per contribuire al controllo della muscolatura della deglutizione e altre ai motoneuroni spinali per stimolare il riflesso del brivido.

L'ipotalamo ha una grande importanza in numerose funzioni, ognuna delle quali ha relazioni con le emozioni e con il tono dell'umore. Sono correlate a funzioni dell'ipotalamo sensazioni quali il piacere sessuale, il benessere dopo un pasto, la rabbia e la paura.

 

Funzioni dell’ipotalamo

L'ipotalamo è situato proprio al centro del sistema limbico. Esso ha anche delle vie di comunicazione con tutti i livelli di questo sistema. A sua volta, l'ipotalamo e le strutture ad esso strettamente collegate, come il setto e i corpi mammillari, inviano segnali di output in due direzioni: (1) verso il basso, attraverso il tronco cerebrale, principalmente nella formazione reticolare del mesencefalo, del ponte e del midollo, e (2) verso l'alto, in direzione di molte aree del cervello, specialmente del talamo anteriore e della corteccia libica. Inoltre, l'ipotalamo influisce indirettamente, in modo molto spettacolare, sulla funzione della corteccia cerebrale attraverso l'attivazione o l'inibizione del sistema reticolare attivatore ascendente che ha origine nel tronco cerebrale.

L'ipotalamo è dunque il maggior canale di output del sistema limbico. Esso integra le funzioni sensoriali - percettive, emotive e cognitive della mente con la biologia dell'organismo. Dal momento che il sistema limbico-ipotalamico si trova in un processo di stati psico - neuro - fisiologici in costante cambiamento, ogni apprendimento associato con esso è di necessità stato - dipendente.

 

L’ipotalamo e il sistema nervoso autonomo

L'ipotalamo è stato chiamato il ganglio " a capo " del sistema nervoso autonomo perché è il principale integratore dei sistemi regolatori fondamentali dell'organismo (fame, sete, sesso, temperatura, ritmo cardiaco, pressione arteriosa, ecc.). Ciò è di capitale importanza perché il sistema nervoso autonomo è stato tradizionalmente considerato come il mezzo principale tramite il quale l'ipnosi terapeutica conseguiva i suoi effetti biologici. Il sistema autonomo è costituito, esso stesso, da due rami: (1) il sistema del gran simpatico che è implicato nella reazione di potenziamento o di allarme attraverso la quale vengono stimolati il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna, la respirazione, ecc., e (2) il sistema parasimpatico, per mezzo del quale le medesime funzioni stesse vengono rilassate. Recentemente alcuni ricercatori hanno incluso il sistema enterico (che è interessato innanzi tutto alla regolazione interna dello stomaco, dell'intestino, ecc.) come un terzo ramo del sistema nervoso autonomo. Il sistema enterico, tuttavia, svolge generalmente le sue funzioni in modo semi - indipendente dal sistema autonomo.Esso è regolato principalmente dalle molecole messaggere, scoperte recentemente, del sistema neuropeptidico.

 

L’ipotalamo e il sistema endocrino

La maggior parte di noi conosce la pituitaria come la "ghiandola maestra" del sistema endocrino che regola tutti gli altri ormoni del corpo. L'ipotalamo, tuttavia, media l'informazione che governa anche la Pituitaria. Quando, per esempio, una persona è colpita dal dolore, il talamo serve da stazione di “relais” sensoriale che trasmette una porzione del segnale direttamente all'ipotalamo anche prima che il dolore venga avvertito a livello di coscienza. Ciò è vero ugualmente per tutte le altre sensazioni, con l'eccezione dei segnali olfattivi che vengono trasmessi all'ipotalamo tramite l'amigdala.

 Anche le concentrazioni nel sangue e nel fluido cerebrospinale di sostanze nutritive, elettroliti, acqua, neurotrasmettitori e ormoni possono stimolare o inibire i vari centri di controllo a feedback dell'ipotalamo che regolano le strutture interne dell'organismo o direttamente o tramite la pituitaria. Ma il regno della "mente" dall'altro lato del confine limbico, può esercitare la sua influenza sull'ipotalamo per mezzo di impulsi neurali della corteccia cerebrale, eccitatori o inibitori, i quali si convertono in una funzione regolatrice della pituitaria tramite i neuroni specializzati dell'ipotalamo.

Qualunque cosa possa essere la mente, si ha il sospetto abbastanza fondato che essa sia intimamente associata con l'attività delle 2.100.000.000.000.000 di connessioni che esistono tra le cellule nervose del cervello.   Ciò significa che ci sono più stati mentali possibili nel cervello di ogni individuo che non atomi nell'universo conosciuto.

Qualunque cosa possa essere il corpo, la maggior parte di noi lo riconosce fondamentalmente come carne, sangue, ghiandole, ossa e riconosce il modo in cui tutti questi tessuti sono regolati da ormoni e via dicendo. Le due figure illustrano due tipi di cellule nervose nell'ipotalamo che si sono specializzate diventando trasduttori mente - corpo. Esse ricevono impulsi elettrici dalla mente (dalla corteccia cerebrale) su una delle terminazioni proprio come qualunque cellula nervosa convenzionale del cervello; sull'altra terminazione, però, liberano un "fattore di emissione", o ormone per regolare alcuni tessuti dell'organismo.

La trasduzione, da parte di questi neuroni nell'ipotalamo, dell'informazione neurale della mente nelle molecole messaggere del corpo viene chiamata neurosecrezione ed è il concetto centrale della moderna neuroendocrinologia. L'esistenza di tali trasduttori neuroendocrini dell'informazione è il motivo fondamentale che giustifica la concettualizzazione del nuovo campo della psicobiologia come una branca della teoria dell'informazione. E’ l’illuminante intuizione chiave che unisce biologia e psicologia entro il quadro unitario della teoria dell'informazione in una maniera che fa della comunicazione mente - corpo e della guarigione psicofisica una scienza empirica.

 

L’ipotalamo e il sistema immunitario

La funzione regolatrice dell'ipotalamo, riconosciuta più recentemente, consiste nella sua influenza sul sistema immunitario. La conoscenza di questa modulazione centrale del sistema immunitario è ancora tanto recente che non è stata fino ad ora inclusa nei testi standard di psicofisiologia e di medicina. Tuttavia, i lavori pionieristici di Ader (1981) e di Stein, Schleifer e Keller, hanno cominciato a scoprire gli effettivi meccanismi psicofisiologici per mezzo dei quali l'ipotalamo può modificare l'attività immunitaria sia cellulare che umorale nei suoi nuclei anteriori e posteriori.

 

L’ipotalamo e il sistema neuropeptidico

I neuropeptidi sono le molecole messaggere che si formano quando l'informazione viene trasdotta da impulsi neurali della mente in ormoni del corpo (processo chiamato “trasduzione neuroendocrina dell'informazione”). Il concetto di sistema neuropeptidico di comunicazione mente - corpo è così recente che gran parte della sua anatomia e del suo funzionamento sono materia di studio e di ipotesi nell'ambito di un'avanguardia relativamente piccola di ricercatori. Tuttavia è ben noto che l'ipotalamo è il punto centrale dell'attività neuropeptidica. Sembra che questo sistema venga come a sovrapporsi ai sistemi autonomo, endocrino e immunitario, nel senso che tutti questi utilizzano evidentemente i neuropeptidi come “molecole messaggere” per comunicare tra loro e all'interno della propria rete. Dato che queste molecole messaggere viaggiano per tutto il corpo per tante vie diverse, il sistema neuropeptidico presenta dei modelli di comunicazione incredibilmente penetranti e flessibili. Il sistema neuropeptidico può essere dunque il canale più poliedrico per la trasduzione dell'informazione e per l'espressione della memoria e dell'apprendimento stato - dipendenti.

 

Il sistema limbico – ipotalamico: il principale trasduttore psicofisico dell’informazione.

Il sistema limbico - ipotalamico è ,dunque, il principale connettore tra mente e corpo, cioè il principale trasduttore psicofisico dell’informazione.

Il più importante sviluppo nella ricerca psicofisica ha avuto inizio quando il giovane Hans Selye, infrangendo i pregiudizi della medicina ufficiale del suo tempo, introdusse l'idea psicologica di stress come un fattore degno di studio. La lunga ricerca di Selye in quel campo mai studiato culminò in una teoria sul modo in cui lo stress fisico o mentale viene trasdotto in "problemi psicosomatici” tramite gli ormoni dell'asse ipotalamico – pituitario ‑ surrenale del sistema endocrino.

Selye chiamò questo processo di trasduzione la "sindrome generale di adattamento ".

Il suo lavoro era coerente con la ricerca anatomica di Papez, il quale aveva dimostrato che l'esperienza mentale viene trasdotta nelle tipiche risposte fisiologiche delle emozioni in un circuito di strutture cerebrali che corrisponde a gran parte di ciò che oggi viene chiamato sistema libico – ipotalamico, che ha condotto a scoprire che “le cellule secretorie all'interno del­l'ipotalamo” potevano funzionare come trasduttori molecolari dell'in­formazione convertendo gli impulsi neurali, che codificano la “mente” in molecole ormonali messaggere del sistema endocrino che regolano il “corpo”. La conversione di questi segnali neuronali della mente in molecole messaggere del corpo è stata chiamata  “trasduzione neuro­ endocrina ".

La conquista successiva nella comprensione del ruolo del sistemalimbico ‑ ipotalamico nel mediare e modulare la comunicazione e il com­portamento psicofisici è stata la scoperta di centri di piacere (di ricom­pensa e di dolore di punizione). Quando degli elettrodi miniaturiz­zati vengono accuratamente inseriti in certe aree dell'ipotalamo (parti­colarmente, il fascio di nervi del proencefalo mediale e i nuclei laterali ventromediali) gli animali sperimentali arrivano a premere fino a15.000 volte all'ora una leva al fine di procurarsi un senso di ri­compensa. Addirittura gli animali preferirebbero premere la leva che dà loro quella piacevole sensa­zione piuttosto che mangiare! D'altro lato, se si collocano gli elettrodi in zone strettamente adiacenti come, tra le altre, le strutture periven­tricolori dell’ipotalamo e del talamo, si fanno scattare i centri del dolore e della punizione.

Queste azioni dimostrative dei centri di ricompen­sa e punizione esistenti nel sistema libico ‑ ipotalamico ci suggerisco­no il motivo per cui questo è il centro più importante della trasduzione mente ‑ corpo dell'informazione: il piacere e il dolore sono i grandi rinforzatori dell'apprendimento e del comportamento, del modo in cui sperimentiamo ed esprimiamo noi stessi.                                                                                

Da quando fu noto che gli ormoni corticoidi secreti dalle ghiandole surrenali potevano neutralizzare il sistema immunitario, si pensò che questa fosse la via psicobiologica attraverso la quale i meccanismi mentali dell'ipnosi potevano agire sul sistema immunitario dell'organismo. In una serie di studi incisivi, è stato dimostrato che le cose non andavano così. L'ipnosi era sì efficace nel modulare il sistema immunitario, specialmente con l'inibire le reazioni allergiche della pelle, ma questa risposta terapeutica veniva mediata da un processo mentecorpo ancora sconosciuto. Soltanto oggi questo mistero è sulla via di essere risolto grazie alla ricerca psico – neuro - immunologica, la quale sta dimostrando come il sistema immunitario possa comunicare direttamente con l'ipotalamo tramite proprie molecole messaggere, chiamate "immunotrasmettitori".

Nel 1970 il fisico Delbruck poté affermare che il problema centrale della neurobiologia era una comprensione dei meccanismi di trasduzione dell'informazione. Nella sua monumentale rassegna di psicobiologia e patologia umana, Weiner, ispirandosi a Delbruck, ha passato in esame un certo numero di modelli di trasduzione dell'informazione per problemi psicosomatici. Egli ha riconosciuto il valore dell'ipnosi terapeutica in una varietà di problemi psicosomatici da lui studiati, ma è giunto alla conclusione che non sappiamo ancora abbastanza circa la specifica biologia di ciascuna infermità per poterne determinare le esatte vie psicobiologiche di guarigione.

Ernest Rossi presenta, approfondendo, gli studi di comunicazione mente – corpo, delinea la prospettiva di guarigione mediante la modulazione mentale del sistema nervoso autonomo, endocrino ed immunitario.

Introduce nuovi approcci alla guarigione psico – fisica ed all’ipnosi terapeutica, i quali accedono ai sistemi stato – dipendenti, che codificano i problemi psicosomatici e poi, li ristrutturano entro livelli più integrati di salute e di sviluppo.

Molti di questi approcci utilizzano la “reazione ultradiana di guarigione”, un processo naturale che chiunque può imparare ad usare, basata sul ciclo di 90 minuti, che caratterizza i ritmi psicobiologici naturali del corpo, alternati a pause di 20 minuti di recupero.

Rossi converte i sintomi in segnali e i problemi psicologici in risorse creative.

 

I sistemi di regolazione dell’organismo

 

I sistemi di regolazione dell’organismo sono: il SISTEMA ENDOCRINO, il SISTEMA NERVOSO ed il SISTEMA IMMUNITARIO.

