L’inconscio.

 

 

Pur avendo molti riferimenti dell’esperienza dell’inconscio mi rimane difficile decidere una definizione esaustiva di questa parte di noi, uno degli elementi ricorrenti dell’esperienza del nostro inconscio è il fatto che nell’inconscio rimangano nascoste delle attività mentali che non ricadono sotto il dominio della nostra consapevolezza.

L’atteggiamento che viene dato solitamente come scontato è che il nostro inconscio ci nasconda delle cose, ma quest’idea non credo sia del tutto corretta, è meglio parlare di un esperienza inconscia non semplicemente descrittiva, come siamo soliti vivere nel nostro stato mentale consapevole, la quale utilizzando un mezzo comunicativo e relazionale differente dal linguaggio e dalla logica, ci permette di elaborare le nostre esperienze e quindi dare risposte corrette rispetto a ciò che si conosce.

Con semplicità si può dire che l’inconscio elabora delle esperienze attraverso un linguaggio macchina, il linguaggio del cervello stesso, non tutto ciò che rivela viene portato ad un livello consapevole, molto lavoro rimane sommerso, tornando a galla solo nel momento di un reale utiizzo da parte della nostra esperienza intelligente.

E’ utile dunque pensare all’esperienza del nostro inconscio come ad una risorsa per la nostra mente, tutte le decisioni e le potenzialità della mente passano attraverso l’idea che abbiamo di noi stessi, è dunque importante trovare soluzioni a favore dello sviluppo del nostro potenziale mentale piuttosto che crearsi problemi.

E’ possibile pertanto considerare due elementi che entrano in gioco nel bilancio delle attività del nostro inconscio, le intenzioni e le occasioni, il mondo intero è continuamente giocato tra caso e necessità, ci sono aspetti del nostro inconscio che non comprendiamo unicamente perché non sono stati portati ad un livello di consapevolezza, ma neppure sono facilmente traducibili e neppure siamo preparati ad accettare o possibilitati a rifiutare.

Ciò che voglio dire è che il “gioco” molto diffuso ai giorni nostri di lavorare per portare ad emergere i nostri processi inconsci, con l’dea di poter vivere meglio, è spesso un gioco pericoloso, o meglio complessi i cui risultati nonn sempre si dimostrano delle soluzioni.

C’era una storiella che diceva semplicemente: “ non far sapere al millepiedi che possiede mille piedi altrimenti comincerà ad inciamparsi”.

Molte delle attività della nostra mente sono attività di controllo ed equilibrio tra aspetti fisici, cerebrali, intellettivi, cognitivi, ci sono cosee che conosciamo che influenzano come siamo, cosa facciamo, chi siamo, cosa diventiamo, non è semplice tentare di comprendere tali equilibri, tantomeglio è semplice modificarli senza intoppare in altri problemi imprevisti.

Con questo non voglio dire che non sia bello conoscersi, è sicuramente bello ma è altrettanto illusorio, l’idea descrittiva di noi che ci diamo cambia l’idea che abbiamo di noi,  in un processo ricorsivo senza fine, dunque è importante avere una buona considerazione di se stessi, in equilibrio, per non dare un idea di noi erronea e poco funzionale rispetto al resto della nostra vita.

Così oltre all’intenzionalità psichica che possiamo “scoprire” in noi, anche le occasioni andrebbero valutate per l’influenza che apportano alla nostra vita.

Occasioni premature, eccessive o riduttive, possono influire negativamente rispetto alla vita stessa, anche in questo caso il rischio di confusione rispetto a fattori complessi è sempre imminente.

 

 

Tornando alle quattro chiacchere!        

 

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