 
La modulazione mentale del sistema endocrino

Il sistema endocrino è costituito da molti organi situati in tutto il corpo i quali secernono ormoni nel circolo del sangue per regolare le funzioni metaboliche cellulari, come i ritmi delle reazioni  e ai fini del metabolismo della crescita, del livello di attività della sessualità, ecc. Alcuni degli organi e delle funzioni principali del sistema endocrino possono essere influenzati dai processi di modulazione mentale tramite il sistema limbico - ipotalamico. Praticamente, tutti questi organi del sistema endocrino possono essere o mediatori di problemi psicosomatici o sedi essi stessi di tali problemi.

La ghiandola pituitaria alla base del cervello è la “ghiandola maestra” del sistema endocrino: essa emette ormoni come  molecole messaggere  che producono ormoni. A sua volta, la pituitaria viene modulata dal sistema limbico - ipotalamico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


L’'ipotalamo è costituito da molti nuclei o centri nervosi che funzionano da stazioni riceventi per raccogliere l'informazione che proviene, riguardo all'ambiente interno, dal sangue e dal fluido cerebrospinale e, riguardo all'ambiente esterno dagli organi di senso. Il sistema limbico - ipotalamico è il centro principale per integrare tale informazione con i processi mentali e per trasdurla poi, appena integrata, alla pituitaria la quale, a sua volta, regola tutti gli altri organi del sistema endocrino. Le cellule dell'ipotalamo che trasducono gli impulsi nervosi della mente in secrezioni (fattori di secrezione ormonale) che regolano la pituitaria.

Durante l'ultimo decennio una serie rivoluzionaria di scoperte relative ai molteplici ruoli di molti ormoni endocrini ha trasformato la nostra comprensione di fenomeni come memoria, apprendimento e comportamento.

 Il tradizionale ruolo degli ormoni nella regolazione delle funzioni metaboliche dell'organismo viene ora ad essere integrato da una crescente comprensione di come essi possano funzionare anche da neurotrasmettitori e da neuromodulatori che facilitano la comunicazione mente - corpo a molti livelli nell'ambito del cervello stesso. Ciò è possibile perché i recettori cellulari che vengono attivati da questi ormoni sono presenti anche nei tessuti del cervello come in quelli di tutto il corpo.

Lo sviluppo più straordinario che si è avuto recentemente nel campo dell'endocrinologia, è legato alla scoperta di nuove classi di ormoni della pituitaria, chiamati endorfine e encefaline. Questi ormoni hanno molte funzioni regolatrici di interesse psicologico, inclusa la modulazione dello stress, del dolore, degli stati d'animo, della sessualità, dell'appetito, delle farmacodipendenze e dell'abuso di sostanze chimiche, sulle prestazioni nel lavoro e nello sport, come pure sui processi fondamentali di apprendimento e memoria.

La scoperta delle endorfine è così recente che non c'è ancora un accordo generale circa la loro classificazione fisiologica. Margules, per esempio, ha postulato che il sistema delle endorfine rappresenti un nuovo ramo del sistema nervoso autonomo che è fondamentalmente interessato alla “conservazione e al consumo delle risorse e delle energie del corpo in previsione di mancanza o abbondanza di cibo". Ciò è convalidato da molte catene di dati, tra cui la distribuzione delle endorfine in tutto il corpo e in molte aree del cervello (ipotalamo, pituitaria, magnus nucleus di rafe, materia grigia periacquedottale), come pure nel midollo spinale e nell'apparato gastrointestinale.

Tuttavia, dal momento che una delle principali fonti biosintetiche di una delle principali endorfine (l'endorfina-ß) e di una delle principali encefaline (la meta - encefalina) viene dalla stessa molecola madre dell'ormone adrenocorticotropo (ACTH) nella pituitaria anteriore, molti studiosi autorevoli considerano oggi questo intero sistema come appartenente alla neuroendocrinologia. La dinamica secretoria dell'endorfina-ß dalla pituitaria è la stessa dell'ACTH: viene essenzialmente immessa nel circolo del sangue in risposta allo stress (fisico, emotivo, cognitivo e immaginativo) e così pure in risposta ai bioritmi naturali giornalieri (circadiani). PE importante ricordare la fonte psicobiologica degli ormoni di endorfina quando si debba valutare il significato e le implicazioni di molte affermazioni ancora contraddittorie che riguardano le funzioni del sistema delle endorfine.

Poiché molte delle molteplici funzioni degli ormoni vengono direttamente o indirettamente mediate dal sistema limbico – ipotalamico - pituitario, esse sono accessibili all'azione modulatrice della mente e all'intervento ipnoterapeutico. Cioè, sebbene gli ormoni funzionino generalmente in modo autonomo, ora sappiamo che la loro attività viene regolata da significative esperienze di vita e codificata sotto forma di memoria, apprendimento e comportamento stato-dipendenti. Rosenblatt (1983) ha sottolineato il fatto che, ogni volta che un recettore per un farmaco è presente nel cervello o altrove nel corpo, ciò significa che ci sono delle sostanze endogene (generalmente ormoni) che per natura hanno il compito di interagire con quei recettori. Questa è stata l'importante lezione che abbiamo appreso dalla scoperta delle endorfine; infatti esse sono state scoperte soltanto quando i ricercatatori ne hanno sospettato l'esistenza dopo aver identificato nel cervello i recettori per le sostanze oppiacee (eroina, morfina, ecc.).

I sistemi autonomo, endocrino, immunitario e neuropeptidico funzionano tutti attivando recettori sulle superfici delle singole cellule dei tessuti del corpo. Questi recettori sono come serrature che devono essere aperte per mettere in moto le attività interne del citoplasma delle cellule (e perfino dei loro geni). I neurotrasmettitori del sistema nervoso autonomo, gli ormoni del sistema endocrino e, come più avanti vedremo, gli immunotrasmettitori del sistema immunitario funzionano tutti come “molecole messaggere” o chiavi che aprono le serrature-recettori sulla superficie delle cellule. Questo sistema di comunicazione tra molecole messaggere e recettori delle cellule costituisce la base psicobiologica della guarigione psicofisica, dell'ipnosi terapeutica e della medicina olistica in generale. Se ogni cellula del corpo è  come una fabbrica in miniatura, i suoi recettori sono come serrature sulle porte.

I sistemi autonomo, endocrino, immunitario e neuropeptidico sono i canali di comunicazione attraverso i quali la mente può attivare i geni e i meccanismi interni delle cellule. I geni naturalmente sono i programmi di fondo per costruire, organizzare e regolare il modo con cui funziona il meccanismo della cellula.

Per quanto incredibile ciò possa sembrare, noi abbiamo già qualche conoscenza di un certo numero di vie psicobiologiche attraverso le quali la mente modula l'azione del gene. Nel capitolo precedente abbiamo parlato dell'ipotesi di Melnechuk circa il modo in cui la mente potrebbe modulare l'azione del gene attraverso la via del sistema limbico - ipotalamico - autonomo. Nel prossimo paragrafo delineeremo una via meglio documentata attraverso la quale la mente può modulare l'attività dei geni tramite il sistema limbico –ipotalamico - endocrino.

 

La connessione mente – gene tramite il sistema endocrino

Generalmente noi pensiamo ai geni come a enti che se ne stanno tranquilli finché i cromosomi all'improvviso entrano in azione nel processo di divisione della cellula. In realtà le cose sono piuttosto diverse: molti geni si trovano in un processo di continuo equilibrio dinamico con il metabolismo della cellula. Questo equilibrio genetico - cellulare viene regolato, a sua volta, da neurotrasmettitori e da ormoni che in definitiva provengono come messaggeri dal sistema nervoso centrale.

Un modello generale della connessione mente - gene richiede un'analisi dell'intera serie di processi di trasduzione che avvengono a partire dalla mente e da fatti neurali fino al sangue, ai tessuti, ai processi cellulari e finalmente all'attività molecolare dei geni all'interno del nucleo di ogni cellula.

Il processo di trasduzione prevede tre stadi:

  1. Il primo stadio consiste nell'azione della mente che opera nell'area della corteccia frontale anteriore come locus in cui si generano i processi di organizzazione delle immagini nella guarigione e nella salute. Questi processi dei lobi frontali sono quindi filtrati attraverso il repertorio personale di apprendimenti esperienziali di vita, codificati in processi stato-dipendenti di memoria, apprendimento e comportamento, dei sistema limbico - ipotalamico.
  2. Il secondo stadio è costituito dalla trasduzione, operata dall'ipotalamo, di questi apprendimenti in fattori di secrezione ormonale che regolano la ghiandola pituitaria del sistema endocrino. A sua volta la pituitaria libera una gran quantità di ormoni che regolano l'intero sistema endocrino dell'organismo.
  3. Il terzo stadio ha luogo a livello cellulare quando questi ormoni mettono in moto il sistema AMPc o passano direttamente al nucleo della cellula per attivare i processi del gene. I geni contribuiscono a fornire l'informazione per la costruzione di nuove proteine, le quali, a loro volta servono da elementi strutturali della cellula o da blocchi di costruzione per gli enzimi che facilitano i processi biochimici fondamentali di ogni cellula.

Questo è il processo a tre stadi che io chiamo la connessione mente - gene. Esaminiamo ora un esempio di questo processo a livello cellulare per illustrare in che modo gli ormoni tiroidei e steroidi, modulati da stress mentale, regolano effettivamente l'attività del gene.

La mente modula l'attività del gene attraverso l'asse cortico-limbico-ipotalamico-pituitario il quale, come abbiamo visto, costituisce la via principale di trasduzione dell'informazione per i processi psicosomatici. La pituitaria manda ormoni alle ghiandole, come la corteccia surrenale, le ovaie, i testicoli, le quali, a loro volta, secernono ormoni steroidi che penetrano nelle cellule e guidano i geni a sintetizzare proteine. Queste proteine, poi, funzionano da elementi strutturali, da enzimi o da veicoli di attivazione di altre funzioni cellulari.

Gli ormoni, modulati dalla mente, influenzano alla fine l'attività dei geni in una maniera che è importante per tre livelli di comportamento:

  1. la regolazione da parte dell'ormone tiroideo del nostro metabolismo basale e del nostro livello generale di attività;
  2. la regolazione da parte degli ormoni androgeni (testosterone) del comportamento sessuale e della nostra aggressività;
  3. gli effetti, che mediano lo stress, degli ormoni della corteccia surrenale (per esempio, l'aldosterone) sul funzionamento dei reni.
  4. Tutti questi ormoni seguono il tipo di sequenza a cinque stadi sopra delineata. con importanti variazioni.

 

Orologi psico – biologici e problemi mente - corpo

Una caratteristica saliente, anche se ancora misconosciuta, dell'azione regolatrice esercitata sul sistema endocrino dall'asse ipotalamico – pituitario -surrenale è la natura iodica di questo processo di regolazione. A tutti noi sono familiari alcuni dei ritmi fondamentali di vita: il ritmo mensile riproduttivo nelle donne, il ritmo circadiano (di 24 ore) dei sonno e della veglia e i ritmi ultradiani (di un'ora e mezza),che abbiamo cominciato a esplorare nel capitolo precedente. Si è ora riconosciuto che tutti questi, ritmi sono regolati, in ultima analisi, da fonti neuroendocrine nel cervello  in primo luogo nell'ipotalamo, nella pituitaria e nella ghiandola pineale. Ci sono inoltre molti buoni motivi per avanzare l'ipotesi che anche l'intero ciclo vitale di vita e morte sia regolato da messaggeri ormonali; Proprio a causa di ciò, nella nostra analisi è incluso anche il processo di invecchiamento. Dal momento che questi ritmi vitali sono regolati dagli stessi ormoni che modulano memoria e apprendimento, possiamo aspettarci di trovare fenomeni di memoria e apprendimento stato - dipendenti associati con tutti gli interessanti aspetti della vita che trattiamo.

 

Ritmi ultradiani, sistema endocrino e sistema immunitario

Il sistema endocrino viene mediato in un modo ritmico da centri nervosi siti nell'ipotalamo. Questi nuclei soprachiasmatici dell'ipotalamo funzionano da orologi  biologici i quali regolano, tanto i ritmi circadiani quanto quelli ultradiani, governando una varietà di processi biologici mediati dai. sistemi autonomo ed endocrino. I ritmi ultradiani modulano l'attività del sistema nervoso autonomo.

Un ritmo ultradiano di 90, fino a 120 minuti, corrisponde a un “ciclo fondamentale di attività – riposo” (ipotesi BRAC) che si svolge in continuità lungo tutto il giorno di 24 ore. Nel suo monumentale lavoro sul sonno e BRAC (basic – rest – activity – cicle).

Sulla, veglia, Kleittnan è giunto alla conclusione che questo ciclo fondamentale di attività   - riposo è dovuto a un'oscillazione endogena che ha profonde implicazioni per la fisiologia e per il comportamento. Ad esempio, durante il sonno si è riscontrato un ritmo ultradiano degno di nota nella periodicità da 90 a 120 minuti del sonno con sogni (REM). In una recente rassegna sommaria della ricerca sui ritmi ultradiani; Kripke ha osservato, nel modo che sotto riportiamo, quanti di questi processi comportamentali e psicologici sono associati con il metabolismo endocrino.

Una delle più interessanti teorie recenti sulla genesi dei problemi psicosomatici è che essi sono la risultante delle rotture dei ritmi ultradiani che modulano il funzionamento sia del sistema autonomo sia di quello endocrino. La maggior parte degli esseri umani manifesta un ritmo ultradiano stabile, quando si trova in condizioni di tranquillità, ma quando essi sottoposero i loro soggetti a uno stress eccessivo con compiti a esecuzione prolungata, i loro ritmi ultradiani subivano rotture importanti per ampiezza e configurazione. Ricollegandosi anche a un loro precedente lavoro sperimentale con delle scimmie rhesus, questi ricercatori sono giunti alla conclusione che le risposte psicosomatiche (alterazioni del battito cardiaco, gastriti, ulcere, asma, disturbi dermatologici) sono una conseguenza delle continue rotture dei naturali cieli ultradiani dell'organismo.

La ricerca sui ritmi ultradiani del sistema endocrino suggerisce un altro approccio non specifico ai problemi psicosomatici che può già essere il denominatore comune per molti approcci psicoterapeutici largamente usati e spesso efficaci, che generalmente vengono descritti come ipnosi, training autogeno, meditazione, addestramento al rilassamento e risposta rilassante.In altra sede ho descritto quanti dei comportamenti associati con la fase di riposo nei ritmi ultradiani, sono identici a quelli che Erickson ha osservato definendoli come buona disposizione alla “comune trance quotidiana “. Ciò ha portato a formulare le ipotesi che Erickson effettivamente usava la fase di riposo dei ritmi ultradiani per ottenere delle trance terapeutiche profonde e  che, in particolare, tale fase potrebbe essere la più efficace per l'autoipnosi.

Nel brano sotto riportato Rossi, ha esposto sommariamente il rapporto tra la genesi di problemi psicosomatici, dovuta alla rottura indotta da stress dei naturali ritmi ultradiani dell'organismo, e la loro soluzione attraverso l'ipnosi.

“…Le implicazioni di questa associazione tra la rottura del ciclo ultradiano, dovuta allo stress, e la malattia psicosomatica sono profonde. Se l'ipotesi principale avanzata in questo paragrafo è corretta, cioè, l'ipnosi terapeutica che coinvolge processi fisiologici è effettivamente un'utilizzazione dei cicli ultradiani - allora possiamo finalmente capire in termini psicofisiologici per quale motivo l'ipnosi è stata tradizionalmente ritenuta un efficace approccio terapeutico ai problemi psicosomatici: gli individui che trascurano e rompono i propri personali cicli ultradiani (ignorando, per esempio, i propri naturali bisogni periodici di riposo in una situazione di prestazioni prolungate) attivano in questo modo i meccanismi fisiologici di base della malattia psicosomatica. Per la maggior parte, questi casi di stress auto-indotto potrebbero essere concettualizzati come processi dell'emisfero cerebrale sinistro che infrangono il proprio ideale equilibrio con i processi dell'emisfero destro e con le funzioni associate al sistema parasimpatico. L'ipnosi terapeutica naturalistica procura uno stato di benessere in cui questi cicli ultradiani possono semplicemente normalizzarsi e interrompere così i processi della malattia psicosomatica alla loro fonte psicofisiologica..”.

Il semplice fatto di sperimentare una confortevole trance terapeutica può portare alla normalizzazione del nostro ciclo basale di attività - riposo e dell'azione regolatrice, ad esso associata, di molti ritmi ultradiani dei sistemi endocrino e vegetativo che controllano il nostro metabolismo fondamentale. Questo processo di normalizzazione può essere considerato come l'essenza dell'approccio non specifico all'ipnosi terapeutica. Nella prassi dell'attività clinica. Si mantiene sempre un equilibrio tra approcci ipnoterapeutici specifici e non specifici. Via, via che acquistiamo maggiore conoscenza di ciascun approccio, possiamo procedere con più fiducia ed efficacia.

Quando ci sintonizziamo in uno stato di benessere, di rilassamento, di sonno facilitiamo le risposte parasimpatiche stato – dipendenti e gli effetti di ristoro e di guarigione ad esso associati.

 
La modulazione mentale del sistema nervoso autonomo

L'ipnosi è stata a lungo riconosciuta come un mezzo efficace per modulare il sistema nervoso autonomo. La maggioranza dei ricercatori, però, ha avuto ben poco da dire sui reali processi psicobiologici che vi sono coinvolti. Un primo approccio all'indagine di questi processi, illustra alcune delle principali relazioni, anatomiche e funzionali, tra mente, ipotalamo e sistema nervoso autonomo.

In generale, l'influenza della mente raggiunge dalla corteccia cerebrale l'ipotalamo attraverso le strutture, ad esso associate, del sistema limbico, l'ippocampo, l'amigdala e il talamo. L'ipotalamo, quindi, media queste influenze della mente trasmettendole al sistema nervoso autonomo attraverso i centri inferiori di controllo del tronco encefalico, che fanno da stazioni di relais per i sistemi nervosi del simpatico e del parasimpatico. Per dare un esempio, la stimolazione in aree appropriate dell'ipotalamo può attivare i centri del simpatico che controllano il cuore abbastanza da far aumentare la pressione del sangue di oltre il 100% Altri centri iplotalamici possono controllare la temperatura corporea regolando il flusso del sangue verso la superficie epidermica o in direzione opposta, far aumentare o diminuire la salivazione e l'attività gastrointestinale, e provocare l'evacuazione della vescica.

I processi vitali di tutti gli organi regolati dal sistema nervoso autonomo sono soggetti alle influenze dell'apprendimento stato - dipendente attraverso le loto associazioni con il sistema limbico - ipotalamico, il quale mette dentro di essi tutta la storia del nostro apprendimento dall'esperienza. In altre parole tutti gli organi possono rispondere in modo psicosomatico. Durante i momenti di stress, nella regolazione di un qualsiasi organo singolo o di qualsiasi combinazione di essi si possono generare dei modelli di informazione legati allo stato, i quali, in seguito, possono manifestarsi come quelle infelici reazioni che chiamiamo "problemi psicosomatici". Per comprendere come ciò sia possibile, sarà necessario osservare in che modo la mente modula la biochimica all'interno delle singole cellule di ogni organo regolato dal sistema nervoso autonomo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La psicobiologia della guarigione a livello cellulare: rigenerazione dei tessuti e cancro

A un recente congresso sulla neuroimmunologia, Melnechuk ha descritto per grandi linee il modo in cui il sistema nervoso autonomo svolge un'importante funzione nella psicobiologia della guarigione in quanto esso opera a livello cellulare .

Bisognerebbe anche ricordare che i nervi, la fonte immediata dei neurotrasmettitori, svolgono una funzione trofica (di crescita) nella comparsa di almeno alcuni organi durante la crescita e lo sviluppo embrionale. E’ anche noto che, nella vita successiva, i nervi hanno un ruolo nel continuo sviluppo delle cellule delle papille gustative e nella rigenerazione della ghiandola surrenale e di altri tessuti. Dal momento che i nervi arrivano in ogni punto del corpo, i neurotrasmettitori che essi liberano possono svolgere, vita naturale durante, un ruolo nel “metabolismo”, nell'attività biosintetica e nella divisione di tutte le cellule. I neurotrasmettitori svolgerebbero questi ruoli o come fattori di per sé trofici, come qualche prova fa pensare, oppure, secondo l'ipotesi che avanzo io, anche modulando l'attività degli effettivi fattori di crescita nei tessuti innervati.

In questo secondo caso essi influenzerebbero o direttamente i fattori di crescita (o i loro recettori) oppure i secondi messaggeri liberati dai fattori di crescita nelle loro cellule bersaglio.

Vale la pena di descrivere sommariamente questo processo di sviluppo perché sembra che gli oncogeni, vale a dire i geni la cui espressione può causare il cancro, sembra che codifichino varianti di fattori di crescita, di recettori di fattori di crescita e dei loro secondi messaggeri. Di conseguenza la modulazione psiconeurale dell'attività dei fattori di crescita oncogeni può aiutare a spiegare le cosiddette remissioni spontanee e miracolose del cancro.

Sembra che le emozioni positive abbiano specifici correlati biochimici che, a loro volta, producono specifici effetti su tessuti e disturbi patologici. Dal momento che il sistema nervoso autonomo, che è influenzato dalle emozioni, sembra secerna non soltanto i ben noti neurotrasmettitori costituiti dalle catecolamine (per esempio, l'epinefrina - o adrenalina - la norepinefrina - o noradrenalina -  la dopaminal), ma anche i neurotrasmettitori peptidici, di recente scoperta; in linea di principio esso può erogare, per i singoli tessuti, dei messaggeri dal profilo del tutto specifico. Recentemente si è scoperto che i nervi sensoriali secernono, ai loro terminali periferici, neurotrasmettitori peptidici così che potrebbero veramente avere influenza sulla crescita dei tessuti.

Da questa prospettiva, dunque, secondo la quale il sistema nervoso libera dei neurotrasmettitori che modulano i fattori di crescita, il cervello, come organo di processi emotivi e di atteggiamenti, sembra essere nella condizione di poter inviare nei singoli punti del corpo opportune quantità e miscele di neurotrasmettitori e ormoni modulatori della crescita.

Risulta evidente che gli psicobiologi stanno cominciando finalmente a scoprire le sequenze biochimiche effettive attraverso le quali la mente può modulare le molecole a livello cellulare e genetico, arrivando perciò a spiegare i misteri delle guarigioni spontanee, dell'effetto placebo e delle cosiddette cure miracolose. La sfida per gli ipnoterapeuti consiste nel saper determinare in che modo facilitare la guarigione in questi stadi biochimici specifici dentro le cellule, quando la ricerca fondamentale li avrà posti in piena luce.

 

Approcci ipnoterapeutici al Sistema Nervoso

Un importante esempio di modulazione mentale dell'attività cellulare attraverso il sistema nervoso autonomo si riscontra quando il simpatico dà al midollo surrenale (centro delle ghiandole surrenali) il segnale di secernere adrenalina e noradrenalina nel circolo del sangue per attivare la reazione d'allarme in tutto il corpo. Questa reazione d'allarme è di grande importanza in occasione di incidenti, di pericoli di vita, durante gli interventi medici (come le operazioni chirurgiche) in cui l'apprensione della vittima, o del paziente, potrebbe contribuire ad aggravare la perdita di sangue, l'ipertensione, i problemi cardiaci e anche lo shock fisiologico. Il fatto di essere rassicurati da qualche persona responsabile (medico, infermiera, assistente medico, astante che si presta) può grandemente mitigare questi aspetti dell'emergenza indotti dallo stress attenuando la reazione d'allarme del simpatico al posto della quale subentrano gli effetti rilassanti del sistema parasimpatico.

 

La psicobiologia e la capacità di affrontare la realtà: conversione di una minaccia negativa in una sfida positiva

La capacità di far fronte allo stress appare attualmente come uno dei fattori più importanti nella psicobiologia della salute e della malattia. Nella grande maggioranza gli indirizzi di psicoterapia considerano l'accresciuta capacità di affrontare la realtà come un traguardo e insieme un criterio di valutazione dell'efficacia della loro attività terapeutica. Naturalmente, alla base dell'attuale riconoscimento dell'importanza di tali capacità sta il lavoro pionieristico di Selye sulla psicobiologia dello stress. Nelle fasi più tarde del suo lavoro, Selye distingueva il tipo di stress che causa malattia, da quello, chiamato  “eustress”  (cioè “stress, buono, positivo”) che può migliorare la vita. Questa distinzione corrisponde esattamente al punto di vista dello psicologo umanistico Abraham Maslow il quale ha diviso le motivazioni umane in due gruppi:

  1. motivazione carenziale, che genererebbe sentimenti negativi e malattie a causa di una mancanza di beni basilari, indispensabili alla vita;
  2. motivazione di accrescimento, che migliorerebbe la vita con sentimenti positivi di amore, gioia, speranza e felicità.

La base psicobiologica di questa distinzione tra emozioni negative e positive in risposta allo stress è stata recentemente studiata da alcuni ricercatori. Essi hanno trovato una significativa differenza nella risposta del corpo alla “minaccia” (stress) e alla “sfida” (eustress). La minaccia è associata a due fattori:

Þ   un aumento del livello delle catecolamine nel sangue (epinefrina e norepinefrina, secrete dal midollo surrenale in risposta alla stimolazione del simpatico più sopra descritta come reazione d'allarme del sistema nervoso autonomo);

Þ   la secrezione di cortisone nel sangue da parte della corteccia surrenale (su segnalazione della ghiandola pituitaria che invia ACTH alla corteccia surrenale). La sfida, invece, è associata soltanto con l'elevazione dei livelli delle catecolamine.

In uno studio sul versante biochimico della capacità di affrontare la realtà, Bandura ha riscontrato che nei pazienti che stavano sperimentando una fobia c'era un aumento dei livelli delle catecolamine. Egli quindi ha scoperto che più sentivano di essere capaci di far fronte alla propria fobia, più bassi erano i livelli delle catecolamine. Vale a dire che più ci si sente efficienti, e meno si sente lo stress, e perciò più bassi restano i livelli delle catecolamine. Ciò suggerisce un principio fondamentale di terapia psicobiologica: trasforma lo stress negativo di una minaccia nella positiva esperienza di affrontare una sfida.

Un approccio ipnoterapeutico alle fobie è stato utilizzato da Nugent, Carden e Montgomery “in un tentativo di convalidare tanto l'approccio quanto la supposizione che in questo modo è possibile accedere ai processi creativi inconsci e utilizzarli terapeuticamente". Lo scopo della loro “forma di suggestione standard" è di "accedere ai processi creativi inconsci e guidarli a creare e far sviluppare soluzioni soddisfacenti per i problemi di comportamento ricorrenti".

In tre casi sperimentali essi hanno rivelato che una sola seduta ipnoterapeutica era sufficiente a risolvere problemi di disturbo del sonno e fobie per le iniezioni ipodermiche.

 
I ritmi ultradiani e il sistema nervoso autonomo

La scoperta dei ritmi ultradiani, che regolano molte funzioni dei sistemi autonomo ed endocrino, è una pietra miliare della recente ricerca, la quale ha importanti implicazioni per l'evoluzione di nuovi approcci all'ipnosi terapeutica.

Il concetto di dominanza nel funzionamento degli emisferi cerebrali ha una lunga tradizione in fisiologia e in medicina. Fino a poco tempo fa si presumeva che il funzionamento emisferico fosse non soltanto specializzato in determinate funzioni, ma anche fissato nel tempo. Una serie di ricerche su dormienti, invece, hanno indicato che, nella dominanza emisferica, ci sono dei ritmi naturali ultradiani di 90 minuti che potrebbero interessare il funzionamento psicologico. Durante il sonno, per esempio, ogni 90 minuti la maggior parte degli individui fa esperienza di un periodo di attività onirica (fase REM). Klein e Armitage hanno quindi riscontrato che ci sono delle oscillazioni naturali di 90 minuti dei ritmi ultradiani nell'attività mentale e nello stile cognitivo di soggetti normali quando sono in stato di veglia: la dominanza emisferica sinistra e destra tendeva ad alternarsi con questa periodicità ultradiana.

 

La modulazione mentale del sistema immunitario

Il rapporto mente - corpo più eccitante, più complesso e più studiato in molte recenti ricerche riguarda il ruolo che hanno il sistema nervoso centrale, le prime esperienze di vita, le emozioni e l'apprendimento sulla modulazione del sistema immunitario.

La storia della medicina ha sempre registrato i racconti delle guarigioni miracolose e per fede, apparentemente anomale, che di tanto in tanto sono state riferite. Gli studiosi di antropologia hanno raccolto dati su riti e pratiche di guarigione nella “medicina naturale” che paiono un miscuglio di fitoterapia e guarigione per fede. Oggi, psicologi come LeShan e Achterberg hanno accumulato prove empiriche che indicano il ruolo della mente e delle convinzioni per ottenere tali effetti terapeutici. Fino a poco tempo fa non c'era stato alcun approccio scientifico sistematico a questi problemi. La ricerca di Ader e dei “nuovi immunologi”, tuttavia, ha creato un ponte senza precedenti tra la mente e il corpo: la loro ricerca sperimentale dimostra come il condizionamento comportamentale possa inibire o intensificare la risposta del sistema immunitario. Soltanto di recente si è riconosciuto che il sistema immunitario è il terzo dei principali sistemi di regolazione dell'organismo, in piena parità col sistema nervoso autonomo e con quello endocrino. In questo capitolo daremo un quadro dei fatti fondamentali del sistema immunitari, quanto basta per poterci formare nuove idee su come sviluppare degli approcci ipnoterapeutici per facilitare il funzionamento ottimale di quel sistema.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Anatomia e funzioni del sistema immunitario

Le linee generali dell'anatomia e delle funzioni del sistema immunitario sono semplici, ma i particolari sono incredibilmente complessi – e ancora misteriosi. Per lo più i libri di testo incominciano col definire il sistema immunitario in base alle sue funzioni, che sono di resistere all'invasione di, quasi ogni specie di sostanze organiche o di tossine che potrebbero danneggiare l'organismo. Ci sono due tipi fondamentali di immunità: quella congenita e quella acquisita.

Noi nasciamo con un'immunità congenita, che costituisce una difesa generale non specifica contro tutti gli invasori. La pelle, insieme con le secrezioni acide e gli enzimi digestivi dello stomaco, procura una prima linea di immunità congenita. La seconda linea di difesa la troviamo nel sangue, dove ci sono globuli bianchi e numerose molecole (ad esempio, lisosomi, polipeptidi basici e certe proteine) che possono aggredire e distruggere molti tipi di agenti patogeni invasori. I globuli bianchi del sangue sono forme di immunità congenita che funzionano da unità mobili per distruggere gli invasori estranei nel sangue. Essi sono chiamati anche linfociti perché si concentrano nel sistema linfatico dell'organismo.

L'essere umano adulto ha circa 7.000 globuli bianchi per millimetro cubo di sangue. Ci sono molti tipi di globuli bianchi, con le seguenti percentuali tipiche: neutrofili, 62%; eosinofili, 2,3%; basofili, 0,4%; monociti, 5,3% e linfociti, 30%. Nell’immunità congenita sono principalmente i neutrofili e i monociti che distruggono i batteri, i virus e altre tossine che invadono l'organismo. I neutrofili sono cellule mature che attaccano e distruggono batteri e virus nel circolo del sangue. I monociti sono cellule immature che hanno inizialmente una capacità molto scarsa di combattere gli agenti patogeni nel sangue. Quando, però, entrano nei tessuti vicini alle zone lese, aumentano di cinque volte le proprie dimensioni (fino a 80 micron, al punto da divenire visibili a occhio nudo); così cresciute, le cellule sono chiamate macrofagi e hanno una capacità molto maggiore di combattere gli agenti patogeni.

L'immunità acquisita o di adattamento consiste nella capacità del corpo di sviluppare delle difese specifiche molto potenti contro particolari tipi di batteri, virus e tossine letali. L'immunità acquisita non si sviluppa se non dopo la prima invasione di una sostanza estranea. Qualunque sostanza di tal genere (batteri tossine, ecc.), capace di stimolare l'attività del sistema immunitario, è chiamata un antigene. L'immunità acquisita si sviluppa attraverso il processo di riconoscimento degli antigeni e di creazione di due grandi classi di difese contro di essi: quella dell'immunità umorale e quella dell'immunità cellulare. Entrambi questi, tipi d’immunità hanno origine nel midollo osseo che produce le cellule capostipiti.

L'immunità umorale è costituita dalle cellule capostipiti prodotte dal midollo osseo che maturano trasformandosi in un tipo di globuli bianchi, chiamati linfociti - B. Questi sono distribuiti dal sangue in tutto il sistema linfatico del corpo. Il sangue viene continuamente filtrato attraverso questi sistemi linfatici. Se nel sangue sono presenti degli antigeni, questi stimolano i linfociti - B ad evolversi in cellule di plasma, che possono sintetizzare degli anticorpi (grosse molecole di globulina chiamate immunoglobuline), che hanno la specifica capacità di distruggere un dato antigene. Questo sistema di scoperta degli antigeni fornisce le principali difese contro le infezioni virali e batteriche ed è implicato anche nelle reazioni allergiche.

L'immunità cellulare si sviluppa quando le cellule capostipiti viaggiano dal midollo osseo alla ghiandola del timo la quale le fa maturare trasformandole in linfociti -T (globuli bianchi sensibilizzati) che distruggono direttamente gli antigeni invasori. Alcuni di questi linfociti -T, quindi, viaggiano, attraverso i vasi del sangue, fino alla pelle; qui l'epidermide genera degli ormoni che facilitano ulteriormente la maturazione delle cellule -T. In questo modo la pelle è un'intrinseca parte del sistema immunitario sull'intera superficie dei corpo. Vi sono parecchie forme di cellule -T le quali possono aiutare o sopprimere altre componenti dell'immunità umorale e cellulare. Molte di queste componenti immunitarie sono esposte alle influenze psicosociali. Così l'immunità acquisita ha una specifica storia evolutiva in ogni individuo; le sue funzioni sono perciò particolarmente soggette all'influenza dell’informazione, legata allo stato, acquisita nelle prime esperienze di vita.

La mente, quindi, può modulare la risposta immunitaria cambiamenti del comportamento. Questi modi comprendono la modificazione della dieta, dei ritmi circadiani, dei cicli sonno – veglia, della temperatura del corpo, del volume del sangue e delle reazioni vascolari locali.

Il compito fondamentale dell'ipnoterapeuta è di imparare come accedere a tutti questi meccanismi e come utilizzarli. La mente svolge di continuo la sua azione modulatrice sul sistema immunitario.

La mente e l'ipnosi possano influire su particolari caratteristiche del sistema immunitario.

 
Il sistema immunitario ipoattivo nel cancro

E' importante comprendere che, per tutta la nostra vita, l'organismo sviluppa cellule cancerose, come un processo manifestamente naturale, senza che ciò determini la crescita di tumori cancerosi clinicamente riconoscibili. Ciò è illustrato dal fatto che perfino nei lattanti una particolare forma di cellula cancerosa (il neuroblastoma) è molto più frequente di quanto non appaia nell'incidenza clinicamente accertata della malattia. All'altro estremo della scala della vita, praticamente tutte le autopsie di maschi di 50 anni o più rivelano la presenza di cellule cancerose nella prostata, benché il cancro clinico vero e proprio non sia palese nella maggior parte di loro.

Dal momento che per lo più gli individui, anche se producono cellule cancerose continuamente, non sviluppano il cancro, è evidente che l'organismo deve disporre di un sistema naturale di sorveglianza immunologica che scova e distrugge le singole cellule cancerose prima che esse crescano in tumori clinicamente evidenti. Si è scoperto che, in generale, la secrezione, indotta da stress, di adrenocorticosteroidi provoca la neutralizzazione di questo naturale sistema di sorveglianza immunologica.

Basta un leggero abbassamento dell'efficienza di questo sistema per far aumentare notevolmente la sensibilità dell'individuo agli agenti patogeni, particolarmente a quelli che sono costantemente presenti e che minacciano l'integrità dell'organismo, come le cellule cancerose formate per processo spontaneo.

Esiste una varietà di processi del sistema immunitario che proteggono contro la formazione di tali tumori. Vi sono compresi i macrofagi, i linfociti -T e i linfociti - B, come pure le cellule K (killer), le cellule NK (killer naturali) e le cellule T citotossiche. Le cellule K sono di stirpe immunologica incerta, ma sono dipendenti da anticorpi, per la loro attività e perciò sono chiamate anche cellule citotossiche - dipendenti da anticorpi. Anche le cellule NK sono di origine incerta, ma si è scoperto che la loro attività contro le cellule del cancro viene potenziata dall'interferone. L'interferone è un fattore immunologico liberato dalle cellule -T e dai macrofagi. Studi recenti sull'uomo stanno a indicare che le cellule NK giocano un ruolo importante contro una varietà di infezioni virali, comprese quelle dovute all'erpes e all'oncogenesi virale (cancri prodotti da virus). La principale teoria sull'oncogenesi sostiene che la formazione del tumore ha luogo quando le componenti del sistema di sorveglianza immunitaria sono depresse o ipoattive.

 

Modelli psicobiologici per facilitare la terapia del cancro

Uno dei principali elementi di prova di una connessione mente - corpo nella genesi del cancro è costituito da quelli che sono diventati famosi come studi sullo stress da mutamento di vita. Ogni forma di stress derivante da un significativo cambiamento di vita (ad esempio, morte di un membro della famiglia, cambiamento di lavoro, trasloco della famiglia) può attivare l'asse cortico – ipotalamicopituitario - surrenale a produrre i corticosteroidi che neutralizzano il sistema di sorveglianza immunologica. L'ansia, la depressione e un abbassamento della forza dell'Io sono tutti fenomeni associati con ipoattività del sistema immunitario. La tendenza principale dell'odierna ricerca in quest'area poggia sull'ipotesi che la capacità di adattamento sia il fattore importante nel determinare se lo stress avrà o no un effetto depressivo sull'immunocompetenza.

Il fatto di provare sintomi di ansia e di depressione in risposta a un mutamento di vita stressante è indice di un'insufficiente capacità di adattamento e si risolve in una diminuzione nell'attività delle cellule che fanno da killer naturali; d'altro canto, una buona capacità di adattamento (pochi sintomi rispetto a un considerevole stress da cambiamento di vita) è associata con una più elevata attività delle cellule killer naturali.

Si viene così accumulando gradatamente una prova sperimentale ben controllata che l'ipnosi può provocare modificazioni nel sistema di sorveglianza immunologica. Studi recenti hanno provato che soggetti giovani altamente ipnotizzabili riuscivano ad aumentare in modo significativo la propria immunità cellulare (con l'attività sia dei linfociti -T sia dei linfociti - B). Frankel e i suoi colleghi stanno facendo un'indagine sull'impiego della suggestione ipnotica per potenziare o deprimere l'immunità cellulare in risposta a iniezioni di antigeni.

Una rassegna dei più recenti approcci all'ipnosi terapeutica che si sono rivelati efficaci nel migliorare l'immunocompetenza in pazienti di cancro ha rivelato almeno cinque applicazioni fondamentali: rilassamento, immaginazione, ristrutturazione, meditazione e rafforzamento delle capacità di adattamento. Dal momento che lo stress indebolisce il sistema immunitario attraverso la produzione di ormoni adrenocorticoidi, è stato un importante passo avanti scoprire che i metodi ipnoterapeutici, accentuando il semplice rilassamento, potevano abbassare il livello di questi ormoni nel plasma.

La ben nota procedura di visualizzazione/rilassamento sviluppata dai Simonton contiene un interessante approccio di ristrutturazione cognitiva. Mentre la maggior parte delle persone che hanno paura del cancro lo considerano come una malattia potentemente distruttiva, i Simonton strutturano quest’errata opinione in un modo tutto nuovo: le cellule cancerose vengono da loro descritte come “deboli e confuse”, mentre i globuli bianchi del sistema immunitario sono forti e potenti come squali che assalgono la preda; quest’approccio può migliorare l'immunità cellulare.

Nei pazienti affetti da cancro è importante provocare emozioni. Erickson, lavorava alle prese con una varietà di pazienti; questo fattore di stimolazione e provocazione delle emozioni era quasi sempre presente. Anche quando pareva che il suo modo di agire verso il paziente fosse benevolo e gentile, spesso si coglieva un guizzo di malizia nel suo sguardo nel momento in cui pronunciava una parola o una frase, apparentemente innocente, con livelli nascosti di significato che erano destinati a stimolare le dinamiche emotive del paziente in maniere inaspettate. Erickson si preoccupava di trovare un accesso al repertorio irripetibile di esperienze di vita, proprio di ciascun paziente, e di utilizzarlo per aiutare ciascuno a crearsi nuove strutture mentali e nuove identità che impegnassero quei processi emotivi e quei fattori di personalità che in loro egli aveva suscitato.

A questo proposito, per facilitare il processo ipnoterapeutico, Erickson impiegava un'integrazione dell'approccio non specifico (stimolazione emotiva e reazione d'allarme) con quello specifico (le irripetibili esperienze di vita del paziente).

 

Convertire un sintomo in un segnale

Sintonizzarsi con un sintomo con l'atteggiamento di chi interroga con grande rispetto, piuttosto che con la posizione, usuale per il paziente, di evitamento, resistenza e rifiuto verso di esso, costituisce il primo passo per accedere alle memorie e alle associazioni stato-dipendenti che possono essere dei segnali provenienti da quelle parti della nostra personalità che hanno bisogno di sviluppare la propria particolare espressione (individuazione). Il concetto di convertire un sintomo in un segnale del bisogno di un più ampio sviluppo creativo nella vita interiore del paziente, di solito io lo introduco pressappoco in questi termini.

Puoi usare una forma naturale di autoipnosi semplicemente permettendoti di goderti una sosta ogni volta che ne hai bisogno durante la giornata. Tu chiudi semplicemente gli occhi ed entri in sintonia con le parti del tuo corpo che sono più a loro agio. Quando hai individuato il benessere, puoi semplicemente goderne e lasciare che si approfondisca e si diffonda da sé in tutto il tuo corpo. Benessere è più che soltanto una parola o uno stato di dolce far niente. Penetrare veramente a fondo nel benessere vuol dire che hai messo in azione il tuo sistema parasimpatico, la tua naturale risposta, di rilassamento. E’ questo il modo più facile per portare al massimo grado i vantaggi terapeutici della fase di riposo dei naturali ritmi ultradiani del tuo organismo.

Quando esplori il tuo benessere interiore, puoi chiederti in che modo il tuo inconscio creativo riuscirà ad affrontare qualsiasi sintomo, problema o questione tu desideri che affronti, Il tuo inconscio è il regolatore interno di tutti i tuoi processi biologici e mentali. Se hai dei problemi, ciò è dovuto probabilmente al fatto che qualche sfortunata programmazione ha interferito dal tuo passato con i naturali processi di regolazione all'interno del tuo inconscio. Ora, accettando e godendoti i normali periodi di riposo ultradiano, così come capitano nel corso della giornata, tu permetti la naturale autoregolazione della tua entità mente/corpo ai fini di guarire e risolvere i tuoi problemi.

Il tuo atteggiamento nei confronti del tuo sintomo e di te stesso durante questa forma di ipnosi terapeutica è molto importante. Il tuo sintomo o problema è di fatto amico tuo. Il tuo sintomo è un segnale che ti dice che è necessario un mutamento creativo nella tua vita. Durante i periodi di benessere della tua autoipnosi ultradiana avrai spesso delle tranquille intuizioni sulla tua vita, su ciò che veramente desideri e su come ottenerlo. Una nuova forma di raccoglimento e di gioia, una più grande consapevolezza e maturità possono derivare dalla regolare pratica dell'autoipnosi ultradiana.

 

Difese naturali e acquisite contro il cancro.

Esistono diversi e ben conosciuti modi di neutralizzare la crescita e la propagazione delle cellule cancerose una volta che si siano formate. Questo paragrafo passerà in rassegna tre delle difese naturali dell'organismo e un certo numero di modi con cui dei ricercatori ne stanno migliorando l'efficacia.

L'interferone è una molecola messaggera proteica che facilita un processo di immunità innata o difesa naturale contro l'infezione. Fu scoperto per la prima volta nel 1957, in Inghilterra, da Alick Isaacs e Jean Linderimann.

Ogni volta che un virus attacca una cellula, questa produce interferoni (alfa e beta ne sono due ben note forme) al fine di interferire con l'azione tossica del virus. Gli interferoni, per giunta, possono attaccare direttamente e uccidere le cellule cancerose già completamente formate:

  1. interferendo nel loro metabolismo
  2. inviando messaggi alle cellule - B, alle cellule -T e ai macrofagi per, distruggere le cellule cancerose.

I primi tentativi di trattamento clinico con l'interferone sono stati deludenti per il fatto che esso era disponibile soltanto in piccole quantità, ma recentemente dei ricercatori hanno trovato il modo di produrre l'interferone in serie in laboratorio. Quando nell'organismo ne sono state iniettate delle forti quantità, l'interferone ha avuto successo nel migliorare il potenziale antitumorale delle cellule -T, delle cellule - B e dei macrofagi contro una varietà di cancri. In realtà, nella pratica viene combinato con altre forme di processi antitumorali.

Le interleucine sono molecole messaggere proteiche naturalmente presenti, che facilitano la comunicazione del sistema immunitario e la difesa contro gli agenti patogeni nell'organismo. Esse funzionano come molecole ormonali o messaggere tra le cellule -T e B, da un lato, e i macrofagi, dall'altro, per facilitare la loro azione difensiva contro le tossine e anche contro tumori interamente formati.

Il fattore di necrosi del tumore (TNF) è un'altra forma naturale di immunità innata contro gli agenti patogeni. Si è rilevato che quando i batteri infettano l'organismo, i macrofagi crescono di numero e secernono la proteina (TNF) che può aggredire direttamente le cellule e così pure i tessuti cancerosi. Attualmente, il TNF può essere moltiplicato per clonazione in laboratorio attraverso processi di ingegneria genetica e prodotto in serie. Quando viene iniettato nell'organismo, esso assale davvero le cellule cancerose e le fa annerire e morire per effetto di un meccanismo finora sconosciuto; quando poi viene usato in combinazione con l'interferone e con altri farmaci che eliminano il cancro, esso ha un'efficacia anche maggiore. In laboratorio, distrugge o blocca la crescita dei due terzi delle cellule tumorali contro cui è stato sperimentalmente usato. Attualmente il TNF viene sperimentato sugli esseri umani in un buon numero di centri medici principali.

I monoclonali sono un altro frutto dell'ingegneria genetica i quali hanno mantenuto la promessa di distruggere un'ampia varietà di tumori maligni in una quantità di modi diversi. I monoclonali vengono prodotti staccando prima un campione di cellula cancerosa dal corpo di un paziente e iniettandolo quindi in un topo. Allora il sistema immunitario del topo produce cellule - B che hanno anticorpi destinati ad attaccare quel tipo particolare di cancro; si produce, cioè, un'immunità acquisita. Queste cellule - B con i loro anticorpi del cancro, vengono poi rimosse dal topo e fuse, dentro una provetta da esperimenti, con un'altra famiglia di cellule cancerose, a rapida moltiplicazione, per produrre i cosiddetti “ibridami”, una specie di robusta cellula ibrida che adesso è in grado di produrre in serie i monoclonali con gli anticorpi specifici per il tipo di cancro di quel particolare paziente. Questi anticorpi, che attaccano il cancro, vengono quindi raccolti e purificati. Generalmente la loro efficacia risulta anche maggiore se vengono associati con altre sostanze anticancerose. Quando poi si iniettano nel paziente, da cui prima è stato asportato il campione di cellule cancerose, questi miscugli agiscono come “bombe intelligenti” che vanno a colpire soltanto le cellule cancerose dell'organismo. Ciò avviene perché la parte che in essi è costituita da anticorpi funziona da chiave che può aprire soltanto le serrature dei recettori situati sulle pareti delle cellule cancerose. I monoclonali, così, sono molecole messaggere di morte destinate a una specifica missione di combattimento contro il cancro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 - TRATTAMENTO DI GUARIGIONE CONTRO IL CANCRO

 

Il programma terapeutico che sarà qui di seguito descritto è stato ideato, studiato ed elaborato dai dott. Carl Simonton, Stephanie Matthews – Simonton e James Creighton e praticato da oltre venticinque anni in Texas.

Il programma è rivolto ai malati di cancro (con i dovuti accorgimenti potrebbe essere rivolto ad ogni persona). Lo scopo è il ripristino di una comunicazione efficiente che permetta alla persona di riorganizzare le proprie forze e di cercare i mezzi d’espressione più adatti nella sfera emotiva, affettiva, intellettuale.

Ciò ha nel corpo una precisa risposta con il potenziamento della capacità immunologia e con il riequilibrio ormonale.

Si crea così l’impossibilità al cancro di crescere e gli si presenta l’unica stada di uscita. La persona può così contare su di un corpo – mente ben strutturato dove il cancro non impatta più e non ha ragione di esistere.

Il programma consiste per il malato di imparare a rilassarsi e visualizzare immagini potenti e positive della propria guarigione.

I Simonton considerano importante per il malato superare il risentimento, per poi creare il proprio futuro proponendosi delle mete (sempre attraverso le visualizzazioni) e ritengono che sia importante per ognuno ascoltare il proprio consigliere interiore (coscienza/inconscio) per la salute, sviluppare la capacità di far fronte al dolore e mai usarlo come alibi.

La loro teoria considera molto importante l’esercizio fisico ed essi prevedono un programma di sei settimane di lavoro.

Occorre, inoltre, sviluppare la capacità di far fronte alla paura delle ricadute e della morte, sempre mediante processi di visualizzazione.

 

Realizzazione del programma “Simonton”

I processi sopra descritti forniscono una varietà di strade verso la salute. Il programma di formazione ha una durata di sei settimane. E’ importante non ritardare nel ricevere attenzione medica mentre il paziente segue questo programma che è stato delineato come canalizzazione, integrando il trattamento medico e non sostituendolo.

Dal momento che qualsiasi malattia è un segnale sull'esistenza di qualcosa di improprio nell'unità della mente - corpo, emozioni, questi esercizi possono essere impiegati per qualsiasi male, da un raffreddore, ad un male di testa, al cancro.

 

LA PRIMA SETTIMANA

Leggere

Leggere una serie di libri e articoli che spiegano l'interazione tra mente, corpo ed emozioni.

 

Rilassamento/ immagini mentali

Incominciare un programma regolare di rilassamento/ immagini mentali tre volte al giorno. Registrare su nastro magnetico il processo di visualizzazione e usarllo tutte le volte la prima settimana; diminuire il suo uso durante la seconda settimana un giorno sì un'altro no; usarlo solo una volta in tutta la terza settimana e così via. Durante i periodi maggiormente stressanti, se risulta difficile il processo di immaginazione mentale, è possibile usare il nastro magnetico, per rinforzare ancora il processo.

 

LA SECONDA SETTIMANA

  1. Rilassamento l'immaginazione mentale: continuare l’esercizio di rilassamento/ immaginazione mentale, 3 volte al giorno.
  2. Gli stress precedenti la malattia: identificare gli stress della propria vita dai sei agli otto mesi prima della comparsa della malattia. Usare questo esercizio come punto di partenza per esplorare l’impegno nella guarigione.
  3. Benefici della malattia: identificare i benefici che si ricevono dalla malattia. Questo esercizio è il punto di partenza per esplorare la propria responsabilità nella malattia.

 

LA TERZA SETTIMANA

  1. Rilassamento l'immaginazione mentale: continuate gli esercizi di rilassamento/ immaginazione mentale, 3 volte al giorno.
  2. Esercizi fisici: iniziare un programma di un'ora di esercizi (appropriati alle condizioni fisiche), 3 volte alla settimana.
  3. Orientamenti: Trovare una persona a cui affidare le proprie esperienze e sentimenti sinché si effettua questo programma (es. counsellor).

 

LA QUARTA SETTIMANA

  1. Rilassamento l'immagine mentale: continuare con gli esercizi di rilassamento - immagine mentale, tre volte al giorno.
  2. Esercizio fisico: continuare il programma d'esercizi fisici di un'ora tre volte alla settimana.
  3. Ricaduta/immagini di morte. Farsi guidare dalla persona di fiducia nel processo d'immaginazione di ricaduta/ morte. Questo aiuterà a far fronte ai sentimenti sulla morte e a ridurre la paura.
  4. Superare il risentimento: iniziare ad utilizzare il processo d'immaginazione per superare il risentimento, quando si nutrono sentimenti inopportuni. E’ difficile vedere che succedono cose positive a qualcuno verso il quale si prova ostilità. Ponendo attenzione alle proprie risposte a quest'attività, d'ora in poi ci si troverà davanti a importanti chiarimenti emotivi.

 

 

LA QUINTA SETTIMANA

  1. Rilassamento/immaginazione mentale: continuare gli esercizi di rilassamento/ immaginazione mentale, 3 volte al giorno.
  2. Esercizio fisico: continuare il programma d'esercizio fisico di un'ora, 3 volte alla settimana.
  3. Ricaduta/immagini di morte: ripetere il processo di visualizzazione della ricaduta/ immagini di morte per vedere se ci sono dei problemi emotivi che necessitano dì una soluzione.
  4. Fissare delle mete: fissare 3 mete, una nella prospettiva di un mese, la seconda in una prospettiva di 6 mesi e l'altra per un anno. Iniziare ad incorporare le proprie mete nei processi d'immaginazione, vedendosi arrivare a queste mete ed esplorando qualsiasi problema si frapponga.

 

LA SESTA SETTIMANA

  1. Rilassamento l'immaginazione mentale: continuare i vostri esercizi di visualizzazione, 3 volte al giorno.
  2. Esercizio fisico: continuate il vostro programma di un'ora, 3 volte alla settimana.
  3. Guida interiore (inconscio): Farsi parlare, tramite il processo di immaginazione mentale, di una guida interiore, dal proprio counsellor.

 

DOPO SEI SETTIMANE

Arrivati a questo punto, si saranno integrati molti di questi processi nella vita quotidiana. Continuare ad adoperare il processo di rilassamento/immagini mentali a tempo indefinito. Se si arriva al punto di non aver segni di cancro, iniziare a cambiare le immagini utilizzate sostituendole con l'immaginazione di un processo di sorveglianza: visualizzando i propri globuli bianchi che pattugliano il corpo e distruggono le cellule anomale, continuare a vedersi sano e libero dalla malattia. Mentre si recupera la salute, la quantità di tempo utilizzato nel visualizzarla può essere spostato per lavorare sulle mete, sui risentimenti, o nelle conversazioni con la vostra guida interiore.

Stabilire delle mete e lavorare per raggiungerle è un processo che va da sè. Naturalmente le mete possono cambiare man mano che si ricupera la propria salute; cambiarle come si desidera. L'importante è sapere cosa si vuole e che si sta lavorando per ottenerlo. Continuare a tempo indefinito il programma d'esercizi fisici. Riacquistando la salute, si ha il desiderio d'aumentare il livello di attività fisica oltre con il camminare, facendo dello jogging o un altro esercizio vigoroso per solo un'ora tre volte alla settimana.

 

L’importanza delle immagini mentali positive

Come per ogni intervento relativo alla dinamica mentale, è importante conoscere le idee e le convinzioni del soggetto che si sottopone alla cura. Anche l’approccio adottato dai Simonton, dopo alcune ricerche, prevede ed introduce l’importanza di chiedere al paziente il contenuto delle sue visualizzazioni.

Si è riscontrato che il contenuto delle immagini varia a seconda delle condizioni psicologiche dei paziente in quel particolare momento. Per esempio, lo scienziato John Browning, aveva un'immagine mentale positiva dei suoi globuli bianchi, che gli apparivano come uno sterminato esercito di cavalieri bianchi, sopra cavalli bianchi, che si schieravano sotto il sole, con le lance scintillanti, e si lanciavano alla carica da tutti i punti cardinali, uccidendo le cellule del cancro, che erano creature piccole e tarde.

Però, poco prima delle due ricadute, John notò che le immagini cambiavano. A volte tra le file dell'esercito di cavalieri bianchi apparivano dei cavalieri neri, dei nemici, secondo lui; oppure le lance dei cavalieri si piegavano ed erano molli, come di gomma, e quindi inefficienti; o, ancora, i cavalli erano poco più grandi di un cane, e quindi ridicoli e goffi. Non fu difficile notare una correlazione tra questo tipo di immagini e gli eventi della vita di John, e questo ci fece capire che le immagini visualizzate potevano essere considerate come un generale feedback circa il progresso dei pazienti.

Criteri di valutazione delle immagini mentali

Con l'aiuto di una psicologa sperimentale, la dottoressa Jean Achterberg - Lawlis, i Simonton hanno messo a punto un elenco provvisorio di criteri per valutare il contenuto delle immagini mentali.

Per esempio, rappresentarsi le cellule cancerose come formiche costituisce in genere un simbolo negativo. Chi è mai riuscito durante un pic - nic a liberarsi dalle formiche? Anche il granchio, che è il simbolo tradizionale del cancro, costituisce, al pari di altri crostacei, un simbolo negativo. Sono creature tenaci, che non mollano la presa, e hanno una corazza dura, che le rende relativamente inattaccabili, e inoltre la maggior parte della gente ne ha paura: il granchio dunque simboleggia la potenza e la paura di questa malattia.

L'interpretazione delle immagini mentali assomiglia un po' all'interpretazione dei sogni: comporta un linguaggio molto soggettivo e fortemente simbolico. Per estrarre le idee implicite in un'immagine, bisogna “provarsela addosso” e vedere il significato che hanno per ciascuno di noi le sue caratteristiche. Il significato emotivo di un dato simbolo può essere diverso a seconda delle persone, sicché un simbolo che per un individuo significa forza e potere, per un altro può significare collera e ostilità.

Perciò, non bisogna accettare automaticamente l'interpretazione che gli altri danno dei vostri simboli. E s'intende che non ha importanza che le immagini siano realisticamente corrette: è chiaro che nel corpo non ci sono né formiche, né granchi, né cavalieri bianchi né topi neri. Di qualunque immagine si tratti, la sua importanza risiede nel significato che essa riveste per ciascuno, un significato che, in questo caso, sta a ciascuno di voi individuare.

 

Elenco di possibili visualizzazioni positive

  1. Le cellule del cancro sono deboli e disorganizzate. L'importante visualizzare le cellule del cancro come qualcosa di molto fragile che può essere fatto a pezzi, o di molle, come della carne trita o delle uova di pesce.
  2. Il trattamento è forte e potente. Le immagini dovrebbero comunicare la convinzione che il trattamento sia senza ombra di dubbio in grado di distruggere il cancro. Le immagini diventano più efficaci se si visualizzano numerose e prolungate interazioni tra il trattamento e il cancro, in modo che l'effetto del trattamento sulla malattia sia ben visibile e comprensibile. Per esempio, si può immaginare il cancro come un grappolo grigiastro di cellule, e il trattamento come un fluido giallastro o verdastro che avvolge il cancro e lo mangia e lo fa rinsecchire in modo che poi i globuli bianchi lo possano facilmente distruggere.
  3. Le cellule sane non hanno difficoltà a riparare qualunque lieve danno che il trattamento possa avere apportato. Poiché il trattamento di solito interessa tutte le cellule e non solo quelle cancerose, si dovrebbero visualizzare le cellule normali e sane come organismi abbastanza forti da essere solo lievemente danneggiati dal trattamento e comunque in grado di riparare immediatamente eventuali danni. Infatti le cellule cancerose vengono distrutte dal trattamento appunto perché sono deboli e disorganizzate.
  4. L'esercito dei globuli bianchi è immenso e stermina le cellule del cancro. I globuli bianchi simboleggiano il processo spontaneo e naturale di recupero del vostro corpo, perciò le immagini relative dovrebbero sottolineate quanto siano numerosi e potenti. La vittoria dei globuli bianchi sul cancro deve apparire inevitabile.
  5. I globuli bianchi sono aggressivi, ansiosi di dare battaglia, rapidissimi nello stanare e distruggere le cellule cancerogene. Poiché i globuli bianchi simboleggiano le vostre difese, la parte di voi che vi aiuterà a guarire, è bene farli intelligenti, competenti e forti. Visualizzate i vostri globuli bianchi che sopraffanno le cellule del cancro, eliminando ogni dubbio su chi è il più forte.
  6. Le cellule cancerogene ormai morte vengono eliminate dal corpo con un processo normale e naturale. L'eliminazione delle cellule morte dal nostro corpo è un processo dei tutto naturale che non richiede particolare sforzo e non ha niente di misterioso. Visualizzando questo processo esprimerete la vostra fiducia nel normale funzionamento del proprio corpo.

7.    Alla fine del processo di visualizzazione, si è guariti e senza più cancro. Questa immagine rappresenta il proprio desiderio circa l'esito finale: è dunque importante visualizzare chiaramente il corpo come un organismo sano, vitale e pieno di energia.

  1. Vedersi nell'atto di raggiungere i fini che ci si era proposti, di realizzare lo scopo della vostra vita. Le immagini relative devono comunicare il fatto che si hanno forti motivi per continuare a vivere. E’ un modo per ribadire la fiducia nella propria capacità di guarire e il proprio impegno verso la vita.

I pazienti che ottengono i risultati più soddisfacenti sono quelli il cui bagaglio di immagini rispetta questi criteri. Però nessuno dei pazienti esaminati ha cominciato avendo già presenti nelle sue immagini tutti questi elementi. Può darsi che si debba provarne diverse prima di trovare delle immagini abbastanza potenti da catalizzare le proprie nuove aspettative positive. I criteri elencati potranno servire per individuare le immagini che hanno bisogno di essere rinforzate o modificate. Anche se non è possibile dare una "ricetta" sicura delle immagini clinicamente efficaci, tenere sempre presente che è necessario vedere le difese naturali dell'organismo trionfare sulla malattia. Delle immagini forti esprimono una forte fede nella possibilità di guarire.

E’ importante che nel processo di visualizzazione il fattore più decisivo nel debellare il cancro siano i globuli bianchi, invece che, per esempio, la chemioterapia. Certi pazienti si immaginano che i globuli bianchi sferrino l'attacco e distruggano quasi tutte le cellule cancerose, tranne alcune che verranno eliminate dalla chemioterapia. Questa fiducia di fondo nell'efficacia della medicina è certamente apprezzabile, tuttavia siamo convinti che per guarire dal cancro l'elemento essenziale sia dato dalle difese naturali dell'organismo.

 

Come superare eventuali difficoltà nel processo di visualizzazione

Ora che si è familiarizzato con i criteri da seguire per avere immagini mentali efficaci, provare ad analizzare più da vicino l'attività di visualizzazione, le idee espresse dalle varie immagini, alcuni dei problemi che più comunemente si incontrano nell'evocare immagini efficaci e i modi che i pazienti hanno trovato per superare tali problemi.

 

Immagini delle cellule del cancro

Se si incontrano difficoltà nel visualizzare il cancro, può voler dire che si ha una forte paura di questa malattia, paura di solito accompagnata da una scarsa fiducia nella capacità dei proprio corpo di difendersi con mezzi naturali e normali dal cancro. Se riesce difficile immaginare il cancro come un insieme di cellule confuse e disorganizzate, e invece lo si vede come qualcosa di forte e potente (per esempio una roccia o un animale predatore), o se l'immagine del cancro risulta la più vivida di tutte, probabilmente si crede di più nella potenza della malattia che nella potenza del trattamento o delle proprie difese naturali.

Incontrare difficoltà nel visualizzare il cancro è un problema abbastanza comune. Per superarlo provare a immaginare, nel punto del corpo in cui si ha il cancro, una massa di cellule grigiastre. Il rosso e il nero sono i colori più usati per descrivere il cancro, ma sono colori dotati di forti connotazioni emotive. Il grigio invece è molto più neutro, e il fine è proprio quello di neutralizzare i sentimenti che il cancro suscita.

Perciò usare il grigio invece di altri colori più forti. Oppure, si potrebbe immaginare il cancro come una massa di carne trita e i globuli bianchi come un branco foltissimo di cani bianchi che arrivano a divorare la carne, fanno piazza pulita e si dirigono in tutto il resto del corpo per cercare eventuali residui. In sostanza l'immagine delle cellule dei cancro dovrebbe mettere in rilievo il fatto che si tratta di cellule neutre, deboli, disorganizzate.

 

Visualizzazione del trattamento

E’ importante visualizzare il trattamento come un amico e alleato. Spesso ci viene segnalata la scomparsa degli effetti collaterali a seguito del mutato atteggiamento verso di esso. Per esempio, un paziente che aveva molta paura delle radiazioni, incominciò a chiamare familiarmente la macchina che lo irradiava "George"; faceva lunghe chiacchierate con “George" sugli effetti positivi che il trattamento gli avrebbe portato. Inoltre, fece in modo di riuscire a scambiare qualche parola anche con i medici e le infermiere, ringraziandoli per quello che facevano per lui. Di lì a poco gli effetti collaterali della radioterapia incominciarono a diminuire. Cercare, in altre parole, di personalizzare il trattamento, di sentire come un amico che collabora con se stessi per debellare la malattia.

 

Visualizzazione dei globuli bianchi

Questo è il simbolo centrale e più decisivo di tutto il processo di visualizzazione, in quanto rappresenta le proprie idee circa le difese naturali del corpo. Il rapporto tra globuli bianchi e cancro deve essere caratterizzato dalla superiorità numerica e dalla maggiore forza dei primi. Le immagini più efficaci per guarire sono quelle in cui il cancro viene decisamente superato per numero e potenza dai globuli bianchi.

Per dare forza alle immagini dei globuli bianchi si può procedere nel modo seguente. Supponiamo di visualizzare i globuli bianchi come dei pesci che arrivano a nuoto e divorano le cellule del cancro simili creature grigiastre. Ora fare come se i pesci venissero proiettati su uno schermo che si sta visualizzando con l'occhio della mente. Quando l'immagine sullo schermo è nitida, diventare uno dei pesci, e guidare personalmente l'attacco contro le cellule dei cancro. Cercare di sentire che cosa prova il pesce nel divorare le cellule malate, nel distruggerle e nel fare piazza pulita di tutti i residui. Cercare di sentire i rumori e di provare le emozioni proprie di questa situazione.

E’ importante che le immagini siano nitide e vivide. Chiedersi quali immagini si vedono con maggiore chiarezza, quelle dei globuli bianchi o quelle del cancro? Se è più vivido il cancro, probabilmente, come già accennato, si crede di più nella potenza della malattia che in quella delle proprie difese, e quindi occorre rafforzare coscientemente le immagini relative ai globuli bianchi.

Inoltre, spesso i tratti che si attribuiscono ai globuli bianchi riflettono certi problemi psicologici importanti cui ci si trova di fronte. Per esempio, i pazienti che non riescono a vedere i globuli bianchi che attaccano e distruggono le cellule del cancro di solito incontrano difficoltà nell'esprimere la collera e l'ostilità e hanno bisogno di fare buona impressione agli altri. Sono problemi che, oltre ad avere probabilmente contribuito all'insorgere del cancro, ora ostacolano la guarigione.

Provare allora ad attribuire ai globuli bianchi le caratteristiche che si ritengono più ammirevoli e potenti in se stessi.

 

Visualizzazione dell’eliminazione delle cellule morte

Riuscire a visualizzare l'eliminazione dal corpo delle cellule morte o moribonde per mezzo di processi naturali e normali è indice della propria fiducia nel funzionamento naturale del corpo. Certi pazienti inseriscono nelle immagini relative all'eliminazione delle cellule morte qualche forma di intervento magico o divino. Questa è un'altra rappresentazione della loro convinzione circa l'enorme potenza del cancro, al punto che persino quando le cellule cancerose sono morte, per eliminarle dal corpo occorre un intervento di tipo speciale.

 

Visualizzazione di se stessi guariti

Visto che questo è l'esito desiderato, il modo in cui si visualizza la propria persona che riacquista salute, vitalità ed energia è molto importante. Se, pur riuscendo a visualizzare la lotta, il cancro, il trattamento e i globuli bianchi, si trova particolarmente difficile vedersi guariti, vuol dire che molto probabilmente non si crede nella possibilità della guarigione. Cercare allora di immaginarsi mentre si svolgete un'attività che si svolgerebbe se si fosse sani, o di provare le sensazioni che si proverebbero se si stesse bene. Visualizzarsi come si stava nel periodo della propria vita in cui ci si è sentiti più in forma, e attraverso questa chiave creare delle immagini che riguardano il presente, provando esattamente le sensazioni di allora.

Visualizzazione di mete da raggiungere

Proporsi delle mete è un momento molto significativo dei processo di visualizzazione. Se si incontrano difficoltà nel visualizzarsi mentre, in piena salute, si svolgono attività che rendono felice, forse si hanno ancora dei dubbi sulla propria capacità di guarire. Sforzarsi di vedersi mentre si realizza un progetto e ci si gode la soddisfazione di esserci riusciti.

 

Disegni delle immagini di pazienti e loro interpretazione

Si chiede di disegnare uno schizzo delle proprie immagini mentali per una ragione molto semplice. Il disegno documenta le proprie convinzioni in un dato momento, in modo che più avanti potete avere un termine di confronto per misurare la loro evoluzione. Si chiede ai pazienti di fare un disegno delle proprie immagini ogni tre mesi, e di descriverle a voce. Mettendo a confronto i disegni della prima seduta con quelli delle successive si è in grado di verificare come affrontano il cancro e come si modificano le loro convinzioni.

I quattro casi riportati qui di seguito, dimostrano come immagini e idee si siano modificate nel tempo.

 

Betty

Betty, una donna di trentacinque anni, aveva ricevuto una prima diagnosi di cancro al seno nel 1973, seguita dall'asportazione chirurgica di una mammella. Più avanti il cancro si riprodusse anche nell'altro seno, che venne a sua volta asportato. Quando si recò a Fort Worth dai Simonton era sottoposta a chemioterapia.

Le immagini della prima seduta non lasciano adito a dubbi circa la vittoria dei globuli bianchi. Il primo disegno di Betty mostra i globuli bianchi dall'aria feroce, dotati di denti aguzzi e aggressivi. Betty aggiunse che erano "come dei piranha" i voracissimi pesci dei fiumi dell'America meridionale. Denti acuminati sono sovente indicativi di collera e ostilità intense, e infatti durante la prima seduta Betty espresse questi sentimenti. All'inizio questo ha avuto effetti positivi sul processo di visualizzazione, impartendo molta potenza alle sue immagini.

Ci sono altri due elementi che invece sembrano meno positivi. Innanzitutto le cellule del cancro sono o molto grosse oppure a grappoli. E’ meglio se il malato riesce a vedere isolate le cellule del cancro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Quelli che non ci riescono spesso hanno difficoltà a considerare un problema nelle sue parti costitutive e si lasciano schiacciare dal problema nel suo insieme.

Il secondo aspetto negativo delle immagini di Betty è dato dal fatto che la chemioterapia è rappresentata da frecce acuminate. Si tratta di un simbolo molto comune, che spesso però rappresenta la paura del trattamento e la convinzione che la chemioterapia avrà un effetto nocivo anche sulle cellule normali. Anche se una convinzione del genere si basa sull'esperienza reale di molti pazienti, è possibile riscontrare una diminuzione degli effetti collaterali se il trattamento viene visualizzato con un altro simbolo, per esempio come un "unguento chimico" che viene spalmato sulle cellule cancerose.

Nel secondo disegno di Betty, sei mesi dopo, notiamo ancora i piranha (i globuli bianchi), ma questa volta i denti sono meno pronunciati, benché sempre efficaci, e i pesci hanno occhi prominenti, indicativi di intelligenza e direzionalità. In questa seduta di gruppo Betty appariva molto meno aggressiva e ci disse di avere riflettuto a lungo su questo aspetto della sua vita.

Questa volta le cellule del cancro sono piccole e simili ad acini d'uva rinsecchiti e si intrecciano con le cellule normali. Betty ricollegò questa immagine a una forte sensazione di paura vissuta negli ultimi tempi. (Spesso i grappoli, i reticolati, le figure che si intrecciano e le figure a forma di tentacoli rappresentano di solito la paura). Parlando con Betty venne fuori che, oltre ad aver preso coscienza della sua paura di morire, in particolare di morire in solitudine, aveva anche paura di guarire e di dover affrontare i problemi che aveva lasciato in sospeso durante la malattia.

Inoltre, Betty si era fatta delle idee sbagliate circa le cellule precancerose, che nel disegno aveva rappresentato come cellule a forma di cavatappi che in certi casi sembrano addirittura attaccare i globuli bianchi. Era convinta che le cellule precancerose fossero capaci di penetrare nelle cellule normali, un'idea che da un punto di vista medico é errata.

Attualmente Betty sta abbastanza bene, sia fisicamente che psicologicamente, e sta seguendo una psicoterapia nella sua città.

 

Jennifer

Jennifer era una donna di trent'anni con un cancro alle ovaie in stadio avanzato. Dava l'impressione di non saper affermare se stessa e i suoi bisogni emotivi.

Jennifer presentò due diversi disegni della sua visualizzazione. Nel primo, il cancro era rappresentato da un cubetto di ghiaccio e i globuli bianchi dal sole, che col suo calore faceva sciogliere il ghiaccio. La chemioterapia era rappresentata da una polvere bianca spruzzata sopra il cancro, indicato come "il mostro”. Era evidente che la parola mostro designava il terrore che il cancro le suscitava, nonché la forza e la ferocia che gli attribuiva. L'immagine della chemioterapia era molto debole: la polvere non è certo un avversario temibile per un mostro. Il sole (i suoi globuli bianchi), anche se in grado di sciogliere il ghiaccio del cancro, è un simbolo piuttosto passivo con poca direzione e che manca di intenzionalità; vale a dire: il fatto che il sole faccia sciogliere il ghiaccio è solo una conseguenza accidentale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


L'altro disegno è indicativo di una posizione ancora più disperata. Il cancro è rappresentato da un ingorgo di tronchi che un uomo solitario, simbolo dei globuli bianchi, sta cercando di districare. Solo se ci riuscirà i tronchi potranno scorrere via, ma anche in questo caso rimarrebbero sempre dei tronchi di cancro, che non è desiderabile avere in circolo nel corpo. Con un solo globulo bianco contro un ingorgo di tronchi, le previsioni per Jennifer non erano molto rosee.

Il disegno rifletteva anche una mancanza di autoaffermazione e di energia, appunto le qualità che avrebbero potuto districare l'ingorgo della sua vita (i malati che disegnano una sola figura per rappresentare i globuli bianchi sono di solito persone che tendono a pensare che se vogliono qualcosa devono fare tutto da sole, perché nessuno le aiuta. Questo sentimento tende ancora più intenso il senso d’abbandono e d’impotenza.

Anche l'immagine della chemioterapia rimaneva debole. Era rappresentata da un liquido velenoso che gocciolava in bocca al cancro, definito sempre “il mostro”, senza peraltro fargli molto effetto. Anzi, il mostro aveva un aspetto vagamente umano, con un occhio e la bocca, che indicavano una certa intelligenza e presenza di spirito che l'avrebbero certamente protetto.

Nell'insieme, i primi due disegni di Jennifer indicano uno stato di confusione, un'incapacità di soffermarsi su un'unica immagine, una scarsa fiducia nella capacità della chemioterapia e delle difese dell'organismo di influire sul cancro.

Il disegno fatto da Jennifer sei mesi dopo mostra un netto, miglioramento. I globuli bianchi sono ora rappresentati come pescecani bianchi dai denti acuminati e aggressivi. Per una persona come Jennifer esprimere collera e aggressività, (e i pescecani ne sono inequivocabilmente un simbolo), costituiva un grosso passo avanti. Anche le cellule del cancro erano molto più piccole e meno maligne. Solo che non c'è interazione tra i pescecani e le cellule del cancro; anzi i pescecani sembrano rivolgere la loro aggressività verso le pastiglie della chemioterapia (dall'aspetto molto simile ai "tronchi” che nel precedente disegno rappresentavano il cancro).

Queste immagini erano in stretta correlazione con quello che avveniva nella vita di Jennifer. Infatti, incominciava a venire a galla la sua ostilità per la chemioterapia. Anche se i pescecani simboleggiavano quella parte di lei che l'avrebbe aiutata a guarire, la loro aggressività non era indirizzata contro l'obiettivo giusto, il cancro, bensì contro la terapia che stava ricevendo.

Tuttavia il simbolo della chemioterapia non era molto forte: l'associava alle pasticche di Alka - Seltzer, il che faceva pensare ad una scarsa fiducia nell'efficacia del trattamento. Inoltre, benché presumibilmente le pasticche si sarebbero sciolte nel sangue, non era evidente alcun rapporto tra esse e il cancro. Jennifer dunque mostrava segni di progresso, ma la nuova energia di autoaffermazione che andava scoprendo in se stessa non era ancora finalizzata al suo problema. Negli ultimi due anni, tuttavia, i miglioramenti sono stati continui e regolari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Glenn

Glenn, uno psicologo clinico di cinquant'anni, ha un cancro ai reni con metastasi ai polmoni; le sue condizioni sono stazionarie da quattro anni. Non gli è stata assegnata alcuna terapia, dato che la chemioterapia era considerata inappropriata per il suo caso.

Nel suo primo disegno, il cancro è circondato dai globuli bianchi, finché la massa cancerosa viene ridotta a un'unica cellula. Durante gli esercizi di rilassamento e visualizzazione, gli riusciva difficile eliminare quell'ultima cellula, ma aveva scoperto che quando si alienava alla corsa campestre riusciva a visualizzare la cellula che veniva assorbita da un globulo.

Anche se nel disegno alla fine il cancro è finalmente eliminato, le immagini presentano una certa debolezza. I globuli bianchi si muovono alla periferia del cancro e i contatti sono solo superficiali. (Questa tendenza a rimanere in superficie è a volte indicativa di una riluttanza ad analizzare nei particolari le ragioni per cui si è sviluppato il cancro). Inoltre, la distruzione dell'ultima cellula del cancro richiede evidentemente sforzi giganteschi da parte di Glenn. C'è qualcosa di magico circa quell'ultima cellula, quasi una difficoltà a staccarsi dalla malattia e l'idea che occorra un evento fuori dell’ordinario per liberarsene definitivamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Sei mesi dopo, il suo disegno mostrava un’interazione più stretta tra globuli bianchi e cancro, anche se le dimensioni relative del tumore e dei globuli non dà l'idea della forza schiacciante delle difese dell'organismo. Compare inaspettatamente un globulo bianco gigante che frantuma la massa tumorale, i cui frammenti vengono poi assorbiti dai globuli bianchi normali. Ancora una volta, occorre un evento fuori del comune, senza il quale il cancro rimarrebbe intatto. Un disegno del genere sta ad indicare una riluttanza da parte di Glenn ad affrontare le singole componenti del problema e la tendenza ad attendere un unico evento eccezionale capace di spiegare tutto e di rimediate a tutto.

In armonia con le immagini da lui visualizzate, il cancro di Glenn non ha subito regressioni, anche se la sua salute è ottima e gli permette di continuare la carriera accademica e atletica.

 

 

Charles

Charles era un uomo d'affari arrivato che, poco dopo il pensionamento all'età di sessantadue anni, aveva sviluppato un mieloma multiplo, un tumore del midollo osseo. La malattia risultava dalle analisi, ma Charles non presentava sintomi e per questo il suo medico decise di ritardare l'inizio della chemioterapia.

Oggi, a tre anni di distanza, le analisi indicano che il male è regredito, senza alcun trattamento specifico. Oltre a partecipare al programma terapeutico, Charles si è sottoposto a psicoterapia individuale in cui tra gli altri problemi ha affrontato la sua difficoltà ad esprimere l'aggressività.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


I due disegni di Charles fatti a quasi un anno di distanza l'uno dall'altro, presentano forti analogie. Entrambi mostrano aspettative positive, nel senso che i globuli bianchi (dei pescecani o grossi pesci) sono evidentemente vittoriosi. La differenza più vistosa tra i due disegni è data dalle dimensioni: il primo occupa quasi tutto il foglio, il secondo è molto più piccolo. Questo indica quanto sia minore ora lo spazio che il cancro occupa nella vita di Charles: ormai le analisi del sangue mostrano che il male regredisce, non ci sono sintomi fisici e lo stato di salute è sempre rimasto eccellente: all'età di sessantacinque anni Charles ci batte regolarmente a tennis.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Un altro segno di progresso è dato dal fatto che mentre nel primo disegno il cancro era circondato dai globuli bianchi in schieramento estremamente ordinato, anzi era praticamente relegato in un angolo (così come nella vita Charles tendeva a relegare in un angolo i suoi problemi), nel secondo disegno si nota molta più libertà. Si possono collegare queste immagini con il diminuito bisogno da parte di Charles di difendersi dalle emozioni e con la sua maggiore disponibilità ad interagire liberamente con i problemi della sua vita.

La presenza di difficoltà è suggerita nel secondo disegno dal modo impreciso con cui sono disegnate le bocche dei pescecani, l'arma più decisiva, per questi animali. Al tempo del primo disegno Charles era molto aggressivo per la morte di un carissimo amico, e la sua rabbia si vede dai denti acuminati dei pesci.

In seguito era tornato a reprimere la collera, e questo costituì l'argomento di altre sedute.

 

Il processo di visualizzazione come descrizione di se stessi

Queste interpretazioni dei disegni pazienti ammalati di cancro tengono conto il più possibile di tutti i problemi e i conflitti psicologici cui essi si trovavano di fronte. Si arriva a capire un disegno nel contesto di quello che sappiamo della personalità e della situazione di vita del paziente. In questo senso, mentre per Betty costituiva un progresso mitigare la rabbia e l'ostilità espressa nei suoi piranha, per Jennifer costituiva un progresso rappresentare le sue difese sotto forma di pescecani. Nel primo caso, infatti, la rabbia e l'ostilità erano i tratti che impedivano a Betty di accettare l'approvazione e il riconoscimento di cui aveva un disperato bisogno, e che ora aveva qualche speranza di ottenere; mentre Jennifer, che era una persona estremamente passiva, aveva un disperato bisogno della sferzata di energia che spesso la rabbia ci dà, anche se ancora non aveva imparato a utilizzarla in maniera efficace.

Spesso siamo in grado di usare la simbologia del processo di visualizzazione non soltanto come indicazione delle idee del paziente circa il cancro, ma anche come una descrizione della loro situazione di vita. Nel dare questo secondo tipo di interpretazione i simboli del cancro vengono considerati come la parte della personalità che vuole morire o che sta distruggendo l'individuo, e le immagini dei globuli bianchi come la parte della personalità che vuole continuare a vivere o che vuole aiutare l'individuo a guarire.

La malattia diventa allora la manifestazione fisica della lotta in atto tra due parti dell'Io: la parte mortifera o autodistruttiva e la parte costruttiva e vitale. La potenza simbolicamente attribuita al cancro in rapporto alle difese dell'organismo non è soltanto una misura delle idee del paziente circa la sua malattia, ma anche un indice della forza della sua volontà di vivere o morire.

I pazienti ripetono il disegno del processo di visualizzazione ogni tre mesi, quando ritornano al centro dei Simonton per la visita di controllo. Benché siano perfettamente al corrente dell'utilizzazione che essi ne fanno, continuano a produrre immagini rivelatrici.

I Simonton li incoraggiano a usare l'intero processo, compresa l'attenzione alla simbologia e ai cambiamenti che essa presenta, come uno strumento di conoscenza dei loro stati psichici. Imparare a domandarsi, Perché mi viene questa particolare immagine in questo momento? Di quali cambiamenti è indicativa? Perché in questo momento scelgo di vedere le cose sotto questa luce? " vuoi dire farsi protagonisti delle proprie aspettative e riuscire quindi in qualche misura a controllarle.

A tutti, non solo ai malati di cancro si raccomanda di usare il tempo dedicato al processo di rilassamento e visualizzazione per riflettere anche su altri problemi della propria vita. Durante le prime settimane o i primi mesi, l'accento cadrà necessariamente sull'urgenza di guarire. E’ chiaro che senza la salute la capacità di concentrarsi su altri problemi è molto limitata. Ma appena s’incomincia a stare meglio, si può provare ad applicare quest’esercizio ai più svariati problemi. La visualizzazione di aspettative positive, che è poi il principio della profezia autovalidantesi, può aiutare a risolvere un'infinità di nodi della propria vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONCLUSIONI

 

La persona è un’unità fisica, ma non solo; in essa si avverte una storia, un racconto, un’esistenza ricca di sentimenti, emozioni: si percepisce la vita, il divenire, che porta inevitabilmente all’Assoluto, al completamento, e per noi cristiani a Dio.

L’individuo manifesta la sua debolezza, la vulnerabilità, la malattia; si comprende che il corpo è attaccabile, è un processo definito, ma spinto da forza, energia, eternità.

Il buon equilibrio tra corpo e spirito, ovvero tra mente e corpo vissuto ad un livello superiore, aiuta ognuno di noi a vivere pienamente, ad evolversi e ad apprendere “cos’è l’uomo”, “cosa sono io”, “qual è il senso della vita”, a dare una risposta in perfetta armonia con se stessi, con gli altri, con l’ambiente che ci circonda.

La malattia in questa situazione non ha ragione di esistere, non impatta più sulla nostra persona, scivola via come un “temporale” sulla roccia e lascia spazio all’amore, alla comprensione, alla volontà di vivere pienamente la vita che ci è concesso di percorrere (Vangelo di S. Giovanni).

E… quando, nei momenti che all’uomo sembrano difficili, Erickson (nell’opera La mia voce ti accompagnerà) ricorda che il bacio della mamma è “tutto”, riporta all’equilibrio, al benessere e invita a riviverlo e assumere, sempre, la direzione della propria vita.

 

 

 

 

 

 

 

 “… e quando vuoi, sali in sella,

il galoppo cavalla sulle onde,

le infrange, le supera, le vive

e va verso l’infinito…

la tua realizzazione, la tua complessità,

il tuo esistere,

in perfetta armonia con te stesso…

con gli altri… con tutto ciò che

ti circonda!

Vivi!”

 

 

 

 

 

Torino, 29 ottobre 2002

 

                                                                                                 Cinzia Pasteris

 

 

 

 

 

 

 

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INDICE

 

RIASSUNTO                                                                                                          pag.  2

PREMESSA                                                                                                                   4 

- Introduzione alla malattia e concetto di guarigione                                          5

- Il punto di partenza: la “volontà di vivere”                                                         6

- Il primo paziente: un esempio drammatico                                                       8

PARTE PRIMA                                                                                                 11

1 – IL CERVELLO                                                                                         12

- Neuroni e glia                                                                                                 12

- L’encefalo umano                                                                                           15

- La coscienza                                                                                                   18

- La mente                                                                                                         21

- Le emozioni                                                                                                    23

- I sensi                                                                                                             25

- Le forme dell’intelligenza                                                                                27

2 – STRESS E MALATTIA                                                                              28

- Lo stress                                                                                                                 28

- Il legame tra stress e malattia                                                                         31

- Misure dello stress e prevenzione della malattia                                            32

- SCALA DI RIADATTAMENTO SOCIALE                                                             32

- In che modo lo stress aumenta la suscettibilità alle malattie                          35

- Coscienza, ipotalamo e sistema endocrino                                                    37

- La guarigione del cuore e della mente: le emozioni positive di

  Norman Cousins                                                                                            39

- Rapporto con l’effetto placebo al 55%                                                            41

3 – MALATTIE E LORO SIGNIFICATO SIMBOLICO                              pag. 46

4 – LA MALATTIA E LA METAFORA                                                             52

- Il corpo e la metafora                                                                                      56

- La tbc, il cancro e la metafora                                                                        59                                                        

- L’immaginario nella malattia e nella guarigione                                              62

- Concentrare la mente sulla guarigione                                                           65

- Il rilassamento                                                                                                66

- La meditazione                                                                                               67

- Visualizzazione e ipnosi                                                                                    68

- Il processo psicologico della malattia                                                             70

5 - COMPLESSITA’ E COMUNICAZIONE                                                      74

- Esempio di sistema complesso presente in natura                                        76

- LE FORMICHE TROPICALI                                                                                 76

- Un modello per la formazione delle colonie di formiche distruttrici                 78

- Modelli della complessità e modelli statistici: un breve confronto                            79

- PSICOLOGIA CULTURALE, COMUNICAZIONE E COMPLESSITA’            80

- Del comunicare e dell’interagire tra sistemi                                                    80

- Individualità ed identità                                                                              82

- Proprietà costanti e proprietà emergenti                                                            84

- Emozioni, cultura, comunicazione e complessità                                           86

- L’incomunicabilità psicotica: il cancro come patologia della                                significazione                                                                                               87

- Le ricerche biomediche                                                                                  87

- Dal riduzionismo alla complessità                                                                   90

- Il rapporto mente – corpo                                                                               94

PARTE SECONDA                                                                                    pag. 99           

1 – SISTEMA LIMBICO - IPOTALAMICO                                                  100

 - L’ipotalamo                                                                                                           101

 - Funzioni dell’ipotalamo                                                                               “ 101

- L’ipotalamo e il sistema nervoso autonomo                                                    102     

- L’ipotalamo e il sistema                                                                                104

- L’ipotalamo e il sistema neuropeptidico                                                        104

- Il sistema limbico – ipotalamico: il principale trasduttore psicofisico                   

  dell’informazione                                                                                               105

I SISTEMI DI REGOLAZIONE DELL’ORGANISMO                                       107 

- LA MODULAZIONE M,ENTALE DEL SISTEMA ENDOCRINO                       107

- La connessione mente – gene tramite il sistema endocrino                         111

- Orologi psico – biologici e problemi mente – corpo                                     113

- Ritmi ultradiani, sistema endocrino e sistema immunitario                                    114

- LA MODULAZIONE MENTALE DEL SISTEMA NERVOSO                           

  AUTONOMO                                                                                                 116

- La psicobiologia della guarigione a livello cellulare: rigenerazione       

  dei tessuti e cancro                                                                                            118

- Approcci ipnoterapeutici al sistema Nervoso                                               119

- La psicobiologia e la capacità di affrontare la realtà: conversione di una                                                                       

   minaccia negativa in una sfida positiva                                                       120

- I ritmi ultradiani e il sistema nervoso autonomo                                           121

- LA MODULAZIONE MENTALE DEL SISTEMA IMMUNITARIO                 122                                                

- Anatomia e funzioni del sistema immunitario                                               123

- Il sistema immunitario ipoattivo nel cancro                                                  126

- Modelli psicologici per facilitare la terapia del cancro                                         pag.127

- Convertire un sintomo in un segnale                                                                129

- difese naturali e acquisite contro il cancro                                                    130

2 – TRATTAMENTO DI GUARIGIONE CONTRO IL CANCRO                    133

- Realizzazione del programma “Simonton”                                                    133

- LA PRIMA SETTIMANA                                                                                        134

- LA SECONDA SETTIMANA                                                                                  134

- LA TERZA SETTIMANA                                                                                 135

- LA QUARTA SETTIMANA                                                                        135

- LA QUINTA SETTIMANA                                                                             136

- LA SESTA SETTIMANA                                                                               136

- DOPO SEI SETTIMANE                                                                               136

- L’importanza delle immagini mentali positive                                               137

- Criteri di valutazione delle immagini mentali                                                138

- Elenco di possibili visualizzazioni positive                                                    138

- Come superare eventuali difficoltà nel processo di visualizzazione             141

- Immagini delle cellule del cancro                                                                  141

- Visualizzazione del trattamento                                                                    142

- Visualizzazione dei globuli bianchi                                                               142

- Visualizzazione delle cellule morte                                                               143

- Visualizzazione di de stessi guariti                                                               144

- Visualizzazione di mete da raggiungere                                                       144

- Disegni delle immagini dei pazienti e loro interpretazione                            144

- BETTY                                                                                                          144

- JENNIFER                                                                                                    146

- GLENN                                                                                                   pag.149

- CHARLES                                                                                                     151

- Il processo di visualizzazione come descrizione di se stessi                       152  

CONCLUSIONI                                                                                                      155

BIBLIOGRAFIA                                                                                                 158

INDICE                                                                                                            159